Sant’Anastasia, oggi arriva Paolo Gentiloni, presidente del Pd ed ex premier

Nel frattempo si acuisce lo scontro politico e stavolta ad essere preso di mira da una lista avversaria è proprio il candidato Pd. Non saranno molti i «big» nazionali che verranno a sostenere i candidati sindaci, in questa campagna elettorale che sta assumendo toni via via più accesi, anche perché sono soltanto tre le sigle di partito in campo e una di queste è il Pd che, insieme a «Su! Orgoglio Campano», schiera il consigliere comunale uscente Raffaele Coccia. Ed è per lui che oggi alle 16 sarà a Sant’Anastasia l’ex presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, deputato e presidente del Partito Democratico. Sarà accolto dal candidato sindaco e dal segretario locale del Pd, Raffaele Mollo, ma prima è atteso da padre Alessio Romano, priore del Santuario di Madonna dell’Arco, per una breve visita al convento domenicano. I dem locali hanno voluto fortemente la presenza del presidente del partito, anche per marcare l’identità dopo che una parte della ex dirigenza e alcuni iscritti si sono spostati nelle fila dell’attuale sindaco Lello Abete sostenuto da sette liste civiche (Progetto per Sant’Anastasia, Fare Futuro, Cuore Anastasiano, Noi con Lello Abete, Insieme per Costruire, Sant’Anastasia al Centro). La partita, visti i numeri, sia Coccia che gli altri due candidati alla carica di sindaco, Mario Gifuni (presidente del consiglio comunale uscente, ha il sostegno di Fratelli d’Italia e Lega, le altre due sole sigle di partito in questa campagna elettorale) e Carmine Esposito (già sindaco di Sant’Anastasia dal 2010 al 2013, ha tre liste civiche: Arcobaleno, Agire e Alleanza per Sant’Anastasia), si gioca per il ballottaggio.  Protagonisti di questa competizione sono i social network che tutti i candidati stanno utilizzando come mai prima. Anche ieri, proprio sui social, si è scatenata una polemica tra ex compagni giacché sul profilo «Progetto per Sant’Anastasia», lista di Abete che ha raccolto, insieme a socialisti ed ambientalisti, i dissidenti dem in disaccordo sulla scelta del candidato sindaco Raffaele Coccia, è comparso un post che rimarcava problemi giudiziari del fondatore della lista Su! in sostegno di Coccia. Vicende che non riguardano Sant’Anastasia ma soltanto Alessandro Baiano, imprenditore e fondatore di Orgoglio Campano. Ed è stato lo stesso Baiano a replicare, sempre via social, annunciando querela per aver tirato in ballo la vicenda del 2016, un’accusa per presunto voto di scambio nelle elezioni al Comune di Napoli. Una vicenda legata a progetti di formazione su Garanzia Giovani. «Non sono né condannato, né colpevole – ha replicato Baiano – di questo si risponderà al magistrato, piuttosto sono tutti i candidati di questa lista che avevano l’obbligo morale di appoggiare il candidato sindaco di centro sinistra e che invece, con calcoli opportunistici, hanno scelto altro». Intanto, il segretario locale del Pd si sfila dalle polemiche e commenta: «Il fenomeno delle liste civiche è diffuso, ma io sono convinto che una politica forte, seria e responsabile, ha bisogno di partiti forti e la presenza dell’ex premier Gentiloni è un segnale importante in tal senso».

Ottajano a metà dell’Ottocento: documenti inediti raccontano una nuova storia. Come era, per esempio, il quartiere “San Lorenzo”…..

