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Un libro importante per ricchezza di contenuti e per il rigore del metodo presentato in un “luogo” affascinante: la sala che fece parte dello studio di Luigi de’ Medici,e  in cui ancora si vedono gli affreschi che al Mozzillo ispirarono le pitture pompeiane. Il ruolo notevole dei Rizzi-Ulmo nella storia politica e sociale di Ottaviano, e il progetto, condiviso dal sindaco avv. Capasso e dagli assessori dott.ssa Nappo e prof. Simonetti, di valorizzare al massimo il patrimonio artistico e storico di Ottaviano.

 

La presentazione del libro che Riccardo Riccardi ha dedicato alla storia della famiglia Ulmo e al ramo ottavianese, quello dei Rizzi- Ulmo, non poteva svolgersi in un luogo più affascinante: nella sala di Palazzo Medici, che, come ha spiegato Carmine Cimmino, faceva parte dello studio di Luigi de’ Medici, e sulle cui pareti si “svolgono” ancora le “pompeianate”, gli affreschi che ad Angelo Mozzillo vennero ispirati dalla pittura che proprio in quella seconda metà del Settecento, negli scavi di Pompei,  gli archeologi riportavano alla luce e all’ammirazione universale. Il luogo ha reso “magica” la serata, e la presentazione del libro di Riccardo Riccardi  ha assunto un significato ancora più intenso e coinvolgente, come sempre accade quando nel racconto e nella visione del passato noi “sentiamo” immediatamente i valori del presente. E questo stretto rapporto tra il “luogo”, il tema del libro e l’attenzione particolare dei presenti, tra i quali c’erano molti membri della famiglia Rizzi-Ulmo, è stato sottolineato dal sindaco avv. Luca Capasso, il quale ha ricordato cosa rappresenta il Palazzo Medici nella storia di Ottaviano, e per quali ragioni esso è ,definitivamente, un cardine dell’identità civica. L’ assessore agli Eventi, prof. Biagio Simonetti, ha parlato  della potenza dello stile di Riccardo Riccardi, una potenza che Giovanna Andreoli, presidentessa dell’Archeoclub di Ottaviano, ha splendidamente “illustrato” al pubblico leggendo alcuni passi del libro ( Sono dell’Andreoli le foto che corredano l’articolo).

L’assessore alla Cultura, dott.ssa Virginia Nappo, ha formulato l’augurio che l’insegnamento della Storia, soprattutto della storia locale, sia al centro dei piani educativi delle scuole, poiché la conoscenza del passato permette agli alunni di incominciare a orientarsi nella conoscenza critica del presente. L’autore del libro, Riccardo Riccardi, è stato invitato dal sapiente moderatore, Francesco Gravetti, a indicare i temi fondamentali del libro. E il Riccardi ha detto di aver voluto raccontare l’epopea di una famiglia nobile del Sud che si divide in molti rami: ma tutti i rami conservano nei secoli un comune patrimonio di principi, di progetti, di memorie, di modi di intendere la politica, il ruolo sociale e la continuità stessa del nome. Una continuità garantita anche dall’ incrociarsi della storia degli Ulmo con quella dei Rizzi, nobile famiglia ottajanese, che nel ‘700 forniva avvocati e amministratori ai Medici principi di Ottajano.Il palazzo ottajanese dei Rizzi-Ulmo ospitò Murat, Vincenzo Monti, Bellini, Rossini, e la famiglia ha svolto da sempre un ruolo importante nella vita sociale di Ottaviano e del territorio vesuviano.

Carmine Cimmino ha preso la parola prima di Riccardo Riccardi, ma ne parliamo a conclusione dell’articolo, perché la “serata” ha avuto un’interessante appendice nel lavoro di “guida” che Cimmino ha svolto raccontando a un folto gruppo di attenti ascoltatori come era la struttura dell’ala del Palazzo che ha ospitato la presentazione prima che i casi della storia e l’incuria degli uomini portassero via, tra l’altro, una parte consistente degli affreschi, le “riggiole” in ceramica di scuola napoletana, i lavori in pietra vesuviana, gli stemmi, le statue di epoca augustea che  si levavano, solenni, sul muro di cinta:  il  tempo e l’incuria hanno portato via tutto questo, ha detto e ripetuto Carmine Cimmino, prima ancora degli anni ’80. Presentando il libro di Riccardo Riccardi, Cimmino aveva detto che si tratta di un’opera notevole, per ricchezza di contenuti, per l’ampiezza e la profondità del corredo dei documenti, in gran parte inediti, per il rigore del metodo. Egli aveva anche ricordato che nell’Ottocento Ottajano non era un paese qualsiasi: il censimento del 1863 dimostrò che nella provincia di Napoli Ottajano era il Comune più popoloso, dopo Napoli, ovviamente, e dopo Castellammare, e che la sua economia, imperniata, principalmente, sulla produzione del vino, sulla costruzione delle botti, sul commercio del legno di quercia e sulla tessitura, era solidissima.

Gli applausi, tutti meritati: una “serata” veramente splendida.