Caivano, la difesa del sindaco Monopoli: «Bugie contro di me, mi tutelerò in ogni sede»

Simone Monopoli, sindaco di Caivano, ci fa pervenire tramite il suo legale la lettera che segue, una replica accorata che prelude ad annunciate denunce nelle sedi competenti, e che riguarda una notizia apparsa su un quotidiano napoletano. Il giornale in questione riprende le dichiarazioni di un pentito indicando il primo cittadino quale “commensale” di un boss finito in manette pochi giorni fa durante un blitz al Parco Verde.

“Apprendo da un quotidiano che tale Gennaro Masi, a me sconosciuto e definito dal giornale un super pentito, avrebbe riferito alle Autorità inquirenti di avermi visto a tavola – immagino voglia dire a pranzo oppure a cena – con tale Nicola Sautto, che si afferma nell’articolo essere un boss della camorra operante nella mia amata e disgraziata città, al servizio della quale negli anni scorsi, attraverso l’impegno politico-amministrativo, con onestà, passione e trasparenza, ho dato davvero tutto me stesso, consapevole che essere presenti là dove si decide la vita di tutti, come cittadini,  può contribuire al bene comune.

Essere coinvolto, sia pure secondo un articolo di giornale, in un’indagine di camorra, essere oggetto di un’illazione così gratuita ed infamante, mi addolora e mortifica ed infligge, a me, a mia moglie ed ai miei figli, una sofferenza che mai avrei potuto immaginare.

Ma tant’è!

Sapevo che l’impegno politico mi avrebbe potuto portare allo scontro con le forze dell’anti Stato e che il rapporto tra politica e malavita organizzata è certamente uno degli aspetti più inquietanti della storia delle forze politiche e delle istituzioni del nostro Paese e della nostra Città. Perciò, con prudenza e con schiena dritta, ho cercato dall’opposizione prima e dal governo della Città poi, di fare ogni cosa possibile per contrastare l’illegalità e affermare la supremazia della Legge, della efficienza e trasparenza amministrativa, scontrandomi ogni giorno con enormi difficoltà, specie con riguardo a chi non ha ancora compreso che ritardi, superficialità, scarsa professionalità, atteggiamenti equivoci, possono essere e sono il terreno fertile ove cresce la corruzione, le cattive influenze, la mala politica.

Nondimeno ho dovuto difendermi e mi sto difendendo nelle aule giudiziarie per restituire dignità ed onore al mio impegno politico e a quanti mi hanno sostenuto e mi sostengono.

Oggi, quell’articolo, aggiunge un’altra pagina triste, oggi è un momento di sconforto.

Ma oggi è pure il giorno in cui, a voce alta, senza tentennamenti e senza paura, con tutta la forza che mi da’ l’aver vissuto nel rispetto degli altri, l’aver scelto una professione nobile e caritatevole, l’aver costruito, con l’amore di mia moglie, una famiglia bellissima, oggi io grido e affermo che sono un uomo perbene.

Questo signore, questo Gennaro Masi che dice – se è vero –  di avermi visto con quest’altro signore, Nicola Sautto e che, poi, chiede di avere una mia fotografia per capire se mi conosce o meno; il  giornale che dà risalto a questa affermazione concludendo che “inguaia l’ex sindaco”, a queste persone io dico “Temete l’ira dei giusti”!

In ogni sede, penale, civile ed amministrativa, tutelerò la mia persona, il mio onore, la mia correttezza, la mia rispettabilità, rincorrendo chiunque osi metterla in dubbio: non sono inguaiato, sono indignato e sereno.

Sereno perché so che chi indaga e chi giudica, vuole e sta costruendo, dal suo posto, un mondo migliore, una città migliore. Ed è proprio quello per cui io, Simone Monopoli, ho vissuto fino ad oggi”.

Simone Monopoli, sindaco di Caivano

Inchiesta Fincantieri, protesta dei lavoratori Entalpia

Apparsi nelle notti scorse decine di striscioni di protesta degli operai Entalpia S.a.s.: Castellammare di Stabia, Caserta, Pomigliano D’Arco, Massa di Somma e San Sebastiano al Vesuvio questi i comuni dove sono stati affissi gli striscioni di contestazione, per denunciare lo scandalo Fincantieri e i trasferimenti forzati adoperati dalla ditta Entalpia S.A.S..