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I documenti inediti, che ci proponiamo di pubblicare in un libro, descrivono un Comune che nel 1860 è, con Castellammare, il più importante della provincia di Napoli. Le inclinazioni liberali della borghesia del Centro Abitato e lo sviluppo dell’economia. Come era, nel 1860, il quartiere San Lorenzo – Taverna. I documenti inediti forniscono notizie significative anche sul patrimonio artistico delle chiese. Ma di questo aspetto parleremo a lungo nel libro.   Sono numerosi e importanti i documenti che ci svelano aspetti significativi della storia sociale di Ottajano a metà dell’Ottocento e forniscono notizie importanti sulle famiglie, sui mestieri, e anche sul patrimonio d’arte conservato nelle chiese. Nel 1859 le relazioni firmate dal sindaco Biagio Di Prisco ci dicono che la popolazione ammonta a 21102 persone: i “possidenti” sono 3916, 207 sono gli “esercenti di arti liberali”, e cioè medici, avvocati, notai, commercianti e maestri di scuola, 325 sono gli “artigiani”, 56 i “possidenti” e gli “artigiani” che hanno investito capitali in attività produttive con sede in altri Comuni. Le relazioni del Sindaco confermano che a pochi mesi dalla fine del regno dei Borbone Ottajjano è, con Castellammare, e sotto ogni aspetto, il Comune più importante della Provincia di Napoli. I Saggese di San Giovanni, storica famiglia di costruttori di botti, producono “ tini e barili” a Benevento, i Ranieri, anche essi di San Giovanni, hanno investito sulle officine che lavorano il vetro tra Barra e San Giorgio a Cremano, i Mazza e i Procida prestano molta attenzione al controllo delle cave e al fiorente mercato di basoli, i Del Giudice che hanno case e “bassi” a San Giovanni e a San Lorenzo forniscono consulenze e materiali alle ditte che dal 1840 sono impegnate nella costruzione di due imponenti reti stradali: la Nola- Acerra, e la Nola- Palma Campania- Sarno. Insomma, le famiglie importanti del Centro Abitato non pensano solo al controllo del sistema della politica e della burocrazia, come mi inducevano a pensare i documenti consultati fino ad oggi, ma condividono ormai una concezione pienamente “borghese” dello sviluppo dell’industria e del commercio, e come i “proprietari” di San Giuseppe, manifestano a voce alta il loro favore per un’apertura definitiva del mercato dei capitali. In questa richiesta hanno l’appoggio di Michele de’ Medici: l’erede del principe Giuseppe IV non ha mai nascosto i vincoli della solida amicizia che lo legano a noti liberali napoletani, come Antonio Ranieri, il Winspeare e Enrico Pessina. Gli atti della Polizia borbonica ora consentono di iscrivere al partito “liberale” anche Francesco Del Giudice, che partecipò ai moti del ’48, a Napoli, stette in carcere per due mesi e fu a lungo membro influente del Decurionato (Consiglio Comunale), di Ottajano, ove combatté una lunga battaglia per fare sì che la vendita del legname delle selve pubbliche e la politica dei dazi rimpinguassero anche le casse del Comune, e non solo quelle dei soliti “galantuomini”.San Lorenzo, a metà del secolo, è una piazza piena di vita. A poca distanza l’una dall’altra funzionano quattro bettole, condotte da Antonio Minichino, Michele Liguori, Luigi Saviano “Russetto” e Giuseppe Grillo, che è di Sant’Anastasia. Nella sua bettola a Casalvecchio il Minichino “mesce” anche l’aglianico che i suoi fratelli importano dalla Basilicata, circa 5000 litri ogni anno. Sulla strada, là dove oggi c’è la Farmacia Scudieri, tiene bottega Vincenzo Perillo, “caffettiere e speziale manuale”, che gestisce una “caffetteria” anche presso la Taverna del Passo: qui si gioca a bigliardo, e anche i nemici del Perillo, che non sono pochi, devono ammettere che intorno a quel bigliardo non succede mai una rissa, i giocatori si comportano tutti con esemplare correttezza. Forse perché sanno che con don Vincenzo non si scherza: il fratello Giovanni, sensale, è sospettato dalla polizia borbonica e poi da quella “italiana” – i poliziotti sono gli stessi, cambia solo la divisa – di esigere la “camorra” sul mercato dei cavalli sia a Nola che a Pagani. La Taverna del Passo i Medici l’hanno affidata alla gestione del “sangiovannaro” Nicola Starita, che spesso dimentica di comunicare alle guardie urbane i nomi dei forestieri che alloggiano nella locanda. Accanto alla Taverna c’è l’ufficio delle guardie daziarie, che dovrebbero controllare e registrare la quantità e la qualità delle carni, del vino e della farina che i “vatecari” fanno entrare in Ottajano: dovrebbero, ma spesso non vedono, si distraggono, o come dice sarcasticamente il sindaco Di Prisco, “cadono in confusione”.  A San Lorenzo funzionano le macine di Giovanni Saggese e di Francesco Saverio Annunziata, la farmacia di Vincenzo Pisanti, la distilleria di Giovanni Cunto che “fabbrica acquavite” di buona qualità e le “stalle” di “calessieri e di carrettieri”, i Ciniglio, gli Avino, i Di Palma, i Capasso, e gli Aprile, noti come “‘e Pizzola”, forse perché vengono dall’omonimo quartiere di Terzigno: i loro carri sono attrezzati per il trasporto delle botti, e i loro cinque calessi fanno il servizio “passeggeri” fino a Nola. I Capasso, invece, hanno “tiri” specializzati nel trasporto dei sacchi di pasta corta e di maccheroni dai mulini di Torre alle botteghe del territorio vesuviano: non è un trasporto facile, come spiegheremo, deis iuvantibus, in una “plaquette” dedicata proprio alla storia e alle storie della “via della pasta” Nola – Torre Annunziata, e dintorni. Tutt’intorno a piazza San Lorenzo, durante il giorno, dall’alba a sera tarda, strepitano  novanta telai che impegnano quasi duecento donne nella tessitura del lino e della canapa: il commercio dei “panni” è controllato dai Cozzolino, dai Pisanti e dai Ranieri. I documenti descrivono i corredi matrimoniali delle figlie dei “galantuomini”, gli arredi dei palazzi, la “tavola” imbandita per gli invitati il giorno delle nozze e ci fanno “entrare” nei granai e nelle cantine ipogee. I documenti ci dicono parecchie cose nuove anche sulle opere d’arte conservate nelle Chiese: ci descrivono, per esempio, i sei “piviali” di seta e gli otto reliquiari d’argento conservati nel 1858 nella Chiesa di San Lorenzo-  scomparsi poi durante qualche eruzione, poteva capitare – e ci confermano che lo smisurato “telero” del Mozzillo venne offerto da Giuseppe III Medici, e venne montato dai falegnami e dai muratori guidati da Giovanni De Rosa. E’ un libro che bisogna scrivere.    

