San Vitaliano, voleva corrompere i Carabinieri con 50 euro: arrestato 73enne

Ieri pomeriggio i Carabinieri della stazione di San Vitaliano stavano svolgendo un servizio di pattuglia durante il quale hanno fermato un uomo per controllare se avesse i documenti in regola.

L’uomo, un 73enne incensurato di Nocera Inferiore, stava guidando con la patente scaduta e, quando si è stato scoperto, ha provato a corrompere i militari offrendo 50 euro per non essere contravvenzionato.
L’uomo è stato invece multato e anche arrestato per istigazione alla corruzione. Adesso si trova ai domiciliari.

La principessa turca lasciò il Pascià, fuggì con un giovane di Napoli e suggerì a Scarpetta il titolo della commedia “Nu turco napulitano”

Nel 1879 Ismail Pascià, viceré d’Egitto, va ad abitare con la sua corte nella villa di Resina “La Favorita”. La curiosità dei Napoletani. Nel 1881 una dama al seguito di Ismail fugge dalla villa e raggiunge il giovane napoletano di cui è innamorata. Conversione e battesimo della dama, e matrimonio della coppia. Sfruttando “il rumore” suscitato dall’episodio, un imprenditore apre a Napoli il “Caffè Turco”, e Scarpetta intitola una sua commedia “Nu turco napulitano”.

 

I crolli che qualche giorno fa hanno danneggiato, a Ercolano, la villa“ La Favorita”, realizzata nel 1768 da Ferdinando Fuga, richiamano alla mente la ricca storia dell’edificio, e in particolare, la vicenda di cui fu “teatro” nel 1879, e che venne raccontata da Vittorio Paliotti: una “vicenda” che pare un racconto di Mastriani. Nel 1879 Ismail, viceré o kedivè d’Egitto, colui che aveva aperto il canale di Suez, dovette andar via dall’Egitto, per contrasti di varia e complicata natura con i padroni di Istanbul, e con la Francia e con l’Inghilterra. Chiese asilo al governo italiano, che glielo concesse immediatamente assegnandogli come dimora proprio Villa Favorita. Le numerose guardie private che fu consentito a Ismail di tenere al suo servizio – una cinquantina, scrive Paliotti, armati di fucili e di scimitarre -, le tre mogli, “ decine di odalische e concubine”, funzionari, servi e schiavi – insomma una vera e propria corte da sultano-  fecero sì che “ogni domenica centinaia di napoletani” si recassero “ a Resina, oggi Ercolano”, attratti dalla novità e dal “mistero”: ma nessuno poté mai entrare nella villa: l’accesso era severamente impedito dagli uomini con la scimitarra. Non fu consentito l’ingresso nemmeno al rappresentante della Ginori di Firenze, a cui Ismail si era dimenticato di saldare il conto di 80000 lire- oro per la fornitura di “servizi di porcellana”. Quelli della Ginori denunciarono lo smemorato – e c’è da capirlo, con tutti quei pensieri-, ma anche l’ufficiale giudiziario non poté entrare nella villa, che il governo italiano aveva protetto con il privilegio della “extraterritorialità”:  e il funzionario superò i divieti con una “trovata” geniale. Aspettò che Ismail uscisse in carrozza – usciva quasi ogni giorno – e gli lanciò addosso, attraverso la “finestra” della vettura coperta, il foglio appallottolato della denunzia e della convocazione in giudizio. Anche le donne dell’harem uscivano, di tanto in tanto, per una passeggiata, in carrozza e sotto scorta, ma al San Carlo il Pascià si fece accompagnare solo dalle tre mogli legittime: e fu “una mezza rivoluzione”, perché migliaia di napoletani tentarono di entrare in ogni modo nel teatro per vedere le signore di Ismail.