Le indagini della magistratura veneziana relative alla Fincantieri fanno emergere un quadro inquietante, basato sullo sfruttamento dei lavoratori soprattutto immigrati e l’annientamento di diritti e tutele sociali.

Dietro la cosidetta “paga globale” ed un sistema di appalti e subappalti incernierato con strumenti di corruzione, i lavoratori erano costretti a lavorare in condizioni estreme, con orari insostenibili, senza diritti e soprattutto con retribuzioni da fame.

 

La cosa più grave è che tutto ciò accadeva presso Fincantieri azienda con partecipazione pubblica di circa il 70%, il che lascia facilmente presagire che tale situazione è altrettanto radicata nelle svariate aziende private che ruotano nel sistema degli appalti e subappalti.

 

Se è chiaro che l’accertamento dei fatti e delle responsabilità di corruttori e corrotti spetta alla Magistratura, le Istituzioni a cominciare dal Governo non possono più sottrarsi da un confronto finalizzato a mettere a centro la filiera del Lavoro strettamente connessa con i diritti, le tutele sociali, salariali e occupazionali, non solo per Fincantieri ma per l’intero mondo del lavoro del nostro paese.

 

E’ evidente anche che ai lavoratori come nel caso Fincantieri, dopo essere stati sfruttati e ricattati, va garantito il prosieguo della propria attività lavorativa.

 

Riteniamo inoltre evidenziare un altro aspetto della vicenda sopracitata che alimenta la nostra preoccupazione circa la condizione che stanno vivendo alcuni lavoratori della Società Entalpia sas, della quale apprendiamo da organi di informazione,  potrebbe essere coinvolta tramite qualche proprio rappresentante, nella indagine condotta dalla Magistratura veneziana per presunti atti di corruzione.

 

Questa stessa azienda, alcuni mesi fa ha dato luogo a nostro avviso ad un travaso di personale (da quanto ci risulta una sessantina di lavoratori) e di attrezzature, dalla Società Entalpia Sas a alla Società Entalpia MG Srl non attuando alcuna procedura prevista dall’attuale normativa (cessione di ramo d’azienda con applicazione del cpc 2112) ma attraverso il licenziamento guarda caso “volontario” e la nuova assunzione che da quanto ci risulta a comportato la rinuncia ai diritti e buona parte degli emolumenti maturati e il nuovo rapporto di lavoro regolato dal Jobs-act, nonostante avessero una anzianità di servizio maturata antecedente all’entrata in vigore del job-act stesso.

 

Come se non bastasse i lavoratori che non hanno aderito a tale imposizione, oggi si ritrovano bersaglio di svariate contestazioni e discriminazioni, a lavorare in giro per l’Italia, nonostante le assicurazioni date dall’azienda stessa circa il loro rientro in sede a seguito dei lavori di adeguamento strutturale dei locali in cui è ubicata l’azienda, che nel frattempo sembra risultino  essere sotto sequestro.

 

L’Unione Sindacale di Base nel denunciare tale assurda e inaccettabile situazione, oltre a dare mandato ai propri legali, in nome e per conto dei propri iscritti, di rivendicare il passaggio diretto e immediato regolato dal 2112 del cpc nella società Entalpia MG, metterà in campo tutte le necessarie iniziative sindacali a tutela dei diritti dei lavoratori e per far piena luce sui fatti sopracitati.

Politica, Francesco Urraro (M5S): “Il blocca prescrizione è incostituzionale”

