Scandalo abbattimenti a Terzigno, Luca Capasso: “Truffati con l’unica colpa di essere meridionali e onesti”

Anche Luca Capasso, sindaco di Ottaviano, sta dalla parte delle 14 famiglie di Terzigno, costrette a lasciare le proprie abitazioni perché acquistarono immobili abusivi a loro insaputa. Di seguito, il suo appello, in un deciso post su Facebook: 

“Quello che sta succedendo a Terzigno, dove 14 famiglie saranno sgomberate dalle loro case, che hanno acquistato senza sapere che fossero abusive, è semplicemente scandaloso. È una sconfitta dello Stato, quello stesso Stato che in questi anni ha fatto pagare le tasse alle famiglie ed oggi le manda in mezzo ad una strada.
Ora io chiedo al Governo italiano e alla Regione Campania di assumersi le proprie responsabilità: tirassero fuori i soldi, da dare a questa gente. Hanno trovato i milioni per i truffati delle banche, li trovassero pure per i truffati di Terzigno. Perché di questo stiamo parlando, di truffati con l’unica colpa di essere meridionali e onesti”.

Pollena Trocchia, il Comune patrocinerà il corso di europrogettazione Uici

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Un corso di europrogettazione rivolto a tutti coloro che operano nel terzo settore, ai funzionari della pubblica amministrazione e a chi ne fosse interessato: l’obiettivo non solo è quello di formarsi in tale ambito, ma anche di mettere concretamente in pratica quanto acquisito. L’iniziativa è organizzata dal presidio UICI di Sant’Anastasia presso la propria sede e patrocinata, tra gli altri, anche dal comune di Pollena Trocchia, che con convinzione ha risposto alla richiesta proveniente dal presidio anastasiano guidato da Giuseppe Fornaro. Nel corso delle lezioni saranno fornite le competenze necessarie per poter diventare europrogettista e, al termine dell’iniziativa formativa, i corsisti più validi che abbiano superato l’esame finale realizzeranno insieme ai comuni un progetto finalizzato al rinvigorimento e allo sviluppo del territorio vesuviano. «Questa iniziativa di inclusione sociale è particolarmente rilevante perché non soltanto serve a formare i cittadini dell’area, ma anche a instaurare sinergie con gli enti pubblici che possano avere ricadute positive sull’intero territorio» ha detto il sindaco di Pollena Trocchia, Carlo Esposito. «Da anni con l’UICI di Sant’Anastasia abbiamo avviato una collaborazione che si concretizza in attività di supporto alle loro lodevoli iniziative, sempre tese all’inclusione sociale e alla sensibilizzazione e che per questo incontrano la nostra convinta adesione, come in questo caso» ha aggiunto il vicesindaco delegato alle politiche sociali, Pasquale Fiorillo. Il referente UICI di Sant’Anastasia, Giuseppe Fornaro, dal canto suo ha sottolineato l’importanza dell’europrogettazione, sostenendo che «il corso ha l’obiettivo di migliorare le capacità di progettazione e di accesso ai fondi europei per le istituzioni pubbliche e per le imprese, offrendo una formazione qualificata, pratica, continuamente aggiornata sulle metodologie di cui si serve la progettazione europea. Permette, quindi, di acquisire le tecniche e le conoscenze indispensabili alla preparazione, redazione e presentazione dei progetti europei, allo scopo di aumentare la competitività delle proposte all’interno dei bandi comunitari».

Terzigno, nessuna sospensione degli abbattimenti. Il Sindaco: “Io sto per dire basta”

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Sono 14 le famiglie che dovranno lasciare le proprie abitazioni in via Panoramica, a Terzigno, per abbattimento degli immobili abusivi. Tali immobili, risultati abusivi, erano stati acquistati in buona fede e con la presenza agli atti di tutta la documentazione relativa alla regolarità urbanistica.

Dopo numerose proteste, era arrivato un barlume di speranza con un emendamento mirato ad intraprendere misure alternative alla demolizione. Ma anche questa ultima speranza è apparsa vana: le famiglie coinvolte saranno sgomberate e sarà eseguito l’ordine di demolizione.

