Nola, amministrative 2019: presentate le liste che sostengono Cinzia Trinchese sindaco

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Una manifestazione in Piazza Clemenziano, in pieno centro a Nola, per presentare alla città e ai cittadini nolani liste e programma elettorale della coalizione che sostiene la candidatura a sindaco di Cinzia Trinchese e che si riconosce nel progetto #immaginanoladifferentemente.

“Mi presento alla cittadinanza – afferma Cinzia Trinchese – forte di un bagaglio di successi, conseguiti in molteplici iniziative realizzate nei miei precedenti mandati. Dalle mostre con cui abbiamo riportato a Nola grandi rassegne d’arte e cultura, ma soprattutto un turismo inedito per la nostra città; ai Festival e alle manifestazioni che hanno coinvolto tantissimi giovani, la risorsa più preziosa che questo territorio possiede. Dagli interventi di riqualificazione di numerosi monumenti e opere cittadine, alla riapertura al pubblico della Chiesa dei Santi Apostoli, autentico gioiello paleocristiano, salotto culturale della città, in pieno centro storico. Prima chiuso al pubblico, è stato restituito alla collettività in virtù di una proficua collaborazione tra pubblico e privato”.

Un impegno e una capacità riconosciuta in città in modo unanime e grazie al quale è stato possibile riaggregare il centrodestra nolano e le principali forze politiche della Città dei Gigli.

Sette le liste: due civiche e cinque politiche: Al Cuore di Nola, Siamo Nola, Lega, Forza Italia, Meridionalisti Vesuviani, Lega Sud – Ausonia e Alleanza Riformista alle quali si aggiunge il supporto esterno di IDeA Popolo e Libertà, lista esclusa dalla competizione per un cavillo burocratico.

Un totale di oltre 155 candidati solo 12 dei quali con una pregressa esperienza amministrativa alle spalle. Un segnale deciso di rinnovamento. Un gruppo giovane pronto a rimboccarsi le maniche per sostenere e portare a compimento il programma elettorale.

Un documento articolato in 10 punti, ognuno dei quali suddivisi in obiettivi concreti. Un programma che pone al centro la crescita ed il progresso della città e le soluzioni per affrontare con gradualità ed efficacia i grandi problemi presenti sul tavolo dell’amministrazione.

“Al centro dell’agenda amministrativa, – spiega Trinchese – trovano spazio interventi che toccano tutti i principali ambiti di competenza dell’Ente comunale: dalla cultura al turismo, dall’istruzione alle politiche giovanili, dal lavoro alle politiche sociali, passando attraverso l’urbanistica e i lavori pubblici, l’impresa, il commercio, i trasporti e la viabilità, l’ambiente e la riqualificazione del territoriale, le politiche fiscali e il bilancio, la trasparenza e la semplificazione amministrativa.

Tra le novità – aggiunge Trinchese – abbiamo previsto la creazione di un Ufficio Europa, quale ponte tra l’UE e la Città, a vantaggio di cittadini ed enti, nonché quale fondamentale strumento di supporto dell’attività amministrativa”.  

Un progetto ambizioso ma attentamente studiato per essere realizzato e compiuto nel bene esclusivo di Nola e dei suoi cittadini

E se le scuole le tenessimo aperte tutto l’anno….

Le lezioni nelle scuole terminano intorno al 10 giugno e riprendono verso il 15 settembre. Considerando che dalla fine di maggio a scuola non va quasi più nessuno e che a settembre, tra orari ridotti, rotazioni, carenza di docenti e aule, si va a regime solo verso fine mese, è evidente che i nostri ragazzi rimangono scoperti sul versante scolastico per circa quattro mesi, un terzo dell’intero anno. Ogni anno! Tale “scopertura” è un fatto socialmente così rilevante che numerosi soggetti esterni alla scuola hanno provato e provano a interessarsi dei ragazzi, e della loro formazione, nel periodo estivo. Senza andare troppo indietro nel tempo, dagli anni cinquanta in poi, abbiamo fatto esperienza di colonie estive, sia quelle in mastodontici edifici di enti pubblici e privati per i figli dei dipendenti, sia quelle più artigianali delle parrocchie e di gruppi di impegno sociale destinate soprattutto ai ragazzi delle periferie e delle zone più difficili; i campi scuola gestiti dalle associazioni; i viaggi di studio all’estero per chi se li può permettere; perfino gli stage, che a volte non sono altro che lavoro stagionale camuffato, ecc. Tutte queste iniziative hanno in comune il voler mettere assieme formazione e tempo libero, studio e attività ricreative dei ragazzi, sempre riuniti in gruppo. Insomma apprendimento e socialità, come avviene a scuola. Ma perché la scuola chiude per quasi quattro mesi all’anno? Con qualche reticenza e un po’ di ipocrisia si risponde che a giugno e luglio si fanno esami, ci sono inoltre gli scrutini e tutti gli adempimenti burocratici; che nella prima metà di settembre si fa la programmazione e si organizzano le attività del nuovo anno. La verità è che la maggioranza degli alunni non è coinvolta negli esami, lascia la scuola alla fine di maggio e la rivede a settembre inoltrato. Anche la maggioranza degli insegnanti rimane fuori dagli esami, assolve in tempi contenuti ai vari adempimenti, e comunque lasciano la loro attività principale, “insegnare”, “fare lezione”, per circa quattro mesi. Eccetto i “fortunati” che fanno preparazioni e ripetizioni estive, rigorosamente a nero. Gli unici sempre presenti a scuola sono gli Ata, amministrativi, tecnici e ausiliari; a differenza dei docenti, per loro esistono solo giorni lavorativi e ferie, ma non vacanze. Magari, d’estate, aspettano che preside e segretario vadano via, per lasciare anche loro in anticipo gli ampi spazi, muti e vuoti: corridoi, aule, palestre. D’estate, diciamocelo, c’è un grande spreco di risorse, di forza lavoro, di attività non svolte. Dovrebbero ricordarselo i nuovi eroi che con sforzi titanici cercano di aprire d’estate le scuole che essi stessi decidono di chiudere. Hanno le “chiavi” per aprirle: edifici, docenti e personale. Non hanno bisogno di risorse aggiuntive. Quello che loro hanno in mente, “scuole aperte d’estate”, è un progetto, con relativo piccolo finanziamento. Un progetto che vede il coinvolgimento di chi lo vuol fare tra i docenti e di associazioni del territorio. Che non è poco, anzi è lodevole e controtendenza rispetto all’indifferenza diffusa. Ma non è certo l’attività corale dell’intera scuola, non è un capitolo della sua programmazione, non è una fase strategica della sua attività. Negli anni novanta ci capitò di fare un’esperienza nella mia scuola che chiamammo “Vivi la scuola”. I ragazzi, come avviene oggi, si ritiravano verso la fine di maggio, non essendo noi riusciti a dissuaderli neppure con lo spauracchio di non scrutinarli e di non esporre i “quadri” cioè i risultati. Decidemmo di fare nei primi nove giorni di giugno solo attività che avrebbero sicuramente gradito. E piacquero tanto che volevano continuare a frequentare anche dopo il nove. Erano le solite attività extracurricolari, e però i docenti ci misero qualcosa in più: di impegno, di professionalità, di umanità.  La collega di inglese, da sempre contraria al tempo prolungato e alle recite di fine anno, preparò con i suoi alunni una tipica colazione inglese. Con uova strapazzate e bacon, toast e marmellate, the e caffè lungo, servita da “personale” che parlava solo inglese. L’insegnante di educazione artistica scovò dei cavalletti ancora imballati nei depositi della scuola. Li piazzò nei giardini, curati per la prima volta da una squadra di alunni, e lì pittori e pittrici in abiti ottocenteschi dipingevano. Il professore di matematica scoprì le osservazioni scientifiche, un po’ trascurate nelle sue lezioni, grazie anche a una capannina meteorologica. Il professore di educazione fisica finalmente non ebbe più il tempo di fare la corte alla collega, impegnato com’era tra calcio, pallavolo e atletica, allenamenti, arbitraggi e pronto soccorso. E un altro gruppo di docenti, me compreso, fummo emotivamente coinvolti con i ragazzi più grandi nella visione di film come “Stand by me”. Capimmo per tempo che il successo dell’iniziativa era dovuta al fatto che studenti e insegnanti avevano vissuto assieme quest’esperienza. Come le lezioni e le altre attività didattiche durante l’anno. La scuola aveva continuato ad essere scuola anche in quei giorni. Senza nulla togliere alle altre “agenzie formative” c’è una titolarità della scuola e dei suoi docenti che la rende unica e affascinante. Con un po’ di buona volontà, rispettando le ferie dei docenti e le vacanze degli alunni, si può allungare e il tempo delle attività didattiche a scuola durante l’estate. Le scuole potranno rimanere chiuse per ferie per un breve, brevissimo, periodo. Nelle altre settimane, non sempre gli stessi alunni, non sempre con gli stessi insegnanti, la scuola funziona regolarmente!