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“Ritenere interrotto il decorso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado pone diversi profili di incostituzionalità. Non solo rispetto alla durata del processo, sulla cui eventuale dismisura non si avrebbe più alcun presidio di salvaguardia, ma anche rispetto al fine rieducativo della pena, quindi all’articolo 27 della Costituzione”. Francesco Urraro rappresenta il Movimento 5 Stelle nella commissione Giustizia del Senato, nella giunta per le Autorizzazioni e in Antimafia. Prima di assumere la carica di parlamentare ne ha ricoperta un’altra di altrettanto notevole rilievo: è stato presidente dell’Ordine nel suo Foro, a Nola. Comprende dunque, da avvocato con una forte esperienza anche associativa e istituzionale, i possibili squilibri che la norma sulla prescrizione potrebbe determinare. Così pone questioni che, in gran parte, sono anche l’oggetto del dibattito in corso sul processo penale all’interno della maggioranza. E inun’intervista al Dubbio afferma: “Dobbiamo essere orgogliosi, come cittadini, di vivere in un Paese che preveda un processo così ricco di garanzie e controlli di legittimità. Aggiungiamo che con la prevista sospensione del termine che estingue i reati, si resta esposti al rischio di un procedimento privo di termini temporali anche se in primo grado si è assolti. A questo si ricollega la connessa lesione dell’articolo 24 della Costituzione”. A cosa si riferisce? “Al fatto che un procedimento potenzialmente privo di termini temporali comprime il diritto di difesa, vista l’impossibilità di una ricostruzione esatta del fatto a distanze lunghissime dal suo compimento. E alla fine di tutto, i principi richiamati fino a questo punto si riassumono nell’articolo 111 della Costituzione, in cui si sancisce che il processo deve essere giusto e che deve avere una durata ragionevole. E il primo dei due principi, mi creda, è assolutamente irrealizzabile senza il secondo”.

Besana Nola, la sconfitta non rovina la festa: arriva il Marchio d’Oro per l’attività giovanile

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Il ko subito a Manoppello non offusca il grande riconoscimento ottenuto lo scorso fine settimana. Nel biennio 2020-2021 la società nolana sarà riconosciuta al top italiano in ambito giovanile. La presidentessa Elvezia Chiacchiaro: “Anni di sacrifici e passione riconosciuti dai vertici federali”.

 

Quella appena conclusa sarà per sempre considerata una delle settimane più belle ed intense nella breve storia del Nola Città dei Gigli. Non tanto per la prima importante vittoria stagionale in B2 ottenuta nel derby contro Battipaglia, ne tantomeno per la sconfitta esterna con Manoppello, ma piuttosto per il conseguimento del Marchio d’Oro per l’attività giovanile 2020-2021. Un riconoscimento che proietta il Nola Città dei Gigli nell’elite assoluta del volley giovanile italiano premiando la capacità organizzativa, di programmazione ed ovviamente sportiva raggiunta in poco più di 10 anni di attività del sodalizio nolano.

 

Già Marchio di Qualità d’Argento per ben due bienni, il Nola Città dei Gigli ha ottenuto la massima onorificenza in ambito giovanile al termine di un’annata, quella scorsa, nel corso della quale settore femminile, settore maschile e settore sitting sono cresciuti in maniera esponenziali a coronamento di un lavoro certosino svolto dalla dirigenza nolana nel corso degli anni.

“Adesso possiamo tranquillamente affermare di essere una delle migliori realtà giovanili d’Italia –ha esordito un’entusiasta presidentessa Elvezia Chiacchiaro – la Federazione Italiana Pallavolo ha certificato i nostri progressi insignendoci di un Marchio d’Oro che deve inorgoglire tutta la nostra grande famiglia. In questo premio ci sono condensati vittorie, sforzi, passione, sacrifici e tanta disponibilità. Atleti, tecnici, dirigenti e tifosi hanno contribuito al raggiungimento di un sogno che adesso dovrà spronarci a compiere un ultimo step di crescita. Adesso questa società dovrà essere continua, cioè costantemente eccellente per fare di Nola, definitivamente, un piccolo grande polo d’eccellenza pallavolistica”.

 Sul fronte sportivo infine, le ragazze della prima squadra griffata Besana, hanno frenato sul campo della Polymatic Manoppello. Dopo la vittoria con Battipaglia della scorsa settimana, la Besana Nola ha incassato un 3-0 frutto di tre parziali che hanno comunque offerto buoni spunti per le nolane. Sabato 24 novembre si tornerà al PalaMerliano per sfidare la forte Centrodiesel Pagliara Polymatic Manoppello – Besana Nola 3-0 (25-12; 25-19; 25-22).

Lega: “solidarietà a Mario De Michele, direttore di Campania Notizie. Lo Stato si attivi per proteggerlo”

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“Esprimiamo la nostra incondizionata solidarietà e totale vicinanza a Mario De Michele, direttore di Campania Notizie che nel pomeriggio di ieri ha subito un attentato mentre era alla guida della sua auto, su cui sono stati esplosi diversi colpi di pistola che, fortunatamente, non lo hanno colpito. Questo episodio segue le minacce ricevute da parte di persone che lo hanno avvicinato (indossando caschi integrali) qualche settimana fa. Lo Stato si attivi subito per proteggere un vero cronista anticamorra, che attraverso i suoi articoli sta portando fuori storie di connivenza tra camorra, imprenditoria e politica in diverse zone del casertano”.
È quanto scrivono in una nota gli esponenti della Lega Salvini Premier Napoli.