A comunicarlo è il primo cittadino di Terzigno, Francesco Ranieri, in un lungo e amaro sfogo su Fb:

“Malgrado notizie risultate infondate di sospensione saranno sgomberate famiglie oneste e perbene che hanno l’unica colpa di aver comprato con i loro risparmi case risultate per loro solo successivamente all’acquisto abusive. Mai sarò contrario ad un provvedimento giudiziario ma sicuramente la Politica ne esce sconfitta. Nessuno si offenda, anche perché in questa strada ne ho trovati tanti a perorare la causa, ma qualche rappresentante della Prima Repubblica avrebbe messo in discussione la tenuta di un Governo pur di soddisfare giustissime doglianze del territorio. Ma noi siamo il Sud e per questo siamo tutti delinquenti. Domani sbattiamo in strada gente, perché giustamente c’è una sentenza esecutiva, senza offrire nulla in cambio, senza tutelare chi in uno Stato diverso avrebbe quantomeno usufruito di un fondo destinato. Possiamo fare i Sindaci a queste condizioni? Subire minacce di morte come ahimé leggo in alcuni commenti di oggi? Io sto per dire basta”.

A Palazzo Medici presentato il libro di Riccardi sulla famiglia Ulmo in una splendida “serata” di storia, di arte e di progetti

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Un libro importante per ricchezza di contenuti e per il rigore del metodo presentato in un “luogo” affascinante: la sala che fece parte dello studio di Luigi de’ Medici,e  in cui ancora si vedono gli affreschi che al Mozzillo ispirarono le pitture pompeiane. Il ruolo notevole dei Rizzi-Ulmo nella storia politica e sociale di Ottaviano, e il progetto, condiviso dal sindaco avv. Capasso e dagli assessori dott.ssa Nappo e prof. Simonetti, di valorizzare al massimo il patrimonio artistico e storico di Ottaviano.

 

La presentazione del libro che Riccardo Riccardi ha dedicato alla storia della famiglia Ulmo e al ramo ottavianese, quello dei Rizzi- Ulmo, non poteva svolgersi in un luogo più affascinante: nella sala di Palazzo Medici, che, come ha spiegato Carmine Cimmino, faceva parte dello studio di Luigi de’ Medici, e sulle cui pareti si “svolgono” ancora le “pompeianate”, gli affreschi che ad Angelo Mozzillo vennero ispirati dalla pittura che proprio in quella seconda metà del Settecento, negli scavi di Pompei,  gli archeologi riportavano alla luce e all’ammirazione universale. Il luogo ha reso “magica” la serata, e la presentazione del libro di Riccardo Riccardi  ha assunto un significato ancora più intenso e coinvolgente, come sempre accade quando nel racconto e nella visione del passato noi “sentiamo” immediatamente i valori del presente. E questo stretto rapporto tra il “luogo”, il tema del libro e l’attenzione particolare dei presenti, tra i quali c’erano molti membri della famiglia Rizzi-Ulmo, è stato sottolineato dal sindaco avv. Luca Capasso, il quale ha ricordato cosa rappresenta il Palazzo Medici nella storia di Ottaviano, e per quali ragioni esso è ,definitivamente, un cardine dell’identità civica. L’ assessore agli Eventi, prof. Biagio Simonetti, ha parlato  della potenza dello stile di Riccardo Riccardi, una potenza che Giovanna Andreoli, presidentessa dell’Archeoclub di Ottaviano, ha splendidamente “illustrato” al pubblico leggendo alcuni passi del libro ( Sono dell’Andreoli le foto che corredano l’articolo).