Ma la rivoluzione tutta intera scoppiò il 13 gennaio 1881: la principessa turca Nasik Misak, che faceva parte della corte di Ismail, “travestitasi da ufficiale”, fuggì dalla villa e raggiunse Pasquale Follari, un  giovane avvocato che soggiornava in una villa vicina e di cui si era innamorata, rispondendo al suo corteggiamento con sotterfugi e stratagemmi che alimentarono per settimane gli articoli seri e le cronache romanzate dei giornali non solo napoletani. Qualche giornale raccontò che due erano le donne fuggite, entrambe odalische, e che una delle due non era riuscita a raggiungere il suo corteggiatore, era stata ripresa da quelli con la scimitarra e di lei non si sapeva più nulla. Ismail cercò di riavere Nasik in ogni modo, ma Follari resistette, protetto e difeso dal sostegno di migliaia di napoletani che si erano schierati dalla sua parte. Alla fine, Ismail si arrese. Nasik Misak imparò l’italiano, e guidata da fra Bonaventura da Chartum, studiò il catechismo, si convertì al cattolicesimo, venne battezzata e prese il nome di Margherita, in onore della regina che non aveva nascosto il suo favore per i due giovani.  Il matrimonio venne celebrato, “come risulta dai registri del Comune di Resina”, il 30 giugno 1881, “ad ore pomeridiane otto e minuti cinquanta”, in una chiesa poco lontana dalla villa “La Favorita”: folla nella chiesa, e folla smisurata all’esterno: parve che fosse arrivata,  a far festa agli sposi, “mezza Napoli”.

Il comm. Salvatore Fiocca, avendo notato che tutti parlavano del turco, aprì un “Caffè Turco”, prima a piazza Dante, poi in piazza Plebiscito: vi si serviva caffè turco, e i giornali “leggeri” ci dicono che il commendatore girava tra i tavoli “calzando un grosso fez rosso”. Uguale a quello che ostenta Totò nelle scene del “ Turco Napoletano”, il film tratto dalla commedia che Eduardo Scarpetta compose nel 1888, “trascrivendo” in lingua napoletana  la commedia “Le parisien” di A.N. Hennequin. E questa sua “trascrizione” la intitolò “Nu turco napolitano”, ricordando la storia di Ismail, di Nasik e di Pasquale Follari.

Salvatore Fiocca, dal suo “Caffè Turco”, favorì il “lancio” di cantanti e di canzoni diventate, poi, famose. Ma di questo si parlerà prossimamente.

“I Grandi Delitti che hanno cambiato la storia d’Italia”, l’ultimo libro di Bruno De Stefano

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Gli anni di piombo del terrorismo, l’arroganza sanguinaria di Cosa Nostra, la cieca ferocia della camorra: si racconta di questo – e molto altro – nell’ultimo libro di Bruno De Stefano, dal titolo “I grandi delitti che hanno cambiato la storia d’Italia” (Newton Compton Editori, 430 pagine, 9,90 euro). Bruno De Stefano è  giornalista professionista, ha lavorato per diversi quotidiani, tra cui il «Corriere della Sera», il «Corriere del Mezzogiorno», «La Gazzetta dello sport» e «City». Tra le sue pubblicazioni per la Newton Compton, La camorra dalla A alla Z; Storia e storie di camorra; La casta della monnezza; La penisola dei mafiosi; I delitti di Napoli; I boss della camorra; Napoli criminale, I boss che hanno cambiato la storia della malavita e I nuovi padrini (scritto con Vincenzo Ceruso e Pietro Comito). Nel settembre del 2012 ha vinto il Premio Siani con il volume Giancarlo Siani. Passione e morte di un giornalista scomodo. Abita a Somma Vesuviana.

Leggere le oltre quattrocento pagine dell’ultimo libro di De Stefano, vuol dire ripercorrere una delle fasi più difficili della storia del nostro Paese, quella in cui la solidità delle istituzioni fu messa a dura prova dalla soffocante tenaglia del delirio terroristico e della violenza mafiosa. Nel suo libro De Stefano ricostruisce ventotto omicidi “eccellenti”: senatori, deputati, prefetti, magistrati, poliziotti, carabinieri, funzionari dello Stato, docenti universitari, sindaci, assessori, scrittori, giornalisti, avvocati. Una strage impressionante – sostiene l’autore – che attribuisce all’Italia un primato tragico: quello, appunto, dei “delitti eccellenti”; forse solo in alcune zone del centro e del Sud America si è registrata una mattanza dello stesso tipo.