Bressanone, Festival dell’acqua: Gori partecipa all’evento dedicato al mondo idrico

Ha preso il via ieri mattina la quinta edizione del Festival dell’Acqua, l’evento interamente dedicato al mondo idrico che ha coinvolto gestori del Servizio Idrico Integrato, multiutilities e aziende di tutta Italia operanti nel settore, in svolgimento a Bressanone fino al 15 maggio. L’acqua, risorsa preziosa e inestimabile, ha rappresentato il fulcro attorno al quale si sono sviluppati convegni, meeting, riflessioni e dibattiti cui ha preso parte anche GORI, rappresentata dal Presidente, Michele Di Natale. In particolare, il Presidente di GORI ha relazionato sui” Criteri economici ed energetici per l’ottimizzazione di reti di distribuzione idrica” nell’ambito della sezione tematica dedicata a “Le frontiere dell’automazione e della telematica in campo idrico”. Si tratta di un argomento complesso, che impegna i gestori alla continua innovazione tecnologica e ad un costante monitoraggio e miglioramento delle performances. “Il rispetto delle problematiche ambientali, divenuto ormai un imperativo per l’umanità, richiede in campo acquedottistico il raggiungimento di alcuni obiettivi concreti: da un lato il risparmio della risorsa acqua, inteso come eliminazione degli sprechi e delle eccessive perdite della rete, dall’altro l’ottimizzazione dei consumi energetici negli impianti, incoraggiando il ricorso a forme di energia alternativa” dichiara il presidente del CdA di GORI, Michele Di Natale. “Tutte queste problematiche trovano un punto di partenza e un riscontro oggettivo nell’applicazione e utilizzo di nuove tecnologie nel campo del telecontrollo, della misura dell’automazione e della modellistica matematica spinta. Attraverso questi strumenti Gori ha avviato un’intensa attività di studio e di risoluzione dei problemi” conclude Michele Di Natale.

Casamarciano, ambiente e sicurezza: installate telecamere in due punti critici del paese con il progetto “Terra dei Fuochi”

Un sistema tecnologicamente avanzato, che consentirà un’opera di forte contrasto al fenomeno dell’abbandono dei rifiuti in via Cimitero ed in località Campocavallo. È il progetto di videosorveglianza “Terra dei Fuochi” promosso dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Andrea Manzi che ha visto l’installazione di telecamere fisse in questi due punti del paese per prevenire e sanzionare chi proverà a depositare rifiuti nelle strade oltre a rafforzare il piano di sicurezza. Il sistema è già attivo da alcuni giorni ed è stato reso possibile grazie al contributo di trentamila euro messo a disposizione dal fondo di sviluppo e coesione della Regione Campania attraverso un bando a cui il comune di Casamarciano ha partecipato. Poco più di ventiduemila euro invece la restante quota necessaria a coprire l’importo complessivo del progetto (cinquantaduemila euro) messa a disposizione dal Comune. “Un ottimo passo in avanti, ma è necessario continuare ad investire fortemente sulla tutela dell’ambiente e sui controlli – spiega il sindaco Andrea Manzi – I primi risultati sono già visibili e di questo ringrazio gli uffici preposti che con impegno e determinazione svolgono un’attenta attività. Ma gli sforzi che stiamo compiendo in questo senso vanno accompagnati da una crescita complessiva sotto il profilo sociale e culturale. Bisogna capire che tali questioni riguardano l’intera comunità ed i cittadini devono sentire il dovere di collaborare alla tutela dell’ambiente”.

In ambulanza da Boscoreale a Viterbo, la bella storia di un ammalato di Sla

In ambulanza da Boscoreale al matrimonio del figlio in provincia di Viterbo, la bella storia di un ammalato di Sla. Verdi: “Un caso di buona sanità, l’umanità è alla base dell’assistenza ai malati”. “Sabato 11 maggio un’ambulanza di Campania Emergenza è partita da Boscoreale alla volta di Poggio della Rota, una località di Bassano Romano, nel Viterbese. A bordo un ammalato di Sla che ha avverato il suo sogno: partecipare al matrimonio del figlio. Il trasporto, commissionato dall’Asl Napoli 3 Sud, rappresenta un bel caso di buona sanità, una testimonianza viva di come l’umanità sia alla base dell’assistenza ai malati. E’ servito l’ausilio di un’intera equipe sanitaria con rianimatore e infermiere per permettere a questo padre di poter abbracciare il figlio nel giorno più importante della sua vita. Un’operazione non facile che ha richiesto la massima professionalità da parte dell’equipaggio dell’ambulanza”. Lo afferma il consigliere regionale dei Verdi e membro della commissione Sanità Francesco Emilio Borrelli. Il trasporto ha toccato il cuore di coloro che se ne sono occupati. In un post apparso sulla pagina di Campania Emergenza l’autista ha commentato: “Oggi sono orgoglioso del nostro lavoro. Che non è solo cercare di assistere i pazienti e di farli viaggiare nel modo più sicuro e comodo possibile nonostante le loro patologie. Assistere ad un abbraccio tra un padre ed un figlio che grazie a noi hanno potuto vivere uno di quei pochi momenti veramente importanti che ci riserva la vita come il matrimonio del figlio ed aver colto tutta quell’emozione nei loro sguardi, dà il vero senso del nostro lavoro”.

Volla. Il volontariato civico come protesta al degrado urbano. Ostacolato dalla burocrazia e dalla Politica? E, soprattutto, perché?

