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«Sindaco di Cantù oltraggioso»: due avvocati di Pomigliano lo querelano

Sindaco di Cantù, Claudio Bizzozero, querelato da due avvocati di Pomigliano d’Arco per le dichiarazioni contro Napoli pubblicate sulla sua pagina di Facebook una decina di giorni fa.

Napoli «fogna infernale», «città sporca, inquinata, criminale, mafiosa, corrotta, degradata, clientelare, parassitaria e incivile». Sono gli aggettivi usati dal sindaco di Cantù per descrivere Napoli. Hanno fatto saltare dalla sedia tutti i figli della città di Partenope. Anche due avvocati di Pomigliano, che dalle parole sono passati ai fatti. Giuseppe Gragnaniello, penalista del foro di Napoli, e Antonio Rea, civilista del foro di Nola, hanno depositato questa mattina una querela alla Procura di Nola.

Diffamazione commessa per futili motivi e in violazione alla funzione pubblica, il tutto aggravato dall’odio xenofobo. Per i due legali c’è questo dietro le dichiarazioni pubblicate dal primo cittadino brianzolo. Motivo per cui chiedono ai magistrati del palazzo di giustizia bruniano, «in vece del Comune di Pomigliano D’Arco e della Citta Metropolitana di Napoli», di procedere nei suoi confronti.

Due i post “incriminati” a cui si riferiscono, pubblicati dal sindaco di Cantù. In uno, Napoli era stata definita «una fogna infernale». In un altro, tra le altre cose, era stato scritto: «Napoli è una città sporca, inquinata, criminale, mafiosa, corrotta, degradata, clientelare, parassitaria e incivile. L’immagine perfetta per la sostanza del paese di cui è parte (e di cui, purtroppo, facciamo parte anche noi) che è anch’esso esattamente così ovunque. Napoli è solo più avanti di altri in questo. Però i napoletani non amano sentirselo dire. Preferiscono sostituire la realtà con le descrizioni di pura fantasia». Per i due legali pomiglianesi si tratta di dichiarazioni «becere, oltraggiose e offensive non solo per la città di Napoli, ma anche per chi appartiene a Napoli per nascita, cultura, lingua, tradizioni, rituali, simboli, usi e costumi». E, nel chiarire la loro posizione e le ragioni per le quali hanno deciso di interpellare la Procura, evidenziano come anche la Conferenza generale dell’Unesco del 20 ottobre 2005 ha adottato la convenzione “sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali”, entrata in vigore il 18 marzo 2007.

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