La raffinata cucina del “Gold Lion “ manda in tavola piatti classici della cultura napoletana e vesuviana, interpretandoli nel segno dell’originalità che rispetta i valori della tradizione. E’ questa, da sempre, la “filosofia” dei proprietari. Antonio Parlato ci ricorda che le genti del Sud hanno inventato da secoli la festa della vigilia di “Ognissanti”, che poi gli Americani hanno chiamato “ Halloween”. In quella festa si mangiava e si mangia solo baccalà. Ma i vesuviani, nella certezza che la Natura rinascerà dopo il riposo invernale, accanto al baccalà penitenziale portano in tavola la festosa frittura di pesce.
Martedì 30 ottobre il “Gold Lion” di Somma Ves. na ospita una serata delle “Vie del gusto”. Si torna a un ristorante che nel vasto panorama della ristorazione vesuviana occupa un posto di rilievo, per la coerenza delle sue proposte, per lo stile della cucina, per l’eleganza naturale della sua ospitalità. Qui si vede chiaramente come le tecniche del mestiere vengono ravvivate, in ogni dettaglio, dalla passione autentica, che si fa sapienza. Nel menù che verrà proposto agli amici delle “Vie del gusto” trovano posto il baccalà e la frittura di pesce, due cardini della cucina napoletana e vesuviana. Sarà, l’incontro di martedì, l’occasione adatta per impostare la “serata” sul racconto di aneddoti e di riti collegati a questi cardini. Non c’è scrittore napoletano che non citi la “frittura di pesce”, ma le pagine più belle le sono state dedicate da Nello Oliviero e da Giovanni Artieri. Sul baccalà credevamo che fosse stato scritto tutto, e invece le sorprese non finiscono mai.
La “serata” al Gold Lion si tiene poche ore prima della vigilia di “Ognissanti”, che per gli americani è “Halloween”. E Antonio Parlato nel suo libro “ Sua Maestà il Baccalà” racconta che in Puglia, in particolare a Manfredonia, e “in numerose altre località del Mezzogiorno” i famigliari delle persone passate nell’aldilà vegliano, nel giorno della vigilia di “Ognissanti”, davanti alle immagini dei loro cari collocate in loculi e su tumuli che portano il segno di croci o di pietre coperte da fiori. “Da qui il percorso di folle lungo le strade delle cittadine, alla ricerca delle immagini dei defunti e dei luoghi che frequentavano”. In questa vigilia si preparano le brocche d’acqua, perché i defunti potrebbero tornare e cercare nell’acqua, ancora per un momento, la forza della vita: è, questo, un costume antichissimo, che secondo Gregorio di Tours veniva praticato già nella Gallia precristiana. E a tavola non compaiono né carne, né pesce: i pescatori non uscivano in mare nei primi due giorni di novembre. In tavola c’è posto solo per il baccalà, sacro ai riti penitenziali. Ma i vesuviani sanno che in inverno la Natura non muore, si riposa: e dunque festeggiano da subito la sua rinascita.
Il “Gold Lion”, interpretando magnificamente l’ottimismo della gente del Vesuvio, fa arrivare a tavola il severo baccalà con la scorta dello stocco, che incita all’allegria, e della frittura di pesce, che è un concerto di profumi e di sapori. Un concerto festoso di tammorre e di flauti.