Sabato 11 maggio, nei giardini del Parco Vesuvio, associazioni e cittadini hanno fatto le pulizie di primavera. Gli obbiettivi sono stati quelli di rivendicare i propri diritti, sensibilizzare sui propri doveri, e sottolineare le gravi responsabilità della politica per uno spazio verde abbandonato al degrado assoluto. Ognuno è se stesso, più il posto in cui vive e diventa l’espressione di quel territorio. Se vivi a Parigi sei un parigino, se vivi a Milano un milanese, se vivi a Volla sei un vollese. Ma il fatto essenziale è che se non preservi e ami il tuo paese non preservi e ami te stesso. “Volla è il paese che ci rappresenta, Volla è il paese in cui vogliamo vivere”, è questa la certezza che spinge i suoi giovani a lottare per essa. Infatti, i giovani dell’associazione “A’ Rezza” hanno lanciato simbolicamente una sfida a tutti i cittadini e a tutte le associazioni del territorio. Nella mattina di sabato 11 maggio si sono riuniti nel piazzale del Parco Vesuvio per pulire le aiuole ed il piazzale. Dopo la pulizia dell’area verde nel pomeriggio hanno organizzato un aperitivo musicale, e, per finire, uno spettacolo di bolle di sapone per bambini. Il Parco Vesuvio è uno dei primi “parchi” nati a Volla. Il piazzale centrale è pavimentato e vi sono alcune panchine, circondato da 4 mega aiuole. Un tempo era punto di ritrovo per molti giovani del paese. Negli ultimi anni invece è uno dei simboli più forti del degrado della cittadina. L’erba incolta è quasi ad altezza uomo, le panchine non sono del tutto affidabili e in alcuni punti la pavimentazione ed il perimetro sono impraticabili. Nel punto in cui una volta vi era una fontanina di acqua potabile ora vi è un tombino non del tutto sicuro. Inoltre vi sono botole con fili elettrici scoperti. Oltre alla mancanza di manutenzione ordinaria l’area è colma di rifiuti di ogni genere. Insomma, un’area verde al centro di un posto abitato del paese, abbandonata a se stessa da diversi anni e da diverse amministrazioni. Sabato scorso l’appello dei ragazzi di A’Rezza di pulire volontariamente quest’area ha avuto molto riscontro. Alcuni componenti di associazioni del territorio e tanti cittadini hanno accolto la sfida e tutti insieme hanno svolto attività di pulizia dell’area. A metà mattinata però una pattuglia di vigili urbani ha raggiunto i volontari all’opera chiedendo di sospendere l’attività per ragioni di sicurezza. Uno dei responsabili dell’associazione ci spiega che dall’inizio del mese si è recato invano agli uffici preposti del comune per avere le autorizzazioni, ma nonostante l’esecuzione di tutti i passaggi burocratici richiesti, il funzionario, ha aggiunto la necessità della presenza di una figura di responsabile alla sicurezza. Inoltre ogni volontario avrebbe dovuto possedere i dispositivi di sicurezza (Scarpe, guanti etc etc). I giovani volontari hanno precisato sia ai vigili, sia precedentemente al funzionario che la loro attività sarebbe stata esclusivamente di sensibilizzazione e pulizia e non di manutenzione. Inoltre gli arnesi usati sarebbero stati guanti, scope e rastrelli e non strumenti particolarmente pericolosi. In ogni caso l’autorizzazione non è arrivata. Sempre “colpa” della burocrazia, l’invenzione creata per tutelare tutti, tranne i diritti dei cittadini. L’arrivo però dei vigili urbani ha scatenato le proteste dei cittadini che infuriati con il sindaco e con l’amministrazione incitavano i ragazzi a rimanere. Queste alcune delle dichiarazioni rilasciate: “Siamo abbandonati, questo posto è diventato il “cacatoio” per tutti i cani del paese”, “La politica è assente, siamo nel degrado”, “Sono venuti a prendere solo i voti, solo promesse”, “Nel periodo elettorale vengono a fare la passerella politica in questo spazio, poi se lo scordano”, “Non possiamo scendere con i bambini, è pericoloso”, “Questo posto è pieno di insetti e c’è una puzza incredibile”, “Vogliamo i nostri diritti” e cosi via. Seppur abusivi i volontari consapevoli hanno eseguito la pulizia di tutto il piazzale, raggiungendo alla grande il loro obbiettivo iniziale che era quello di sensibilizzare sia i cittadini che le istituzioni. Infatti i vigili urbani prima di congedarsi hanno annunciato che nella settimana odierna la ditta di lavori del verde pubblico avrebbe provveduto alla manutenzione e alla pulizia ordinaria di tutta l’area. In ogni caso resta il quadro di una politica non solo inadempiente alla cura del territorio ma stranamente in controtendenza. In un periodo dove si va diffondendo ovunque in Italia la cultura della cittadinanza attiva e responsabile, ostacola in qualche modo i suoi cittadini. E, mentre le normative ad hoc sia nazionali che regionali remano verso l’obbiettivo di una cittadinanza attiva, Volla è schiava di una politica a cui non sembra chiaro che la diffusione della partecipazione, della cura e della gestione degli spazi pubblici aumenta il senso civico e la cultura della responsabilità.

Nola, maltrattava la madre: Carabinieri arrestano un 28enne

I Carabinieri della compagnia di Nola hanno arrestato per maltrattamenti in famiglia un 28enne del luogo già noto alle Forze dell’Ordine. Gli operanti, dopo richiesta di aiuto pervenuta al 112, sono intervenuti in via Boscofangone presso l’abitazione della madre 48enne del predetto. La donna era stata fisicamente aggredita dal figlio che, immediatamente prima, aveva danneggiato i mobili di casa e la vettura della donna. La signora è stata portata all’ospedale di Nola. I medici le hanno diagnosticato un trauma alla spalla dx guaribile in 2 giorni. L’arrestato è stato tradotto ai domiciliari in altra abitazione in attesa della convalida.