Nola al voto, la mobilitazione civile, culturale e sociale dei Meridionalisti vesuviani 

I Meridionalisti vesuviani con 18 candidati si presenteranno alle elezioni comunali del 26 maggio a Nola con lo scopo di battersi per una città migliore, puntando al riscatto culturale e ambientale.   Sono Annunziata Ferdinando, Apuzzo Orlandina, Balletta Ausilia, Balsamo Carlo, Bossa Angela, Caliendo Francesco, D’Ascoli Carmine, De Luca Luigi, Di Domenico Aniello, Di Palma Giuseppe, Esposito Domenico, Foglia Maria, Fusco Angelo, Masulli Alessandro, Mazzocchi Giovanni, Perna Ferdinando, Russo Rosaria e  Trinchese Marianna i 18 candidati consiglieri che si presenteranno alle elezioni comunali del 26 maggio a Nola in appoggio al candidato Sindaco Cinzia Trinchese. “La questione meridionale è una costante nella storia del nostro Paese – afferma il segretario Giovanni La Marca – da prima ancora che si formasse lo Stato nazionale. Oggi il meridionalismo è un fenomeno in crescendo. La  consapevolezza sta nella storia reale del Mezzogiorno. L’orgoglio risiede nella ricchezza sociale, culturale e artistica del nostro territorio. E nell’ambito del filone politico-culturale del meridionalismo, accanto a forme di vuota retorica politica, a fenomeni di clientelismo, a manifestazioni di vittimismo, si sono espresse  – continua La Marca –  alcune delle migliori intelligenze con le più lucide analisi sulla vicenda: da Giustino Fortunato a Gaetano Salvemini, da Antonio de Viti De Marco a Manlio Rossi Doria. Il sostegno al candidato Sindaco Cinzia Trinchese, donna di poche parole e di grandi fatti, corre in una unica direzione: dare speranza alla propria terra e alla sua gente. Ma, soprattutto, lottare per il bene dei più e non dei pochi con un miglioramento totale della  vita di tutti.” La proposta politica più importante del Movimento, alla quale sono poi collegate tutte le altre, è il decentramento del mercato ortofrutticolo della città a cui conseguirebbe naturalmente uno sviluppo urbanistico con la restituzione del centro storico alle sue funzioni naturali. “Un’area parcheggio permetterebbe – afferma il candidato Giuseppe Di Palma – un’agevolazione nella circolazione in città e ai turisti di poter parcheggiare con la possibilità di poter visitare la città. Lo sviluppo delle attività turistico – culturali sarebbe enorme, così come migliorerebbe la vivibilità ed abitabilità del centro storico, animato da attività di grande valore economico. Sono decenni, poi, che il Rione Gescal versa in un degrado enorme. Tante sono le proteste e le indignazioni tra i residenti per lo stato di abbandono e decadimento in cui da tempo versa il popoloso rione. Numerose segnalazioni sono state presentate in Municipio e finora non hanno trovato nessuna risposta, nonostante le molteplici sottoscrizioni di tante famiglie”. A raccogliere il grido d’allarme di un intero quartiere è il candidato Carlo Balzano, che denuncia anche la mancanza di un parco giochi per i bambini oltre ad aree verdi. Centinaia di cittadini si sentono dimenticati dalle istituzioni. Strade più sicure contro l’illegalità, ecco il programma invece del candidato Francesco Caliendo. “Un progetto di videosorveglianza garantirebbe sicurezza in più per i cittadini e un maggior controllo. Presidiare tutti i luoghi di maggiore aggregazione, controllare gli itinerari turistici in città, e blindare i perimetri che ospiteranno eventi e spettacoli all’aperto, soprattutto in coincidenza della Festa dei Gigli. Una cosa è certa – continua Caliendo – se si comparano i pericoli che minacciavano l’uomo dell’ultimo secolo e quelli che minacciano l’uomo di oggi, si nota che sono diminuiti. Le vie così come le strade sono più sicure perché meglio sorvegliate sia di giorno che di notte”. Infine la dichiarazione del candidato Ferdinando Annunziata di porre il bio al centro del sistema agro alimentare. “Non è azzardato dire – afferma Annunziata –  che il cibo biologico cambierà il mondo agroalimentare, almeno in piccola parte. Capire esattamente come questo succederà e quale sarà l’estensione del fenomeno è più complicato e gli esperti invitano a non fare previsioni troppo ottimistiche”.  

