Somma Vesuviana. Riceviamo e pubblichiamo:
I freddi inverni delle Quarantore.
Alcuni decenni fa l’inverno era decisamente più freddo di adesso e alla fine di gennaio raggiungeva il suo massimo rigore. Ma le avverse condizioni meteo non erano di ostacolo, nemmeno per noi bambini, alla partecipazione alla pratica delle “Quarantore” al Convento, quello dei Padri Trinitari al Casamale.
Il nome deriva dall’esposizione del SS Sacramento, per quasi 10 ore al giorno, ininterrottamente, per 4 giorni, con relative celebrazioni eucaristiche, a memoria delle quaranta ore trascorse tra la morte di Gesù (Venerdì Santo) e la Sua Resurrezione (Domenica di Pasqua).
Il nonno Antonio passava a prendermi con largo anticipo rispetto all’orario d’inizio della celebrazione serale, altrimenti si sarebbe restati in piedi. Comunque noi ragazzini in piedi ci finivamo lo stesso perché a quei tempi era appena necessario un cenno per indurci a lasciare il posto agli anziani che man mano si
accalcavano nella chiesetta.
Le Quarantore, come adesso, si svolgevano il 30 ed il 31 gennaio, l’1 ed il 2 febbraio.
Invariabilmente e solo il 31 gennaio si registrava un inesorabile calo delle presenze. S. Ciro, la cui ricorrenza cade in quel giorno, attirava i più nella chiesa della piazza, dove il parroco Don Raffaele attendeva sereno, sicuro di stravincere la sfida. Immancabili le critiche ai traditori che per un giorno anteponevano il Santo
taumaturgo nientemeno che al SS Sacramento. I Trinitari, per quieto vivere, abbozzavano. Loro, protagonisti della vita religiosa e sociale della Comunità del
Casamale, in quei giorni davano il meglio e tra l’altro, per le celebrazioni, invitavano “Predicatori” sopraffini, anche al di fuori del loro stesso ordine religioso. Le tonanti omelie erano capaci di scuotere i fedeli, persino quelli che il duro lavoro invernale della potatura e della vangatura sugli scoscesi pendii montani rendeva
solitamente sonnacchiosi durante le funzioni serali. Anzi partiva una sorta di gara che finiva ogni anno con l’individuazione del “Predicatore” che più di tutti aveva toccato le corde della loro semplice spiritualità.
Le donne alimentavano inoltre la loro spiritualità alternandosi in chiesa a pregare durante le ore diurne, per “fare compagnia” a Gesù esposto. A Lui, sicure di essere ascoltate, confidavano pene e preoccupazioni. I turni saltati per impedimenti o a causa di mariti poco disposti a tollerare tali improduttive distrazioni venivano coperti dai novizi del Convento, dai religiosi o dalle suore. L’impegno di tutti era quello di non lasciarLo mai solo!
Gli uomini invece si limitavano alla messa serale, a volte allietata anche da una piccola orchestra, collocata nella cantoria, che furtivamente raggiungevamo per curiosità e per sfuggire alla ressa: appariva un grande privilegio poter osservare tutti dall’alto tra le grate della balconata.
L’intera Comunità procurava i fondi necessari per gli addobbi floreali, per i magnifici drappi liturgici appesi alle pareti della piccola chiesa – che per quei 4 giorni si atteggiava a “Cattedrale”- e per tutte le necessità del principale evento invernale del Quartiere e non solo, vista la risonanza che aveva nell’intera città. Per la
raccolta si adoperava innanzitutto Carmelina (Muoio), la vulcanica Presidente del Terz’Ordine Trinitario, la quale, oltre a sovrintendere a tutte le fasi organizzative, distribuiva con sollecitudine le famose buste, soprattutto alle famiglie più facoltose di Somma, che le avrebbero restituite con una più o meno generosa
offerta.
Invece Mimì Barra, il prof. Scozio, Mimì Feola, Carmine Raia, Francesco Cardamone e altri ancora, si sono succeduti negli anni per la raccolta porta a porta e ora ci precedono là dove hanno meritato di stare, non solo per questo loro piccolo generoso impegno. Gli inverni ora non sono più così rigidi, San Ciro e le Quarantore si contendono un esiguo numero superstite di fedeli, ma ci piace pensare che fino a quando quella porta della chiesetta, su quella maestosa facciata, in quei giorni sarà aperta, l’opportunità di un Incontro che cambi radicalmente dentro sarà sempre possibile e la speranza di riscoprirsi come vera Comunità non sarà vana.
Quest’anno, come l’anno scorso, l’ultimo giorno, il 2 febbraio, una fiaccolata accompagnerà il Santissimo Sacramento dal Convento alla Collegiata e l’Incontro potrà avvenire anche per strada.
Antonio Raia.
Fonte immagine: rete internet.