«Il libro -spiega De Stefano nell’introduzione – ricostruisce un pezzo della nostra storia (inevitabilmente solo in parte, altrimenti sarebbe venuta fuori un’enciclopedia) attraverso le biografie di personaggi noti, meno noti e dimenticati: quasi tutti legati dall’impegno nel rendere l’Italia un posto migliore, e tutti accomunati da un doloroso destino. Molti di loro avevano la certezza che prima o poi sarebbero stati assassinati. Altri, invece, avevano messo in conto la possibilità di non uscirne vivi. Altri ancora pensavano di non essere in pericolo, perché in fondo stavano semplicemente facendo il loro dovere. In alcuni casi si tratta di vicende intrise di solitudine che hanno avuto come protagonisti servitori dello Stato, abbandonati da quello stesso Stato che invece di proteggerli li ha mandati al macello».

Ne “I grandi delitti che hanno cambiato la storia d’Italia” si possono leggere le storie dei magistrati Pietro Scaglione, Francesco Coco, Gaetano Costa, Cesare Terranova e Rocco Chinnici; dei poliziotti Ninni Cassarà e Boris Giuliano, dei carabinieri Emanuele Basile e Mario D’Aleo. De Stefano ricostruisce anche gli omicidi politici di Piersanti Mattarella, Pio La Torre e Michele Reina, e la tragica fine di giornalisti dalla schiena dritta come Carlo Casalegno, Walter Tobagi e Pippo Fava. Ampio spazio viene dedicato agli assassinii del prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa, del commissario Luigi Calabresi, del senatore Roberto Ruffilli, del vicepresidente del Csm Vittorio Bachelet.

Anche se mandanti ed esecutori di quasi tutti gli omicidi sono stati condannati con sentenze passate in giudicato, De Stefano si pone ugualmente una domanda:  «Siamo proprio sicuri che dietro la maggior parte di questi delitti ci siano solo le mafie o il terrorismo? Oppure mafie e terrorismo hanno talvolta fatto solo da braccio armato per conto di altri poteri?».

Tra gli “omicidi eccellenti” l’autore ha inserito pure quelli di due uomini che non possono considerati dei “buoni”: l’eurodeputato Salvo Lima e l’esattore Ignazio Salvo.

Nel volume c’è, inoltre, la ricostruzione di sei omicidi avvenuti in Campania. Quattro sono senz’altro ascrivibili alla pattuglia degli eroi: l’assessore regionale Raffaele Delcogliano, il sindaco di Pagani Marcello Torre, il capo della Squadra mobile Antonio Ammaturo e  il vicedirettore del carcere di Poggioreale Giuseppe Salvia. Due- quelli del parroco don Peppino Romano e di Vincenzo Casillo (il braccio destro di Raffaele Cutolo), invece, hanno un’altra matrice: insieme a loro sono spariti segreti che avrebbero potuto mettere nei guai molti “colletti bianchi”.

Come tutti i libri di De Stefano, è accurato e profondamente godibile, consigliatissimo a chi predilige le inchieste giornalistiche, quelle vere, e non gli sproloqui “letterari” con l’ambizione di fare “antimafia” dalle pagine di un libro.

Pomigliano, il presidente De Luca inaugura il nuovo Centro Diabetologico

 Un bacino di utenza di 4500 persone, le attrezzature più all’avanguardia e un team multidisciplinare che seguirà i pazienti dalla prevenzione fino alla diagnosi e alle cure del caso. È il nuovo centro diabetologico di piazza Sant’Agnese a Pomigliano d’Arco, servizio territoriale dedicato ai cittadini dei comuni dei distretti 50 e 51 che comprendono i comuni di Pomigliano, Sant’Anastasia, Volla, Pollena, Cercola e Massa di Somma. Il taglio del nastro è toccato al presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, accolto dal primo cittadino di Pomigliano d’Arco, Lello Russo, dal direttore generale dell’Asl Napoli 3 Sud, Gennaro Sosto, e da alcuni altri sindaci dell’area.