Perché gli Ottavianesi mangiano, in onore di San Michele, pasta e piselli

Dal San Michele longobardo, giudice e guerriero, al San Michele bizantino, patrono del grano e della Natura che rifiorisce in primavera. La storia dei piselli coltivati nel Vesuviano interno, e, in particolare, alla Zabatta e a Recupo,  “quartieri” di Ottaviano. Il significato dell’espressione “ ‘nce vedimmo a pesiello”.   L’ 8 maggio, nel giorno sacro a San Michele, gli Ottavianesi mangiavano, e forse ancora mangiano, pasta e piselli. E’ probabile che il “rito” si svolga in tutti i luoghi in cui la civiltà contadina  ha scelto come patroni i santi che si venerano a maggio, che è il mese in cui  la primavera rinnova in modo manifesto la vita della  Natura. E infatti i piselli  sono protagonisti anche del menù di Pasqua. Un almanacco napoletano del 1848 propone, per  la tavola di Pasqua e per quella dell’8 maggio, la “ zuppa di pesielli”, in cui entrano, con i piselli, anche le “cepolle zoffritte”, e che viene servita su lunghe fette di pane abbrustolito; e con la zuppa, “zeppolelle di baccalà”, e cioè “mussillo di baccalà ‘mbrogliato in una pasta molla molla di grano di criscito e ‘no poco di vino: il tutto fritto in una tiella chiena d’uoglio.”. Forse anche nel Vesuviano  i  semi dei piselli e delle fave che escono dal baccello in cui erano nascosti furono visti come un simbolo della Resurrezione. I piselli del Vesuviano interno hanno goduto di lunga e solida fama. Così scrive Silvestro Sannino nel libro “Civiltà agricola vesuviana“ ( 2009), che è un documento straordinario degli usi e dei costumi che caratterizzarono la società contadina nel nostro territorio e dei prodotti significativi dell’agricoltura vesuviana: “Con le fave è notevole la coltura del pisello, sia di quello piccolo, nano, detto zimperiniello, sia della varietà rampicante precoce di Napoli, sia del pisello maestoso verde di Trecase, che raggiunge altezze superiori ai due metri ed offre uno spettacolo meraviglioso con i suoi frutti pendenti a cascata. In questa zona di Trecase che oggi cade nel Parco Nazionale del Vesuvio la coltivazione del pisello è diventata, in pratica, impossibile, perché le tenere piantine vengono divorate dai famelici conigli selvatici che si sono diffusi e moltiplicati nell’ area del Parco per opera e virtù dell’Ente. Peraltro la difesa dai temibili roditori mediante recinzioni con reti risulta, oltre che costosa, impossibile, perché l’ Ente Parco ne vieta l’impianto.”. Erano famosi anche i piselli delle contrade ottavianesi della Zabatta e di Recupo. Ancora negli anni ‘70 le contadine di quei luoghi, nei giorni che precedevano la Pasqua, portavano in piazza Mercato, a Ottaviano, e non solo il sabato, giorno del mercato “ufficiale”, “quadretti” “‘e spaselle” di piselli: i contadini “pratici” del treno e della città prendevano la Vesuviana, scendevano a Napoli e si piazzavano, con i loro “quadretti”, all’imboccatura di via Giacomo Savarese o nei pressi di Piazza del Carmine. A Napoli i piselli ottavianesi erano considerati contorno ideale della carne di capretto, protagonista assoluta del pranzo di Pasqua. Nei primi anni del Novecento l’alta qualità dei piselli di Recupo e della Zabatta venne attribuita da Orazio Comes, direttore dell’Istituto di Agraria di Portici, alla particolare struttura del terreno vulcanico, assai adatto alla coltivazione dei piselli nani detti “zimperinielli”. La terra di Recupo dava anche buoni vini. Nel 1961 Giuseppe Fiorito scrisse che erano notevoli i vini rossi di Ottaviano “specialmente quelli, particolari, conosciuti con i nomi di Cacciato e di Recupa, i quali sono fatti di aglianico con buone percentuali di tintore ed hanno un sapore e un profumo che ricordano un poco i vini piemontesi”. Il tutto si inquadra nella dimensione agiografica del San Michele ottavianese,  il cui culto, portato a Ottaviano dai Longobardi, si conforma, sul finire del primo millennio dopo Cristo, a quello del San Michele bizantino, che è non più solo giudice dei peccatori e avversario di Belzebù, ma anche dio del grano e protettore di frutteti e di vigneti. A ciò si aggiunge il fatto che la tradizione fa dei piselli un simbolo di felice fortuna: nel II sec.d.C. Artemidoro,  lo storico dei sogni, spiegava l’origine di questo simbolo collegando il nome pisos alla radice di un verbo greco che significa “persuadere, obbedire”. Perciò il sognare piselli era cosa di buon auspicio, soprattutto, scrive Artemidoro, per i timonieri e gli avvocati, “poiché ai primi obbediranno i timoni, agli altri i giudici”. Non dimentichiamo che nella lingua napoletana il plurale“‘e pesielli” serve a indicare, con una nota di sarcasmo, il danaro: i contadini, quando contraevano un debito, dicevano al creditore “ ‘nce vedimmo a pesielle”, garantivano che avrebbero sanato il debito a primavera, con il primo raccolto, che era proprio quello dei piselli. Come si vede, intorno a un piatto la tradizione intreccia i fili di molte storie.    