Il capobrigante Vincenzo Barone di Sant’Anastasia e i suoi affiliati di Somma

Il prezioso libro del prof. Carmine Cimmino “I briganti del Vesuvio” e i numerosi contributi degli storici locali ci svelano le vicende del brigantaggio vesuviano con particolare riguardo a Vincenzo Barone e i suoi affiliati.

Negli anni postunitari dell’Italia nei paesi vesuviani due bande si erano rese famose, quella di Antonio Cozzolino, detto Pilone, che operava tra Boscotrecase, Terzigno, Torre Annunziata e Ottaviano e quella del telaiuolo e proprietario Vincenzo Barone, che esercitava la sua azione criminale e violenta nei paesi di Sant’Anastasia, Somma, Pollena, Ponticelli, San Giorgio e Portici. A queste due bande si aggiunse anche quella di Cipriano La Gala nel territorio nolano.

Vincenzo Barone di Sant’Anastasia era figlio di Luca e Serafina Coppola e aveva altri due fratelli: Antonio, un giovane bizzarro, e Giovanni, monaco dell’Ordine del Sacro Cuore di Secondigliano, accusati di connivenza e di collusione con il brigantaggio. Gli affiliati della banda Barone provenivano dai paesi vicini di Ponticelli, Portici, San Giorgio, Pomigliano e Somma. La maggior parte dei briganti, però, erano di Sant’Anastasia, il paese natale del telaiuolo. A Somma, sotto la bandiera di Vincenzo Barone, vi erano alcuni briganti come Salvatore Alberino, Antonio Caputo, Giuseppe Maiello, Sabato Mautone, Alfonso Sessa Porchiacca e Alfonso Aliperta ‘o Malacciso. Vincenzo Barone nel 1861, appena ventenne, accolse nella sua banda anche numerosi assassini e grassatori, soprattutto di Somma, come Arcangelo Parisi e Gennaro di Mauro, quest’ultimo conosciuto per le sue estorsioni in danaro ai numerosi proprietari del territorio vesuviano. La banda Barone, per sopravvivere, aveva bisogno comunque di soldi per autofinanziarsi: serviva l’acquisto di fucili, di polvere da sparo, di coltelli e pugnali. Era logico, quindi, ricorrere alle grassazioni (aggressioni a mano armata) e alle vessazioni (maltrattamento continuato ai più deboli) per la ricerca dei fondi. Soldati sbandati, come Alfonso Aliperta, militari insoddisfatti della Guardia Nazionale, ex borboni e nuovi liberali erano affiliati alla banda di Barone: circa un centinaio o poco più, armati di schioppi e di pistole. A Somma, intanto, il 23 luglio del 1861, alle ore 15, in Largo Mercato, attuale Piazza Vittorio Emanuele III, si verificò una strage di giovani e non, la cui causa è ancora da capire e forse da ricercare, stando alle ultime acquisizioni, nei giochi della politica locale, poiché l’eccidio parve più un regolamento di conti tra fazioni sommesi ormai divise in filoborbonici e non. I fucilati furono Francesco Mauro, Giuseppe Iervolino, Angelo Granato, Luigi Romano, Saverio Scozio e Vincenzo Fusco. Furono risparmiati il canonico Felice Mauro della Collegiata e un altro sacerdote non identificato, ma che, secondo lo storico Russo Domenico, sospetta essere stato un De Felice.  Infatti nessuno dei fucilati apparteneva alle famiglie più compromesse del brigantaggio; inoltre, il nuovo Sindaco di Somma, Michele Pellegrino (nato nel 1833), dichiarò ufficialmente – come riferisce il prof. Enrico Di Lorenzo – che Angelo Granato e Giuseppe Iervolino erano stati sempre veri liberali, attaccati all’unità italiana e guardie nazionali di esemplare lealtà. Barone, intanto, il 20 agosto del 1861 preparò una spedizione contro Miceli, un ex funzionario del Ministero Borbonico di Grazia e Giustizia, barbaramente trucidato in seguito nella sua casa. Quattro sommesi, che avevano rifiutato di partecipare alla spedizione di Pollena, furono accusati di ribellione contro il capo e, giudicati colpevoli, furono giustiziati a morte. Arcangelo Parisi, brigante della strada Traversa del quartiere Margherita di Somma, fu ucciso dallo stesso compaesano Alfonso Sessa. Qualcuno riferì che il Parisi era stato ucciso perché si era perdutamente innamorato della donna del capobrigante Barone. Il 26 agosto successivo, quaranta guardie nazionali di Somma a capo di Enrico e Carlo Giova e un gruppo di bersaglieri, comandati dal maggiore Calcagnini, salirono sul monte Somma per scovare i briganti di Barone tra pagliari e capanne. Arrestarono Vincenzo Terracciano in possesso di pistola e cartucce e lo giustiziarono a Sant’Anastasia. Intanto il fratello di Vincenzo, il monaco Giovanni Barone, scriveva al suo amato fratello che doveva stare accorto che Pasquale Avummaria e gli Scamoni gli stavano facendo il picchetto, ovvero lo stavano vendendo. La sera del 27 agosto 1861, i piemontesi del Maggiore Calcagnini, accompagnati dai sommesi Enrico e Carlo Giova, circondarono un palazzo di Pollena, dove il Barone si era rifugiato. Era li ubicata la casa della vedova e amante Palamolla. I due ufficiali Sartoris e Calcagnini entrarono nell’appartamento della donna e la sorpresero. Luisa Mollo, questo era il nome, indicò un armadio in cui era nascosto il capobrigante. I due sfondarono la porta e mentre il Barone stava rispondendo con la sua pistola, fu abbattuto da una scarica di fucile. Dopo la sua morte, tra quelli che si arresero, quelli uccisi e i tanti prigionieri, della banda nel 1865 non c’erano più tracce. Più tardi la stessa sorte toccò ad Alfonso Aliperta ‘o malacciso, definito il brigante più feroce della banda, anche lui ucciso in una località di Somma detta Masseria San Giorgio dal milite sommese Sabatiello di Palma alias ‘o scansone, informatore delle forze dell’ordine e devoto alla patria.

