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Sant’Anastasia verso le amministrative, Franco Savarese (Pd). «Sette giorni da candidato sindaco»

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Da sx, Peppe Maiello, Raffaele Coccia e Franco Savarese

Medico, componente del direttivo democrat, ha prima accettato la candidatura e poi si è rifatto nuovamente da parte. Ora sosterrà Raffaele Coccia, consigliere comunale uscente, nella sua corsa da candidato sindaco, e il capolista Peppe Maiello. Se gli si chiede un commento sul clima che sta già pervadendo la cittadina nei preamboli della campagna elettorale, risponde: «Sembra di essere tornati ai tempi del sindaco Beneduce».

Nelle «trattative» che preludono alla campagna elettorale, ad un certo punto la scorsa settimana in casa Pd era cambiato qualcosa. Qualcuno avrebbe detto o (ri)detto che, come era accaduto a metà degli anni ’90 per Enzo Iervolino che aveva poi governato dieci anni, si era estratto un coniglio dal cilindro. Il nome uscito da quel cilindro era quello di Francesco Savarese, medico ed esponente del direttivo Pd. E difatti è stato candidato sindaco in pectore per sette giorni, fin quando il partito è tornato all’idea originaria optando per il consigliere comunale uscente Raffaele Coccia. Com’è andata la scelta democrat, in una situazione che si preannuncia difficile e tesa con le candidature già più o meno ufficiali (il sindaco uscente Lello Abete, l’ex sindaco Carmine Esposito, il presidente del consiglio comunale uscente Mario Gifuni), lo spiega proprio Savarese.

Com’è nata la tua potenziale candidatura, che sembrava cosa fatta ed è invece subito stata ritirata?

«A dire il vero la discussione in vista delle elezioni è iniziata nel Pd un anno fa, come è giusto. Qualcuno aveva fatto il mio nome anche allora, ma io avevo ringraziato e declinato, per situazioni lavorative che mi tengono impegnato altrove. Poi le cose sono cambiate…».

Cambiate in che modo?

«Il Partito Democratico, parliamo del partito che dall’anno scorso vede alla segreteria Raffaele Mollo e alla presidenza Antonio Dobellini, si è trovato per così dire schiacciato in una sorta di tenaglia. La situazione politica attuale vede le autocandidature del sindaco uscente e del sindaco precedente, nipote e zio, e il conseguente contrapporsi di fazioni avverse. C’è chi, tra i personaggi che si potrebbero annoverare nella politica cittadina di lungo corso, ha risolto la questione in maniera molto semplice, come Paolo Esposito per citarne uno. Lui ha messo da parte tutto, anche i caroselli di auto del vecchio avversario fuori casa sua la notte delle elezioni, ha fatto due conti e ha scelto quel che gli conveniva. Ma ce ne sono altri».

Il Pd non doveva certo scegliere tra le due fazioni. O no?

«Assolutamente no, quella era l’unica cosa certa. C’era da decidere come organizzarci, scegliere la posizione da prendere: la discussione è iniziata appunto un anno fa nell’assemblea del locale circolo anastasiano. Va detto che nella primavera scorsa il Pd risentiva in maniera drammatica del post elezioni politiche, del crollo del renzismo, della feroce campagna social nei confronti del partito. Insomma non c’era solo una situazione complicata, ma anche un clima non proprio allegro ed entusiasta».

Però immagino ci si sia concentrati sui problemi locali.

«Ovviamente sì e il primo nodo da sciogliere era il seguente: correre da soli o in coalizione. E nel caso si fosse optato per eventuali alleanze, quali? Diciamo che proprio in quei giorni ci trovammo a valutare una proposta in tal senso».

Quale?

«All’epoca c’era ancora un sodalizio tra i consiglieri comunali di Forza Italia e Psi, Annarita De Simone e Carmine Capuano. La proposta arrivò da lì e lo slogan era più o meno consistente in un patto tra forze politiche per spezzare quella che qualcuno chiamò una «catena infame», per riferirsi ad una sorta di faida familiare. Questa eventualità giunse in un Pd già lacerato e tendente al depresso, con grosse difficoltà. I dissidi interni su questa ipotesi, infarciti anche da qualche veto di natura personale, hanno portato ad esprimersi in maniera tardiva, optando per la scelta di un’alleanza. Il cammino è stato in verità né costante, né lineare perché, mentre si discuteva al tavolo di una probabile coalizione, qualcuno nel partito tentava ancora di riaprire la discussione».

Diciamo allora che la scelta è stata quella di provare a stringere alleanze. Come si è arrivati al tuo nome?

«Innanzitutto, una volta passata la proposta, ci si è confrontati convenendo che il candidato doveva comunque essere del Pd. Un candidato che gli altri non avrebbero potuto rifiutare. Qui è iniziato un “balletto” di nomi. E sono arrivate due proposte di autocandidatura, quelle dei consiglieri comunali Peppe Maiello e Raffaele Coccia».

Sì, per un certo periodo però si è diffusa la convinzione che il candidato gradito al Pd e ad altre forze sarebbe stato Gino Nicolais. Un nome al quale si sarebbero accodati in molti.

«È vero, ma il nome di Nicolais è venuto fuori quando con il dialogo tra papabili alleati è nata qualche difficoltà. Per quel che ne so è stato Carmine Capuano a sondare la disponibilità di Nicolais, in virtù di un suo rapporto personale. Il Pd avrebbe certo aderito, sarebbe stata la soluzione ideale mentre ancora qualcuno mostrava perplessità su un accordo che comprendesse anche la maggiore esponente cittadina di Forza Italia. Alla fine Nicolais ha ascoltato, recepito, riflettuto, si è detto lusingato ed ha declinato. Scartata questa ipotesi, restavano le potenziali candidature di chi si era già detto disponibile e rivendicava il ruolo di candidato a sindaco con una certa logica, la soluzione naturale per chi aveva già mostrato di avere consenso ed aveva inoltre rappresentato il partito: Coccia e Maiello».