Saldo e stralcio dei debiti con Agenzia delle Entrate, i requisiti per accedervi

Forse non ne hai mai sentito parlare, ma alcuni soggetti hanno diritto a quelle che sono le operazioni di saldo e di stralcio dei debiti con l’Agenzia delle Entrate. In generale, si fa riferimento ai debiti che si hanno con questo Ente e che comprendono il periodo che va dal 1° gennaio 2000 fino al 31 dicembre 2017. Tali debiti comprendono:
  • I versamenti relativi alle imposte, con esclusione di quelle che siano state richieste dopo un accertamento specifico
  • I versamenti per i contributi per coloro che siano iscritti alle casse previdenziali professionali, oppure i contributi per i lavoratori autonomi che siano iscritti all’Inps
  • I pagamenti delle rate relative a precedenti “rottamazioni”
Solo coloro che abbiano un Isee familiare che non superi i 20 mila euro potranno usufruire dei servizi di saldo e di stralcio dei debiti.

Saldo e stralcio dei debiti, in che cosa consistono

Il servizio di saldo e di stralcio dei debiti con L’agenzia delle Entrate si riferisce alla possibilità di pagare i debiti stessi in forma ridotta. Verranno quindi, esclusi dal pagamento quelli che sono i classici elementi complementari, come gli interessi di mora per il tempo trascorso, e anche le eventuali sanzioni.

I requisiti per usufruire del saldo e stralcio

Come abbiamo già indicato, la possibilità di usufruire, in generale, del sistema di saldo e stralcio dei debiti con l’Agenzia delle Entrate si basa soprattutto sull’Isee familiare. In particolare, questo non dovrà essere superiore ai 20 mila euro, ma esistono quote specifiche da pagare a seconda del livello del proprio Isee, ed in particolare:
  • Per gli Isee fino a 8.500 euro si pagherà il 16% in meno delle somme dovute a titolo di capitale e anche per gli interessi
  • Isee tra 8.500,01 e 12.500 euro si pagherà il 20% in meno delle somme dovute a titolo di capitale e dovute per gli interessi
  • Per gli Isee che superano i 12.500 euro, e arrivano al massimo a 20 mila euro, si pagherà il 35% in meno delle somme dovute, comprese quelle previste per gli interessi
Si prevede, inoltre, un ulteriore possibilità. Infatti, indipendentemente dal tipo di Isee si prevede una riduzione del 10% per le somme che siano dovute dai contribuenti, persone fisiche, che alla data della presentazione della dichiarazione vedano già l’apertura di una procedura di liquidazione prevista dall’articolo 14-ter della legge 3 del 2012. Alle somme previste, inoltre, si dovranno aggiungere quelle maturate dall’Agenzia delle Entrate a titolo di aggio, e le spese per le procedure di esecuzione. Infine, a partire dal 1° dicembre del 2019 si aggiungerà un interesse annuo pari al 2%.

Cosa fare prima dell’invio della domanda di saldo e stralcio

Prima di inviare la tua domanda di saldo e stralcio sarà necessario rispettare alcuni passaggi che renderanno molto più semplice tutta la procedura. Innanzitutto, dovrai richiedere il tuo prospetto informativo, che conterrà l’elenco delle cartelle per le quali potrai accedere alla procedura. Per fare questa richiesta dovrai accedere alla tua area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate. Nel caso in cui tu non abbia le credenziali dovrai preliminarmente richiederle.

Come presentare la domanda di saldo e stralcio

Infine, esistono procedure specifiche anche per presentare la domanda di saldo e stralcio dei debiti. Puoi presentare la domanda online, sia con l’uso delle tue credenziali, oppure con il servizio “Fai DA Te”. Oppure potrai inviare una email alla casella Pec della Direzione dell’Agenzia delle Entrate Riscossione. Infine, nel caso in cui tu non voglia utilizzare gli strumenti telematici, potrai presentare la modulistica direttamente agli sportelli dell’Agenzia delle Entrate Riscossione a livello “fisico”.
Se vuoi saperne di più, oppure se vuoi essere aggiornato su tutte le novità e gli argomenti legali che possono farti risparmiare o che possono aiutarti ad ottenere dei rimborsi, puoi iscriverti a Difesa Utenti, associazione a tutela dei consumatori.  

Corecom: “Studenti campani protagonisti della lotta al bullismo”

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Prosegue senza sosta la campagna @scuolasenzabulli del Corecom Campania contro il fenomeno del bullismo e del cyberbullismo. Il nuovo appuntamento con gli studenti campani si terrà nel teatro comunale di Lacedonia e vedrà la partecipazione di una nutrita rappresentanza di giovanissimi che avranno l’opportunità di formulare domande agli esperti delle forze dell’ordine e ai tecnici messi in campo dal Corecom. L’obiettivo è quello di offrire tutti gli elementi possibili affinché i giovani possano accedere ai nuovi sistemi digitali di comunicazione in assoluta sicurezza. In secondo luogo, occorre che ciascuno di loro sappia riconoscere i pericoli del bullismo in rete e sappia altresì a chi rivolgersi in caso di necessità. Una responsabilizzazione degli studenti che, nel corso degli incontri finora realizzati, hanno dimostrato di poter svolgere questi compiti con grande senso del dovere e maturità”. Con queste parole il Presidente del Corecom Campania, Domenico Falco, ha annunciato l’incontro che si terrà lunedì 13 maggio, alle ore 11.00, presso il teatro comunale di Lacedonia (corso Augustale, 270). All’incontro parteciperanno il Presidente del Consiglio regionale della Campania, Rosa D’Amelio, il sindaco di Lacedonia, Antonio Di Conza, il sindaco di Monteverde, Francesco Ricciardi, il dirigente scolastico, Silvana Rita Solimine, il Presidente del Corecom Campania, Domenico Falco, il dirigente del Corecom Campania, Giovanni Corporente, il funzionario Servizio ispettivo e registro Corecom dell’Agcom, Nicola La Sala e la psicologa Isabel Cardellicchio. All’evento parteciperanno i rappresentanti della Polizia Postale e delle Comunicazioni.

