Luisa Ranieri nei panni della preside Eugenia Liguori conquista il pubblico, mentre la fiction riapre il dibattito sulla rappresentazione delle periferie napoletane
Sta riscuotendo un grande successo su Rai 1 la fiction La Preside, interpretata da una intensa Luisa Ranieri, che veste i panni di Eugenia Liguori, dirigente scolastica ispirata alla figura reale di Eugenia Carfora. Una storia forte, capace di tenere incollati milioni di telespettatori e di riportare al centro dell’attenzione nazionale il ruolo della scuola nelle aree più difficili del territorio napoletano, in particolare a Caivano.
La serie racconta una realtà complessa e spesso dolorosa: scuole superiori segnate dall’abbandono scolastico, da profonde fragilità adolescenziali, da famiglie assenti o in difficoltà e da un futuro che appare incerto e fragile. Una narrazione che molti riconoscono come autentica e che restituisce il valore della scuola come ultimo presidio educativo e civile in contesti di marginalità sociale.
Il successo della fiction nasce proprio dalla sua capacità di raccontare senza sconti una scuola di frontiera, fatta di docenti che resistono, studenti in bilico e dirigenti chiamati ogni giorno a scelte difficili. La Preside parla di disagio, ma anche di responsabilità, coraggio e visione educativa, elementi che spiegano il forte impatto emotivo sul pubblico.
Accanto agli apprezzamenti, però, emergono anche alcune criticità. Ancora una volta il Sud e le periferie napoletane vengono rappresentati prevalentemente attraverso il loro volto più duro: degrado, criminalità, povertà educativa. Una scelta narrativa che, pur rispecchiando una parte di realtà, rischia di offrire uno sguardo incompleto, lasciando sullo sfondo le tante esperienze positive, le eccellenze scolastiche e le storie di riscatto che esistono e resistono quotidianamente.
Una realtà difficile, dunque, ma non l’unica. Il rischio è che il racconto televisivo finisca per rafforzare stereotipi già consolidati, senza restituire la complessità di territori che non sono soltanto problemi, ma anche risorse, competenze e futuro.
In questo quadro, assume un significato particolare la presenza nel cast della giovane attrice Anna Salvati, originaria di San Giuseppe Vesuviano. Un talento emergente che rappresenta un motivo di orgoglio per l’intero territorio vesuviano, dimostrando come anche da queste zone possano nascere percorsi artistici e professionali di valore.
La Preside resta una fiction potente e necessaria, capace di accendere i riflettori su una scuola che combatte ogni giorno battaglie silenziose. Il suo successo conferma il bisogno di storie vere, ma anche l’urgenza di raccontare il Sud in tutta la sua complessità, senza ridurlo a una sola, dolorosa immagine.








