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Hanno vinto le vittime del pizzo: condannato D’Agostino. Ma l’antiracket accusa: “Il Comune di Pomigliano non è parte civile”

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Ce l’hanno fatta i commercianti coraggiosi, le vittime delle estorsioni che l’anno scorso hanno denunciato i loro aguzzini. Ieri infatti il gup del tribunale di Napoli, Valeria Montesarchio, su richiesta della Dda, ha condannato, al termine del rito abbreviato, per estorsione aggravata dal metodo mafioso, rispettivamente a sei anni e mezzo e a quattro anni mezzo Pietro D’Agostino, 62 anni, e Antonio Mennetta, 36 anni, ritenuti dagli investigatori appartenenti al gruppo dei “cavallari”. Ma c’è una brutta polemica. In poco tempo si è passati dalla soddisfazione per la condanna degli estorsori al disappunto per il comportamento tenuto nella vicenda giudiziaria dalle istituzioni. Il presidente dell’associazione antiracket “Pomigliano per la legalità-Domenico Noviello” afferma che << il Comune di Pomigliano non si è costituito parte civile al processo >>. Salvatore Cantone, che ha favorito e appoggiato la decisione dei piccoli imprenditori di denunciare, aiutandoli prima a durante il processo, ha affermato che l’ente non si è costituito in giudizio contro i “cavallari”, soprannominati da queste parti in questo modo perché in città gestiscono una macelleria equina. << Come associazione – racconta Cantone – ci siamo costituiti parte civile insieme alle vittime del pizzo per cui siamo contenti della pena inflitta agli imputati. Ma per quanto riguarda la mancata costituzione di parte civile del Comune – lamenta il presidente locale dell’antiracket – devo esprimere il mio profondo rammarico. Ciò è accaduto nonostante l’invio da parte nostra alla vicesindaco, Elvira Romano, mesi fa, di tutta la documentazione necessaria >>. Cantone lamenta anche la decisione, presa anni or sono dalla giunta retta dal sindaco Raffaele Russo, di << non rinnovare più la convenzione che legava il Comune alla promozione di iniziative anticamorra da parte dell’associazione >>. C’è un altro precedente. Il Comune non si è costituito parte civile nemmeno nel 2011, quando furono arrestati per estorsione, ai danni di un imprenditore degli appalti comunali di smaltimento dei rifiuti, l’assessore all’ecologia Salvatore Piccolo e il consigliere comunale Pasquale Pignatiello, entrambi sostenitori della prima giunta Russo. Resta a ogni modo l’importanza della doppia condanna emanata ieri. D’Agostino e Mennetta sono stati arrestati alla fine dello scorso ottobre dai carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna diretti dal capitano Tommaso Angelone. L’accusa: aver chiesto poco prima del Natale del 2017 una tangente di 2mila euro a un grossista di cosmetici e al titolare di una ditta di trasporti. Quindi la denuncia delle vittime e l’assistenza legale fornita dall’associazione antiracket di Pomigliano attraverso l’avvocato Roberta Rispoli, del foro di Napoli. Infine la sentenza. Il clan dei “cavallari” è nel mirino. A febbraio i carabinieri hanno anche arrestato il fratello di Pietro D’Agostino, Carmine. Pure in questo caso per estorsione, nella vicina Afragola.

pietro d agostino
pietro d agostino