Nolano e Torrese/Stabiese: chiusure e sequestri dei NAS. A Marigliano sospesa attività odontoiatrica abusiva e a rischio      

  Si riportano, di seguito, gli esiti di alcuni controlli eseguiti dai Carabinieri del NAS di Napoli:   a Frattamaggiore, in via Padre Vergara, i Carabinieri del NAS di Napoli, nell’ambito della campagna nazionale di controlli sulla ristorazione veloce, hanno eseguito un’ispezione igienico-sanitaria presso un’attivita’ di macelleria che gestisce anche un’altra unita’ locale operante nel medesimo comune, dedicata a laboratorio per la preparazione di cibi pronti e da asporto. Al termine dell’ispezione  i militari hanno proceduto al sequestro amministrativo di 70 chili circa di cibi pronti, insaccati stagionati, preparati e conserve alimentari per la vendita al minuto, poiche’ sono risultate violate le norme in materia di tracciabilita’/rintracciabilita’ alimentare. Nel medesimo contesto sono state impartite prescrizioni connesse con le “non conformita’” igienico-sanitarie, strutturali e documentali rilevate; a Nola, in piazza Marconi, il NAS di Napoli, nell’ambito della campagna nazionale di controlli nel settore della ristorazione veloce, hanno eseguito un’ispezione igienico-sanitaria presso un’attività di rivendita di panini farciti ed altri generi alimentari al termine della quale hanno proceduto al sequestro amministrativo di 50 kg. circa di prodotti alimentari di origine vegetale ed animale, tra cui bottiglie di vino, pane, alici marinate e mozzarella, rinvenuti nelle/sulle apparecchiature e/o mensole espositive dell’area vendita privi di qualsivoglia indicazione utile a garantire la rintracciabilita’ alimentare prevista dalla normativa comunitaria di riferimento; a Liveri  i Carabinieri del NAS di Napoli hanno eseguito un’ispezione igienico-sanitaria presso un locale bar – pasticceria, al termine della quale hanno proceduto al sequestro giudiziario di 100 kg di prodotti di pasticceria fresca, semilavorati e frutta fresca (pasticceria mignon, crema, fragoline di bosco, pandispagna ecc), rinvenuti allo stato congelato ed in cattivo stato di conservazione. Questi alimenti, all’origine freschi, risultavano essere stati arbitrariamente congelati tramite apparecchiature non idonee e senza osservare le previste cautele tendenti a garantirne la igienicita’, data la natura dei cibi. Nello stesso contesto gli operanti hanno proceduto all’immediata chiusura amministrativa di un deposito alimentare, risultato privo di titoli autorizzativi e dei requisiti minimi igienico-sanitari e strutturali previsti dalla normativa comunitaria e al sequestro amministrativo di ulteriori 6 chili circa di prodotti di pasticceria mignon assortita ed esposta per la vendita perché priva di indicazioni e/o procedure in autocontrollo HACCP, utili alla rintracciabilità alimentare di cui alla normativa vigente; a Torre del Greco, in via Nazionale, il NAS di Napoli, al termine  di una verifica igienico-sanitaria, rilevata la mancanza dei requisiti minimi necessari per la prosecuzione dell’attivita’ di magazzino alimenti (requisiti strutturali, igienico-sanitari e gestionali/organizzativi), magazzino peraltro attivato abusivamente, ha disposto la chiusura amministrativa del deposito alimenti di pertinenza di un esercizio di vendita al minuto di alimenti e prodotti tipici ; in ragione degli esiti di un sopralluogo e della contestuale verifica, non solo igienico sanitaria ma anche documentale, eseguita dai Carabinieri del NAS di Napoli a carico di uno studio medico-odontoiatrico, operante nell’ambito del comune di Marigliano, i competenti uffici di quell’ente hanno emesso apposita ordinanza di sospensione immediata di ogni attività svolta fino alla completa acquisizione dei requisiti ed autorizzazioni previste; a Castellammare di Stabia, in via Fontanelle, i Carabinieri del NAS di Napoli, presso un ristorante hanno eseguito una verifica igienico sanitaria, al termine della quale hanno proceduto a:
  • impartire prescrizioni inerenti alle non conformita’ rilevate all’interno di un locale dell’attivita’ adibito a deposito alimenti vari;
  • sottoporre a chiusura n. 3 celle prefabbricate installate all’interno di un locale privo dei requisiti igienico sanitari e strutturali;
  • sequestrare amministrativamente130 chili di alimenti vari (ittici carnei e caseari) per i quali non e’ stata esibita documentazione attestante la loro rintracciabilità alimentare.
   

