Somma Vesuviana, il veleno di Auriemma sul congresso Pd

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Il neo segretario metropolitano Sarracino: «Tutto regolare». Nuovo segretario e nuovo direttivo per il partito locale: Mena Tiziano con otto uomini e otto donne all’insegna della rappresentanza di genere.

È finita un’era nel Pd di Somma Vesuviana e il segretario uscente Giuseppe Auriemma, due volte candidato sindaco sconfitto, colui che era alla guida del partito alle ultime amministrative quando il partito decise di non presentare la lista alle amministrative, ha affidato ad una nota la sua amarezza spiegando le motivazioni della sua mancata partecipazione al congresso dove ieri mattina, con un’unica candidatura e un’unica lista è stata eletta alla guida del partito Filomena Tiziano. Il gruppo di Auriemma invece, chiude gettando un’ombra sulla regolarità del tesseramento e dello stesso congresso. «Denunciamo che nel Pd di Somma Vesuviana c’è stato un tesseramento non garantito se non da parte esigua del partito, violando diritti e regole, l’atto finale di un processo violento con cui è avviata da tempo la destituzione del legittimo gruppo dirigente del Pd locale». Scrive di giochi di potere, l’ex segretario Auriemma, di patti per esautorare la classe dirigente, si autodefinisce, con il suo gruppo «coloro che hanno provato a rappresentare la parte sana del territorio» e promette di non mollare per «garantire giustizia e legalità». Non nel Pd, però visto che al momento non risulta che Auriemma abbia rinnovato la tessera del partito. Vertici provinciali del Pd intanto smentiscono categoricamente e con forza che vi siano irregolarità nel congresso, rimarcando che quanto diffuso da Auriemma non corrisponda alla realtà dei fatti, tanto che per garantire la regolarità del tesseramento al gruppo dirigente uscente era stata affiancata, quale responsabile, la giovane democrat Ilaria Esposito. E nel racconto che vorrebbe smentire la versione dell’ex segretario si pone l’accento su un fallito tentativo di non pubblicizzare il tesseramento giacché chi non fosse risultato iscritto prima del 7 novembre non avrebbe poi potuto esprimere il proprio voto per l’assemblea. Punto e a capo, ora. La nuova dirigenza Pd avrà il compito di prendere posizione, per dirne una, nei confronti dell’azione dell’amministrazione comunale in carica giacché finora il partito non ne ha avuta una. «Nella mozione abbiamo specificato che siamo all’opposizione, l’intento è di costruire un nuovo centrosinistra a Somma Vesuviana, dialogando con chi ha le nostre stesse idee» – dice la nuova segretaria che sarà affiancata da un direttivo di 8 donne e 8 uomini: Anna Maria Piccolo, Luigi Raia, Anna Rosa Rancella, Francesco Barra, Sara Manzo, Salvatore Faugno, Maria Di Palma, Giuseppe Angri, Maria Cerciello Parisi, Giuseppe Merone, Melania Molaro, Alfonso Secondulfo, Luigia Nocerino, Giovanni Maiello, Maria Gabriella Marino, Tommaso Ottaiano. Intanto, sulla validità dei congressi in provincia di Napoli non ha alcun dubbio il neo segretario metropolitano Marco Sarracino: «Tutto regolare, adesso abbiamo l’impegnativo compito di lavorare su punti salienti, dall’ecosostenibilità fino alla lotta contro la desertificazione giovanile dei nostri territori».

 

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Sant’Anastasia, il neo segretario Pd: «Ci impegneremo per una città all’altezza del suo valore»

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Da ieri è Antonio Pone il nuovo segretario di partito. Dopo Raffaele Mollo, arriva dunque alla guida democrat un giovane che non ha mai avuto, finora, cariche nelle istituzioni cittadine.

«Inizia una fase di grande lavoro ma di ancor più grande entusiasmo – scrive Pone sui social poco dopo la sua elezione – saremo impegnati senza sosta per una Sant’Anastasia all’altezza del suo valore». Con il neo segretario lavorerà una squadra composta da Rosaria Esposito, Vincenzo Coppola, Marina Mollo, Antonio Donnarumma, Miriam Granata, Luigi D’Avino, Rosaria De Simone, Vincenzo Iervolino, Patrizia Savarese e Francesco Luccardi.  Pone ha voluto augurare buon lavoro anche al neo segretario metropolitano Marco Sarracino e agli anastasiani Valentina De Simone e Ciro Gifuni, per l’elezione nell’assemblea provinciale Pd.