L’assessore alla Cultura, dott.ssa Virginia Nappo, ha formulato l’augurio che l’insegnamento della Storia, soprattutto della storia locale, sia al centro dei piani educativi delle scuole, poiché la conoscenza del passato permette agli alunni di incominciare a orientarsi nella conoscenza critica del presente. L’autore del libro, Riccardo Riccardi, è stato invitato dal sapiente moderatore, Francesco Gravetti, a indicare i temi fondamentali del libro. E il Riccardi ha detto di aver voluto raccontare l’epopea di una famiglia nobile del Sud che si divide in molti rami: ma tutti i rami conservano nei secoli un comune patrimonio di principi, di progetti, di memorie, di modi di intendere la politica, il ruolo sociale e la continuità stessa del nome. Una continuità garantita anche dall’ incrociarsi della storia degli Ulmo con quella dei Rizzi, nobile famiglia ottajanese, che nel ‘700 forniva avvocati e amministratori ai Medici principi di Ottajano.Il palazzo ottajanese dei Rizzi-Ulmo ospitò Murat, Vincenzo Monti, Bellini, Rossini, e la famiglia ha svolto da sempre un ruolo importante nella vita sociale di Ottaviano e del territorio vesuviano.

Carmine Cimmino ha preso la parola prima di Riccardo Riccardi, ma ne parliamo a conclusione dell’articolo, perché la “serata” ha avuto un’interessante appendice nel lavoro di “guida” che Cimmino ha svolto raccontando a un folto gruppo di attenti ascoltatori come era la struttura dell’ala del Palazzo che ha ospitato la presentazione prima che i casi della storia e l’incuria degli uomini portassero via, tra l’altro, una parte consistente degli affreschi, le “riggiole” in ceramica di scuola napoletana, i lavori in pietra vesuviana, gli stemmi, le statue di epoca augustea che  si levavano, solenni, sul muro di cinta:  il  tempo e l’incuria hanno portato via tutto questo, ha detto e ripetuto Carmine Cimmino, prima ancora degli anni ’80. Presentando il libro di Riccardo Riccardi, Cimmino aveva detto che si tratta di un’opera notevole, per ricchezza di contenuti, per l’ampiezza e la profondità del corredo dei documenti, in gran parte inediti, per il rigore del metodo. Egli aveva anche ricordato che nell’Ottocento Ottajano non era un paese qualsiasi: il censimento del 1863 dimostrò che nella provincia di Napoli Ottajano era il Comune più popoloso, dopo Napoli, ovviamente, e dopo Castellammare, e che la sua economia, imperniata, principalmente, sulla produzione del vino, sulla costruzione delle botti, sul commercio del legno di quercia e sulla tessitura, era solidissima.

Gli applausi, tutti meritati: una “serata” veramente splendida.

 

Il caffè unisce tutti

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Manca una settimana all’uscita del primo episodio di Coffee Time, fissata per il 17 novembre, su Youtube. 

Come già anticipato negli articoli precedenti – e soprattutto in quello dedicato ai caffè-letterari – usare il caffè come argomento principale è stato una scelta importante: la storia è ambientata a Napoli – la patria del caffè -, e l’oro nero farà da didascalia a tutte le dinamiche relazionali tra i protagonisti, finendo per diventare non soltanto un collante, ma una vera e propria polvere magica che donerà alle vicende quel tocco in più.

Coffee Time permette alla sfrontatezza, alla curiosità e al mistero dei personaggi di venir fuori proprio grazie a una tazzina di caffè a quale, riempita in diversi modi – come ci spiegherà meglio la protagonista Emma -, permetterà a tutti di esprimersi al meglio.

4 Dal Backstage di Coffee Time. Da sinistra Francesco Castagnozzi (Jack), Ramona Laviano (Celeste), Micheleangelo Grimaldi (Marco), Francesca Luna Barone (Erica).

Tra le incomprensioni di Marco e Erica, la pacatezza di Celeste, il nervosismo costante di Emma e le bugie di Roberto, si arriverà all’equilibrio giusto che porterà la serie a svilupparsi fino ad un epilogo molto particolare.

Ma di cosa parla davvero questa serie? 

Man mano che la storia prende vita e i nodi della trama si districano, le relazioni tra i personaggi si intrecciano mostrando la personalità di ognuno di essi.