La raccontiamo noi la Storia

“La verità delle donne”: un libro, documento e narrazione, che dà voce alle donne vittima di violenza nell’infinito conflitto in Colombia, sbarca in Italia ed è in procinto di pubblicazione.   La questione, purtroppo, non è nuova, e tuttavia, non è affatto risolta: la Storia, che dalle donne è vissuta sempre come vittime e spesso come protagoniste di sopravvivenza e riscatto, non è mai dalle donne raccontata. Non stiamo parlando, ovviamente di donne che si occupino di Storia in qualità di studiose, storiche o giornaliste. Stiamo parlando proprio dell’altra metà del cielo, del surplus di violenza che le donne subiscono, dagli stupri cosiddetti di guerra, alle mattanze di famiglie intere nei villaggi, al razzismo che su di loro trova terreno privilegiato di sfogo e di un racconto che generalmente manca: il racconto fatto dalle protagoniste di questa storia. Che è centrale per qualunque Storia con la “s” maiuscola. Lo scorso giovedì 9 maggio nella Casa delle Donne Bene Comune di Napoli si è svolta una bella iniziativa per appoggiare la pubblicazione in Italia di un volume molto significativo per questo discorso: “La verità delle donne – vittime del conflitto armato in Colombia”. Il libro è stato pubblicato a Bogotà nel 2013 con l’appoggio finanziario del OXFAM  e de l’ AECID, Agenzia Spagnola di Cooperazione Internazionale per lo Sviluppo ed è il frutto del lavoro de La Ruta Pacifica de Las Mujeres, un’organizzazione di donne colombiane, sorta nel 1996 , che raccoglie più di trecento gruppi e associazioni, tutti accomunati dal fine di combattere la violenza e la discriminazione di genere e di raggiungere la pacificazione nel paese. Si tratta di un movimento femminista, pacifista e antimilitarista che mira alla costruzione di un’etica della non violenza. Le Donne in nero sono da anni in contatto con questa organizzazione e sono proprio loro che si stanno occupando della traduzione e che cercano sostegno per la pubblicazione in Italia. L’evento è stato introdotto  da Nadia Nappo e presentato da Maria Rosaria Mariniello, che ha anche mostrato un video e una serie di scatti riguardanti la Ruta, le loro manifestazioni e il loro modo specifico di affrontare la riparazione delle violenze, ridando voce al corpo attraverso la pittura corporale, i colori, la danza. L’incontro è stato sostenuto dalle letture e dai canti di Susanna Poole e si è concluso con un mandala e una cena, veicoli, a diverso livello, di socialità e solidarietà. Il libro che si intende pubblicare è stato redatto dalla Commissione Verità e Memoria delle Donne Colombiane con un gruppo di più di settanta donne tra documentariste, ricercatrici, collaboratrici, addette all’inserimento dati, codificatrici e coordinatrici generali e regionali, tra cui Kelly Echeverry, già intervistata anni fa su queste colonne. Il Rapporto pone l’accento sull’esperienza delle vittime e sistematizza il processo portato avanti e coordinato dalla Ruta Pacífica de las Mujeres. Nel primo volume si trova un’analisi dell’esperienza delle vittime, che  viene raccontata a partire dalla voce di più di mille donne meticce, afrodiscendenti e indigene, che hanno sofferto sulla propria pelle gli orrori della guerra e conservato, per anni o addirittura per decenni, quei ricordi nel loro corpo e nel loro cuore. Le conseguenze della violenza sulle donne non sono semplici danni collaterali di un conflitto armato, sono ferite che bisogna accogliere e che esigono un riconoscimento. Le mutilazioni, la violenza sessuale, le gravidanze forzate, le conseguenze sulla maternità e l’impatto sui rapporti fra uomini e donne trovano radice nella violenza subita e commessa da uomini. Spesso le tracce di questi orrori restano invisibili, ma sono proprio queste ferite insanabili a mettere in questione un sistema, un’ideologia e una cultura dominante che vede nelle donne dei meri oggetti di controllo, di violenza o di disprezzo. La violenza di genere è infatti un fenomeno radicato nel contesto colombiano, che dalla situazione di guerra viene solo acuito e incrementato. Si tratta di un continuum delle violenze, che dall’ambito domestico si propaga a quello pubblico. Insomma  il controllo dei corpi, già largamente attuato in tempo di pace, assume un ruolo chiave poi nel conflitto armato. Come dice l’antropologa statunitense Nancy Scheper-Hughes, si tratta di un “continuum genocida”: in tempo di pace alcune forme di violenza sono istituzionalizzate e producono modelli di controllo, che vengono poi potenziati in tempo di guerra. Ma le donne non sono solo le vittime della violenza, sono anche coloro che mettono in atto straordinarie forme di resistenza. Straordinarie perché basate sull’appoggio reciproco e sull’organizzazione, sul silenzio e sull’autoprotezione. Sulla ricerca di sostegno per la propria famiglia, e in modo particolare per i figli e le figlie, che sono nella stesso tempo la loro massima preoccupazione e la più forte motivazione alla sopravvivenza. Il secondo volume  di questo rapporto raccoglie i racconti delle donne relativamente ai fatti di violenza. Le condanne a morte extragiudiziali e i trasferimenti forzati, che hanno rappresentato una violenza generalizzata con al suo interno altre violenze, come quella contro il diritto alla terra, al lavoro, alla cultura. La tortura ha assunto in Colombia una dimensione collettiva in quanto parte di un terrore che doveva fungere da esempio per generare paralisi o fughe di massa, e ha colpito spesso le donne in caso di detenzione o sequestro. Quella che emerge dai racconti è una violenza multiforme, tanto che il 25% delle donne intervistate riferisce di aver subito nel corso della propria vita più di sei diversi tipi di violenza. L’età oscilla tra i 17 e gli 83 anni, con una età media di 45. Sebbene comuni siano la memoria dell’orrore e la condizione di “sopravvissute” in un contesto di conflitto armato, diversi sono i luoghi di provenienza (le interviste sono state condotte in 11 dipartimenti su un totale di 32, anche se molte donne riferiscono di fatti accaduti in altri dipartimenti in cui sono state costrette a fuggire per difendersi dalla violenza) e diverse sono le identità etniche (46,8% meticce, 26,3% afrodiscendenti, 5,7% indigene e 21,2% altra identità etnica) delle intervistate. Le riflessioni delle donne sulle riparazioni tradiscono la consapevolezza della irreparabilità delle sofferenze subite, delle vite perdute e dei progetti di vita troncati. Ma tale coscienza è al tempo stesso un fattore di mobilitazione, perché afferma l’importanza della verità e del riconoscimento come parte di una cultura dei diritti umani che deve essere alla base della ricostruzione del tessuto sociale. Il documento è liberamente consultabile e scaricabile sulla pagina web della Ruta Pacífica de la Mujeres, dove è possibile trovare anche una versione ridotta del dossier.  

Sant’Anastasia, Carmine Capuano (Progetto per Sant’Anastasia): «Dicono di voler andare in Procura? Ce li accompagno io».