 

“Le Ragioni del Boia”, a Santa Maria Capua Vetere la presentazione del libro di Garofalo

Sarà presentato venerdì 22 novembre alle ore 15:00 a Santa Maria Capua Vetere il nuovo libro dell’avvocato penalista Giuseppe Garofalo “Le Ragioni del Boia” edito da Graus Edizioni.

L’incontro, organizzato dalla Camera Penale del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, in collaborazione con il Consiglio dell’Ordine, con l’Università Luigi Vanvitelli, Dipartimento di Giurisprudenza e con il Patrocinio dell’Amministrazione Comunale di Santa Maria Capua Vetere, si svolgerà presso l’Aula D’Antona di Palazzo Melzi in via Alessio Simmaco Mazzocchi nr 68.

 

Porgeranno i saluti: Lorenzo Chieffi, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi Luigi Vanvitelli,  Antonio Mirra, sindaco della città di Santa Maria Capua Vetere, Adolfo Russo, presidente dell’Ordine degli avvocati, Francesco Saverio Petrillo, presidente della Camera Penale.

Ne parleranno con l’autore: Carlo Taormina, dell’Università degli Studi di Roma TorVergata, Alessandro D’Alessio,Sostituto Procuratore presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Mariano Menna, Ordinario di Procedura Penale dell’Università Luigi Vanvitelli.

 

Modererà il giornalista Ugo Clemente, direttore rditoriale di Cronache di Napoli e Cronache di Caserta.

La pubblicazione è stata curata dal cronista giudiziario avvocato Ferdinando Terlizzi.

Agli avvocati partecipanti saranno riconosciuti tre crediti formativi.

Economisti e Teologi si confrontano a Napoli con Sepe e Sorrentino

L’arcivescovo di Napoli, il vescovo di Assisi ed economisti e teologi di fama, alla Pontificia Facoltà Teologica per discutere questioni di attualità e urgenza tra Teologia, Economia e Lavoro. 

