Napoli: tutto pronto per la notte del wedding, l’evento di Cira Lombardo

Lo start è previsto alle 20 di giovedì 14 novembre alla Mostra D’Oltremare di Napoli. Sarà la stessa Cira Lombardo, prima wedding planner d’Italia che ha progettato l’evento, ad accogliere gli oltre seicento ospiti in una cornice di colori e suoni ideale per esaltare tutti gli aspetti legati al marriage.
Percorsi sensoriali guidati, giardini incantati ed ambientazioni tropicali faranno da scenografia alla cerimonia, nel corso della quale saranno consegnati riconoscimenti a 50 professionisti impegnati nel settore. Dai flower designers al food&beverage, dall’intrattenimento ai fotografi, dagli allestimenti al make up, sul palco i nomi più rappresentativi della ‘gestione eventi’.
Un’occasione importante anche per celebrare i dieci anni di attività della rivista Weddings Luxury, punto di riferimento per quanti lavorano, ed investono, in questo campo per essere sempre aggiornati sulle tendenze del momento. Non a caso “il sogno” è il tema scelto per questa edizione .
“Una favola da vivere tutta d’un fiato – annuncia Cira Lombardo – ma anche l’occasione per conoscere un sistema imprenditoriale consolidato che, nella continua formazione, trova il suo principale strumento di competenza, esperienza e professionalità. Una grande opportunità per chi vuole avvicinarsi a questo mondo e per quanti decidono di investire in un brand che, secondo recenti studi, rappresenta il futuro”.
Non solo spettacolo. Spazio anche alla solidarietà con l’associazione Vita21 impegnata nella diffusione della cultura delle diversità in favore delle famiglie con bambini colpiti dalla sindrome di Down.
“Sognare è anche credere in un futuro migliore – aggiunge Cira – E’ progettare pensando soprattutto a chi è un passo indietro, favorendo quelle iniziative che ne possano migliorare la qualità della vita, che creano occasioni ed opportunità. Io ci credo”.

Arcipelago anziani

In queste settimane gli anziani sono tornati prepotentemente alla ribalta. I media ne parlano tutti i giorni. Studi e ricerche su di loro vengono presentati a un pubblico vasto. Ma se da una parte c’è una consapevolezza sempre più diffusa del fenomeno “anziani” con tante implicazioni, dall’altra c’è pure una confusione a voler ricondurre a un mondo compatto quello che è un vero e proprio arcipelago. Era ora che ci si rendesse conto tutti della centralità della questione “anziani”. E di tutte le implicazioni che derivano da una presenza massiccia di anziani: dal sistema previdenziale a quello sanitario, i primi che vengono in mente. Ma in realtà non minore è l’impatto sul fronte socioeconomico: dai consumi alle abitazioni, dal tempo libero all’educazione permanente, e – in politica – dalla partecipazione attiva al voto nelle varie elezioni.

E qui vengono i nodi al pettine. Di quali anziani parliamo? Già da tempo, per esempio, si parla di una terza e di una quarta età. A ragione. Un sessantenne, statisticamente, sta per andare in pensione, ha un’aspettativa di vita di altri venti, venticinque anni e oltre. Di questi i primi dieci, quindici, sono anni attivi, in discreta salute. Negli altri dieci, quindici e oltre, invece procede il declino, magari con la perdita dell’autosufficienza.

Ci sono, poi, due tipologie di anziani che si fanno concorrenza nell’immaginario collettivo della gente. Una, l’anziano bisognoso, con la pensione sociale, alla ricerca dei mercatini sociali. Spesso un peso per la famiglia. Scarsamente autonomo o del tutto non autosufficiente: a casa dove soffre di solitudine, oppure in un ospizio dove magari viene maltrattato. L’altra tipologia, l’anziano dinamico, con una pensione utile non solo ai tempi della crisi, disponibile in famiglia per figli e nipoti, habitué del turismo sociale e di altre attività culturali o per il tempo libero, con qualche interesse per la politica e per i problemi della città.

Che le cose stiano così è chiaro a tutti, e però poi si tende a generalizzare, e quello che è vero per un sottogruppo di anziani, lo si estende a tutti. Così nascono stereotipi e luoghi comuni. Anziani tutti da assistere o tutti in forma, tutti in difficoltà economiche o tutti da corteggiare in famiglia per la loro pensione. Il discorso è meno accademico di quel che sembra, soprattutto se si pensa agli equivoci a proposito di politiche per gli anziani o delle attività del Terzo Settore per gli anziani. In tutt’e due i casi sembra che siano privilegiati gli anziani in difficoltà. Il che sarebbe tutto da dimostrare, visto che per loro la situazione socioeconomica e la qualità della vita peggiorano. Quel che è sicuro è che le due, diciamo, categorie sono tenute rigidamente divise, mentre il comune denominatore, l’essere anziani, dovrebbe tenerli uniti.

