Saranno in pochi a non rammentare la selva di polemiche che l’ex sindaco di Sant’Anastasia, Carmine Esposito, riuscì a suscitare a livello locale e regionale con quella che nel 2010 chiamò «la madre di tutte le battaglie», ossia la serie di iniziative, convegni proposte che portarono in quegli anni a considerare familiari termini come vincoli, ristori, limitazioni, legge 21. Esposito vinse quelle elezioni e ovviamente non tutti sposarono le sue tesi, anzi ci fu chi lo appellò come «cementificatore», chi disse che voleva – da sindaco di una cittadina di 30mila abitanti – «impicciarsi» di cose più grosse che riguardavano la politica regionale e nazionale. Ci fu chi affermò che la zona rossa, i diciotto comuni vesuviani a rischio, lui e i suoi volevano eliminarla. In verità la battaglia, poi sposata da molti sindaci dell’area, volgeva all’obiettivo di farla rispettare quella legge, in tutte le sue parti: istituita nel 2003 la Zona Rossa (in seguito altri comuni sono stati accorpati poi alla zona gialla, di rischio minore ma comunque soggetta a vincoli) aveva il non raggiunto scopo, tramite la legge regionale 21, di tutelare il territorio e implicava la partenza di un piano strategico operativo finalizzato a creare comunque ristori. Piano ancora oggi, a distanza di sedici anni dalla legge, mai varato.
In apertura del convegno di ieri, Ciro Busiello ha rammentato come negli ultimi cinque anni, ossia dalla campagna elettorale di Lello Abete che i sostenitori di Esposito appoggiarono, questo argomento, come quello dei condoni, sia sparito dall’agenda politica. Per tornare ieri con Esposito affiancato dall’ex assessore anastasiano Giancarlo Graziani (assessore anche di Abete, fino al primo rimpasto di giunta), dal geometra Raffaele Chianese (commissione edilizia del comune di Napoli), dal geologo Paolo Beneduce e dai consulenti Pietro Siena e Nicola Sampietro.
Ora, che Esposito – dopo la vicenda giudiziaria che lo ha coinvolto facendo terminare prima della scadenza la sua consiliatura – sia in cerca di riscatto è chiaro. Come è altrettanto chiaro che i rapporti con l’attuale amministrazione di Sant’Anastasia, arrivata a Palazzo Siano con la «dote» dei tre anni precedenti, siano deteriorati. Però, chi si attendeva un debutto a tinte forti, un inizio con meri attacchi agli attuali governanti, ha evidentemente sbagliato giacché l’ex sindaco ha scelto un’altra strada, con l’intenzione di recuperare i temi affrontati nel 2010.
Innanzitutto dando la parola agli esperti. Così, il geologo Beneduce ha dato la sua risposta ad un quesito che gli amministratori vesuviani si pongono da tempo: è possibile considerare quest’area a rischio come zona di sviluppo? Stando alla sua tesi, certamente sì. Tenendo presente che il Somma Vesuvio è paradossalmente più a rischio idrogeologico, per alluvioni e frane, che per possibili eruzioni. Che la sentieristica del Somma Vesuvio è completamente rovinata e che il turismo esiste sì, ma che si concentra sulle zone più vicine alla bocca del Vesuvio che a quelle del Somma. Ed altri esperti hanno poi, nel convegno di ieri, fatto il punto sulle legislazioni vigenti, sulla normativa, sulla storia paradossale dei condoni edilizi in Campania.
Certo, non sono mancate le provocazioni. Innanzitutto nell’intervento dell’architetto Giancarlo Graziani che ha prima di tutto messo sul tavolo un fatto incontrovertibile: un cittadino di Milano può avvalersi di una legge e chiedere il condono di un abuso edilizio. Lo può fare anche un cittadino di Firenze, di Siena o di La Spezia, naturalmente. In Campania è diverso giacché mentre c’è chi attende ancora la risposta a pratiche di richiesta di condono presentate nell’85 o nel ’94, dal condono del 2003 la Campania è esclusa a priori perché la Regione, all’epoca guidata da Antonio Bassolino, non aderì al condono previsto dal governo, lasciando via libera all’accumulo di una selva di sentenze che in teoria darebbero il via libera alle ruspe. «Salvini usa il motto “Prima gli italiani” – ha detto Graziani – ma su questo tema ovviamente nessuno pensa ai campani ai quali la legge vieta un sacrosanto diritto. Quanto alla Legge regionale 21, sono convinto si tratti di una norma ipocrita, di carattere squisitamente ideologico, che ha semplicemente impedito a questo territorio di competere con il resto della regione».
Stando all’intervento di Esposito, che come ha confermato già nelle settimane scorse sarà nuovamente candidato sindaco con un gruppo di liste civiche, i temi di Zona Rossa, Piano Urbanistico Comunale, Condoni, Parco Vesuvio, sarebbero strettamente interconnessi e «indispensabili per dar vita ad un cambiamento».
«Chi parla di questi argomenti pensando soltanto ai vincoli sbaglia – ha detto Esposito – sono invece capisaldi che andrebbero trattati per le opportunità. La legge 21 è beffarda, si istituiscono vincoli non per tutelare questi territori ma per chiudere le possibilità all’edilizia spostandole su altre direttrici, ne è dimostrazione che mai il piano strategico operativo è stato approvato e che non si sa che fine abbiano fatto i soldi – quasi un miliardo di euro – all’epoca stanziato per la messa in sicurezza di questi territori. Se una cosa simile fosse accaduta in altre zone del Paese, mettiamo al Nord, i cittadini sarebbero in piazza a protestare. Invece qui stiamo zitti, subendo in silenzio l’ingiustizia data dal fatto che non è stato speso un solo euro per mettere in sicurezza il territorio. Se non si affrontano questi temi in maniera univoca e complessiva, le nostre terre sono destinate a morire. Se non si dice a chiare lettere che è una vergogna vedere Salvini e Di Maio che parlano di condoni a Ischia mentre queste zone muoiono, se non si lavora affinché il vesuviano sia trattato al pari delle altre comunità, non si va da nessuna parte».
Agricoltura e turismo, i temi secondo cui bisogna battere stando alle parole dell’ex sindaco il quale ha citato le difficoltà di imprenditori del settore che pure vivono e proliferano con fatica nelle terre del Somma Vesuvio. E non ha fatto mancare, Esposito, la bordata all’attuale sindaco: «Questa amministrazione non ha detto una parola su questi temi negli ultimi anni, non ha avuto la capacità di continuare sulla strada che pure aveva condiviso e ora tenta di offendere l’intelligenza dei cittadini diffondendo, subito dopo la notizia del nostro convegno a tema, un comunicato stampa nel quale si dice che ci si sta muovendo. A due mesi dalle elezioni, dopo aver taciuto per anni: è un tentativo infantile che non solo offende i cittadini ma pure la loro dignità, farebbe meglio a convincersi che deve andare a casa».
Non sarà a quanto pare l’unico convegno a tema urbanistico, tant’è che nell’incipit della serata Busiello ha annunciato che si tratta soltanto della prima di una serie di iniziative ruotanti attorno a quel che si vuole far ridiventare argomento principe della imminente campagna elettorale dove al momento i candidati che hanno ufficialmente annunciato la loro discesa in campo – ma sicuramente ve ne saranno almeno altri – sono soltanto due, Abete ed Esposito, appunto. Nipote, zio. Ex alleati.







