Storicamente i dissesti finanziari comunali o municipali sono stati sempre un fenomeno complesso dalle radici profonde, consolidatosi soprattutto dagli anni ’80 del Novecento con l’introduzione di procedure normative specifiche.
Il fenomeno è stato sempre concentrato nel Mezzogiorno, con oltre l’80% delle dichiarazioni di dissesto proveniente da Sicilia, Calabria e Campania. Prima del 1989, comunque, il ripianamento dei debiti comunali era spesso garantito dallo Stato. Con l’introduzione, invece, della legge 144/1989 e la successiva riforma del TUEL (Testo Unico Enti Locali), fu formalizzata la procedura di dissesto per i Comuni in stato di insolvenza. Resta il fatto che dopo l’istituzione della suddetta procedura, nei primi anni ’90 ci fu un numero elevatissimo di casi, con un record di 125 dissesti nel 1989 e una media di 40 all’anno nel quinquennio 1990-1994. Il fenomeno ha poi avuto andamenti altalenanti, con una ripresa significativa dopo il 2012 e un triplicarsi dei casi nel periodo 2012-2017. La dinamica delle crisi finanziarie dei Comuni in Campania, in particolare, è stata sostenuta, attentamente, nel 2024 dalla Corte dei Conti – Sezione Autonomie – in una Relazione al Parlamento.
Il più grande Comune nella Città metropolitana di Napoli resta, attualmente, Somma Vesuviana, interessato da una forte procedura di crisi, a conferma anche delle ultime notizie apparse sui quotidiani nazionali e locali e il cui caso è ben riportato dalla testata ilMediano. Il primo dissesto, comunque, a Somma Vesuviana risale al 1990, a cavallo fra due amministrazioni, guidate da Vittorio e Antonio Piccolo, anche se strutturalmente si consolidò con la gestione sindacale precedente. All’ epoca, il Municipio di Somma Vesuviana dichiarò il dissesto finanziario con una delibera consiliare del 18 giugno 1990 la numero 50. Quell’ anno, in provincia di Napoli, oltre a Somma, a concorrere alla rottura dell’equilibrio finanziario ci fu anche il Comune di Sant’ Antonio Abate con atto consiliare del 13 dicembre del 1990.

Bisogna ricordare agli attenti lettori, tornando indietro nel tempo, che alle elezioni cittadine del 1988, la Democrazia Cristiana conquistò 7.957 voti e 14 seggi, il Partito Socialista Italiano 6.116 voti e 11 seggi, il Partito Comunista 1.340 voti e 2 seggi, il Partito Socialista Democratico di Umberto Granato 1248 voti e 2 seggi. Il 14 luglio successivo, gli accordi democristiani stabilirono che il dott. Vittorio Piccolo lasciasse la corrente del compianto democristiano avv. Nicolò Iossa e facesse il sindaco. Così fu, ma già nel 1989, la Giunta iniziò a vacillare. Somma contava all’epoca ben 28.695 abitanti. Il 9 febbraio del 1990, cadde l’Amministrazione di Vittorio Piccolo e al suo posto subentrò il cugino Antonio Piccolo, ex MSI ed ex PSDI, con un balzano accordo con la sinistra.
La motivazione principale del dissesto all’epoca risiedeva in un grave squilibrio di bilancio derivante non solo da debiti fuori bilancio accumulati, ma soprattutto da una gestione finanziaria carente. La necessità, quindi, di ricorrere alle procedure di risanamento. Il Consiglio cittadino con quella deliberazione, esecutiva ai sensi di legge, dichiarò lo stato di dissesto finanziario con un ricorso alle procedure di risanamento in relazione principalmente all’art.25 del decreto-legge 2 marzo 1989, n. 66, convertito successivamente nella suddetta legge 24 aprile 1989, n. 144, e successive modificazioni. Con decreto del Presidente della Repubblica, On. Oscar Luigi Scalfaro, del 23 febbraio del 1993 fu nominata la commissione straordinaria di liquidazione nelle persone della dott.ssa Anna Sammarco, del dott. Filippo Maraniello e del dott. Augusto Polito per l’amministrazione della gestione e dell’indebitamento pregressi e per l’adozione di tutti i provvedimenti per l’estinzione dei debiti del Municipio di Somma.
Nel 1995, il dott. Filippo Maraniello, dopo aver comunicato di non poter proseguire nell’incarico, fu sostituito dal dott. Francesco D’Ambrosio con decreto del Presidente della Repubblica del 7 giugno 1995. A concorrere positivamente alla chiusura positiva della procedura di dissesto finanziario – ci racconta l’Avv. Pasquale Piccolo, ex sindaco e consigliere – ci fu anche l’esperto avv. Cimmino Vincenzo, consigliere municipale. Resta il fatto che i debiti pregressi furono eliminati tramite transazioni al 40-50% del credito su sentenze, contenziosi e crediti vantati da fornitori e creditori e il tutto avvenne nell’ arco temporale di tre anni. La gestione commissariale ottenne riduzioni significative dei debiti pregressi, abbattendo la pretesa iniziale dei creditori. La passività di circa 2 miliardi mezzo fu progressivamente abbattuta, segnando la fine di una gestione contabile insostenibile e l’inizio di una fase di risanamento forzato.