Il governatore ha sottolineato l’importanza dei nuovi servizi scherzando con il sacerdote don Aniello Tortora: «Con tutto quello che abbiamo fatto per la sanità campana, il paradiso è assicurato, io almeno me lo sono meritato – ha detto De Luca – partendo da sottozero, nel 2015 eravamo l’ultima tra le regioni italiane, con un servizio sanitario non degno di un paese civile, ora abbiamo risanato i conti, chi glielo dice a Salvini? Insomma, io in paradiso ci andrò di sicuro, gli altri non so». Nel nuovo centro l’utente sarà accolto presentando l’impegnativa del medico di base e inviato all’operatore Cup per la prenotazione, usufruendo di un ambulatorio di diabetologia per la cura del diabete mellito e delle complicanze croniche, per la prevenzione del piede diabetico, di test cardiovascolari e terapie, rilascio e rinnovo del piano terapeutico. «Il diabete è una malattia subdola, dalle complicazioni spesso irreversibili e mutilanti – ha detto il sindaco di Pomigliano, Lello Russo – e la città accoglie con soddisfazione il centro antidiabetico che si unisce ad altre realtà positive della sanità pomiglianese». Quello di Pomigliano D’Arco è uno dei sette centri pubblici aziendali, ristrutturato e adeguato ai requisiti previsti dalla legge e fornito di tutte le attrezzature necessarie per erogare tutte le prestazioni secondo i livelli essenziali di assistenza stabiliti dalla Regione Campania. La principale innovazione voluta dell’Asl Napoli 3 Sud nella fase di costituzione dei centri diabetologici è la definizione dei team multidisciplinari di cui necessitano, composti da diabetologi, cardiologi, oculisti, neurologi, dietologi, podologi ed infermieri specializzati. Dal governatore De Luca ieri mattina ha anche fatto appello affinché ci sia un’accelerata degli screening oncologici. «Qui siamo in ritardo, c’è ancora resistenza, ma individuare in tempo le patologie tumorali è essenziale: in Campania non ci si ammala di più, purtroppo però ci si accorge più tardi di essere ammalati e per questo c’è una maggiore mortalità».

Nola, pretende che il giudice celebri la sua udienza e scappa con il fascicolo: arrestato 62enne

I carabinieri della stazione di Nola hanno tratto in arresto Raffaele Vigilante, un 62enne di Somma Vesuviana già noto alle forze dell’ordine.

Parte in un procedimento civile acceso presso il tribunale di Nola, la mattina del 12 novembre l’uomo ha preteso che un giudice celebrasse immediatamente la propria causa nonostante l’assenza del suo difensore di fiducia.

Il 62enne si è arbitrariamente seduto davanti al giudice ed ha poggiato il suo fascicolo processuale sulla scrivania del magistrato pretendendo ad alta voce e con fare minaccioso che la sua causa venisse celebrata. Alla ragionevole opposizione del giudice ha sottratto il proprio fascicolo ed è uscito dall’aula.

Lo hanno bloccato i carabinieri addetti alla vigilanza del tribunale altrimenti avrebbe lasciato la sede del tribunale con gli atti sotto braccio.

Oggi è stata celebrata l’udienza di convalida dell’arresto durante la quale il giudice ha riconosciuto i reati di violenza e minaccia a pubblico ufficiale, sottrazione di atti o documenti custoditi, oltraggio a un magistrato in udienza. ha applicando per l’arrestato la misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza.

Sant’Anastasia, il movimento sìAmo Anastasiani: “Un coordinamento istituzionale per il maltempo”

Dal portavoce del movimento politico “siAmo Anastasiani – Il Futuro che ci meritiamo”, Ciro Pavone, riceviamo e pubblichiamo. 
Il movimento politico “sìAMO ANASTASIANI – IL FUTURO CHE CI MERITIAMO” lancia una proposta dopo le forti alluvioni delle ultime settimane che han coinvolto i territori dell’area vesuviana: “si convochi immediatamente una riunione di tutti i sindaci dei paesi vesuviani per istituire un coordinamento istituzionale e chiedere alla Regione Campania, al Governo ed in particolare al Ministero dell’Ambiente il rinnovo dei fondi (non ottenuti ndr) per il dissesto idrogeologico e la messa in sicurezza del territorio”.
Il portavoce del movimento, Ciro Pavone, aggiunge: “La Regione Campania solamente negli ultimi due anni ha stanziato 28 milioni di euro per il dissesto idrogeologico. Bisogna fare con urgenza due cose: chiedere il rinnovo di questi fondi e lo sblocco di altre risorse per mettere in sicurezza i nostri territori e a riparo i cittadini dai rischi causati dalle forti piogge e dalla condizione di insicurezza in cui viviamo”.
E conclude: “sono mesi che invano chiediamo al sindaco di intervenire per bonificare le caditoie, pulire gli alvei, disostruire le vie di scolo e rendere funzionali tutte le strutture indispensabili per il deflusso delle acque piovane. Non è stato fatto assolutamente nulla e i risultati si stanno vedendo chiaramente, ora è arrivato il momento di agire, basta chiacchiere”.

