Incentivi per oltre 11 miliardi di euro alle fonti di energia inquinanti. Il governo, ambientalista dichiarato, lo ammette con un documento.
Stentavamo a crederci. Poi abbiamo letto i documenti ufficiali del Ministero dell’Ambiente scoprendo che lo Stato ogni anno elargisce migliaia di miliardi in sussidi ambientali dannosi. Soldi di tutti per inquinare e moltiplicare malattie e patologie. Nella 1^ edizione del catalogo tematico – previsto da una legge del 2015 – il Governo ha riassunto i fondi messi a disposizione per i combustibili fossili. I principali imputati dei danni all’ambiente. Quelli contro i quali nei Paesi industrializzati si combatte da anni . Una nobile e faticosa battaglia senza tregua, con questa pecca italiana. Lo stupore è cresciuto leggendo la cifra corrisposta in un solo anno: oltre 11 miliardi di euro. Possibile ? Si. Se l’ esenzione dall’ accisa sull’energia elettrica nelle case con potenza fino a 3 kW, vale 634 milioni. Se quella sui carburanti per gli aerei è di 1,5 miliardi; se il diverso trattamento fiscale fra benzina e gasolio raggiunge i 5 miliardi , se i rimborsi per le maggiori tasse sui carburanti per l’autotrasporto vale 1,3 miliardi e via scorrendo. Una sconfortante lettura di dati raccolti in 460 pagine del documento ministeriale. Un elenco pieno di contraddizioni ( si parla anche delle fonti non inquinanti) che tocca tutti i settori dai trasporti ,all’agricoltura, all’edilizia, alla media impresa. La maggiore autorità ambientale italiana , alla fine, ne esce con i panni del dottor Jekill e Mister Hyde. Strategie e concertazioni sostenibili apprezzate, nello stesso anno in cui si davano incentivi a chi inquinava. Paradossale , ma anche semplice dedurre che non può durare . Un’ambiguità appena dissimulata nelle premesse del testo, dove si ammette che è “ difficilmente comprensibile per l’opinione pubblica, per la comunità scientifica, per gli esperti delle organizzazioni ambientaliste, delle imprese, che si utilizzino o si rinunci a fondi dello Stato (attraverso spese fiscali, agevolazioni, esenzioni o riduzioni) per incoraggiare attività che abbiano un impatto negativo per l’ambiente”. Proprio così: incoraggiare. Le forme di questi interventi ” incoraggianti ” sono molteplici, basate su calcoli economici che determinano gli incentivi su larga scala. Come per i 310 milioni di euro per l’energia prodotta da fonti assimilate a quelle fossili. Si capisce che siamo sul versante opposto alla strategia europea che insiste ,invece, per maggiori tasse a carico di chi inquina. E gli italiani non aspettano altro, che vivere in posti salubri e con industrie green. La difficoltà mondiale sta anche nelle cifre di questo business stimato dai 200 ai 548 miliardi di dollari dall’ Agenzia di protezione ambientale degli Usa. L’Italia fa ancora in tempo ad invertire la tendenza, correggere queste incredibili distorsioni, mettendo mano alla fiscalità generale, ma al contrario. Aiutando coloro che nelle produzioni e nei consumi sono rispettosi dell’ambiente ,della salute collettiva, che investono. E’ in discussione la credibilità di una classe di governo che si dichiarata ambientalista – per giunta con un premier che viene da quel mondo -ma che deve riflettere di più al proprio interno e coordinarsi meglio. I suoi antagonisti sono abili nell’uso strumentale di queste crepe, anche se poi apprezzano Donald Trump contrario alla riduzione dei gas serra. E solo allora, riviste le strategie nazionali senza dare soldi a chi non li merita , avrà avuto un senso inserire nelle pagine del catalogo ministeriale, il richiamo all ’enciclica “Laudato Sì” di Papa Francesco per uno sviluppo sostenibile.
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