Il parroco di San Pietro Apostolo, mons. Tommaso Casillo (1602 – 1679), si appropriò, per il suo ramo familiare sommese, dello stemma dei nobili Caselli di Calabria, senza nemmeno brisarlo, cioè modificarlo in parte, commettendo quello che, secondo la dottrina nobiliare attuale, si definisce furto araldico. Intervista all’ avv. e araldista Nicola Pesacane.

Nel 1887 il barone Augusto Vitolo Firrao nella sua opera dal titolo La Città di Somma Vesuviana illustrata nelle sue Famiglie Nobili scriveva, riferendosi ai Casillo, alcune notizie di quest’ antico e nobile casato, estintosi nei Vitolo, riannodandosi principalmente all’Insigne Collegiata del borgo murato e all’ antico ufficio del mastromercato di Somma. A tal riguardo, leggendo attentamente, il barone Augusto asserisce che Mons. Tommaso Casillo – utroque iure, protonotario apostolico e parroco della Chiesa di San Pietro Apostolo – nella seconda metà del XVII secolo fece costruire a sue spese il ricco ed artistico soffitto della predetta Collegiata. Nel 1679, anno della sua morte, col suo testamento istituì erede universale la Collegiata medesima, disponendo che le rendite del patrimonio di lui servissero per la buona manutenzione della struttura, in cui volle essere sepolto. Giace, infatti, nella prima cappella a sinistra entrando. E fin qui ci siamo. La cosa più eclatante, però, esaltata dal Vitolo, non estraneo a queste manie araldiche, e che i Casillo usarono per arme in campo azzurro un grifo rampante d’oro, accompagnato nel capo da un lambello di rosso a tre pendenti. Questo stemma si vede tuttora scolpito in marmo su le pile delle acquasantiere della Collegiata ed è ornato di un cappello di protonotario apostolico, perché fatto a spese di Don Tommaso. Il barone Vitolo Firrao, oltrettutto, non omette di avvertire che quell’ arme dei Casillo di Somma era identica all’epoca, per le pezze e colori, a quella dei Caselli di Cosenza siccome vedesi incisa e descritta nell’opera del Castiglione – Morelli, intitolata De Patricia Cosentina Nobilitate. Stante ciò – continua Vitolo – potrebbe credersi che tra queste due famiglie vi sia comunanza di origine e che l’accidentale differenza del cognome sia dipesa, come tante altre, dalla varietà dei dialetti. Per districarci in questa ragnatela storica, mi sono recato a Napoli ad intervistare l’ Ill.mo Avv. e araldista Nicola Pesacane, il quale – in qualità di Master Universitario di II Livello in Araldica, di esperto universitario in Araldica, di ex professore universitario a contratto di Araldica, di Perito in Araldica iscritto ai Ruoli delle Camere di Commercio di Roma e di Bologna e di Docente di Araldica presso la Scuola di Araldica, Genealogia e Scienze Documentarie della Storia dell’Istituto Araldico Genealogico – IAGI di Bologna – ha voluto fornirci alcuni chiarimenti in relazione alle notizie riportate dal barone Vitolo Firrao. Certamente da una ricognizione fatta nel Catasto Onciario del 1744 non appare nessun nobile Casillo, ma tanti bracciali, mastri falegnami, un maniscalco, un sartore, un solapianiello, un mastro barbiere, un clerico, un sacerdote e tre privilegiati napoletani. Lo stesso d. Antonio Casillo, notaio, morto nel 1846, era figlio del proprietario d. Giuseppe, ultimo mastromercato di Somma. Era l’unico caso di un’ antica nobiltà personale di carica, che purtroppo nel tempo non si consolidò in nobiltà generosa [ Degli Uberti P. F. – Pinotti M.L., Storia del diritto nobiliare italiano, Vol.1, IAGI] in quanto d. Antonio non ebbe figli, ma lasciò solamente numerose proprietà al nipote d. Luigi Vitolo, avendo sposato una zia.

Avvocato, qual’ è la sua riflessione sulla cognomastica Casillo e Caselli?