Espresso ed espressione [EPISODIO 3]

Come con arte va preparato,
così con arte va bevuto
(Abd el Kader, XVI secolo)

A Napoli c’è sempre stato il culto del caffè

Esso ha sempre fatto da garante per incontri, appuntamenti e chiacchiere in compagnia, quasi come un patto di sangue che ogni napoletano si è ritrovato a fare per riuscire a ritagliarsi del tempo da spendere con qualcuno ma soprattutto, con se stesso.

Il caffè è una scusa, una richiesta, una risposta

Nel terzo episodio della serie – online sul canale Sol Et Astra Pic.Roberto (Michele Capone) realizza che solo al bar riesce ad esprimere la sua forma d’arte, la musica, che da sempre tiene nascosta a suo padre.

Lo stesso accade nel secondo episodio e lo apprendiamo da un’affermazione di Lorenzo (Federico Faccetta) il quale, alla domanda della sua amica Alessia “Bello questo posto, perché non mi ci hai portato prima?”, risponde di aver scoperto solo da poco quel luogo che, nonostante il baccano fatto dalla cameriera Erica, riesce a dargli momenti di ispirazione per il libro che sta scrivendo.

Esprimersi non è sempre facile

Per farlo bisogna sempre cercare un modo e il caffè, che ci tiene svegli di notte e attivi di giorno, è il toccasana per gli artisti che non trovano più parole e le note sui pentagrammi – come ad esempio i Guinness che, sistematicamente, restano fino a tardi al bar,

Victoria (Valeria Angione) sul set del primo episodio

oppure Victoria (Valeria Angione), che è una fotografa arrivata da poco dall’America e già nel primo episodio etichetta il Noir Coffee:  “Questo posto è diventato la mia fonte di ispirazione”.

Noi il terzo episodio lo abbiamo visto e rivisto, e voi?

Vi aspettiamo coi commenti sul nostro instagram @coffeetimelaserie. 

Alla prossima!

 

Nola, weekend di controlli. Nel mirino movida e lavoro sommerso

I carabinieri della compagnia di Nola hanno battuto il territorio della città, in particolare il centro, per garantire il rispetto delle regole nei luoghi della movida e per contrastare il lavoro sommerso.

Con i colleghi del nucleo ispettorato del lavoro e del n.a.s. hanno controllato 8 noti bar, pub, pizzerie e ristoranti nel pieno centro.
Quattro di quelle attività sono state sospese per l’impiego lavoratori a “nero” in percentuale superiore al 20% rispetto al totale dei dipendenti; una è stata sospesa per le scarse condizioni igienico-sanitarie del deposito di alimenti.
In riferimento al lavoro sommerso è venuto fuori che su 33 lavoratori controllati nel complesso 15 sono risultati a “nero” e 18 irregolari, ovvero inquadrati con un contratto ma con retribuzioni non tracciabili.
Proprio per impiego di lavoratori non in regola in una sola serata sono state comminate sanzioni amministrative per oltre 88mila euro.

ieri sera i militari hanno anche denunciato un 48enne di Afragola per trasporto illecito di rifiuti. E’ stato notato e fermato durante un posto di controllo mentre conduceva il proprio furgoncino colmo di materiali ferrosi. il veicolo ed i rifiuti sono stati sequestrati.

Qualche ora più tardi, è stato denunciato per corruzione e guida sotto l’influenza dell’alcool un 28enne ucraino, irregolare sul territorio dello stato. I militari lo hanno sorpreso a guidare uno scooter in una zona pedonale molto affollata del centro di Nola con a bordo una connazionale: erano entrambi senza casco e trasportavano anche un cane. Alla vista dei carabinieri di pattuglia a piedi ha provato a invertire la marcia ma è stato rincorso e bloccato. A quel punto ha offerto ai militari 30 euro perché chiudessero un occhio ma è stato denunciato e sanzionato mentre il motorino è stato sequestrato perché era privo di assicurazione e revisione.

