Il palazzo Sirico nell’ antico borgo murato evoca l’immagine di un edificio imponente e antico, che domina il paesaggio e resiste al tempo. Domenica 25 gennaio, a partire dalle ore 11:00, l’inaugurazione del ripristino del portale e della rosta in via Botteghe.
Un progetto di restauro e riqualificazione di una delle dimore storiche del borgo Casamale, che non solo riporta alla luce la bellezza originale dopo anni di degrado, ma che segna l’inizio di una riqualificazione molto più ampia. Porta dopo Porta è l’iniziativa ideata e promossa dall’Associazione Tramandars e dall’Associazione Amici del Casamale, che insieme all’ARCI, all’Associazione Festa delle Lucerne e all’ARS (Archivio Russo Somma), animeranno questo evento speciale.

Il palazzo Sirico evoca l’immagine di un edificio imponente e antico, che domina il paesaggio e resiste al tempo e – come spiega il dott. Domenico Russo, storico locale – mostra ben poca della sua antica bellezza, essendo stato ampiamente deturpato da abnormi ristrutturazioni, dovute alle sopraggiunte esigenze abitative. Degna di nota la scalinata che si apre a destra di chi entra e la magnifica rosta sul portale d’ingresso, che sarà consegnata al palazzo appena restaurata integralmente insieme al portale. Una raggiera lignea, forse in castagno, con raggi decorati da palmette barocche e al centro, invece, nell’ambito del conchiglione (vedi foto) s’intravede una figura sovrapposta ad un’altra non ben definibile che ricorda modelli di roste napoletane seicentesche [D. Russo & G. M. Russo, Guida storico- artistica del Casamale, Ed. Ars, Somma Vesuviana, 2024, 54]. Insomma, un palazzo che desta ancora oggi tanta ammirazione, scrigno di bellezza, esempio di architettura e storia che catturano l’attenzione e stimolano la meraviglia.

Nel Catasto Onciario del 1744 della Terra di Somma, conservato nell’Archivio storico cittadino, e precisamente tra i forestieri abitanti napolitani, compare D. Francesco Antonio Sirico, napolitano privilegiato di anni 81, che possedeva la suddetta casa palaziata consistente in una sala, sette camere e sette bassi con due cellari, stalla ed un piccolo giardinetto nel luogo detto Casamale e proprio detto le Botteghe giusta li beni di D. Valentino Rodino e fratelli d’Orsino […]. Possedeva, inoltre, numerosi vigneti nella località Cesine. Il giardinetto sopracitato era di circa 1/8 di moggia come si legge nella Descrizione dei territorij con rendita e nomi dei rispettivi possidenti, allegata alla Pianta di Somma (1800- 01) del cartografo Luigi Marchese [Museo di Capua].
Don Francesco Antonio Sirico nel 1699 era prefetto (priore) della Compagnia della Morte [A. Di Mauro, I Magnifici, 278], mentre nel 1711 sindaco del quartiere Casamale di Somma, insieme a Marc’Antonio Majone e Lelio de Gennaro per gli altri due quartieri [Archivio Collegiata Fasc. A, fs. 31]. L’ abate Domenico Maione, primo storico di Somma, scrive nella sua opera dal titolo La Regia Città di Somma del 1703: …La famiglia Sirico venuta dalla nobiltà (che la stampa nella descrizione di Somma fatta dal Pacichelli se ne scorda registrarlo) di Sarno, come nel processo della loro nobiltà nel S. C. in Banca di Montanaro, oggi….da tanto tempo, che dimora in Somma, vi è stato Carlo Sirico Capitano d’Infantaria, & oggi vivono il Dottor Francesco Antonio, & Abbate D. Nicolò fratelli. Tale notizia non concorda, però, con il Catasto onciario del 1744, dal momento ché il librone (vedi foto) attesta che non solo Don Francesco Antonio era tra i forastieri abitanti napolitani, ma che era un napoletano privilegiato, a meno che non sia passato da Sarno a Napoli. Sulla questione nobiltà dei Sirico, comunque, non esiste una certezza assoluta, in quanto non vi è alcun documento che la attesti e né tantomeno tale famiglia è citata nell’ elenco dei titoli nobiliari del Regno di Napoli. Il dott. Russo Domenico parla, però, di una nobiltà minore.