Antonio Martone: la filosofia e le sue passioni…

Buongiorno Professor Martone e benvenuto all’interno del nostro blog “Officina Libri”. La filosofia politica rappresenta il fulcro della sua indagine, da cui poi si propagano numerosi campi di ricerca nei quali Lei opera attivamente: qual è il riscontro che ottiene sui giovani studenti universitari? Buongiorno a Lei. Le domande che attengono al nodo cruciale della formazione sono fondamentali per qualsiasi comunità e, per questo, La ringrazio particolarmente. Devo dire subito che sette volte su dieci, gli esami sono tristi. Gli studenti non sempre capiscono la malinconia di docenti costretti a ammettere davanti a se stessi che, nel corso delle lezioni, hanno parlato al vento… Quando mi imbatto in uno studente esaminato in difficoltà, percepisco che egli non sempre comprende che io soffro con lui, o anche più di lui. Lo studente mi vede come un avversario da affrontare e non invece come una guida che – nonostante riconoscimenti sociali e finanziari in via di estinzione – potrebbe dargli unachance di affermazione nella vita… Qualche volta, a qualcuno di loro particolarmente sensibile, o con un’evidente origine disagiata, cerco di suggerire qualcosa in confidenza. Gli dico che – soprattutto al Sud – l’Università è l’unico modo attraverso il quale un giovane può acquisire un’identità europea, sottraendosi ad una cultura minoritaria, subalterna e provinciale – per tacere di altro – che purtroppo infesta tante zone del Mezzogiorno. In questo, mi aiuta anche il fatto che insegno discipline (Filosofia politica e Antropologia politica) in cui è indispensabile la comprensione umanistica, storica e concettuale dei problemi. Tanti capiscono. E capiscono assai bene – perché i ragazzi, diversamente dagli adulti, non sono ancora tappati nelle ottusità irriducibili e senza speranza tipiche del mondo degli adulti. E, quando capiscono, mi danno più soddisfazione che se ricordassero tutte le nozioni che ho cercato di dar loro attraverso il programma. Tanti studenti mi regalano, peraltro, delle gioie speciali agli esami. Dall’entusiasmo e dalla maniera di approcciarsi a me, m’accorgo con chiarezza che il loro interesse per il voto che gli darò (pure ovviamente presente) è soltanto una motivazione minore rispetto a quello prevalentedi fare bella figura nei confronti di chi li ha individualmente considerati come persone e non come numeri di matricole, cercando anzitutto di motivarne la passione, piuttosto che seppellirli di concetti incomprensibili e/o faticosi. Per un docente – per me ma anche per molti colleghi, insieme ai quali mi sforzo di compiere un lavoro oggi tanto sottovalutato – scorgere  una scintilla di passione, o anche soltanto di curiosità, brillare negli occhi di un ragazzo costituisce la realizzazione professionale per antonomasia, il senso stesso del nostro lavoro – o forse dovrei dire della nostra missione. Se fossimo messi nelle condizioni di svolgerlo meglio, se potessimo disporre di strumenti migliori – penso ai tagli, ai blocchi stipendiali, alle strutture fatiscenti, al crollo dell’autorevolezza pubblica dei docenti di ogni ordine e grado – forse potremmo davvero dare un contributo significativo alla trasformazione di questa società. E quella sarebbe davvero una grande riforma. Finalmente una riforma seria, utile e forse… rivoluzionaria. La filosofia, nonostante si snodi in molteplici branche, è una disciplina “incompresa” a cui, in determinati contesti, talvolta non si offre la giusta importanza. Secondo Lei, in che cosa va intravista la causa di tale difficoltà?  Nel nostro tempo, come Lei ha giustamente ricordato, sia le domande essenziali che da sempre l’uomo si è posto, sia quelle immediatamente legate alla nostra posizione storica – insomma ciò che da 2500 anni chiamiamo filosofia – hanno subito un severo ridimensionamento se non una vera e propria atrofia. Nonostante i festival di filosofia che vengono platealmente proposti e che sembrano somigliare più ad una delle tante scalette della società dello spettacolo che ad un vero e proprio contributo al pensiero, l’attività filosofica appare in crisi profonda. In questo senso, effettivamente, il momento storico che viviamo ci dice che la spiritualità dell’uomo si è, in un certo senso, ritratta in se stessa. Non riempita più dalle idealità che avevano accompagnato lo svolgersi della modernità, la civiltà globale ha posto il denaro e la tecnica al posto dei simboli antichi. Perché questo? Le motivazioni sono tante ed è assai difficile giungere alla “causa ultima”. Posso qui soltanto svolgere qualche considerazione… Il processo di americanizzazione del pianeta, in corso a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, ha provocato un’accentuazione della sfera dell’azione rispetto a quella della contemplazione. L’american way of lifeha determinato così un contraccolpo anche sul pensiero e sulla scienza in generale: sono nati tanti centri di ricerca e gruppi disciplinari che, tuttavia, non comunicano effettivamente fra loro. La loro impresa appare sempre più frammentata, autosufficiente e autoreferenziale. E’ emersa una finalità, a mio parere, molto perniciosa per la ricerca in generale e per la filosofia in particolare, ossia l’utilizzabilità immediata dei risultati. E così, l’imperativo che anima e sostiene ogni forma di pensiero del nostro tempo è quello che impone di ottenere il massimo possibile dal punto di vista pratico, tecnico ed economico. Il pensiero deve cioè servire all’azione tecno-trasformativa del mondo; è subordinato