Sant’Anastasia, all’I.C. “L. da Vinci” si conclude il progetto “Libriamoci”

Venerdì 15 novembre 2019 un “Reading flash mob” ha sancito la chiusura delle iniziative svoltesi nella settimana dedicata alla lettura, incentrata sul cruciale tema dei cambiamenti climatici.
L’Istituto Comprensivo “Leonardo da Vinci” ha aderito a “Libriamoci, giornate di lettura nelle scuole”. La scuola primaria ha partecipato scegliendo, tra i filoni tematici proposti, “Gianni Rodari: il gioco delle parole, tra suoni e colori”, mentre gli alunni della scuola secondaria di primo grado si sono ispirati liberamente per i contenuti dell‘iniziativa a :“Noi salveremo il pianeta”, dedicato al ruolo delle nuove generazioni nella lotta ai cambiamenti climatici.
Nella settimana della lettura, gli insegnanti impegnati nell’iniziativa hanno informato, sensibilizzato ed educato i ragazzi sulle tematiche ambientali, in particolar modo il mutamento del clima ed il riscaldamento globale attraverso letture e documentari. Appassionare gli alunni alla lettura come esperienza di libertà, è il fine del progetto che si è concluso con un ‘READING FLASH MOB’ venerdì 15 novembre (foto).
Per l’occasione, i docenti del dipartimento di lettere insieme ai docenti di strumento hanno dato vita, nell’auditorium del plesso Morante, ad un coinvolgente e partecipato raduno che ha visto alunni e genitori impegnati nella lotta all’inquinamento sulle note della canzone “Sing for the climate”, ovvero quello che è diventato un inno per il clima, dando così un loro piccolo contributo alle innumerevoli iniziative organizzate a livello mondiale per il Friday for future.
Si è cercato, con questi progetti, quindi, non solo di promuovere la lettura nelle scuole fin dalle prime classi della primaria, ma anche di sensibilizzare  i futuri cittadini del mondo riguardo un tema di fondamentale importanza.

Litigio di famiglia nel Vesuviano, anziano ferito da 2 colpi di pistola: arrestato il figlio

Venerdì sera è giunto all’Ospedale di Sarno un 75enne con due ferite da colpi d’arma da fuoco al volto e all’addome. 

I medici hanno subito avvisato i Carabinieri della sezione operativa di Torre Annunziata e della stazione di Boscoreale. I militari si sono precipitati in ospedale ed hanno sentito la vittima.
Nel giro di qualche ora hanno individuato ed arrestato per tentato omicidio il figlio, un 47enne di Poggiomarino.
Il litigio sarebbe avvenuto intorno alle 20.30 circa, nell’abitazione della vittima.
Le indagini sono tuttavia ancora in corso e il movente è ancora da chiarire. L’arrestato è stato tradotto in carcere.

“Il Rumore del Silenzio”, l’evento organizzato dall’Associazione EvaProEva al Teatro Summarte

L’Organizzazione di Volontariato EvaProEva, con il patrocinio del Comune di Somma Vesuviana, ha organizzato, il 21 Novembre 2019, una giornata di Sensibilizzazione contro la Violenza sulle Donne. La giornata si svilupperà in 2 importanti momenti presso il Teatro Summarte, in via Roma, a Somma Vesuviana.