Ci sono le eccezioni, naturalmente. Io ne conosco due. La prima è l’Auser, e con l’Auser altre associazioni simili, per le quali l’invecchiamento attivo non è appannaggio solo di alcuni; ma la promozione, intesa come esercizio di diritti, è per tutti; e così la protezione, intesa come assistenza ma anche prevenzione e educazione alla vecchiaia. Il secondo è il Sindacato dei Pensionati della Cgil, che insieme agli altri sindacati confederali, ha elaborato una piattaforma rivendicativa che tiene assieme tutti gli anziani.

La rivalutazione delle pensioni. La separazione della previdenza dall’assistenza. Il taglio delle tasse anche per i pensionati. Una seria lotta all’evasione e all’elusione fiscale. Un adeguato finanziamento del Servizio Sanitario nazionale per permettere a tutti di curarsi. Il superamento delle liste d’attesa e l’abolizione dei ticket. Livelli essenziali di assistenza sanitaria garantiti e uguali in tutto il paese. Investimenti nella medicina del territorio, nelle cure intermedie e nella domiciliarità. Una legge nazionale sulla non autosufficienza. Un paniere Istat più rappresentativo dei consumi specifici degli anziani.

Sabato prossimo sarebbe bello che in piazza ci fosse tutto l’arcipelago anziani a sostenere questa piattaforma veramente “unitaria”.

Somma Vesuviana in cerca di un impianto per smaltire l’organico

È di ieri, lunedì 11 novembre, l’avviso per raccogliere manifestazioni di interesse e relativa offerta economica per il conferimento della frazione organica umida, nonché di sfalci e potature.

Dall’avviso si evince che l’amministrazione è in cerca di un impianto autorizzato dove conferire rifiuti biodegradabili di cucine e mense (nell’ordine di 450.000 chilogrammi al mese) e di sfalci e potature (6000 kg al mese) prodotti da utenze domestiche con sistema porta a porta.

Un avviso urgente (alle ditte partecipanti si richiede disponibilità immediata), da evadere in soli 4 giorni, tanto è il tempo richiesto per chi voglia presentare un’offerta: dunque entro giovedì 14 novembre.

Terzigno, sgombero case abusive: è caos tra i residenti

Tensione in via Panoramica nel comune di Terzigno (Napoli), dove stamane dovrebbe essere eseguita dalle forze dell’ordine l’ordinanza di sgombero, in vista della demolizione, di 14 case abusive i cui residenti protestano perché a suo tempo acquistarono regolarmente e in buona fede gli alloggi, scoprendo solo molti anni dopo che le licenze edilizie erano state revocate.
Nonostante le rassicurazioni sabato al termine di un Consiglio comunale che ha deliberato una richiesta di sospensione delle procedure di sgombero, questa mattina sono arrivati tecnici inviati dalle autorità per il distacco delle utenze. Alcuni cittadini sono saliti sui tetti delle abitazioni, altri hanno barricato con auto l’accesso agli immobili. Le 14 famiglie ribadiscono di essere state vittime di una vera e propria truffa e invocano da tempo l’intervento delle istituzioni.
La loro buona fede, dice il sindaco di Terzigno, Francesco Ranieri, “si legge nei loro occhi”: “Farò tutto quanto è permesso dalla legge per tutelarli”. L’ultima speranza è la richiesta, contenuta in un emendamento alla legge finanziaria, per chiedere un differimento delle operazioni di abbattimento.

“Che ti sei messa in testa?”: a Napoli una sfilata di moda per le pazienti affette da alopecia

La Sezione di Dermatologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli lancia un patto per la bellezza con le pazienti affette da alopecia.