ad essa e non potrebbe concepirsi senza di essa. La filosofia, tuttavia, nella sua origine essenziale, non ha affatto la funzione fondamentale di servire alla prassi mondana. Il compito del pensiero è legato essenzialmente a quella capacità critica che sola consente di porre in questione i luoghi comuni della comunità (ciò che i greci chiamavano la doxa, ossia l’opinione), in vista di un pensiero fondato, strutturato e problematizzante. Come interpretare dunque la tendenza fondamentale del nostro tempo che ha invece asservito il pensiero all’azione? Come intendere una fase storica che non riconosce al pensiero alcun fine (telos) ma soltanto obiettivi concreti a breve termine? Bisogna scorgere qui, necessariamente, una rimozione, che è, nello stesso tempo, individuale e collettiva. Può essere, infatti, soltanto una rimozione ciò che appare messa in opera oggi dall’Occidente quando quest’ultimo  mostra di aver dimenticato l’Origine stessa della propria ispirazione fondamentale. Non può che essere una rimozione ciò che dà luogo alle nevrosi in cui è immerso l’Occidente quand’esso, immemore della sua provenienza, consuma il proprio tempo procurandosi incessantemente strumenti tecnologici che “nascondono” sempre più allo sguardo il senso dell’esistenza. E, tuttavia, quando i dispositivi elaborati avranno mostrato la loro vacuità o anche la loro distruttività formidabile, l’importanza del senso riemergerà inesorabilmente con grande evidenza: è auspicabile che, quando ciò accadrà, non sia troppo tardi per poter riportare i binari della civiltà sul sentiero di un’esistenza in grado di convivere con i propri simili e con la natura. Da questo punto di vista, allora, il compito della filosofia oggi – a mio modo di vedere – è quello di sviluppare una linea di resistenza. È necessario che il pensiero faccia vedere l’inganno, denudando la grande menzogna che consiste nell’assolutizzazione che il denaro e la tecnica pretendono di compiere ai danni delle masse globalizzate: sono convinto che una vera politica emancipativa oggi debba inevitabilmente partire da questi assunti. Se tutto ciò dovesse diventare, pian piano, coscienza diffusa, consapevolizzandosi, il vuoto di senso nel quale sembrano sonnecchiare le masse globalizzate si potrebbe capovolgere in senso del vuoto. Il vuoto cioè potrebbe assumere l’unico valore possibile: universale, originario, tipicamente umano, colmabile soltanto con quei valori comunitari oggi purtroppo in crisi. Quando ciò avverrà, se ciò avverrà, ne sono convinto, l’umanità occidentale sarà protagonista di una svolta antropologica senza precedenti. Una svolta non tanto e non solo di tipo etico-politico, quanto piuttosto di stampo “estetico”. Tale cioè da coinvolgere da presso l’intera visione del mondo contemporaneo – con i suoi riti, i suoi miti e le sue ossessioni. Insomma qualcosa che implica la trasformazione (o la trasvalutazione, come diceva Nietzsche) di tutti i valori. Oltre alla sua attività accademica, quali sono le sue principali passioni culturali? Ne ho tante e, nonostante gli inevitabili limiti di tempo, cerco di coltivarle. Direi anzi che, piuttosto che porsi come ambiti separati, tali passioni costituiscono un modo per approfondire e sviluppare “diversamente” il pensiero filosofico – considerato sotto altre angolazioni, con metodi differenti e ispirazioni soltanto apparentemente eccentriche. La poesia, (sono ben noti i nessi profondi fra poesia e filosofia), la letteratura e la pittura sono le mie passioni principali. Quali sono le letture che predilige? A parte i testi filosofici classici o contemporanei, direi che la letteratura offre la possibilità unica di traslocare la mente in mondi lontanissimi da noi. La letteratura moltiplica le emozioni della nostra vita e, così facendo, l’arricchisce. Chi legge testi letterari vive uno “spessore d’esistenza” molto più ampio di chi non legge affatto o legge poco. Che cos’è per Lei la poesia? Le dirò ciò che è per me la poesia ma intreccerò il mio dire con un tentativo di comprensione del senso più generale della poesia. Il bisogno di espressione poetica per me coincide con un imperioso bisogno di linguaggio. Il vuoto che si avverte nell’animo, in seguito all’atto creativo, diviene realtà comunicabile. Le parole usate dalla poesia appaiono ancora sporche delle sabbie informi e limacciose che abbondano nelle profondità insondabili del corpo, ma il segno che esse rappresentano, facendosi visibile, va ad aggiungersi alle infinite tracce che il senso umano disegna da sempre sull’abisso del non senso. In questo senso, per me, la poesia – appunto – è produzione di linguaggio originario. Essa ha la vocazione, a cui non potrà mai abdicare, di dar voce e parole ai sentimenti di tutti, pur rimanendo manifestazione intimissima della soggettività. La parola poetica è verità del corpo che chiede di essere e di sbocciare. Essa rappresenta l’essere che dal vuoto è appena emerso. La poesia è non-più-vuoto e appena-essere. In questo senso, il compito della poesia è etico, estetico e politico nello stesso tempo. Insieme a quella data dalla relazione con l’altro, la naturacostituisce una delle fonti privilegiate dell’ispirazione poetica in generale. Essa rappresenta l’essenza stessa dell’apparire del mondo: non c’è mondo che non sia natura e non c’è natura che non sia mondo. L’apparire della natura è un fenomeno che non smette di stupire nel suo essere sempre nuovo ma sempre diverso. Ovviamente, non intendo qui soltanto la natura esteriore, ma anche quella costituita dal nostro