Per quanto in maniera critica questa webserie risulti essere una superficiale descrizione di momenti allegri e scontati, essa offre la caratterizzazione di soggetti che fanno da specchio a più lati dell’essere umano: le varie personalità dei protagonisti vengono fuori così chiaramente che sarà facile per lo spettatore riconoscere un amico e, addirittura, riconoscersi in loro.

La caparbietà di Emma è il fulcro della serie, un miscuglio di esasperazione e costanza che farà sì che questa risulti essere l’unico personaggio coerente della storia, ed arriverà a stupire tutti con una sorpresa che nessuno si aspetterebbe.

La curiosità frequente di Erica avrà come elementi cardine della sua personalità la disperazione nel non riuscire a nutrire la sua sete di pettegolezzo e la sua cotta per Marco – evidente fin dalla prima puntata. Sarà proprio questo suo interesse per le vite dei clienti a renderla uno dei personaggi più spassosi della storia.

C’è Alex, personaggio principale che lascerà la serie al primo episodio in favore di Roberto. Entrambi sono dei musicisti rubacuori, dal carattere sicuro e innamorati di Celeste. Roberto svelerà parte di sé verso la metà della serie, confessando il suo tormento più grande: suo padre.

È una narrazione pulita, lineare

L’obiettivo dell’autrice (Sara Borrelli, ndr) è proprio quello di farci immergere in un mondo abbastanza familiare da trasformare in casa anche un luogo che non si è soliti frequentare.

Per quanto ci dispiaccia, infine, non possiamo svelare troppo. Vi lasciamo con questo teaser e con la promessa di tornare la prossima settimana con il primo episodio e il nostro commento a questa webserie. Ma se siete impazienti e non volete attendere fino a lunedì, vi aspettiamo domenica prossima sul canale youtube ufficiale di Sol et Astra Pic.

 

Sant’Anastasia, Cineforum e sociale al Metropolitan

Sei appuntamenti a cinema per collaborare ad aiutare un’associazione benefica; sei venerdì sera per stare insieme, godersi la visione di film di successo ed anche sceglierne due a piacimento.

Ritorna al Cine-teatro Metropolitan di Sant’Anastasia l’appuntamento con il cineforum 2019-2020, evento organizzato dall’impresa locale che fa capo alla famiglia Coppola per coniugare gli utili aziendali al sociale, ai bisogni della gente.

I sei venerdì a cinema, dal 15 novembre prossimo al 7 febbraio 2018 – alle 20,45 – vedranno proiettati “Tuttapposto” il 15 novembre; “We will rock you” il 29 novembre; “Il traditore” il 20 dicembre e “La dea della fortuna” il 10 gennaio 2020. I due film scelti dalla platea sono in programma il 24 gennaio e il 7 febbraio.

A coloro che preferiscono l’abbonamento sono riservati 5 coupon da utilizzare per ottenere prezzi ridotti nei weekend della stagione cinematografica 2019/2020 e possono anche essere dati in omaggio a chiunque si voglia per regalare una serata a cinema.

L’iniziativa, già collaudata negli anni scorsi, sta raccogliendo consensi sia in paese che altrove per la validità dell’idea di dare a tutti, famiglie, coppie ed amici varie occasioni di riunirsi per trascorrere ore serene nel Cine-teatro Metropolitan, ormai affermato luogo di cultura e di veicolazione dell’arte a vari livelli, da quella tradizionale locale a quella artistica teatrale e cinematografica.