Il primo appuntamento nella mattinata dalle ore 9:30 alle 13:00 sarà dedicato agli alunni delle scuole del territorio,“Il Rumore del Silenzio” , un convegno con la sociologa dott.ssa Maddalena Molaro, testimonianze, esperti del settore, il sindaco di Somma Vesuviana dott. Salvatore Di Sarno, il vice.sindaco dott.ssa Maria Vittoria Di Palma, l’assessore allo Spettacolo avv.to Floriana Pirozzi e la dirigente alle politiche sociali dott.ssa Iolanda Marrazzo che, con il portavoce dell’associazione Cinzia Castaldo,analizzeranno le vicende di attualità riguardanti la violenza di genere e ne evidenzieranno alcuni aspetti, aprendo anche un confronto con i ragazzi, delle scuole del territorio, che saranno presenti in sala. Come ogni anno, il convegno avrà momenti di spettacolo con l’attrice Rosangela Angri che interpreterà dei brani sul tema e con un balletto della compagnia di danza BBP, Barcellona Ballet Project tratto dal loro spettacolo contro la violenza sulle donne “Mas allà de la oscuridad”.

Il secondo appuntamento sarà nella serata del 21 Novembre dalle ore 20:30. La compagnia di danza “Barcellona Ballet Project” presenterà, per la prima volta in Italia, progetto “Mas allà de la oscuridad” con coreografie di Gino Labate ed Emanuela Campiciano. Il progetto itinerante proposto dalla compagnia di ballo spagnola, avrà soltanto poche tappe in Italia e sposa perfettamente la mission dell’odv EvaProEva che è sensibilizzare e dare anche degli spunti di riflessione agli spettatori sul modo in cui si istaurano le relazioni interpersonali.

Lo spettacolo è un vero e proprio “Inno al rispetto della Vita”, così come amano definirlo gli ideatori ed i coreografi. La danza diventa un mezzo attraverso il quale lo spettatore rivive una riflessione importante sui valori della vita, sui sentimenti d’amore, amicizia, sull’amore materno, sull’energia positiva.

“ Mas allà de la oscuridad” è un progetto itinerante che parte da Barcellona per toccare poche tappe in Italia, quella del 21 Novembre è l’unica in Campania. Parte del ricavato della serata sarà devoluto alla realizzazione della “Casa Di Eva”, centro di prima accoglienza per le donne vittime di violenza e i loro figli.

L’organizzazione di Volontariato EvaProEva nasce nel 2013. Da sempre impiegata nella tutela dei diritti, realizza progetti scolastici e sociali,ed organizza eventi e convegni per sensibilizzare l’opinione pubblica e soprattutto i giovani del territorio. Sofferma la propria attenzione sulle Donne che sono ancora, in troppi casi, discriminate, insidiate e manipolate. La difesa dei diritti delle donne e la lotta contro ogni forma di violenza di genere è una priorità di EvaProEva con la consapevolezza che debba diventare una priorità dell’intera società in cui viviamo.

La lotta contro l’abusivismo turistico: i Saltafila, chi sono costoro?

Si è concluso con successo nei giorni scorsi il Congresso degli Agenti di Viaggio di Roma e del Lazio associati alla Fiavet Lazio tenuto su di una nave della Grimaldi Lines in rotta verso Barcellona. Tanti gli argomenti in discussione, fra cui quello dei cosiddetti “saltafila”, che per strada vendono i biglietti per le maggiori attrazioni turistiche di Roma. Un decreto del TAR ha di recente sospeso la decisione sulla soppressione dell’articolo del Nuovo regolamento di polizia urbana che vieta tra l’altro l’attività di intermediazione e promozione di tour turistici, la vendita di biglietti per musei, teatri ed eventi culturali e turistici. In proposito il Consigliere Fiavet Lazio Luana De Angelis ha detto: «Il primo match lo ha vinto il Comune di Roma, ma la pratica è ancora presso un giudice. I vigili hanno fermato i bagarini che vendono i biglietti del Colosseo e dei Musei Vaticani. I saltafila hanno fatto ricorso contro il Comune di Roma poiché asseriscono che veniva bloccata la propria capacità imprenditoriale quali titolari di una Partita Iva. Il TAR del Lazio ha bloccato tutto con una moratoria». Il provvedimento da parte del TAR  ha dato ragione al Comune di Roma che aveva preso posizione nell’ambito della normativa sul cosiddetto “decoro urbano”, non resta che il ricorso al Consiglio di Stato, l’Associazione sta valutando di fare ricorso al fianco dell’Amministrazione comunale.