stesso corpo: appare in un istante, ospita una certa emozione e non un’altra e, fino a quando saremo in vita, non smette mai di apparirci uno straniero rispetto alla nostra coscienza che, pure, ne è parte. L’apparire della natura (l’apparire del mondo) è tanto importante quanto il suo disparire. La sua estrema fugacità, il suo essere, in fondo, null’altro che un istante fulmineo che si perde nel kaoseterno, quando diventa corpo dell’uomo, affida soltanto alla poesia il compito di renderne ragione. La parola poetica registra le tracce dell’umano, custodendo i segni di ciò che è accaduto nel mondo. In questo senso, allora, ritengo che la poesia condensi la vocazione più originaria dell’esistenza. Il suo canto consegna all’ascolto degli uomini, con una voce che emerge densissima dal profondo dell’esperienza del corpo, il senso stesso dell’esistere. Che cos’è per Lei la pittura? Le risponderò con una frase lapidaria e forse anche un po’ criptica: la pittura è il lusso del mio pensiero. Intendo dire che, quando si è affidato alla parola (filosofica o letteraria) il compito di esprimere il senso della realtà, o almeno ciò che per me è tale, rimane la necessità di esprimere un senso “immediato” che non sia “mediato” dal linguaggio ma si rivolga direttamente ai colori del mondo e alle sue manifestazioni naturali. Diciamolo allora con altre parole: per me, se la scrittura dipinge in bianco e nero, la pittura scrive a colori. Se dovesse consigliare un libro ai nostri lettori… La scelta dipende dalla sensibilità e dagli interessi di ciascuno di noi. Vorrei soltanto – se mi è consentito – dare un piccolo consiglio di tipo metodologico: non bisognerebbe leggere soltanto un libro ma due – magari affiancati. Un classico (da Omero a Manzoni, le possibilità non mancano) insieme ad un contemporaneo. Occorre sempre sentire, cognitivamente ed emozionalmente, la vertigine della diversità dei tempi. È necessario rendersi conto fino in fondo dell’esistenza di mondi diversi, della fluidità culturale e delle differenze che regnano nel mondo umano. Ci parli del suo libro “Ecity. Antropologia della tecnica”. Nel mio ultimo libro, piuttosto che concentrarmi sull’analisi storiografica o normativa della filosofia, magari elaborata sulla base di principi astratti ed edificanti, mi è parso più conveniente rivolgere lo sguardo ai connotati degli individui che compongono il cosiddetto “popolo” e sulle sue caratteristiche psico-sociali. Sono convinto infatti che, se sono venuti meno gli elementi di identificazione collettiva nei partiti e nei leader politici, piuttosto che a fattori di tipo soggettivo (la qualità dei leader) occorre guardare soprattutto agli elementi oggettivi e strutturali costituiti dalla peculiare antropologia della modernità. Insomma, ho cercato di comprendere chi siano le donne e gli uomini che vivono intorno a me – del resto – sono gli esseri umani il “materiale” della politica -, e come siano diventati ciò che sono diventati. Ho cercato altresì di capire che cosa significa davvero la globalizzazione, quali i suoi rischi e quali le sue possibilità. Mi sono chiesto altresì che cosa sia la tecnica e quale impatto possono avere i nuovi dispositivi informatici (internet soprattutto) sulla coscienza individuale e, più in generale, sulla capacità critica degli individui. L’orizzonte complessivo che ne è emerso credo abbia aperto un orizzonte teorico all’interno del quale si apre la domanda più difficile di tutte: che cosa va emergendo dal mondo socio-politico contemporaneo? Il vuoto di senso che attraversa da parte a parte una vita politica oscillante dal “politicamente corretto” delle sinistre, spesso vassalle dei grandi potentati della finanza europea e mondiale, alla xenofobia ottusa delle destre, assolutamente povere di contenuti che non siano reattivi e talvolta sciocchi, sta raggiungendo livelli che assai faticosamente possono essere tollerati da una coscienza individuale sempre più sofferente. Con la loro collocazione strategica e la connessa incapacità di dare un senso concreto ai bisogni reali degli uomini, infatti, questi schieramenti stanno sottoponendo le comunità occidentali a una prova durissima che non ha alcun precedente storico. La situazione è tanto più grave, in quanto il tutto è ammantato da una retorica fastidiosa e ideologica che vanta la libertà e il benessere materiale come elemento vincente dei nostri sistemi politici. Sono questi problemi enormi, epocali: sarei contento se con il mio libro avessi apportato un contributo. Prossimi progetti culturali? Fra qualche giorno, insieme a due artisti contemporanei, allestiremo una mostra che vedrà, fra l’altro, l’esposizione della mia serie di arte figurativa “Alberi”. La mostra sarà orientata all’esplorazione della dimensione filosofica della verticalitàdella quale l’albero è testimonianza diretta e fondamentale. Mi auguro che l’esposizione possa avere un valore, oltre che estetico, anche ambientalistico e filosofico. Ho portato a compimento, inoltre, due testi letterari: un testo teatrale ed una seconda raccolta poetica dopo il testo edito “Gioielli e Ferite”. Infine, sto lavorando su un testo di filosofia che riprende, approfondisce e sviluppa alcune delle tematiche presenti nei miei ultimi lavori (fra cui Ecity. Antropologia della tecnicae Le radici della disuguaglianza): in modo particolare, il mio prossimo libro vorrebbe essere un’indagine sui problemi della democrazia contemporanea attraverso uno studio dei simboli fondanti della nostra realtà storica e delle sue paure più grandi.