Prenderà il via martedì 19 novembre, presso l’aula magna della
sezione San Tommaso d’Aquino della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, a Napoli in viale Colli Aminei 2, il convegno dedicato a Teologia – Economia – Lavoro, articolato in tre sessioni, che radunerà sulla collina di Capodimonte illustri esponenti degli studi economici, degli studi teologici, del terzo settore e della società civile per un fecondo confronto interdisciplinare.

Sul tema, come è noto, si sta concentrando sempre più l’attenzione dell’attuale magistero pontificio, come testimonia l’evento Economy of Francesco, voluto dallo stesso Papa, che si svolgerà ad Assisi dal 26 al 28 marzo del 2020.

La prima sessione, dedicata al tema “Economia e Nuovo
Umanesimo. Elementi per una riflessione teologica”, avrà luogo lo stesso martedì 19 novembre, a partire dalle ore 9.15. Dopo i saluti istituzionali del Gran cancelliere cardinale Crescenzio Sepe, sono previsti gli interventi del vescovo di Assisi monsignor Domenico Sorrentino (Economia e Nuovo Umanesimo), di Pasquale Giustiniani (Primi passi dell’economia civile. La prospettiva dell’abate Genovesi), Luigi Santopaolo (Elementi biblici per la riflessione), Sergio Bastianel (Economia e Teologia morale) e Emanuele Iula (L’impresa generativa. Il punto di vista etico), moderati dal vicepreside Francesco Asti.

Nella seconda sessione di studio, che avrà luogo nel pomeriggio del 19 novembre, a partire dalle ore 15.00, sono previsti gli interventi di Nicola Rotundo (Il lavoro nella Dottrina sociale), Ornella Malandrino (Responsabilità d’Impresa) e Matteo Prodi (Per
l’umanizzazione del lavoro), moderati dal professor Emilio Salvatore. La giornata si concluderà con una tavola rotonda, moderata da Francesco Del Pizzo, alla quale interverranno rappresentanti del mondo accademico, del terzo settore, della società civile e della cosiddetta finanza etica.

La terza ed ultima sessione, denominata “Economia – Lavoro
e Nuovo Umanesimo”, che avrà luogo mercoledì 20 novembre, a partire dalle ore 09.15, presso la sezione San Luigi della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, in via Petrarca 115 a Posillipo, prevede gli interventi di Leonardo Becchetti (Oltre l’homo œconomicus), Mauro Sciarelli (Economia ed etica d’impresa) e Carlo Borgomeo (Economia e territorio), moderati dal vicepreside Pino Di Luccio. Seguiranno una riflessione
teologico-pastorale, affidata a don Gennaro Matino, ed una su teologia ed economia ad opera di Alessandro Gargiulo.

Di Maio in tour per la Campania: “Unica certezza? Mai con De Luca”

“L’unica cosa certa in questo momento è che non andremo con De Luca, nonostante stia provando a corteggiarci a più non posso” ha detto il capo politico del M5S, Luigi Di Maio, concludendo a Salerno il mini tour in Campania cominciato ieri. “Per quanto mi riguarda in questo momento abbiamo una grande occasione in Campania, aggregare tutte le realtà civiche della regione, sindaci, gruppi, tutti quelli che fanno associazionismo, comitati che portano avanti battaglie, sindaci civici, si uniscano a noi e proviamo a cambiare la Campania”.
Diverse le tappe del ministro, accolto con calore dagli attivisti del Movimento; in tanti hanno scattato selfie e hanno voluto salutarlo. Il ministro degli Esteri ha cominciato la giornata ad Acerra, successivamente si è recato a Volla. A Guardia Sanframondi, nel Sannio, ha pranzato con attivisti e portavoce del M5S nella Cantina Sociale “La Guardiense” (dove c’è stato un brindisi con vino di uva falanghina sannita).
Infine, tappa conclusiva a Salerno.

“Le Fortificazioni del Casamale e la Presenza Aragonese a Somma”: al Castello D’Alagno trionfa la cultura

Riportiamo di seguito un resoconto a cura di Franco Mosca, Presidente della Pro Loco di Somma Vesuviana, sul convegno tenutosi al Castello D’Alagno, sul tema “Le Fortificazioni del Casamale e la Presenza Aragonese a Somma”.

Grande successo! E non era mai capitato prima. Ben 9 relatori di grande spessore al capezzale della storia di un illustre sconosciuto (o quasi): la fortificazione cosiddetta aragonese del Casamale in Somma Vesuviana. Una grande scommessa vinta.