“Diversa è l’origine, il significato e la diffusione dei due cognomi Casillo e Caselli. Il cognome Casillo è di tipo prevalentemente toponomastico, derivando dal toponimo campano Casillo alias Casilli; nelle fonti antiche ritroviamo un Iohannes qui dicitur Casillum in un documento medievale del 1064, conservato in un Codice del Monastero di Montevergine in Mercogliano, in provincia di Avellino. Tale forma cognominale, Casillo, risulta il 4° cognome per frequenza in San Giuseppe Vesuviano nel napoletano, tanto che nel detto Comune vi è una località detta Casilli, nonché è diffuso anche in Napoli e nella sua provincia, in particolare a Terzigno e nei paesi vesuviani, tra cui Somma Vesuviana [Caffarelli E. e Marcato C., I Cognomi d’Italia – Dizionario Storico ed Etimologico, Utet Editore, Torino, 2008, Vol. I, p. 413]. Il cognome Caselli, invece, pur essendo, anch’esso, di origine toponomastica dai luoghi Casello o Caselle od, anche, in alcuni casi, derivante dal soprannome Casella (piccola casa, casotto) è cognome soprattutto dell’Italia settentrionale, in particolare, della Regione Emilia Romagna, essendo l’8° per frequenza a Ferrara, il 70° in Emilia Romagna, il 46° a Grosseto ed il 76° a Siena, nonché molto presente anche Bologna, Firenze, Milano, Roma, Genova, Modena, Parma e Reggio Emilia [Caffarelli E. – Marcato C., op. cit., Vol. I, p. 412]. Come si vede è molto raro in Calabria, dove, però, è diffusa la forma originaria soprannominale di cui sopra Casella (alias Caselle), abbastanza presente a Cosenza e nella sua provincia, luogo, appunto, di origine dei Marchesi Caselli (olim Casella, appunto, ed olim de Casello), il che mi fa dedurre che il cognome originario calabrese fosse Casella e ciò risulta confermato appieno dal fatto che, nel 1321, il capostipite Ruggero, Barone del Regno, si denominava di cognome, appunto, Casella [P., Sito Nobili Napoletani, lett. C), che cita molta bibliografia sul punto]. In conclusione, dal punto di vista cognomastico i due cognomi Caselli (olim Casella) e Casillo non hanno nulla in comune.”

In relazione alle memorie di Don Tommaso Casillo e agli studi dello storico locale Angelo Di Mauro, qual è la sua posizione?
“Il parroco d. Tommaso Casillo, nella sua opera relativa alla sua famiglia, traccia un filo genealogico del suo ramo paterno, partendo da sé medesimo [Casillo T., Libro di memoria di me D. Thomase Casillo, Somma Vesuviana (Na), 1631, Manoscritto]. A riguardo, il presbitero nacque a Somma il 24 marzo del 1602 dal sommese Giovan Domenico Casillo, detto Minico e da Fragustina Cesarano della vicina città di Ottaviano. Il matrimonio fu celebrato il 3 agosto del 1600, per cui, considerando i classici 20-25 anni di differenza perché, all’epoca, ci si sposava molto giovani di solito, suo padre Minico doveva essere nato intorno al 1575-1580 circa (vedi albero genealogico).