Pollena Trocchia, domenica di sensibilizzazione contro l’Aids

Sensibilizzare la popolazione ad avere rapporti protetti per evitare la possibilità di contrarre malattie sessualmente trasmissibili; sfatare i falsi miti che portano alla disinformazione ed all’esclusione sociale, al bullismo e ad altri fenomeni sociali; prendersi cura della propria salute attraverso interventi mirati sugli stili di vita sani e all’educazione alimentare. Sono questi gli obiettivi a cui è improntata l’iniziativa promossa in occasione della Giornata mondiale per la lotta all’AIDS dalla sezione locale della Croce Rossa Italiana. L’appuntamento è per domenica mattina dalle ore 10 alle ore 13 presso la chiesa di legno di via Calabrese, in località Musci. Diverse le attività in programma: anzitutto i presenti saranno invitati a conoscere le motivazioni dell’evento, anche attraverso un volantinaggio con la distribuzione delle informazioni della campagna “ama bene ama sano”. Successivamente, sarà proposto il gioco del Tris e, alla fine, un brainstorming sulle attività oggetto di sensibilizzazione. «Attraverso questa iniziativa vogliamo diffondere sempre di più la cultura della prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili, sensibilizzando ed invitando tutta la società, soprattutto la sua fascia più giovane, a fare uso di contraccettivi e ad informarsi sul tema trattato» hanno detto  Mimmo Filosa ed Enrico Rizzo, responsabili rispettivamente dell’Area 6 e 5 della Croce Rossa di Pollena Trocchia, che hanno voluto ringraziare per il supporto il presidente provinciale CRI Paolo Monorchio e il consigliere giovani Gennaro Tarantino. «Sono lieto che si rinnovi questo appuntamento con un’iniziativa di sensibilizzazione su un tema di grande importanza, rispetto al quale è importante essere sempre aggiornati e confrontarsi con voce esperte» ha commentato il Sindaco di Pollena Trocchia Carlo Esposito.

Boscoreale, a Piazza Vargas torna il “Mercato della Terra Vesuvio”

I prodotti dell’autunno e gli ortaggi freschi, cavoli, broccoli, verze, ecc., saranno i protagonisti del Mercato della Terra Vesuvio, promosso dal Comune e realizzato dalla Condotta Slow Food Vesuvio, in programma oggi domenica 1 dicembre a piazza Vargas dalle ore 9:00 alle ore 14:00, con laboratori del gusto dedicati al cachi vaniglia napoletano e alla zucca lunga vesuviana.

All’appuntamento mensile ci saranno anche piccoli produttori che propongono prodotti conservati che utilizzano la tecniche naturali e senza uso di additivi o conservanti.

In collaborazione con la Proloco Villa Regina e l’Associazione “Vesuviando”, presso il Cafè Express, vi sarà una mostra di arte contemporanea del maestro Luigi De Falco dal titolo “Realismo spontaneo”, che sarà visitabile fino alla prossima edizione del Mercato della terra, mentre in piazza Vargas un artigiano ciabattino illustrerà le tecniche antiche di lavorazione.

Anche in questa occasione sarà aperto il “Roseto di Villa Silvana” adiacente piazza Vargas, con la possibilità di scoprire la rosa antica di Pompei e tante varietà di rose da tutto il mondo.

Nell’ambito dell’iniziativa “Domenica al Museo”, promossa dal Ministero per beni e le attività culturali e per il turismo, sarà possibile visitare gratuitamente l’Antiquarium Nazionale “Uomo e ambiente nel territorio vesuviano” con l’annessa villa rustica di epoca romana riaperta di recente, dopo nove anni e un profondo restauro. Nello stesso sito archeologico boschese vi è allestita, fino al 20 gennaio 2020, la mostra sul sito protostorico di Longola, una delle più importanti scoperte archeologiche degli ultimi anni con molti reperti di Boscoreale.

La prima domenica di dicembre, dunque, è l’occasione per una visita a Boscoreale nel segno dell’agricoltura e del cibo di qualità, della cultura e dell’archeologia.

Elezioni Regionali. Condoni, è già polemica elettorale tra i politici nolani e vesuviani

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Tra i promotori della modifica c’è Mario Casillo, capogruppo del Pd . Con lui, in una specie di accordi bipartisan, anche Carmine Mocerino, consigliere regionale di Somma Vesuviana. Contro la modifica, invece, i Cinque Stelle.

