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La nuova frontiera delle città è l’intelligenza. L’Europa e l’Italia si stanno muovendo per finanziare l’offerta di utility ai cittadini.

È solo da qualche anno che in Europa si sente parlare di Smart City, un progetto che nasce a livello mondiale e che ha come pioniere Rio de Janeiro, migliore città intelligente del 2013.

Una città è smart se implementa le tecnologie moderne al servizio della vita cittadina, sfruttandole per aumentare la propria vivibilità e risolvere i problemi dei suoi cittadini, delle imprese e delle istituzioni. È un concetto ampio, che abbraccia molteplici aspetti: economia, mobilità, ambiente, persone vita e governance. Non c’è una precisa categoria di tecnologie a cui si fa riferimento, ma indubbiamente le tecnologie della comunicazione (ICT) e dell’informazione sono quelle che maggiormente si associano al concetto di “smart”: collegare le infrastrutture materiali della città “con il capitale umano, intellettuale e sociale di chi le abita” è obiettivo primario di questo progetto.

Non bisogna però confondere una città intelligente con una città digitale. Una smart city è una città competitiva, in tutti i sensi, il cui orizzonte temporale non è breve: il percorso deve essere quello di uno sviluppo sostenibile affiancato alla ricerca di misure ecologiche, sia di controllo che di risparmio energetico, e di soluzioni efficienti ed efficaci per la mobilità e la sicurezza.

È chiara la valenza strategica di questo concetto, che non può prescindere da una pianificazione urbanistica di lungo termine e che presuppone un cambio di rotta nella concezione della vita pubblica e nell’approccio al cittadino, utente centrale delle potenzialità della sua città.

L’Unione Europea è in prima linea nel finanziamento delle città intelligenti; il progetto si chiama Smart Cities and Communities, i fondi stanziati ammontano a 12 miliardi di euro fino al 2020. I temi principali sono quelli ricorrenti: migliore pianificazione, approccio partecipativo, più alta efficienza energetica, migliori soluzioni di trasporto, uso intelligente delle ICT; in questo scenario uno dei primi obiettivi è quello di mettere a punto nei paesi membri strategie ad hoc per migliorare l’impatto ambientale della città e tagliare del 40% le emissioni di CO2 in meno di 10 anni.

Lo stesso governo italiano sta promuovendo dei bandi e lo stanziamento di fondi per i progetti migliori, a favore di quelle città che vogliono cominciare a camminare in questa direzione; si parla di 10 miliardi di euro in sette anni da destinare alle smart city e in particolare a banda larga, al fascicolo sanitario elettronico e al trasporto pubblico intelligente.

In Italia si distinguono come intelligenti le città di Varese e Torino. La prima è forse il migliore esempio di Smart City a livello italiano, si è contraddistinta per la sperimentazione di sistemi NFC a favore di imprese artigiane, commerciali, turistiche e per il marketing territoriale; per quanto riguarda il progetto SmartTorinoè esemplare per l’incidenza fondamentale che il Politecnico ha avuto nella realizzazione, e quindi per la stretta collaborazione.

Anche Napoli Smart City è un percorso avviato. I punti ai quali il comune di Napoli dà una particolare rilevanza sono: spostamenti agevoli, sviluppo sostenibile, immagine turistica, ambiente creativo e innovativo, visione strategica del futuro. I progetti sono molteplici, alcuni dei quali già attivi come “Napoli Cloud City”, la realizzazione di una rete wi-fi pubblica e gratuita, e “BikeSharing Napoli”, una rete di ciclostazioni. Tra quelli in via di realizzazione ci sono i punti Ci.Ro. (City Roaming), una serie di car utility e sharing, oppure “Orchestra Napoli” e “Aquasystem”.

In questo scenario di grande modernità ed innovazione la preoccupazione è che tutto ciò possa diventare un semplice dispositivo di marketing, con il pericolo che si sopravvaluti questo conceptperdendo di vista l’esistenza di vie alternative di sviluppo urbano.

Questa l’unica critica fatta ai progetti di Smart City.