“Anni fa abbiamo creduto fortemente nella possibilità che si possa fare impresa senza distogliere lo sguardo dalle esigenze delle persone e dalle realtà che si occupano di sociale; abbiamo creduto nella comunità del paese ed abbiamo dato vita ad un cineforum caratterizzato da tre aspetti fondamentali: film di successo, bassi prezzi e sostegno della beneficenza. Oggi posso dire che questa formula è piaciuta, non di rado gli spettatori mi hanno comunicato le loro sensazioni positive e condiviso con me aneddoti del loro vissuto in sala, per cui con entusiasmo presentiamo il nuovo cineforum 2019/2020 nel nostro Metropolitan, che rappresenta le mie radici – dice Marianna Coppola – il ricordo dell’infanzia/adolescenza e la vita attuale. Il gestore del locale, mio zio Michele Coppola, cinque anni fa mi ha dato la possibilità di ripensare alla funzione della sala teatrale e cinematografica, lasciandomi libera di tentare altre strade. Ho subito messo il locale a disposizione di associazioni, compagnie teatrali ed Enti, spesso senza badare al ritorno economico, dando priorità ai valori delle nostre tradizioni, degli artisti locali, dell’arte teatrale e cinematografica; valori che rivolgendosi alle platee più diverse senza dubbio hanno favorito e contribuito alla crescita personale e collettiva. E’ nato così il cineforum, tradizione e modernità. L’evento del cineforum prossimo ha un insito valore culturale volto ad incentivare un’ampia fruizione dei film più recenti ed offrire spazio alla comprensione dell’arte cinematografica, oltre a far passare serate distensive ai cittadini: rappresenta un momento di incontro. La rassegna cinematografica si pone, altresì, l’obiettivo di aiutare un’associazione benefica, cui andrà devoluta parte dei ricavi. Invito tutti a partecipare con entusiasmo”.

Somma Vesuviana, presentato “Alert System” per avvisare i cittadini in caso di emergenze

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“Alert system”, è il nuovo sistema di allerta telefonica di cui si è dotato il Comune di Somma Vesuviana. Questo sistema, fornito dalla Comunicaitalia di Roma, consentirà all’Ente di chiamare rapidamente e istantaneamente tutti i cittadini già presenti negli elenchi pubblici di telefonia fissa nonché quelli che registreranno il numero del proprio cellulare, accedendo al link: https://registrazione.alertsystem.it/sommavesuviana .

In caso di emergenze di qualsiasi genere, i cittadini registrati al sistema riceveranno una chiamata sul proprio dispositivo telefonico fisso o mobile proveniente dal numero del Comune, contenente un messaggio vocale preregistrato che informa su specifiche emergenze che possono essere (a titolo di esempio): allerte meteo, chiusura scuole, chiusura temporanea di strade per lavori, interruzioni di pubblici servizi (Gori, raccolta rifiuti ed altro). Il sistema è integrato con una APP che è possibile scaricare sul proprio cellulare dalla playstore di riferimento e il cui nome è Alert System Plus. Scaricando tale APP si riceveranno notifiche e news in tempo reale e si potranno ascoltare i messaggi di allerta inviati dal Comune telefonicamente. Nell’APP c’è la mappa del Comune, una serie di numeri di emergenza chiamabili col touch, oltre ad informazioni sui comportamenti da tenere in caso di emergenze. Dalla prossima settima partirà una capillare campagna d’informazione rivolta ai cittadini sia sulla istituzione del servizio che sulle modalità di registrazione al sistema. Per le persone che hanno poca dimestichezza con le procedure telematiche saranno disponibili presso gli uffici comunali dei moduli cartacei da compilare e che permetteranno agli operatori addetti l’inserimento nelle liste telefoniche. “Riteniamo sia un ulteriore importante sistema per garantire la sicurezza dei cittadini in tempo reale e avvicinarli all’Ente”, commenta il sindaco Salvatore Di Sarno, “Molto spesso ci capitano piccole emergenze, come la mancanza d’acqua o dei lavori in alcune strade. In questo modo puntiamo a raggiungere molti più cittadini di quanti già seguano puntualmente le nostre comunicazioni”.

Somma Vesuviana, sagome dei “padri” sul muro della Casa del Popolo

Un progetto di Mary Pappalardo promosso da varie associazioni con il contributo dell’amministrazione comunale. La presentazione è avvenuta venerdì 8 novembre, dalle 19, presso ‘O Vascio Room Gallery, a Somma Vesuviana.