 

La polemica sui condoni che si è verificata qualche giorno fa può essere considerata un’anticipazione della ormai imminente campagna elettorale per le regionali. La storia è questa: il consiglio regionale ha approvato un emendamento che modifica la legge 21 del 2003, quella che istituisce la zona rossa del Vesuvio. Con questa modifica, sindaci dell’area vesuviana e consiglieri regionali di centrosinistra e centrodestra sperano che si sblocchi la questione delle istanze di condono del 1985 e del 1994. Stiamo parlando di decine di migliaia di richieste. Tra i promotori della modifica c’è Mario Casillo, capogruppo del Pd originario di Boscoreale, considerato tra i principali esponenti della politica nell’area vesuviana. Con lui, in una specie di accordi bipartisan, anche Carmine Mocerino, consigliere regionale di Somma Vesuviana. Contro la modifica, invece, i Cinque Stelle. E quindi la pomiglianese Valeria Ciarambino e Gennaro Saiello, proveniente da San Vitaliano. Va detto che dal punto di vista mediatico la battaglia contro la modifica della legge 21 è stata portata avanti soprattutto da Vincenzo Viglione. “Una modifica normativa che, peraltro oltre a presentare profili di illegittimità per contrasto con le normative nazionali, non risolve il problema ai sindaci. I Comuni interessati incontreranno la puntuale opposizione della Soprintendenza, che non potrà che esprimere pareri sfavorevoli sui vincoli esistenti, così come sono stati definiti anche dal massimo organo della giustizia amministrativa”, ha detto il consigliere regionale. E tuttavia, area vesuviana e nolana diventano ancora una volta protagoniste del dibattito politico: ecco perché le schermaglie per le prossime elezioni già si cominciano a vedere.

VinGustandoItalia, Street Food a Napoli: cosa e dove mangiare…..

 

Lo street food napoletano ha radici così forti nel proprio popolo che l’abbiamo portato ovunque, pensate che emigranti quali  siamo, abbiamo globalizzato il mondo intero con la nostra adorabile pizza.