La presentazione di «Progetto per Sant’Anastasia», lista in sostegno del candidato sindaco Lello Abete e che vede uniti esponenti socialisti, dei Verdi e dem in disaccordo con le scelte della dirigenza locale attuale, ha visto la presenza del segretario nazionale Psi, Enzo Maraio e del consigliere regionale dei Verdi Francesco Borrelli. Il sindaco Abete ha presenziato e portato i suoi saluti e alcuni dei candidati al consiglio comunale – Gelsomina Maiello, Benedetta Maiello, Pasquale D’Ascia –  sono intervenuti prima di lasciare la parola al capolista e consigliere uscente, Carmine Capuano. «Squallore e degrado», sono i termini utilizzati da Capuano per definire alcuni aspetti della campagna elettorale in corso, ma soprattutto il consigliere uscente (candidato sindaco nel 2014 e all’opposizione di Abete fino a poco tempo fa) ha voluto replicare ad attacchi recenti, che siano stati riferimenti diretti o velate allusioni, a lui indirizzati. Il suo intervento, che troviamo il più interessante per i temi toccati, ve lo proponiamo di seguito, in “pillole”. CONSIGLIERI IGNORANTI”. «Viste tutte le falsità e le cose brutte che si ascoltano, ho spesso l’impressione che alcuni consiglieri, o candidati, non conoscano nemmeno il ruolo che dovrebbero esercitare, perciò lo ricordo: il consiglio comunale è un organo di indirizzo e controllo, per cui i consiglieri devono indirizzare e controllare. Se non vogliono fare questo, non capisco perché si candidino, restino a casa». VI ACCOMPAGNO IN PROCURA.  «Sento parlare di legalità, ascolto gente che vuole andare in Procura non si sa bene perché. Vi garantisco che se volete andarci, vi accompagno». IL PUC & IL PD.«C’è una lettera datata 29 dicembre 2018 – ha detto Capuano – porta la mia firma, quella di Mario Gifuni, di Antonio De Simone, di Raffaele Coccia e di Giuseppe Maiello. Con quella lettera noi cinque consiglieri chiedevamo al sindaco e all’assessore di convocare una riunione sul Puc perché le cose che ci erano state dette in una riunione ufficiale non ci convincevano. Ora mi si dovrebbe spiegare come mai in tutti i luoghi e in tutti i comizi (ndr, parla del candidato sindaco Coccia) c’è questa inversione di tendenza: se prima avevano firmato un documento per chiedere chiarezza, come mai ora va bene, perché dicono che doveva essere adottato? Delle due, l’una: o non sanno di cosa parlano, oppure il Puc lo conoscono eccome, forse anche bene a differenza nostra. Perché, sia chiaro, noi il Puc non lo conosciamo. Invece su questo argomento è stato creato un pandemonio, uno “scandalo”. A proposito di illegalità, ci sono alcuni personaggetti pseudo dirigenti del locale Pd che dovrebbero tacere e vergognarsi di farsi vedere per strada, sciacquatevi la bocca prima di parlare di me». IL  PUC “SEGRETO”. «Ho letto un commento sui social, qualcuno diceva che il Puc, il piano urbanistico comunale, è segreto. Io non so se ridere o piangere, ma credo sia meglio ridere. Non c’è nulla di più pubblico, non c’è altro argomento che debba avere così tanta pubblicità. Ho fatto io stesso l’assessore all’urbanistica in questo paese e sono andato a cercare i documenti dell’epoca: convocavo gruppi politici, consiglieri, associazioni di categoria. Discutevo con loro, chiedevo quale disegno della città avrebbero preferito. Questo è il modo giusto di fare le cose, ma in cinque anni di amministrazione non ho avuto alcuna convocazione da parte di chi aveva la responsabilità di redigere il Puc. Così si agisce: chiedere riunioni, confrontarsi, decidere. Questo è il nostro modo di fare, ora andateci in Procura. Portatemici ed io esibirò il mio modo di fare. Se qualcuno pensa di potermi tacitare adombrando e mistificando o pensa di spaventarmi e mettermi in condizione di non fare eventuali proposte o richieste, sbaglia: farò proposte e avanzerò richieste, mi batterò per quello in cui credo. I RETROSCENA E LE TELEFONATE. «A metà dicembre mi chiamò una consigliera comunale e mi disse “Questi sono pazzi, vogliono adottare il Puc a pochi mesi dalle elezioni”. Io le risposi di non sapere nulla, ma che mi sarei informato. Chiamai il sindaco per chiedergli cosa fosse questa storia. Lui mi rispose che si stava accelerando perché c’era una scadenza e l’eventuale possibilità di commissariamento sul Puc. E fu convocata una riunione. Erano presenti alcuni consiglieri comunali, pochi in verità e c’era anche una presenza esterna, un architetto che, preciso, non è della mia parte politica». L’ASSESSORE NOMINATO E NON ELETTO. «In un’intervista, l’assessore all’urbanistica (ndr, Capuano parla della intervista video che il vicesindaco Carmen Aprea, assessore all’urbanistica, ha rilasciato al Mediano.it e che trovate sulla pagina facebook del nostro giornale, qui) dice che i consiglieri non dovevano sapere nulla del Puc ed è già una cavolata, ma allora cosa ci fa un architetto, un “civile”, seduto ad una riunione di consiglieri comunali, me lo dite? Questa signora ha un atteggiamento inspiegabile, ancor più perché non è una eletta che deve dare conto al suo elettorato, ma una nominata dal sindaco. Perché il sindaco l’ha indicata quale persona di sua fiducia, allora come si permette di avere un atteggiamento di questo tipo? Lo spiegasse lei cosa c’è, noi lo chiediamo alla luce del sole e non abbiamo timore di metterci la faccia». CHI LO HA PENSATO QUESTO PUC? «Ci sono motivazioni forti che mi hanno portato a dire no a questo piano così com’è. In primis, sono quasi 30 anni che si parla di zone industriali su via Pomigliano. Nel vecchio piano i Pip (ndr, piani di insediamento produttivo) erano allocati su via Pomigliano e il responsabile dell’urbanistica, lo stesso di oggi, ha sempre reclamato giustamente, spesso sobillando anche i consiglieri comunali, che fossero approvati.  Ebbene, lo stesso funzionario, in questo Puc al momento non adottato, trasforma quelle zone industriali in zone agricole…non è una cosa che si può tollerare. Anzi, è una pazzia. Un imprenditore che ha acquistato quei terreni aspettando 25/30 anni, ora cosa dovrebbe fare? Se questi non sono argomenti che dovrebbero far saltare dalla sedia chi amministra una comunità… Insomma, questo piano chi lo ha fatto? Il funzionario ha sostenuto in una riunione che il compito spettava alla politica, non a lui. L’assessore si mettesse d’accordo con se stessa». CHI FA POLITICA NON DENUNCIA. «Ribadisco, quando vogliamo andare in Procura vi accompagno. Io non ci vado di mia iniziativa perché vengo da un’antica scuola politica, quella di Francesco De Martino, di Gaetano Arfè. Chi fa politica si confronta politicamente, non va mai a denunciare. Da giovanotti ci siamo anche riempiti di botte con i fascisti, ma sugli ideali, sulle nostre idee. Dopo restava tra noi il rispetto per le persone e per gli uomini. Oggi, da questo imbarbarimento, prendiamo le distanze». I CINQUE NO AD ESPOSITO. Su uno dei competitor di Abete in particolare, Carmine Capuano ha incentrato la fine del suo discorso. «Ci sono cinque motivi per non votare Carmine Esposito: il puc, l’Amav, i condoni edilizi, la zona rossa, il cimitero, su questi punti lui vinse la campagna elettorale nel 2010 e non ne ha portato nessuno a casa. Sulla zona rossa si è inimicato tutte le istituzioni sovracomunali per cui non è stato possibile fare un solo condono; ha smantellato l’Amav con le conseguenze che conosciamo, una l’ha pagata di persona, l’altra l’hanno pagata i lavoratori che ora lavorano di più e guadagnano meno; il lavoro fatto dalla sua amministrazione sul Puc prevedeva piani attuativi per ogni cosa, per cui cittadini ed imprese avrebbero dovuto ogni volta soggiacere all’amministrazione di turno; l’unico risultato sul cimitero, dopo la battaglia di quegli anni contro la ditta, è che la gestione è passata da 20 a 25 anni». BALLOTTAGGIO. «Noi vinceremo al primo turno. Ma il ballottaggio non ci fa paura».      

