Somma Vesuviana, lettera in redazione: “il tombino di via Auriemma icona di un’agonia”

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Un lettore ci scrive per il tombino “ballerino” a cinque metri dagli uffici comunali. Un simbolo, a suo parere, di un’incuria dilagante

 

Il simbolo di Somma Vesuviana è tutto in questa foto in via Gino Auriemma. Simbolo di decadenza e oblio. Di rassegnazione e degrado. Da due mesi questa transenna che circonda un tombino, probabilmente ballerino, si trova a cinque metri dagli uffici comunali ed altrettanti dal comando dei Vigili Urbani. Ed ovviamente nessuno si pone il problema. Chissà quante volte sindaco, assessori, consiglieri, tecnici, l’hanno visto e rivisto ma senza domandarsi: forse è il caso di riparare il tombino e togliere questa transenna che ostacola il traffico. Macchè le miserie di questo paese sono ormai arrivate ad un punto di non ritorno. Melanconicamente si avvia verso il tramonto e la classe politica appare inerte di fronte ad un destino ripiegato su stesso.

Se questo è un paese (e non appaia irriverente l’accostamento con Se questo è uomo), allora anche per noi la tragedia è vicina. E non si tratta solo di cattiva amministrazione ( almeno uno saprebbe con chi prendersela), ma di assoluta incapacità di mettersi a disposizione della collettività, di rapportarsi coi cittadini, di servirli almeno nelle cose essenziali. E se per due mesi nessuno vede una transenna in una strada in pieno centro, adiacente al comune addirittura, una cosa da niente insomma, figuriamoci cosa devono essere le periferie.

La città mostra un evidente stato di abbandono, va avanti per inerzia, senza che ci sia la presenza dello Stato nelle sue ramificazioni più elementari. Anche solo per far rispettare le regole più semplici. Un paese anarchico e invertebrato, che si imbelletta in occasione di feste e sagre, ma che dietro la maschera nasconde, diciamoci la verità, una modesta classe politica. Adusa solo a giochi di danza, ad entro ed esco dalla maggioranza, voglio questo e voglio quello, senza capacità progettuale, privi disegni programmatici, di idee e, perchè no, di sogni. Già siamo diventato un paese che non sogna. Si addormenta per disperazione per non vedere gli scempi quotidiani. Per non vedere una transenna su un tombino diventata l’icona di un’agonia.

S.Piccolo

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