Napoli, splendida Napoli un tempo chiamata Parthenope, dal nome della sirena sepolta, secondo la leggenda, nel luogo in cui venne fondata, è una città unica al mondo. A Napoli si ingrassa per forza, non c’è nulla da fare, quindi dopo aver aggiunto due buchi alla cintura, addentriamoci nei vicoli dove padroneggia lo Street Food, il cibo da strada. Cosa dirvi, sarà il clima, sarà la struttura urbana, sarà il calore del popolo napoletano, ma a Napoli i napoletani passano ancora gran parte della loro giornata all’aperto. Per spostarsi da un luogo all’altro, per lavorare o semplicemente per piacere. È un luogo in cui bellezza e degrado, fede e superstizione, storia e modernità convivono e si mostrano in un vero e proprio teatro della vita in cui voci, colori, odori e scorci unici si mescolano secondo regole che valgono solo qui. La città è viva, vissuta e calpestata ogni giorno da milioni di persone, milioni di bocche che, da qualche parte, dovranno sfamarsi. La formula prediletta è il cibo da strada, cioè quello servito direttamente da vetrine, negozietti, anfratti adibiti con pochissima cucina, calderone per fritture e un frigo con le bevande. Il costo dello street food a Napoli è irrisorio, similmente a quello delle altre città, infatti si parte da 1,5 euro per una pizza a portafoglio o un dolce tipico, fino ad arrivare a massimo 7-8 euro per i cuoppi di fritture più pieni ed elaborati. Lo street food napoletano ha radici così forti nel proprio popolo che l’abbiamo portato ovunque, pensate che emigranti come siamo, abbiamo globalizzato il mondo intero con la nostra adorabile pizza. Ma cosa mangiare nei vicoli di Napoli? Campionessa indiscussa è la “Pizza a portafoglio”, detta anche “Pizza a libretto”, cioè una pizza ripiegata su stessa. Di diametro ridotto, con meno condimento, anche il prezzo è popolano e popolare. Solitamente questa pizza ha poco o nullo fiordilatte, poco pomodoro e poco olio, insomma una versione “light” di una margherita. Raramente la troviamo ancora ad un euro, il prezzo più comune fino a qualche anno fa; oggi la si paga un euro e cinquanta, due euro. Ma seguendo il cammino dei profumi e dei gusti come non poter assaporare la favolosa “Pizza Fritta”. Una rivoluzione calorica fatta di pasta ripiena con ciccioli di maiale, ricotta, provola e pepe e fritta in olio abbondante di semi. Un cibo molto meno complicato della pizza in forno a legna, in quanto la cottura avveniva (ed in alcuni posti, avviene ancora), nel pentolone classico di rame ricolmo di olio bollente. L’olio di semi è un retaggio della presenza americana a Napoli, e come non ricordare Sofia Loren ne L’oro di Napoli… Il popolo partenopeo ha il cuore a forma di pizza fritta. Poi al fritto si continua con altro fritto, il “Cuoppo”, che di solito è composto da qualche zeppolina salata, cioè paste cresciute con sale; panzarotti fatti di patate e spesso arricchiti con formaggio e prosciutto, pizzelle ‘e sciurilli (paste cresciute con fiori di zucca), sciurilli fritti (sempre fiori di zucca pastellati e fritti), scagliuozz (triangolini di polenta fritti), palle di riso (la versione partenopea degli arancini), la frittata di maccheroni. Di recente, l’offerta cittadina si è arricchita anche di Cuoppi di Mare, con fritture di paranza, calamari ed anelli, oltre che di una serie di verdure pastellate come zucchine e melanzane. Ma se ci dobbiamo fare male allora è d’obbligo ‘o per ‘e o muss (piede e muso del maiale), quasi una ritualità e non un semplice cibo. Nasceva da les entrailles, le interiora di animale che venivano buttate giù dai balconi reali per i poveri. Immaginate una Napoli borbonica, nettamente divisa tra povera gente e ricchi. Immaginate questa folla di poveri che corre, urlando les entrailles! les entrailles! Rapidamente, nella lingua del volgo divennero le zendraglie. Ed è meglio non dire ad un napoletano “sei una zendraglia” perché è molto offensivo. Chi gestiva, e gestisce le zendraglie è il carnacuttaro, mitologica figura della mia infanzia gastronomica. Il carnacuttaro divideva le interiora in tre parti: la trippa, che conosciamo tutti; il soffritto, che è zuppa forte di pomodoro con ritagli di interiora; infine, ‘o per ‘e o muss, che raccoglie parti di cartilagine, mammelle, matrice (utero), sia di bovino che di maiale. “O per’ ‘e ‘o muss viene bollito a lungo e conservato successivamente (per brevissimo tempo, data la deperibilità delle parti molli) al fresco. Al momento del vassoio, vengono conditi con abbondante sale e limone. Altro caposaldo del cibo da strada napoletana è ‘o bror ‘e purp, il liquido di cottura del polipo, che da sempre è stato considerato elisir di lunga vita della povera gente. Davvero raro da trovare oggi, la vendita di questo nettare popolare è confinato praticamente in un paio di tavole calde nei pressi di Porta Capuana dove viene servito in tazze bollenti. La sua storia ha origini davvero antiche, tanto che ne parlava già Giovanni Boccaccio in una lettera all’amico Francesco Baldi, raccontando di come un polipo venne comprato e cucinato, per poi essere inviato alla “purpera” (cioè alla puerpera). Molti secoli dopo, la scrittrice e giornalista Matilde Serao ne “Il ventre di Napoli” ci fornisce questa descrizione della ricetta e del commercio: “Con due soldi si compera un pezzo di polipo bollito nell’acqua di mare, condito con peperone fortissimo: questo commercio lo fanno le donne, nella strada, con un focolaretto e una piccola pignatta”. Il brodo, altamente salino, marino, un concentrato di Napoli in pratica, viene servito anche con la cosiddetta ranfetella, cioè un tentacolo di polipo. Molto scenografico e sicuramente da mangiare (o da pucciare) a coronamento del tutto. E concludiamo questo viaggio con i Taralli sugna e pepe, un autentico pezzo di storia calorica napoletana. Il tarallo sugna e pepe (la sugna è il grasso del maiale tipico nelle cucine partenopee) si consuma a qualunque ora passeggiando per il lungomare, come aperitivo, spezzafame e per qualcuno anche come pasto completo. A forma di treccine intrecciate e tondeggianti, corpulenti, i taralli nacquero sul finire del Settecento e la storia raccontata vuole che i panificatori non sognassero neppure lontanamente di buttar via i ritagli di pasta ottenuti dalle loro lavorazioni quotidiane. Come d’uso nel popolo partenopeo, si aggiunsero quindi ingredienti molto calorici, ideali per affrontare lunghe giornate fatte di lavori faticosi: la sugna, un bel po’ di pepe e le mandorle. Abbrustoliti ed unti, venivano venduti dai tarallari ambulanti. Oggi, i taralli, diventati oggetto cult dello street food partenopeo, vengono venduti singoli, al pacchetto ed al chilo in panifici, rosticcerie e tarallifici. Ma dovrei parlarvi ancora del Cuzzetiello di pane cafone con ragu napoletano e polpette… Ma come non citare la Sfogliatella, il Babà, il Fiocco di Neve, tutte prelibatezze che passeggiando da via Toledo a Spaccanapoli potrete trovare ed assaggiare rimanendo estasiati per l’esplosione di colori, di profumi, di vita che soltanto un luogo magico come Napoli può donare. E tutto questo cibo , colmo di Napoletanità, riempirà la vostra pancia ma soprattutto la vostra anima.