Il salone “nobile” del castello d’Alagno, in un ventoso sabato pomeriggio di novembre, stracolmo di pubblico interessato ad un particolare segmento della  propria storia antica. Cinque ore belle piene di dati e di date legate  alla corposa presenza degli Aragonesi in città. Diciamo che nei circa 60 anni di regno aragonese la città di Somma ne è stata la dimora preferita.

Così, senza grandi clamori, un manipolo di volontari con al cuore il bene della propria comunità si sono messi in gioco e dal niente hanno creato un evento che mancava nel pur variegato panorama dell’offerta culturale della cittadina vesuviana. Un convegno preparato con competenza e guidato con maestria: Le Fortificazioni del Casamale e la Presenza Aragonese a Somma. Ognuno ha svolto il proprio compito assegnato. Sette professori universitari, di specifica competenza, si sono cimentati in una storia intuita ma mai rivelata: l’importanza di Somma nella dinastia Aragonese di Napoli. Finalmente il Castello d’Alagno ha visto una manifestazione consona al decoro ed alla propria storia. Finalmente si è parlato seriamente della padrona di casa, Lucrezia d’Alagno. Tanto maltrattata dal destino, dalla storia e soprattutto dagli storici. Dopo questo convegno sicuramente Lucrezia comincerà a riposare un po’ in pace. Speriamo che il “suo” Castello in Somma cominci finalmente ad essere testimone di Cultura.

La manifestazione, alle 15 in punto, è stata aperta dal responsabile principale del convegno il prof. Maurizio Bugno, (un napoletano che, conosciuta Somma, rimandone affascinato, la ha adottata) spiegandone l’obiettivo principale. E’ intervenuto poi il Sindaco Salvatore Di Sarno con i saluti dell’amministrazione comunale ed il Deputato On.le Gianfranco Di Sarno con i ringraziamenti agli organizzatori e le raccomandazioni agli amministratori locali. Ma l’intervento più clamoroso è stato quello del giovanissimo neoconsole di Spagna che ha fatto proprio a Somma la sua prima uscita pubblica. In un perfetto italiano ha ricordato i legami che il popolo spagnolo ha con la storia di Napoli. Meravigliato dall’accoglienza e dal folto pubblico, ha manifestato lo stupore che Somma gli ha procurato nella brevissima visita assicurando di ritornarci con maggiore disponibilità di tempo.

Poi il dott. Domenico Russo ha illustrato la prima relazione inquadrando il periodo storico e le presenze reali in Somma. Ma certamente uno degli interventi più interessanti è stato quello del dott. Domenico Camardo che, in collaborazione con il Prof. Aldo Cinque e con il Dott. Mario Notomista, ha illustrato gli esiti dello studio preliminare fatto sui pochi resti del castello normanno a quota 450. E’ venuta fuori una ricostruzione virtuale, molto realistica, di una imponente fortezza inespugnabile risalente ai primissimi secoli del secondo millennio e costruita sui detriti piroclastici dell’eruzione  del Vesuvio del 472 d. C. Fatta presente ovviamente la necessità di un intervento urgente per salvare dalla distruzione finale i pochissimi ruderi ancora visibili.

Tra le relazioni più attese vi è stata quella della Prof. Marina D’Aprile, del dipartimento  di Architettura, dell’Università “Luigi Vanvitelli”. La D’Aprile ha fatto diversi sopralluoghi sulle Mura e gli esiti sono stati tutti particolarmente attesi. Ma la domanda principale, relativa al periodo storico di costruzione della fortificazione, è rimasta ancora sospesa. La necessità di ulteriori, essenziali approfondimenti, con una indagine di scavo archeologico mirata alle fondazioni della Murazione, era già evidente ai primi sopralluoghi, per cui è rinviata la datazione precisa, anche in mancanza di fonti letterarie documentali.  L’ipotesi di datazione per il momento più apparente è quella propria del quindicesimo secolo, legando ipoteticamente così l’opera di costruzione ai D’Alagno. Ma tutto è ancora da approfondire.

