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 IL Santuario di Santa Maria a Castello   a breve sarà aperto tutti  giorni.  Il  10 novembre alle ore 9:30, il successore di San Paolino sarà in visita pastorale al santuario.

 

 

Tra i verdi pendii del Monte Somma sorge l’antico santuario di Santa Maria a Castello, che da ben quattro secoli è meta di un interrotto pellegrinaggio e di un’ intramontabile venerazione. Il culto della Mamma Schiavona, così denominata dai contadini del posto, è accomunato al mistico cerchio delle sette Madonne distribuito in diverse aree culturali. E’ con somma gioia l’attesa notizia, che in queste ore circola sui social, della volontà di Sua Eccellenza  Mons. Francesco Marino, Vescovo di Nola, di aprire al culto il santuario di Santa Maria a Castello per l’intera settimana. L’apertura al culto( chiesta con forza da Biagio Esposito, presidente dell’Accademia Etnostorica Vesuviana) non sarà limitata a quelle poche ore settimanali, ma finalmente a tutti i giorni. Nell’ occasione, sabato 10 novembre alle ore 9:30, il successore di San Paolino sarà in visita pastorale al santuario. Sarà una grande festa, che offrirà motivi di gioia a tutti i fedeli della Madonna più invocata del territorio. La storia di questo Santuario si intreccia con quella di re, regine e principi sin dalla sua edificazione.

Quando gli Angioini nel 1268 arrivarono a Somma, dopo aver sconfitto Corradino di Svevia, si accorsero che la località sul monte, dal punto di vista strategico militare, era una buona roccaforte. Gli eserciti, infatti, che arrivavano da est, dalle Puglie o risalivano dal sud – non dal lato costiero ma dal lato interno – dovevano passare per Somma. La città era inoltre dotata di una grande protezione naturale: la montagna. Il castello normanno, dove oggi insiste il Santuario di S. Maria a Castello, era inespugnabile. Già i Normanni – come riferisce il Dott. Russo Domenico  –  quando nel 1140 conquistarono Napoli, si stabilirono con la loro cavalleria in quel castello. Oltre all’importanza strategica, la città si distingueva soprattutto per la sua preminenza economica. Carlo I d’Angiò, fra le prime disposizioni, chiese all’architetto francese a Pietro di Chorus di ristrutturare il castello di Somma per permettere ai suoi nipoti di irrobustirsi fisicamente nelle selve della montagna. Più tardi anche Re Ferrante d’Aragona, seguendo gli esempi dei re Angioini, si accorse dell’importanza militare e strategica del castello, che  in seguito alle guerre fra i diversi pretendenti del Regno di Napoli, nonché dalle susseguenti eruzioni e terremoti, restò del tutto solitario e abbandonato, senza essere abitato per parecchio tempo.

Fu verso il 1475 che fu costruita in loco la Chiesa di Santa Maria a Castello dai cittadini di Somma.  Nel volume II della Santa Visita del 1561 si legge che il 14 settembre 1561 era Rettore della Chiesa di Santa Maria a Castello Don Andrea Reanda, nominato successore di Don Felice Viola. All’epoca il misero arredo si componeva di tre tovaglie, un messale, due candelabri di legno, una grande icona con la figura della Beata Maria del Velino, una mediocre campana e un ingiallito panno per l’altare. La relazione ci fa notare, ancora, che le condizioni della fabbrica non erano del tutto rassicuranti. Nel 1616 era rettore Don Ottavio D’Alessandro, che celebrava messa ogni sabato, non avendo la detta chiesa né rendite, né arredi sacri. Nel 1622 Don Carlo Carafa, avendo desiderio di ritirarsi in solitudine per qualche tempo in un luogo solitario e lontano dalle umane attività, per attendere serenamente alla contemplazione delle cose celesti, scelse il Monte Somma, ritenendolo più adatto al suo scopo. In questo luogo sacro Don Carlo collocò la statua della Beatissima Vergine in legno; che, molto venerata, si rivelò nel tempo miracolosa. Il religioso eremita si fermò in questo luogo solitario per un lungo periodo e qui meditò, in assoluto silenzio, la regola dell’Ordine dei Padri Pii Operai. In passato i restauri effettuati alla Chiesa furono molteplici a causa, oltre che delle calamità naturali, della poca consistenza delle murature elevate in difficili condizioni operative.

Oltre a Don Carlo Carafa nel 1622, la fabbrica fu rifatta totalmente dopo l’eruzione del 1631, venne poi restaurata ed ampliata nella parte conventuale da Padre Giosafat de Madero (oggi Di Madero) nel 1752. Fu rinnovata da suor Angelina Coppola intorno al 1920 e da Don Armando Giuliano nel 1968. Oggi il Santuario è percorribile grazie a larghi gradoni che portano fin sopra la piazzola. La piccola chiesa, situata a 435 m sul livello del mare, è preceduta da un ampio e panoramico spiazzo. Ha una pianta a sala in cui si stacca, aldilà dell’arcone trionfale, la zona dell’abside coperta con volta a gaveta. Il soffitto, prima dell’ultimo restauro, presenteva – come riferisce Raffaele D’Avino –  un bel cassettonato in legno con il quadro di Don Carlo Carafa. Annessa alla chiesa vi era la zona conventuale, ora adibita a museo Etnostorico delle Genti Campane, con l’accesso indipendente dal lato sud. La muratura è a sacco con annegamento di scheggiosi in pietra vesuviana. Le coperture sono a capriate in legno e coppi. All’incrocio delle due ali di fabbrica sorge il campanile. Gli ultimi restauri hanno, però, deturpato opere di pregio, rendendole sgradevoli agli occhi dei fedeli. A ciò si aggiunge la deplorevole e vergognosa piattaforma, che da anni rende impraticabile e impresentabile una delle piazze più incantevoli di Somma Vesuviana.