Il notabile Augusto Vitolo, a pagina 45 del suo libro dal titolo La Città di Somma Vesuviana illustrata nelle sue famiglie nobili del 1887, scrive: …Nel 1635 Onofrio, […] Bottiglieri, Francescantonio de Mauro, Orazio, Girolamo ed altri Majone, Francesco de Tommaso, […] Granata, Monna, de Stefano, ed alcuni di casa Sirico, fecero processi presso il Consiglio Collaterale e presso il Sacro Regio Consiglio per venir ammessi o reintegrati alla nobiltà di Somma. Tale notizia, confermata pure dal Maione, attesta che la famiglia era presente a Somma già nel 1635; mentre, in un elenco pubblicato dallo stesso Vitolo, afferma che i Sirico non erano più presenti a Somma nel 1887, epoca della stesura del suo libro.
Lo storico locale Giorgio Cocozza, in un suo articolo sulla rivista Summana n° 51 [Studi e ricerche sul patrimonio etnico, storico e civile di Somma Vesuviana, Marigliano, aprile 2001, 16], cita Isabella Sirico, figlia di Antonio e di Ortensia Izzolo, che nel 1646 con un atto formale stabilì di donare, dopo la sua morte, alla cappella di S. M. dell’Arco (attuale cappella Aliperta al Cavone), un credito di 300 ducati, che, come erede della madre, doveva conseguire sui beni del notaio Marc’ Antonio Izzolo, suo zio [notaio], specie sopra una cesina di castagne sita sulla montagna di Somma […]. All’epoca – continua Cocozza – vi erano solidi rapporti di parentela e numerosi scambi patrimoniali tra i Figliola, i Rosella, i Sirico e i Maione di Somma. Comunque, fu proprio Francesco Antonio Sirico discendente del quondam Antonio – conclude Cocozza – che si oppose alla donazione dei 300 ducati di Isabella Sirco. Una controversia risolta solamente nel 1691 con determinati accordi.

Nel libro di V. Amorosi, A. Casale e F. Marciano, dal titolo Il ceto nobiliare e il ceto popolare della città di Sarno nei secoli XVII – XVIII del 2006, si fa riferimento a una famiglia de Sirica, aggregata al Sedile della Nobiltà di Sarno dopo il 1628, esponendo anche il blasone o arma: d’ azzurro al leone rampante al tronco di un albero mozzo dal quale si dipartono due rami fogliati di verde, il tutto al naturale. Da tener presente – afferma lo storico strianese Felice Marciano – che nella città di Sarno il cognome de Sirica, anticamente anche Sirica, Sirico o de Sirico, è stato sempre presente con tali varianti. Nel libro di Domenico Colonna dal titolo Reassunto de servitii ottenuti nel felicissimo Governo dell’Eccellentissimo Sinor Marchese De Los Velez, in Napoli, Per Geronimo Fasulo, 1682, compare tra i condannati in galera di Terra di Lavoro un tale Francesco Antonio Sirico della Città di Sarno, che forse conferma l’ipotesi dell’abate Maione sulla provenienza della famiglia. Il cognome Sirico in relazione alla città di Sarno compare ancora nel Catasto Onciario della Terra di Somma – precisamente nella lista degli Ecclesiastici regolari, benefici, chiese, monasteri ed altri luoghi pii non abitanti – con Suor Margherita Sirico che possedeva per diritto (ex iuribus) all’epoca annui ducati sedici per causa di censo sopra di un territorio, pagati da Eleonora Avellino; mentre Suor Maria Sirico possedeva annui ducati due, anch’essa per diritto, resi da tale Arcangelo di Falco. Entrambe erano monache professe del Monastero di Donne Monache della Città di Sarno.
Sulla questione nobiltà, bisogna prestare molta attenzione, poiché principalmente tale attribuzione era prerogativa del re con una sua lettera patente. Tante truffe prezzolate sono state portate avanti nel corso della storia con false certificazioni ad opera di apprezzati araldisti. Anche i notabili, ovvero individui di una certa rilevanza sociale ma non necessariamente nobili, potevano avere un loro stemma o arma. Gli stemmi non erano esclusivi della nobiltà, ma potevano essere adottati da famiglie o individui che volevano rappresentare la propria identità, status o appartenenza. Bisogna aggiungere che tante famiglie di Somma, a riguardo, hanno compiuto furti araldici attestati ed è il caso dei Vitolo e dei Casillo. Oltretutto, alcune famiglie anche attraverso l’esercizio del notariato (anche per generazioni) nei secoli XV-XVI entrarono a far parte della nobiltà locale ex dignitate e non ex origine.
Comunque, dopo la morte di Don Francesco Antonio, l’erede fu il figlio d. Giuseppe Sirico (+ 11 aprile 1783) sposato con Donna Matilde Fasano, la cui famiglia, secondo il Maione, veniva da Solofra. Dal matrimonio nacquero: Rev. D. Nicola (ca. 1748 +1813), sacerdote; D. Francescantonio (ca.1754 +1817), che sposò Anna Maria Terracciano (+1809) di Pomigliano d’Arco. Il canonico Rev. Don Nicola Sirico è presente nel Catasto provvisorio francese del 1811 come proprietario dei beni, che passeranno successivamente al fratello Francescantonio, dopo la morte avvenuta il 29 maggio del 1813 all’età di sessantacinque anni. Nel Registro di popolazione del 1819, infine, risultano abitanti in quel palazzo i sette figli di D. Francescantonio: D. Luigi Maria Giuseppe (Somma 1792 – Teggiano 1875) sposato con D. Errichetta de Felice; D. Pietro (celibe all’epoca) che sposerà Maria Sanseverino; D. Carolina (nubile); D. Matilde (nubile); D. Angelo (celibe); D. Giuseppe Maria (n. 1784) sposato nel 1817 con Antonia Sorrentino; D. Margherita sposata con D. Giuseppe Scannapieco.