“Saciccia e friarielli int’’o cuzzetiello”: nel 1887 questa “marenna” entrò nel menù di un elegante bistrot di via Filangieri, a Napoli

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Dalle cucine del popolo al menù dei locali di lusso: i sapori di un complesso connubio tra pane, verdura e carne. La “Latteria Napoletana” del duca di Rende, che era anche padrone, tra Ottajano e Villa Albertini, della “Masseria di Bosco del Gaudio”. L’organizzazione “svizzera” della Masseria, in cui si producevano burro e formaggi e si allevavano mucche e maiali. La Masseria di San Domenico a Ottajano.

 

Ingredienti: salsiccia di maiale; 4 “mazzi” di friarielli; spicchi d’aglio; un peperoncino rosso piccante; ½ bicchiere di vino bianco; olio extra vergine sale; coni di “palate” di pane cafone. Pulite i friarielli, scaldate in una padella  l’olio con due spicchi d’aglio e pezzi di peperoncino,  e quando l’olio incomincia a “friere”, aggiungete i friarielli e fateli cuocere a fiamma vivace e a padella coperta. Poi fate cuocere i pezzi di salsiccia, dopo averne bucato il budello,  bagnateli con il vino bianco, e lasciate che la fiamma vivace  lo faccia evaporare. Liberate i pezzi di salsiccia dal fondo di cottura, uniteli ai friarielli, voltate e rivoltate il tutto più volte, con lentezza, perché i sapori trovino il giusto punto d’incontro. Riempite, infine, la cavità dei “cuzzetielli” da cui è stata portata via quasi tutta la mollica. Fate ruotare i “cuzzetielli” perché prendano profumi e sapori. (Per la prima parte sono state seguite le indicazioni della ricetta Coookaround).

I nomi rivelano la natura delle cose, sempre: i “friarielli” chiamateli broccoletti e dite “salsiccia” invece che “saciccia”, e non è più “na marenna”, ma solo una merenda popolare, un banale cibo da strada. “’O cuzzetiello”, poi, era un privilegio per pochi: il cono terminale della “palata” di pane cafone accoglieva nel suo seno croccante il “forte” avvolgente dei “friarielli” che anche in bocca continuavano a “friere” e la densa e larga pienezza d’ “’a saciccia”: e non c’era senso che non fosse coinvolto nel confronto con questo miracolo vesuviano: dico “vesuviano”, perché i “friarielli” venivano dalla prima piana sarnese, dove la terra è impastata con la cenere e con i lapilli del vulcano, e il miracolo della indescrivibile squisitezza si realizzava anche grazie all’olio degli oliveti di Terzigno: olio vigoroso e magro, olio di nerbo e di profumi puliti, olio che si è liberato dall’inganno dei grassi. Ma di quest’olio mirabile, elogiato già dal De Renzi e dai professori dell’Istituto Agrario di Portici, avremo modo di parlare tra non molto. Nel 1887 questa “marenna” entrò nel menù della “Latteria Napoletana”, un “bistrot” che il sig. Siciliani, marchese di Gigliano e conte di Rende, aveva aperto a Napoli, in via Filangieri, interpretando con raffinatezza di stile la moda francese che suggeriva di coordinare, nei locali, menù e atmosfere popolari con l’eleganza degli arredi e dei servizi (vedi immagine in appendice). Questa “Latteria”, che era frequentata da giornalisti di gran nome, Del Balzo, Verdinois , Pagliara, offriva ai clienti il “tè delle cinque” e la colazione alla forchetta, ma anche “le salsicce e i friarielli”, il “cattò napoletano”, la parmigiana e gli involtini di melenzane che entravano talvolta nel pasto di “contadini e pastori” incaricati di coltivare l’orto e di allevare le mucche e i maiali nella Masseria “Bosco del Gaudio”, di proprietà del Siciliani.