Importante l’intervento dell’Arch. Salvatore Cimmino che ha spiegato come, sotto l’aspetto urbanistico, gli edifici di epoca aragonese come la chiesa di S. Maria del Pozzo ed il Castello D’Alagno, fossero stati già collegati idealmente in un asse stradale di potenziamento nord-sud, dando al nostro castello una funzione  principale di Museo cittadino sulla direzione S. Maria a Castello – Vetta del Monte Somma. Progetto affrontato, approfondito e migliorato anche nell’ambito del Parco Nazionale del Vesuvio attraverso il Piano stabilito. Da qui l’invito agli amministratori locali a tener presente gli stessi principi nel redigendo un nuovo PUC.

Si sono avvicendati poi il Prof. Enrico Di Lorenzo, già ordinario di letteratura latina all’Università di Salerno, con una disamina sulle opere di Jacopo Sannazaro, un’altra presenza documentata ed interessante a Somma nel periodo aragonese. Lo ha seguito il  giovanissimo Prof. Jacopo Pignatiello con “Somma aragonese in due novelle di Matteo Bandello”. Interessantissimo anche l’intervento del dott. Mario Cesarano della Soprintendenza ABAP  dell’area metropolitana, il quale ha proposto una puntuale ricognizione archeologica, soprattutto di età romana, della zona con i numerosi rinvenimenti accertati. Da lui ancora una volta l’invito a dotare Somma di un museo cittadino.

Ma gli interventi più esplosivi sono stati quelli del Prof. Guido Maria Cappelli, dell’Università Orientale di Napoli sulla politica aragonese e, soprattutto, quello finale del Prof. Francesco Storti della Federico II. In entrambi i casi si è scoperto una “dominazione” aragonese illuminata e, per molti versi, innovativa e rivoluzionaria. E, soprattutto, nel caso di Re Ferrante, un grande organizzatore politico, molto attento alla vita dei territori amministrati. E, nel caso di Somma, un’attenzione ancora maggiore perché patria di grandi ricchezze e patrimoni (leggi tasse) e numerose e pesanti presenze nell’esercito reale riorganizzato e potenziato.

Tutte le relazioni entreranno negli atti che saranno pubblicati  a breve e che sono già in prenotazione. Tra il pubblico, oltre a tanti cittadini, numerosi forestieri. Tra gli amministratori notata la presenza di Adele Aliperta, Angelo De Paola, Salvatore Esposito e Flora Pirozzi.

Ma a noi ora necessita raccontare chi ha materialmente permesso la realizzazione della manifestazione. Certamente il Comune di Somma Vesuviana, il Parco Nazionale del Vesuvio insieme alla Città Metropolitana di Napoli ed il Consolato Generale Spagnolo di Napoli. Una menzione particolare va all’Istituto Alberghiero De Medici di Ottaviano con i quaranta studenti e i proff. D’Atri, Annunziata, Ambrosio che hanno sacrificato un sabato sera extrascolastico. Naturalmente tutti i relatori invitati ed intervenuti. Fin qui, diciamo, si tratta di organismi istituzionali già preposti e forse in minima parte “obbligati” al bene e alle attività pubbliche e sempre (doverosamente) menzionati. La parte invece che viene indicata spesso come “generiche associazioni volontarie private” sempre più ha un ruolo fondamentale nella vita dei nostri territori e noi per questo ci teniamo ad elencare i nomi di chi ha dato, ancora una volta, gratuitamente, corpo ad un grande evento di interesse pubblico:

Padre Giuseppe, Superiore dei Trinitari; Dora Rossi e Carmen Dell’Acqua, le elegantissime damigelle in costume aragonese; Stefano Prisco, Silvio Prisco, Elio Ambrosio, stampa grafica e costumi; Antonio Granato, audio-service; Margherita Sodano, Emilia Granato, Giuliana gagliardi, Carmela Cerciello, accoglienza; Nunzia Aliperta e Rita Cioffi, segreteria; Dino Di Luccio Strato, Giovanni D’Avino, Carlo e Antonio dell’Acqua, Gennaro Coppola, Stefano, Ruggiero Esposito, Franco Calvanese  i tutto-fare; Salvatore Aliperta, il riferimento e “parafulmine”. E tantissimi altri ancora.

Il tutto è stato possibile con la responsabilità e la collaborazione delle associazioni   “Amici del Casamale”, “Pro Loco Somma Vesuviana”,” L’altra faccia del Somma-Vesuvio, Storia, Cultura, Arte, Tradizioni “ che  hanno promosso ed organizzato l’evento.