Martedì 12 novembre, alle ore 12.00, sfilata di moda con aperitivo nell’Ambulatorio di Tricologia della Sezione di Dermatologia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli, (Edificio 10, piano II – via Pansini 5): in passerella turbanti e foulard by Adua_Dubat, appositamente disegnati per le pazienti che, per qualsiasi motivo, subiscono la caduta dei capelli. “L’iniziativa nasce dalla volontà di sostenere nel cammino per ritrovare la propria immagine e la propria femminilità le donne che subiscono uno degli effetti più evidenti e traumatizzanti dell’alopecia, primaria o conseguente alle terapie oncologiche”, spiega la Prof. Gabriella Fabbrocini, responsabile della Sezione di Dermatologia della AOU Federico II.
“I modelli che saranno presentati sono stati disegnati da Teresa Angelino e Antonietta Pareggio, e nascono da una bellissima storia di amicizia” racconta la dott.ssa Paola Nappa, responsabile dell’Ambulatorio di Tricologia. Era infatti il 2018 quando all’ambulatorio di tricologia si presentarono due amiche, Antonietta Pareggio e Teresa Angelino: “Antonietta aveva iniziato a soffrire di alopecia cicatrizzante e anche se ha sempre avuto una femminilità ed uno charme notevoli – spiega Teresa Angelino – si era convinta che la perdita dei capelli la rendesse meno bella. Per strapparle un sorriso e anche per trovare un sistema per farla sentire più a suo agio, iniziai a parlarle dei turbanti, un accessorio che io ho sempre indossato”.
Nasce così la linea di turbanti Adua_Dubat: “abbiamo disegnato, cucito, provato e indossato. Soprattutto, Antonietta era finalmente serena e felice di uscire – racconta Angelino – quindi, proprio durante l’attesa per un controllo all’ambulatorio, abbiamo pensato di non tenere solo per noi l’idea dei turbanti e ne abbiamo parlato ai dottori della Sezione di Dermatologia che hanno subito accolto l’idea con entusiasmo ”.

La Cappella del SS. Rosario nel cimitero di Somma Vesuviana

Nello storico cimitero di Somma Vesuviana, consacrato e inaugurato il 27 novembre 1839, è situata ancora oggi l’antica cappella sepolcrale appartenuta alla Confraternita del SS. Rosario. Si è in  attesa di un progetto, peraltro già pronto da anni, volto al recupero e alla valorizzazione della struttura.

L’edificio, originariamente, era situato al di fuori del muro di cinta della zona d’inumazione del vecchio camposanto. L’appezzamento di terreno di mq. 94,50 fu concesso al sodalizio nel 1864 dall’ Amministrazione comunale. Essa accolse i resti mortali dei confratelli, già conservati precedentemente una parte nell’ipogeo della sede cittadina della congrega sotto il campanile di San Domenico, e una altra parte nell’ipogeo della chiesa di San Domenico. Tutto ciò in conformità agli obblighi e disposizioni igieniche sulle sepolture, entrati in vigore, inizialmente, a partire dal 12 giugno 1804 con l’editto napoleonico di Saint Cloud, e successivamente confermati dal governo borbonico.

Nel XIX secolo le confraternite laicali erano in pieno fervore di attività, dedicandosi in special modo alla cura delle anime dei propri consociati e curandone la degna sepoltura. In periodi di estrema povertà non tutti potevano permettersi un degno funerale: l’iscrizione ad una confraternita assicurava, in particolar modo, una buona morte. Alle congregazioni laicali fu imposto l’obbligo di seppellire i corpi dei confratelli defunti nel cimitero comunale.

Scopo originario della confraternita del Rosario era di costruire, nella parte interrata, un ipogeo e, sopra, una chiesa. Per mancanza di fondi, però, la costruzione – come si può ancora notare –  si fermò al primo solaio, le cui mura perimetrali di sostegno furono dotate di loculi (nicchie), mentre il terreno al centro fu riservato alle inumazioni; infatti, si potevano interrare circa trenta salme. Nella parte posteriore, invece, fu lasciato un corridoio sul quale sorgeva un altare su cui fu collocata una statua della Vergine del Rosario (vedi foto). Più volte chiusa e tante volte ristrutturata, la cappella accoglieva 149 nicchie nel 1957, mentre nel 1975 erano attestate ben 313 loculi. L’amministrazione della struttura era gestita dalla Parrocchia di San Michele Arcangelo sotto la cui giurisdizione ricadeva. Tanti furono i parroci che si susseguirono nella gestione: Don Luigi Prisco, Don Giovanni Acanfora, Don Francesco Mormile di S. Maria Cstantinopoli, Don Nicola Menna e cosi via.

Agli inizi degli anni Novanta, il cedimento della copertura portò alla definitiva chiusura della cappella, tantoché coloro che erano in possesso di una propria nicchia iniziarono una vera e propria contestazione nei confronti del parroco – amministratore. Il Comune, per ovviare a tale incresciosa situazione, offrì al Rev. Don Franco Capasso, amministratore pro tempore, una fetta di suolo all’interno del cimitero per la costruzione di una nuova cappella, con l’impegno di avere in  donazione la vecchia struttura: cosa che poi sarebbe avvenuta il 15 luglio 2011, grazie ad un accordo di retrocessione volontaria tra la Curia Vescovile e il Municipio di Somma. Alla fine degli anni novanta, Don Franco Capasso, sollecitato dai fedeli, incaricò l’ing. Antonino Pardo e il compianto geom. Francesco De Stefano di realizzare un nuovo progetto, che si concretizzò pochi anni dopo.