Secondo Don Tommaso, suo padre Giovan Domenico (Minico) ebbe come padre Pascariello Casillo, nonno paterno, nato, quindi, intorno, al 1555-1560, e costui era figlio di Tommaso Casillo, bisnonno del parroco, nato, quindi, intorno al 1535-1540, che, a sua volta, era figlio di altro Pascariello Casillo, trisavolo del parroco Tommaso, nato, quindi, intorno al 1515-1520. Quest’ ultimo, come riferisce Don Tommaso Casillo nelle sue memorie, nella prima metà del ‘500 era proprietario di molti immobili in Napoli, non specificati e ne tantomeno documentati. Tale Pascariello, trisavolo, a sua volta era figlio di un altro Tommaso Casillo, quartavolo del parroco Tommaso, nato quindi intorno al 1495-1500, a sua volta, infine, figlio di Casillo Casillo, quintavolo del parroco Tommaso, nato, a suo dire, nel 1343 [Casillo T., op. cit.], il che non è possibile in quanto se Tommaso era nato, diciamo nel 1495 od anche nel 1490, suo padre, Casillo Casillo, non poteva essere nato nel 1343, circa un secolo e mezzo prima, quindi probabilmente Casillo era nato nel 1443 circa, e non nel 1343 circa come affermato, e quando ebbe il figlio Tommaso aveva circa 50 anni. Pertanto, posso affermare che nessun Casillo famoso di Somma rientra nel filo genealogico del parroco Tommaso: né il sindaco Iacobo Casillo del 1528, né il deputato Diamante nel 1539, ne il sindaco Giovan Antonio Casillo nel 1587; inoltre la cittadinanza napoletana non è segno di nobiltà in quanto si dava anche ai padri onusti miserabili, cioè a padri con molti figli, o a chi commerciava in Napoli. Bisogna aggiungere, oltretutto, che una famiglia, dichiarata bonatenente [Processo della Camera della Sommaria nel 1573] non era detto che fosse nobile, ma solo che fosse abbastanza ricca. Infine, ma non per ultimo, anche lo storico sommese Angelo Di Mauro, nella sua opera relativa ai Magnifici cittadini sommesi, parla di vari esponenti della Casata Casillo, tra cui il parroco Tommaso, ma tutti di Somma e nessuno poi trasferito a Napoli [Di Mauro A., Università e Corte di Somma- I Magnifici, Ripostes Editore, Baronissi (SA), 1998].”
Lo studioso Angelo Di Mauro afferma, ancora, che il parroco Tommaso Casillo faceva risalire l’origine napoletana del suo ramo sommese ad una non meglio identificata e mai provata concessione di Roberto il Savio in riferimento allo stemma del casato. Che ci dice in merito?
“Come sappiamo il Re Roberto d’Angiò, detto il Savio od il Saggio, nato a S. Maria Capua Vetere nel 1278, e figlio del Re Carlo II d’Angiò, divenne re di Napoli, alla morte del padre, avvenuta nel 1309 e regnò sino alla propria morte avvenuta, all’età di 65 anni, in Napoli il 16 gennaio del 1343, dopo 44 anni di regno. Per l’effetto, essendo il capostipite del ramo Casillo del parroco Tommaso il detto Casillo Casillo, nato intorno al 1443 e non andando oltre tale data il parroco Tommaso nella ricostruzione del proprio filo genealogico patrilineare, non si vede come abbia potuto affermare che il Re Roberto il Savio che regnò, come detto, sino al 16 gennaio 1343, possa aver concesso lo stemma predetto ad un avo del proprio capostipite Casillo Casillo, vissuto, tale non meglio identificato antenato, un secolo prima della nascita del capostipite Casillo; infatti, anche se ciò fosse vero, il parroco Tommaso non avrebbe mai potuto dimostrare che quel tale della famiglia Casillo che, nel periodo dal 1309 al 1343, ebbe la concessione dello stemma fosse un suo avo diretto, anche perché egli non cita né il nome di battesimo del Casillo insignito dello stemma né l’anno esatto né, soprattutto, la fonte documentale da cui abbia estratto tale notizia, pertanto del tutto inverosimile. Infine, ma non per ultimo, ancora, il Di Mauro ci informa che secondo il parroco Tommaso: “…Nel secolo XVII…uno stemma in marmo della casata venne tolto dalla masseria Veterale alla Starza, che era appartenuta ai Casillo…” [Di Mauro A., Università e Corte di Somma- I Magnifici, Ripostes Editore, Baronissi (SA), 1998]. In primo luogo, questa è la solita affermazione apodittica del parroco Tommaso, non suffragata da alcuna prova documentale. In secondo luogo, atteso che il detto parroco Tommaso, come detto, visse dal 1602 al 1679, quindi proprio nel XVII secolo, ossia nel ‘600, seppure la notizia fosse vera, allora, come egli collocò i due stemmi dei Caselli nella Chiesa della Collegiata, attribuendoli ai Casillo, cosi lo fece apporre anche nella Starza.”

Chi erano i nobili Caselli?