Dunque?

«Dunque il segretario del Pd ha mostrato di sposare questo principio, ma ha ragionevolmente fatto notare che due candidati erano troppi. Perciò la scelta è stata rimessa a loro due, si sono confrontati e alla fine hanno optato per Coccia, anche perché in quell’occasione fu lui a dire che ai socialisti sarebbe stata più gradita».

Mi sa che non è andata così.

«Non proprio. In ogni caso nel frattempo Annarita De Simone si era sfilata dal tavolo, aveva fatto le sue valutazioni chiamandosi fuori e, poco prima, c’era stata addirittura l’ipotesi che a quel tavolo di trattative si aggregasse Mario Gifuni. Il suddetto attuale presidente del consiglio ha ufficializzato in un convegno pubblico la sua candidatura a sindaco poco dopo ma, se si fosse verificata quell’ipotesi il sottoscritto non avrebbe preso parte alla campagna elettorale nemmeno da rappresentante di lista. Però posso dire che quando il nome di Raffaele Coccia è arrivato sul tavolo, il Psi e Capuano non hanno reagito bene. Per cui la situazione è tornata a zero, anzi direi anche ad un passo prima. Ed è a quel punto che il tavolo si è di fatto sciolto».

Qui entra in scena la proposta che ti avrebbe visto nella veste di candidato sindaco?

«Sì, mi è stata posta una questione morale. In molti erano convinti che il mio nome avrebbe sbloccato la situazione. Avevo posto però paletti precisi: punti programmatici da gestire insieme, un’operazione di recupero nei confronti dei dissidenti Pd, il coinvolgimento ineludibile di Raffaele Coccia, un patto con i socialisti che avrebbe consentito di tentare anche il recupero di Annarita De Simone».

Il passo successivo?

«Il mio nome è stato proposto ai socialisti, diciamo che gli eventi successivi hanno generato un certo ottimismo e che quando la voce è circolata mi sono giunti moltissimi feedback positivi. Ho messo da parte anche i timori personali, quando mio figlio, un ragazzo di 23 anni che è lontano dalla politica e oltremodo critico, mi ha detto che sarebbe stato al mio fianco se avessi preso una simile decisione e, diciamolo, mi fossi assunto una simile responsabilità. Ma i riscontri, da parte di tante persone con le quali avevo ed ho rapporti soltanto formali, erano stati pressoché incoraggianti».

 

Però l’ipotesi è durata sette giorni o poco più.

«Fino alla domenica delle primarie Pd, quando si era raggiunto l’apice dell’ottimismo. Dal lunedì successivo qualcosa si è incrinato. Dal fronte Psi sono iniziati i tentennamenti, sono circolate anche voci illogiche e senza fondamento che avrebbero dato qualche esponente del Pd in lizza con Abete. Si è trattato però soltanto di qualche forzato sillogismo e, come tutte le cose stupide, ad alta penetrazione. Questa campagna elettorale si giocherà sul “si dice”».

Fatto sta che ancora ci sono, le voci. Escluse candidature eccellenti del Pd con Abete (quel “si dice” di cui parlavi”), qualche «spintarella» dalle alte sfere ci sarà…

«Più che altro c’è una logica, che io non condivido ma che riesco a comprendere: l’anno prossimo ci sono le elezioni regionali, esponenti provinciali e regionali necessitano di appoggi sul territorio. Ora, se noi riusciamo a cavare un ragno dal buco per loro andrà benissimo, in caso contrario il trend ufficioso è che in un ipotetico ballottaggio al quale il Pd non prendesse parte, ci si dovrebbe orientare su Abete».

Posizione ufficiosa quanto mai, naturalmente. In quel caso tu che faresti?

«Non scherziamo, venissero a votarlo loro se ci tengono. Io a Sant’Anastasia ci vivo e devo continuare a viverci. Non prendo nemmeno in considerazione l’ipotesi».

Tornando alla tua brevissima esperienza da candidato sindaco in pectore, come è finita?

«Dal Psi, o meglio da Capuano, è arrivata la risposta che suona più o meno con “Io con un Pd diviso non mi ci metto”. A quel punto, giacché la mia candidatura era funzionale ad un’esperienza che avrebbe previsto una coalizione allargata, un ampliamento della base, si è tornati alla ipotesi decisa in precedenza. Devo dire, per onestà, che dopo una prima reazione, Raffaele Coccia si era comunque già messo a disposizione del progetto che mi vedeva candidato. Io farò altrettanto con lui».

Sarai candidato al consiglio comunale?

«No. Sarò al fianco di Raffaele e sosterrò in tutti i modi la candidatura di Peppe Maiello al consiglio comunale.

Un’ultima domanda. Cosa diresti, al netto delle ideologie, per convincere un cittadino anastasiano a votare Raffaele Coccia e il Pd?

«Direi di votare la proposta migliore, di scegliere chi veicola la soluzione più sensata ai problemi del territorio. Un candidato sindaco, per me che sono un inguaribile utopista, si sceglie in base alle proposte. Coccia e il Pd ce l’hanno, gli altri no se non nell’ottica di un’affermazione personale e personalistica. Auspico fortemente che il mio candidato segua questa strada e scansi eventuali debolezze come quella che potrebbe essere lo scivolare nel personale o in determinate vicende che nulla hanno a che fare con una proposta seria da campagna elettorale».