L’antica cappella del Rosario, come ancora oggi si può osservare, versa, invece, in un desolante stato di degrado e di abbandono. Oltretutto, a destra e a sinistra del sigillato vano d’ingresso, si notano due spazi che dovevano servire nel caso in cui si sarebbe dovuto accedere alla chiesa superiore. Questi due pezzi di terra furono concessi alla famiglia Montalto, a destra, e alla famiglia De Martino a sinistra. Queste provvidero a recintarli con ringhiere di ferro, ma si obbligarono a restituirli alla confraternita qualora ci sarebbe stata la possibilità di costruire la chiesa superiore. Ebbene, questi due appezzamenti versano in uno stato di incuria e cattivo stato di conservazione con la presenza di erba alta, cespugli e piccole alberature laterali. Una vergogna assoluta. All’interno, invece, la situazione rimane ancora più degradante in quanto molte nicchie, abbandonate e mancanti della lastra di marmo a chiusura, contengono numerosi resti mortali, che facevano mostra di se in estremo abbandono, posizionate in umidi e fatiscenti cassettoni di legno. Qualche vecchio amministratore locale, a tal riguardo, pensò bene di coprire i finestroni e chiudere il macabro palcoscenico alla vista di tante persone. Sembra che si sia in attesa di un progetto, già pronto da anni dall’ing. Vincenzo Aliperta, volto al recupero e alla valorizzazione della struttura. In questo modo si offrirebbe la possibilità, attraverso la ricostruzione di centinaia di nicchie, di poter dare a tutti la possibilità di acquistare un loculo in cui poter riporre i resti dei propri cari estinti.

Trofeo Santa Barbara per forze di polizia e forze armate. L’8^ prova presso il 9° Stormo Francesco Baracca

Si è svolta presso il 9° Stormo Francesco Baracca dell’Aeronautica Militare di Grazzanise, l’8^ prova di corsa sulla distanza degli 8 chilometri del “Gran Prix della Salute – Trofeo Santa Barbara” riservato alle forze di polizia e militari delle forze armate.

Nell’ambito  del trofeo, il 9° Stormo Baracca dell’Aeronautica ha ricordato il Sergente Maggiore Fabio Cenname, Sottufficiale di equipaggio fisso di volo del 21° Gruppo Volo, prematuramente scomparso nel corso del 2013.
Qui,tra la base logistica e quella operativa del 9° Stormo Baracca dove fanno bella mostra il mitico caccia F-104, l’F-86 e gli elicotteri AB212, si è svolto infatti il “memorial Cenname 2019” nell’ambito appunto del “Gran Prix della Salute – Trofeo Santa Barbara”. Ad avere la meglio è stato Salvatore Romano, militare della Brigata Bersaglieri Garibaldi che ha preceduto il compagno di reparto Alfonso Manzo. Tra le donne affermazione di Sonia Romagnoli del 17° RAV Acqui dell’esercito di Capua che ha preceduto la compagna di reparto Giulia Merlo. Terza Patrizia Piccolo della Penitenziaria. Nell’ambito della corsa, il traguardo volante del primo chilometro è stato inoltre dedicato al compianto Primo Maresciallo Fabio Piscitelli, Fuciliere dell’Aria, prematuramente scomparso nel 2017. Ad aggiudicarsi il trofeo “memorial Cenname” ed il trofeo “Piscitelli” è stato invece Massimo Catena, Fuciliere dell’Aria del 9° Stormo. A fare gli onori di casa il Colonnello Pilota Nicola Lucivero, Comandante del 9° Stormo,che,nel corso della cerimonia di  premiazione alla presenza dei familiari dei militari scompari, ha affermato “che momenti di aggregazione come quello di oggi sono la testimonianza che lo sport, oltre a promuovere e incentivare l’attività fisica tra il personale militare, uniscono e danno l’occasione di tenere vivo il ricordo dei colleghi prematuramente scomparsi”. Invariata laclassifica generale che vede in testa il 17° Acqui, seguito dalla Polizia di Stato. Terza la Polizia Penitenziaria, poi l’Aeronautica Militare,la Brigata Bersaglieri Garibaldi, la Marina Militare e via via tutti gli altri. Il Gran Prix è organizzato dal Quartiere generale della Marina Militare di Napoli di cui è comandante Il capitano di vascello  Gennaro  Carola con il capo della sezione sportiva  capitano di fregata Gioacchino De Candia.  Responsabile della manifestazione è il maresciallo capo di seconda classe  Raffaele Alboreto con l’ausilio di Antonio Lamberti, ideatore della manifestazione.