 

E’  stato presentato il progetto e dato il via ai lavori di un’opera che verrà fatta sul muro del giardino della Casa del Popolo a via Botteghe, che prevede delle sagome di ferro retroilluminate che ricordano gli anziani che hanno vissuto questi luoghi e l’opera sarà completata da una parte audio scaricabile. Il progetto è di Mary Pappalardo, voluto dall’Associazione Botteghe al Centro, che già sostiene la O’ Room gallery. All’interno del progetto c’è anche un laboratorio per due classi de Liceo Caravaggio di San Gennaro Vesuviano, di cui si occuperà Teresa Capasso. Le altre associazioni coinvolte sono Borgo Onlus, Jesce Sole, Il Torchio, Festa delle Lucerne e Arci. Il progetto verrà realizzato con il contributo del Comune di Somma Vesuviana e del Parco Nazionale del Vesuvio. Inoltre chi vuole può sostenere il progetto acquistando i biglietti per vincere una scultura. L’estrazione finale avverrà il 4 Gennaio.

Pessima conservazione di alimenti e bevande, bliz dei Nas a Pomigliano e a Saviano

Al vaglio dei militari dell’Arma numerosi esercizi commerciali,dove sono state  sequestrate quintali di generi alimentari e bevande conservate in pessime condizioni igieniche o sprovvisti delle indicazioni di provenienza prescritte dalla legge.

A Pomigliano d’Arco, in via Guadagno, in un ristorante sono stati sequestrati 20 chili di pesce privi delle indicazioni di tracciabilità. A Saviano, in corso Umberto I, in un panificio sono stati sequestrati 50 chili di biscotti, pizzette e altri prodotti alimentari privi delle indicazioni di provenienza. A Qualiano, infine, in via Di Vittorio, hanno provveduto al divieto di amministrazione di cibo e bevande in un istituto scolastico, perché in pessime condizioni igienico-sanitarie.

 

“Fiori di zucca ripieni”: piacquero perfino a J.P. Sartre, il solo che abbia ammirato la polvere e gli “oggetti sporchi” di Napoli

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Nel 1951 Sartre celebrò il fascino della polvere e dello sporco che coprono il corpo della città. Grazie allo sporco gli oggetti “esistono per se stessi”, parlano, raccontano. La paradossale antitesi tra lo “sporco” di Napoli e il sole di Torino. La passione per le antitesi che ispirava Sartre in quegli anni lo spinse a gustare con piacere i fiori di zucca ripieni. Nella visita del 1931 era stata turbato dagli odori della città e dal timore che i progetti dell’edilizia fascista avrebbero trasformato Napoli in una “Milano sul mare”. Lo splendido ritratto che Cicerone fece della città nella “Pro Silla”.

 

“Napoli smorza ogni passione politica” ( Cicerone)

Ingredienti per 12 fiori di zucca: gr.300 di ricotta sgocciolata; 1 cucchiaio di parmigiano; gr. 100 di mozzarella opportunamente prosciugata; olio, sale, pepe. Mescolate la ricotta, il parmigiano, il sale e il pepe, e lavorate il tutto fino ad ottenere una crema densa, ma senza grumi. Pulite i fiori di zucca, apriteli, riempiteli con frammenti di mozzarella prosciugata, farciteli con la crema di ricotta usando la “tasca del pasticciere”, richiudeteli usando il “ciuffo”, sistemateli in una teglia cosparsa di un filo d’olio, aggiungete un pizzico di sale e pepe, coprite la teglia con un foglio di carta da forno, cuocete i fiori nel forno a 180° per 20 minuti, portando via la carta negli ultimi 5 minuti. E i fiori di zucca sono pronti. La ricetta è pubblicata da “tavolartegusto”: lo chef Biagio ha messo di suo la scelta di fiori di zucca dal petalo ruvido, e,  per il  ripieno di alcuni fiori, l’uso della mozzarella ridotta non in frammenti, ma in filamenti, e del provolone del Monaco grattugiato al posto del parmigiano.