Auchan vende a Conad e lascia la Campania. 900 dipendenti a rischio. Assemblee in tutti gli ipermercati

Con un lettera inviata ai lavoratori, Auchan ha annunciato la decisione di lasciare tutti i punti vendita che possiede nella penisola italiana, Campania compresa. Punti vendita che sono stati ceduti alla bolognese Conad. Restano nella disponibilità della multinazionale francese della grande distribuzione solo gli ipermercati ubicati in Sicilia. Dunque anche i quattro ipermercati dislocati in Campania, a Nola nel centro commerciale Vulcano Buono, a Pompei, Giugliano e Mugnano sono finiti nelle mani di Conad: 900 lavoratori che ora temono per il posto. Il grande interrogativo avanzato in questo momento dai sindacati è se l’acquirente riuscirà a garantire le stesse condizioni occupazionali, salariali e contrattuali finora offerte ai dipendenti campani, sicuramente i più tutelati sotto questo profilo in un settore largamente dominato da società che basano i loro profitti su sfruttamento illegale e concorrenza sleale. < Ma non potevamo reggere il colpo della crisi che si trascina in Italia dal 2011 >, ha scritto il presidente di Auchan Retail, Edgard Bonte. Uguale domanda circa il destino dei lavoratori si stanno ponendo i sindacati anche per gli ipermercati venduti a Roma, nelle Marche, in Lombardia, Veneto e Piemonte. Nel frattempo Filcams Cgil e Uiltucs Uil stanno in questo momento tenendo assemblee con gli addetti nei luoghi di lavoro ubicati in provincia di Napoli. Qui infatti le paure sono moltiplicate dal fatto che gli ipermercati dislocati a Nola, Mugnano, Giugliano e Pompei sono quelli che registrano il maggior deficit in ambito nazionale, insieme con quelli siciliani. Già un anno fa Auchan ha venduto l’ipermercato di Napoli-via Argine a una società campana, la Sole 365. Fatto che ha determinato la fuoriuscita volontaria di tanti lavoratori.

Somma Vesuviana, un «Mia Martini Festival» da brividi

La quinta edizione del Mia Martini Festival si è conclusa tra gli applausi e l’entusiasmo, non solo per le canzoni di Mimì interpretate da voci femminili che si faranno ricordare, le cantautrici Valeria Crescenzi, Kumi, Claudia Megrè, Giulia Pratelli, Valeria Quarta e Ida Scarlato dirette da Grazia Di Michele e accompagnate dalla Mia Martini Band diretta da Raffaele Minale, ma anche per la presenza dell’attrice Serena Rossi che ha convinto anche i più critici nella sua interpretazione dell’artista per la fiction biografica “Io sono Mia” di Rai Uno.

 Sabato scorso, alla presenza della sorella Olivia Bertè, anche la piazza intitolata a Mimì è stata inaugurata e la targa è lì, nella piazzetta di Rione Trieste dove la Martini si era esibita, con una grafica curata da Michele D’Avino. Domenica, il festival ideato da Ciro Castaldo, che ne è da sempre il direttore artistico, si è confermato un successo con un Summarte gremito e partecipe.

«Da brividi – commenta Ciro Castaldo – e le novità del concorso La Mia Canzone diretto dalla bravissima Grazia Di Michele sono state accolte con entusiasmo e una partecipazione straordinaria, come la presenza della straordinaria Serena Rossi». A sipario chiuso, è il momento dei ringraziamenti. «I nostri vanno di sicuro all’amministrazione comunale di Somma Vesuviana e al sindaco Di Sarno, come in egual misura a tutti coloro che hanno sostenuto Universo di Mimì in questo progetto culturale: ilmediano.it, mediapartner dell’evento e il suo direttore Carmela D’Avino che ha fatto parte della giuria di qualità, le associazioni Melagrana, Aurora Cultura e Somma Trekking, il Liceo Statale Cristoforo Colombo di Marigliano, la Sicamel, Parisi Frutta secca, l’Atelier Lombardi, la pizzeria Aragonese, Bethel grafic di Andrea Esposito, la dottoressa Francesca Allocca e il consigliere comunale dott. Salvatore Rianna».

Tra gli esperti in giuria, l’art director Luciano Tallarini,  Gianna Bigazzi, il cantautore Zorama e il critico musicale e già presidente di Rai Trade  Alba Calia, amica di lungo corso di Mia Martini.

Anche quest’anno la direzione artistica di Ciro Castaldo, ideatore dell’evento ed esperto biografo dell’artista, nonché autore del libro/cd Martini Cocktail, pubblicato da Edizioni Melagrana, è stata affiancata dalla direzione musicale del maestro Raffaele Minale, coadiuvato da numerosi musicisti professionisti.

In occasione del Festival, la commissione di esperti presieduta da Olivia Bertè, ha decretato all’unanimità la poesia vincitrice della III edizione del concorso Una poesia per Mimì. Si tratta di “Peccato Mimì” di Enzo Ciniglio al quale è andata l’opera realizzata in esclusiva per l’evento dall’artista ceramista Mariolina Vecchione.

La vincitrice del primo  concorso “la Mia Canzone” è stata Valeria Crescenzi.