Boscoreale, attivato impianto di pubblica illuminazione nel secondo tratto di via Grotta Parrelle

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“Dal 5 novembre abbiamo attivato l’impianto di pubblica illuminazione nel secondo tratto di via Grotta Parrelle, che da anni era al buio”. Ad annunciarlo Ida Trito, assessore ai lavori pubblici che aggiunge “Con questo intervento, ripetutamente sollecitato dai cittadini residenti, abbiamo risolto l’annoso problema. Al contempo l’illuminazione di questo tratto di strada consente anche di tutelare maggiormente la sicurezza dei cittadini che risiedono in quell’area periferica della città. I lavori – conclude Ida Trito – rientrano tra quelli previsti per l’ammodernamento della pubblica illuminazione cittadina”.

Scandalo abbattimenti a Terzigno, Luca Capasso: “Truffati con l’unica colpa di essere meridionali e onesti”

Anche Luca Capasso, sindaco di Ottaviano, sta dalla parte delle 14 famiglie di Terzigno, costrette a lasciare le proprie abitazioni perché acquistarono immobili abusivi a loro insaputa. Di seguito, il suo appello, in un deciso post su Facebook: 

“Quello che sta succedendo a Terzigno, dove 14 famiglie saranno sgomberate dalle loro case, che hanno acquistato senza sapere che fossero abusive, è semplicemente scandaloso. È una sconfitta dello Stato, quello stesso Stato che in questi anni ha fatto pagare le tasse alle famiglie ed oggi le manda in mezzo ad una strada.
Ora io chiedo al Governo italiano e alla Regione Campania di assumersi le proprie responsabilità: tirassero fuori i soldi, da dare a questa gente. Hanno trovato i milioni per i truffati delle banche, li trovassero pure per i truffati di Terzigno. Perché di questo stiamo parlando, di truffati con l’unica colpa di essere meridionali e onesti”.

Pollena Trocchia, il Comune patrocinerà il corso di europrogettazione Uici

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Un corso di europrogettazione rivolto a tutti coloro che operano nel terzo settore, ai funzionari della pubblica amministrazione e a chi ne fosse interessato: l’obiettivo non solo è quello di formarsi in tale ambito, ma anche di mettere concretamente in pratica quanto acquisito. L’iniziativa è organizzata dal presidio UICI di Sant’Anastasia presso la propria sede e patrocinata, tra gli altri, anche dal comune di Pollena Trocchia, che con convinzione ha risposto alla richiesta proveniente dal presidio anastasiano guidato da Giuseppe Fornaro. Nel corso delle lezioni saranno fornite le competenze necessarie per poter diventare europrogettista e, al termine dell’iniziativa formativa, i corsisti più validi che abbiano superato l’esame finale realizzeranno insieme ai comuni un progetto finalizzato al rinvigorimento e allo sviluppo del territorio vesuviano. «Questa iniziativa di inclusione sociale è particolarmente rilevante perché non soltanto serve a formare i cittadini dell’area, ma anche a instaurare sinergie con gli enti pubblici che possano avere ricadute positive sull’intero territorio» ha detto il sindaco di Pollena Trocchia, Carlo Esposito. «Da anni con l’UICI di Sant’Anastasia abbiamo avviato una collaborazione che si concretizza in attività di supporto alle loro lodevoli iniziative, sempre tese all’inclusione sociale e alla sensibilizzazione e che per questo incontrano la nostra convinta adesione, come in questo caso» ha aggiunto il vicesindaco delegato alle politiche sociali, Pasquale Fiorillo. Il referente UICI di Sant’Anastasia, Giuseppe Fornaro, dal canto suo ha sottolineato l’importanza dell’europrogettazione, sostenendo che «il corso ha l’obiettivo di migliorare le capacità di progettazione e di accesso ai fondi europei per le istituzioni pubbliche e per le imprese, offrendo una formazione qualificata, pratica, continuamente aggiornata sulle metodologie di cui si serve la progettazione europea. Permette, quindi, di acquisire le tecniche e le conoscenze indispensabili alla preparazione, redazione e presentazione dei progetti europei, allo scopo di aumentare la competitività delle proposte all’interno dei bandi comunitari».