 

P. Sartre visitò Napoli nel 1936, con Simone de Beauvoir, e portandosi in giro un pensiero fisso, l’immagine della giovane ucraina Olga Kozakiewicz, che era la sua amante, con il consenso della de Beauvoir. In questa prima visita a Sartre sembrò di cogliere il dramma della città, il cui spirito antico veniva stretto, e soffocato, tra gli edifici e le opere del Risanamento, e le architetture fasciste che avrebbero ridotto Napoli in una “Milano in riva al mare”: forse anche lui si sentiva soffocato tra la presenza di Simone e l’assenza della giovane Olga. In questa prima visita il filosofo cercò di cogliere i segreti degli odori che esalavano dalle persone e dal buio delle case, un odore complicato e urtante, di frutta, di formaggi e di vino, che si rinnovava di casa in casa, e sempre con qualche nota nuova. Nel 1951 Sartre tornò a Napoli, da solo. In una lettera al suo editore francese raccontò di aver mangiato i “fiori di zucca ripieni di formaggio”, ma non spiegò quale formaggio fosse, e ammise che erano saporiti quasi quanto i francesi “fleurs de courgette et calmars”, fiori di zucca ripieni con calamari. Del ristorante si limitò a dire che apriva la sua terrazza sul mare di Posillipo, ma non ne indicò il nome. La città gli apparve diversa da quella vista 15 anni prima, anche perché i suoi occhi si erano da qualche anno abituati a “vedere” l’altra faccia delle cose, quella nascosta ai più, ma che non poteva celarsi a lui. Accadde così che nelle sue descrizioni di Napoli vista e studiata nell’autunno del ’51 ricorresse frequentemente quel ragionar per litoti che era stato uno stilema caro alla Serao degli ultimi scritti, quando raccontava, nei modi della Sibilla Cumana, che Napoli non è tetra nella fede, non è cupa nel vizio, non è collerica nella sventura. Dal tema, logorato dall’uso, della luce di Napoli J.P.Sartre trasse, con abile rovesciamento retorico, un “motivo” originale, l’elogio della polvere:

“..Le loro strade, gli oggetti di cu i Napoletanii si servono, il modo in cui gli oggetti vengono disposti, sono affascinanti e profondi. E’ a causa della sporcizia, che si è deposta sulle cose esattamente come il sole si è posato sulle case di Torino o gli anni sulle colonne romane del Foro…Tutti gli oggetti, a forza di essere usati, arrugginiti, sporcati, rotti, finiscono con l’assumere un senso che supera di gran lunga quello originario: non sono solo attrezzi, piatti, utensili; esistono per se stessi e sono assolutamente indefinibili, inumani. E’ anche la mollezza dei Napoletani, il loro lasciar correre, che permette a tutte queste cose di stringere una quantità di relazioni che sono tutte belle e assolutamente involontarie.  Lo “sporco” sulle case di Napoli e il sole su quelle di Torino: nell’uso del paradosso Sartre non conosceva limiti….

Sartre non nomina Epicuro, ma sapeva che Napoli era stata la prima città d’Italia a ospitare una scuola di epicurei.  Filodemo di Gadara e Sirone spiegarono ai Napoletani che il vivere e il morire sono sotto il dominio del caso e che la felicità sta nel non desiderare : per cui non esistono i vizi e le virtù, ma solo virtuosi e viziosi, sia veri che finti, e bisogna imparare a  diffidare degli estremisti del vizio e dei catoni della virtù. Questi principi, entrati nel sangue della gente, alimentarono con i loro succhi i codici di una sapienza popolare che realizza, nella “sorpresa” dei fiori di zucca imbottiti, un equilibrio audace di sapori e di odori, di petali rugosi e di crema di formaggi.  Solo questa convivenza paziente tra verità antitetiche spiega perché trovarono a Napoli il loro domicilio perfetto il vate dei golosi, cioè Lucullo, e Virgilio, il poeta della frugalità verginale.  Cicerone, quando difese Publio Silla, il nipote del dittatore, dall’accusa di aver partecipato all’ organizzazione della congiura di Catilina, disse in aula  che in quei giorni Silla se ne stava quieto a Napoli, in una città la cui natura “ non è tanto fatta per accendere l’animo dei faziosi, quanto piuttosto per smorzare e acquietare ogni passione politica.”. Che è la definizione più bella del più antico stereotipo su Napoli.

(FONTE FOTO: RETE INTERNET)