Organizzazioni create ad hoc, grazie all’utilizzo di numerosi computer concatenati, riescono ad acquistare una consistente numerosità di biglietti che vengono poi consegnati a promoter con tanto di badge a tracolla con il logo della loro agenzia, che si muovono su e giù al lato delle file dei turisti in attesa di entrare nei siti  museali e archeologici vendendo ingressi a prezzi elevati. Un mestiere, un’attività illegale, questa esercitata dai saltafila? Lo deciderà la magistratura. Quello che è certo è che l’attività di organizzazione ed intermediazione turistica è demandata, secondo la Legge sul Turismo, esclusivamente a chi è abilitato a svolgere tale attività, cioè a coloro che sono in possesso di una regolare licenza o autorizzazione.

La Fiavet Lazio da sempre si batte per una regolamentazione del mercato per un turismo di qualità,

tutelandone gli interessi in campo politico, economico, giuridico e sindacale, combattendo e denunciando ogni attività abusiva, esigendo il rispetto delle norme e disposizioni di legge. Ha sottolineato Ernesto Mazzi, presidente Fiavet Lazio «l’abusivismo imperante, l’avvento di nuove presunte figure professionali, normative che si susseguono e talvolta si sovrappongono è interesse di tutti capire cosa fare e come comportarsi».

La lotta contro l’abusivismo è quindi la mission prioritaria dell’Associazione, intenzionata a far rispettare da tutti le norme, magari con il ripristino, come già accaduto nelle principali città italiane, del nucleo di Polizia Turistica nell’ambito della polizia locale: un gruppo di poliziotti composto da personale appositamente addestrato per l’assistenza ai turisti e per le verifiche sulle attività turistiche.

«A seguito delle nostre richieste, una nota dalla Direzione dei Musei Vaticani ha annunciato che per il 2020, sia pure “ad experimentum”, verrà elevata da 37 a 50 unità la consistenza dei gruppi – ha dichiarato Stefano Corbari, Consigliere dell’Associazione Fiavet Lazio -. Questo è soltanto il primo step di un percorso che vogliamo ci porti lontano. Non possiamo più accettare di soccombere davanti ad una politica che continua a chiedere senza nulla dare. Sul tappeto ci sono problematiche di fondamentale importanza per gli operatori del settore che debbono essere portate a soluzione. La nostra sopravvivenza passa anche e soprattutto attraverso il modo, la volontà e la determinazione con cui sapremo affrontarle, senza fare sconti a nessuno».

Altra questione da sostenere nelle dovuti sedi riguarda il “Piano Pullman” che deve essere necessariamente rivisto perché così come è stato strutturato crea soltanto difficoltà agli operatori e non risolve i problemi per i quali è nato. «Da un’indagine effettuata dall’Associazione – ha detto ancora Corbari – abbiamo rilevato che gli indici di monossido di carbonio rilevati dalle centraline aumentano o sono rimasti stabili, anche dopo l’introduzione dei divieti. Ciò significa che le limitazioni hanno prodotto un solo ed unico effetto: aggravare il traffico nelle zone limitrofe ai divieti, senza risolvere in alcun modo i problemi ambientali. Abbiamo dimostrato che non sono i pullman turistici a far aumentare gli indici di monossido di carbonio nel centro storico, bensì gli autobus poco sicuri ed inefficienti insieme alle auto private».

Come hanno già fatto i Musei Vaticani, anche la Direzione della Galleria Borghese ha deciso di ridurre sia il numero delle persone che accedono in gruppo, sia il numero di gruppi, ad esclusione dei gruppi scolastici. Stefano Corbari ha precisato che «ad una nostra lettera di chiarimenti ci è stato risposto che la Galleria è un edificio storico ma piccolo, cosa che noi sapevamo benissimo, abbiamo quindi chiesto un incontro con la Direzione per farli ritornare sulle loro decisioni».