La Masseria occupava molte moggia di terra nei pressi di Villa Albertini, tra Ottajano, Nola e Saviano: l’indicazione (San Giuseppe di Ottajano) che si legge nel manifesto pubblicitario è una “leggerezza” tipografica. Ma, come dimostrano le pubblicità di riviste e di quotidiani, al proprietario importava soprattutto che si comunicasse ai clienti che la “Latteria” usava solo “prodotti della Masseria Bosco del Gaudio”: in realtà, il luogo si chiamava “Bosco del Gaudo”, ma “gaudio” suonava meglio, e meglio rispondeva alle esigenze della pubblicità. Il direttore della Masseria era il sig. Landolph, “un egregio giovane svizzero”, e svizzero era anche il “Maestro di cucina” della “Latteria”, il sig. Werner. Il Landolph aveva fatto costruire impianti di grande” arditezza e razionalità”, aveva preteso che gli operai ricevessero salari sostanziosi, e produceva burro delicatissimo e formaggi grassi e semigrassi con il latte delle 40 mucche “mungane” ospitate dalla stalla, “la maggior parte dei diversi cantoni della Svizzera, con prevalenza di quelle Schwitz, qualcuna olandese, e poche altre locali.”  Non c’è pubblicità della Masseria in cui non ci sia un vistoso riferimento alla produzione del burro centrifugato e del burro “alla sorrentina”. L’allevamento dei maiali di razza York e dei “neri” di razza casertana forniva alla Latteria “’e sacicce”, mentre i friarielli venivano dagli orti di Sarno e del Vomero. Bisogna dire che 150 anni prima anche nella vicina Masseria San Domenico, in territorio di Ottajano, i frati domenicani avevano organizzato un importante “porcile” che forniva carni fresche e salate alla dispensa del Convento napoletano di San Domenico  e avevano allestito un “medicaio” di due moggia, che produceva foraggio abbondante e prezioso.

Marigliano, scoperta una macelleria clandestina in una casa abbandonata

Una vera e propria macelleria clandestina è stata scoperta dai carabinieri forestali della stazione di Marigliano in stretta e fattiva collaborazione con la polizia locale, diretta dal comandante Emiliano  Nacar, e dai carabinieri della locale stazione.

Quella che poteva sembrare una casa abbandonata era invece utilizzata da un 67enne del posto come macelleria per il taglio e il confezionamento di carni.
Sequestrati banchi da lavoro sporchi, macchine industriali adagiate a terra, ganci uncinati,  coltelli arrugginiti, buste per il confezionamento e varie apparecchiature industriali.
Vi erano anche animali detenuti in cattivo stato tra rifiuti, taniche arrugginite, pneumatici abbandonati, parti di motore e rifiuti combusti.  I militari stanno ricostruendo l’intera filiera produttiva cercando di individuare la provenienza degli animali macellati e la loro destinazione finale. Non è escluso che i prodotti sarebbero potuti arrivare nei banchi frigo dei negozi per il periodo natalizio. Il proprietario dell’immobile possedeva, inoltre,  anche munizioni, un fucile e una pistola scacciacani non rispettando la normativa in materia di armi. Per tali motivi il 67enne è stato denunciato per macellazione abusiva, cattivo stato di conservazione degli alimenti, omessa custodia e omessa denuncia armi.
Poco distante dalla macelleria dell’orrore è stata chiusa un’officina meccanica abusiva anch’essa priva di qualsivoglia autorizzazione ambientale e fiscale.  Il titolare è stato denunciato per scarico di acque industriali senza autorizzazione, gestione illecita e abbandono di rifiuti.