A volte ritornano. A Somma Vesuviana più che una sorpresa è una triste abitudine.
La notizia della probabile candidatura alle elezioni amministrative dei soliti noti , quelli che hanno amministrato per decenni con risultati che parlano da soli, sta facendo sobbalzare migliaia di cittadini. Molti si chiedono: “Ma davvero? Non c’è un minimo di decenza?”
La città, del resto, parla chiaro. Non serve un’inchiesta giornalistica: basta guardarsi intorno. Strade sventrate, marciapiedi ostili, parchi pubblici trasformati in reperti archeologici dell’abbandono e il borgo antico del Casamale lasciato all’incuria. Un disastro urbano che non cade dal cielo, ma che ha nomi, cognomi e curriculum amministrativi. Eppure eccoli lì, pronti a ripresentarsi con l’aria di chi non ha nulla da spiegare.
Altro che “volti noti”: qui parliamo di autentiche facce toste.
Le squadre sono già pronte. Qualcuno si sottoporrà a un accurato maquillage politico per sembrare nuovo di zecca. Altri, più prudenti, manderanno in campo fratelli, cugini, mogli e parenti vari. Volti diversi, stessa sostanza. Un rinnovamento… rigorosamente in famiglia.
Non si può dire che manchi la concorrenza. Nelle scorse elezioni amministrative, erano circa 500 i candidati al consiglio comunale. Si prospetta, quindi, una nuova maratona. Peccato che, quando votava il 90% degli elettori, i candidati fossero poco più di 100. Oggi, con un’affluenza crollata intorno al 40%, le liste sono esplose come funghi dopo la pioggia. Misteri — solo apparentemente — della politica locale.
Cosa ci raccontano davvero questi numeri? Che l’amore per la città è cresciuto? Difficile crederlo, guardando una Somma Vesuviana che ha smesso di essere vissuta. Di sera le strade si svuotano, le serrande si abbassano e l’illuminazione pubblica sembra più un optional che un servizio. I giovani, per incontrarsi, sono costretti a spostarsi nei comuni limitrofi; gli anziani restano chiusi in casa, senza spazi sicuri e accessibili dove passeggiare o socializzare; i bambini non hanno parchi attrezzati né luoghi pubblici in cui giocare. Una città che non offre nulla a chi cresce, nulla a chi invecchia e nulla a chi vorrebbe semplicemente viverla.
Le tasse, invece, godono di ottima salute e continuano a crescere, anche perché — parole testuali di ex amministratori — “solo il 55% dei contribuenti paga le tariffe comunali”. Un sistema che punisce chi rispetta le regole e condanna la città a un declino inesorabile.
Località Castello meriterebbe un capitolo a parte. Doveva essere il cuore pulsante del turismo e delle tradizioni, ed è oggi l’emblema plastico del fallimento amministrativo. Erbacce, degrado e strade dissestate al posto di visione e sviluppo.
La situazione è così grave che non si sa nemmeno da dove cominciare. Serve uno sforzo straordinario per riportare la città alla normalità. Servono idee nuove e persone credibili, non venditori di fumo né azzeccagarbugli professionisti.
Siamo arrivati a un punto in cui non possiamo più permetterci errori.
Né, tantomeno, repliche di vecchi spettacoli politici.
E agli elettori va ricordato che vale la pena recarsi alle urne. Non per favorire amici, parenti o clientelismi, ma per scegliere chi davvero può cambiare le cose. Per il bene comune, per una città migliore, per interrompere finalmente il ciclo delle stesse vecchie facce. Ogni voto conta: non sprechiamolo.