Il CSI Gaiola onlus eccellenza nell’Educazione ambientale: oggi in Campidoglio per la Giornata Nazionale

Due i progetti del CSI Gaiola selezionati: “Sulle Orme di Plinio” già in svolgimento nelle scuole dei Comuni del Parco Nazionale del Vesuvio e “Montagna Maestra” per le scuole dei territori del  Parco Nazionale della Sila in Calabria e del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise

Oggi il Centro Studi Interdisciplinari Gaiola onlus è stato a Roma alla Giornata Nazionale dell’Educazione Ambientale. Sono state infatti ospitate in Piazza del Campidoglio tutte le Associazioni ambientaliste più virtuose nel settore specifico dell’Educazione ambientale, i cui progetti sono stati selezionati nell’Avviso pubblico di selezione indetto dal MATTM e MIUR nel mese di Gennaio.

Due i progetti del CSI Gaiola selezionati: “Sulle Orme di Plinio” già in svolgimento nelle scuole dei Comuni del Parco Nazionale del Vesuvio e “Montagna Maestra” che invece interesserà le scuole dei territori ricompresi nel Parco Nazionale della Sila in Calabria e del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. “Il titolo del progetto”Sulle Orme di Plinio” vuole legarsi alla natura stessa di quest’uomo che, animato da un’insaziabile curiosità per il mondo che lo circondava, è diventato di fatto il primo naturalista della storia, scrivendo la Naturalis historia, una vasta enciclopedia in 37 volumi che di fatto rappresentò un caposaldo delle moderne scienze naturali – spiega la naturalista del CSI Gaiola onlus Paola Masucci – la proposta progettuale nasce, quindi, con l’intento di far scoprire e vivere la natura e l’ambiente con la stessa curiosità e approccio interdisciplinare di Plinio, attraverso un graduale avvicinamento al rispetto e alla conservazione dell’ambiente del Parco Nazionale del Vesuvio.”

Saranno coinvolti 5 istituti scolastici dei Comuni appartenenti al Parco che seguiranno il progetto: Scaloja Cortese di S. Giovanni a Teduccio, Salvatore Di Giacomo di S. Sebastiano al Vesuvio, Don Bosco-Francesco d’Assisi, De Nicola Sasso e Pantaleo di Torre del Greco. Un percorso in tre step: sapere, saper fare e saper essere. Il Primo step riguarda la conoscenza teorica (sapere) con incontri formativi che approfondiranno le conoscenze sugli aspetti naturalistici del Parco (flora, fauna, vulcanologia), l’importanza della “conservazione” del patrimonio naturale e culturale del luogo e la problematica dell’impatto antropico (rifiuti, abusivismo, incendi, ecc…). Il Secondo step riguarda la pratica (saper fare). Gli alunni saranno portati in visita guidata alla scoperta delle bellezze del proprio Parco e ne adotteranno un sentiero,  realizzando una check list delle specie ed habitat presenti ma anche degli eventuali elementi di degrado presenti (rifiuti, aree incendiate, ecc…) Il Terzo step è la comprensione del percorso ampliando il target di riferimento (saper essere). I ragazzi, dopo aver interiorizzato l’importanza dell’impatto dei propri comportamenti sull’ambiente, dovranno elaborare uno spot video sui temi della salvaguardia del territorio e organizzeranno un evento di cleanup, rientrante nel World Cleanup Day 2019, in un sito scelto dagli stessi alunni. “Montagna Maestra, invece, è un progetto di educazione ambientale che ha come filo conduttore la montagna. Si svolge infatti in due Parchi Nazionali, caratterizzati principalmente da territorio montano: Parco Nazionale della Sila e Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise – spiega il presidente del CSI Gaiola onlus Maurizio Simeone – il progetto vede il coinvolgimento di quattro istituti scolastici, di cui due sono situati all’interno dei Parchi Nazionali”. Si tratta dell’ I.C. Benedetto Croce di Pescasseroli (AQ) e I.S. Margherita Hack di Cotronei (KR) e gli altri due in contesti urbani avulsi dal territorio montano: I.T.A. Vittorio Emanuele II di Catanzaro e il 21°C.D. Mameli Zuppetta di Napoli. Ogni scuola all’interno del Parco è “gemellata” con una scuola urbana e gli studenti vivono insieme l’ambiente del Parco acquisendo consapevolezza ed attenzione verso di esso, al fine di innescare processi di condivisione delle conoscenze, dei valori, delle attitudini e delle esperienze. “Il progetto si attua attraverso incontri a scuola, ma soprattutto sul campo con soggiorni educativi della durata di 4 giorni, affinché la natura sia davvero il riferimento educativo principale con cui gli studenti possano sviluppare metodologie di apprendimento attivo, attraverso attività laboratoriali e la sperimentazione diretta di processi ecologici – prosegue il presidente Simeone  – il  senso del progetto è racchiuso in questa frase di J. W. Goethe: «La montagna è una maestra muta che crea discepoli silenziosi», in cui ci auguriamo che i discepoli silenziosi siano in grado senza urlare di avere cura del proprio ambiente e di affrontare sfide che, sebbene in salita, siano sempre possibili, avendo ben chiaro l’obiettivo”. La montagna è protagonista indiscussa e rappresenta l’elemento principale attraverso cui le giovani generazioni possano prendere coscienza degli ecosistemi naturali e comprenderne le relazioni, i punti di forza e di vulnerabilità, dove l’uomo diventa parte integrante del processo di protezione e conservazione. La montagna come una maestra, di scuola e di vita che, a volte rigida e severa, può insegnare i valori più autentici del vivere in armonia con la natura e nel rispetto di essa. Sarà una giornata interamente dedicata all’ambiente, il primo “Villaggio per l’educazione ambientale” aperto alla partecipazione di centinaia di giovani studenti delle scuole di ogni ordine e grado. Sei gazebo per parlare di biodiversità, tutela del mare, azioni di contrasto ai cambiamenti climatici, parallelamente a numerose attività educative e agli interventi dei rappresentanti delle istituzioni.