“I nobili Caselli, invece, erano originari di Rossano Calabro in provincia di Cosenza, ove ricordiamo Bernardino de Casello, vivente nel ‘400 e Tommaso Giovanni de Casello, vivente nel ‘500. Successivamente la casata, in alcuni altri suoi rami, godette nobiltà in Paola (CS), in San Marco Argentano (CS) ed in Cosenza. Come detto il capostipite fu Ruggero Casella, barone del Regno nel 1321, al tempo di Re Carlo Roberto d’Angiò ed anche Luigi (divenuto) de Casello e poi Caselli fu un grande sostenitore degli Angioini per i quali combatté contro gli Aragonesi. Margheritone fu milite di Re Luigi III d’Angiò, da cui nel 1431 ebbe il feudo di Monte, ora Montediverno, in S. Marco, ora S. Marco Argentano, già appartenuto, agli inizi del ‘400 a suo padre Giovannello de Casello e, poi, unitamente al fratello Tommaso ebbe il feudo di Fellone sempre in S. Marco. I Caselli da Rossano, quindi, nel ‘400 si trasferirono a S. Marco Argentano (CS), ove nel 1536-1544, con Andrea e Salvatore de Casello ebbero anche i feudi di Cervicati e di Casello, poi passati, nel 1572-1573, al figlio Paolo de Casello e dove Giovanni de Casello, nel 1497, divenne mastrogiurato della detta cittadina calabrese; successivamente nel 1553 un Giovan Battista Caselli lo troviamo possidente in S. Marco. I Caselli, poi, da S. Marco si trasferirono in Cosenza, ove vennero ascritti al locale patriziato intorno al 1550 ed ove, nel 1673, Tommaso Caselli venne eletto sindaco dei nobili ed ebbe due figli: Antonio e Muzio Caselli e quest’ultimo, venne nominato, nel 1699, Presidente della Accademia Cosentina. Oggi la casata è divisa in due rami patriziali: il primo discendente dal marchese Eugenio, nato a Cosenza nel 1869, ma poi trasferitosi, agli inizi del ‘900, in Napoli, ove acquistò la famosa Villa Torre Caselli al Rione Alto ed ove morì nei primi decenni del ‘900 ed a cui successe il figlio marchese Giorgio Caselli, deceduto in Germania senza figli, per cui allo stesso succedette nel titolo marchionale il procugino Prefetto Dott. Luigi Caselli.

Villa Torre Caselli ristrutturata
Al marchese Luigi Caselli è succeduto il fratello minore marchese Avv. Roberto Caselli, nato Napoli nel 1932, che ha avuto i seguenti figli: Avv. Elena Caselli, nata a Napoli nel 1968; Dott. Comm. Ruggiero Caselli, nato a Napoli nel 1972, futuro marchese Caselli. Altro ramo secondario è rappresentato dal fratello minore dei marchesi Luigi prima e Roberto dopo: il patrizio Avv. Filippo Caselli, nato a Reggio Calabria nel 1940 e sposato a Napoli nel 1967, che ha avuto due figli i cui nomi sono Dott. Comm. Pietropaolo Caselli, nato a Napoli nel 1968, e Anna Maria Caselli, nata a Napoli nel 1972 [Borella A, Annuario della Nobiltà Italiana, SAGI Editore, XXXI Edizione, Teglio, 2010, Vol. I, p. 1211]. Ricordo, a conclusione, Mons. Tommaso Caselli (n. presumibilmente 1519; + 1571), appartenente all’Ordine di San Domenico. Fu vescovo di San Leo in Calabria all’età di 23 anni nel 1542, fu poi trasferito a Bertinoro nei pressi di Ravenna, e nel 1548 alla sede di Oppido Mamertina di nuovo in Calabria, e venne a Cava (dei Tirreni) nel 1550. La sua famiglia, di nobile stirpe, fu originaria di Roma, ma residente in Cosenza, rami della stessa erano anche in Rossano Calabro dove Tommaso nacque [Di Marino V., La Diocesi di Cava – Sarno – Amalfi. Cinque secoli di storia attraverso la successione episcopale, D’ Amico Editore, 2021]”.





