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Sant’Anastasia, l’assessore Giliberti replica in Consiglio all’attacco ricevuto con manifesti di scherno firmati da un simbolo di maggioranza

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La capogruppo di Alleanza per Sant’Anastasia, Veruska Zucconi, presenta in assise un’interrogazione chiedendo spiegazioni rispetto al manifesto di dissenso e scherno che alcuni giorni fa, con il simbolo di Sant’Anastasia in Volo, prendeva in giro l’assessore alle Politiche Sociali. La Giliberti: «Accetto le critiche solo da chi non pensa che politiche sociali significhi pacchi dono a Natale o buoni spesa». La consigliera Fornaro: «Noi restiamo in maggioranza, ma con l’assessore i problemi ci sono stati e ci sono». Il consigliere Capuano: «Il presidente del consiglio continua a dimostrare di non essere super partes».

L’input perché se ne parlasse in assise, anche se qualcuno ha tentato di evitarlo fino all’ultimo istante, è arrivato dalla consigliera Zucconi. Nella sua interrogazione si chiedeva al sindaco Abete di prendere posizione rispetto al manifesto di Sant’Anastasia in Volo che mostrava dissenso anche nei confronti dello stesso sindaco; se fosse in atto, inoltre, una crisi di maggioranza, e se il sindaco stesse tentando di aprire l’attuale maggioranza consiliare ad altri consiglieri di opposizione non organici al progetto iniziale.

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Di Sant’Anastasia in Volo, del movimento cioè che ha siglato il manifesto, fanno parte tre consiglieri comunali: il presidente dell’assise, Mario Gifuni, Rosaria Fornaro e Mario Trimarco. Tanti gli interventi ma inquinati da un sovrapporsi di vocii, sconfinati spesso in attacchi personali.

Siparietti, insomma. Come quello messo su con protagonisti lo stesso sindaco Abete e il presidente Gifuni. Già, perché nel suo intervento conclusivo della discussione, il primo cittadino ha fatto notare al presidente che il motivo del caos creatosi in aula era proprio la sua conduzione dei lavori. La replica non si è fatta attendere, con Gifuni che ha rintuzzato, ricordando che nella scorsa consiliatura il presidente dell’assise, vale a dire l’attuale sindaco, non riusciva nemmeno a togliere il microfono ad Esposito o a contenere «aggressioni e intemperanze verbali», aggiungendo che molti dei consiglieri comunali, intendendo anche lo stesso già presidente, «non avevano nemmeno diritto di parola».

Altro siparietto «gustoso», negativo o positivo l’avranno giudicato da sé i presenti, quello tra l’assessore Giliberti che ad un certo punto ha deciso di prendersi la parola, ignorando le proteste della presidenza, e la consigliera Rosaria Fornaro. L’assessore accusato nel manifesto di Sant’Anastasia in Volo ha precisato di essere pronta ad accettare le critiche solo da chi non intende le politiche sociali come «i pacchi dono a Natale e i buoni spesa». Tra le invettive, la consigliera Fornaro ha affermato che sarebbe uscita dall’aula se l’assessore Giliberti avesse ancora parlato. La risposta? Cettina Giliberti le ha fatto ciao ciao con la manina.

In tutto ciò il «la» per l’accendersi della discussione l’ha dato il consigliere Carmine Capuano che ha non solo parlato di tecnici, consiglieri ed assessori che si muoverebbero in modo non proprio «corretto» –  il presidente Gifuni ha ribattuto che, in casi del genere, si va dai carabinieri, non in aula – ma Capuano ha sollevato ufficialmente un altro caso politico, affermando di essere stato invitato ad una riunione convocata dal Pd i cui esponenti sarebbero stati avvicinati da un «emissario» del presidente Gifuni con lo scopo specifico di raccogliere le firme necessarie a sfiduciare il sindaco Abete. Circostanza poi confermata dal consigliere Antonio De Simone (e fuori dai microfoni dalla segretaria Pd, Grazia Tatarella). Gifuni ha smentito e la consigliera Fornaro ha affermato testualmente: «Se fosse vero, lo caccerei dal movimento».

Insomma, il manifesto contro la Giliberti non è stato altro che la goccia necessaria a far traboccare il vaso.

«Quel manifesto è un paradosso politico» – ha affermato Peppe Maiello (Pd). «Anche noi stessi potremmo domani essere criticati dalla base del movimento che rappresentiamo con un manifesto simile» – ha asserito Trimarco (Sant’Anastasia in Volo». «Se così fosse è schizofrenia pura» – ha commentato la consigliera Annarita De Simone (Forza Italia).

Una discussione via via più accesa, soprattutto dopo la richiesta di chi l’interrogazione in merito l’aveva presentata, cioè la consigliera Veruska Zucconi: «Il presidente del consiglio comunale dovrebbe lasciare il suo posto durante gli interventi a riguardo – ha detto – perché rappresentando il movimento è coinvolto e non si può ledere il principio di terzietà in un contesto politico». Richiesta inascoltata, naturalmente. Ma intanto la consigliera Fornaro, come pure Trimarco, ha affermato con forza di essere in maggioranza. «Sosteniamo il sindaco e siamo in maggioranza, ma ci sono stati e ci sono problemi nei riguardi dell’operato dell’assessore alle politiche sociali».

Sulla affermata terzietà del presidente del consiglio comunale è intervenuto il consigliere Carmine Capuano (Psi): «Fino ad oggi il presidente non ha svolto il suo compito con terzietà giacché non ha mai smesso di rispondere sul piano politico e amministrativo, cosa che fa continuamente».

La replica di Gifuni? Un azzardato paragone con l’attuale presidente della Camera, Laura Boldrini: «Anche lei esprime il proprio pensiero politico, chi è drogato di politica non può farne a meno. Io sono uno dei pochi che anche senza ballottaggio sarebbe entrato in Consiglio dalla porta principale. Domani tirerò le somme e deciderò cosa fare in piena autonomia e nel caso, quando deciderò di lasciare la carica di presidente lo farò in maniera ufficiale. Ma le matricole non possono insegnarmi la maniera di fare politica».

Affermazione, quest’ultima, che ha scatenato la reazione di Alfonso Di Fraia (consigliere di Alleanza per Sant’Anastasia ma in maggioranza): «Gifuni è stato eletto dai cittadini, ma siamo noi ad averlo votato per la presidenza del Consiglio e qui ci sono tante matricole che possono insegnargli quello che non ha: l’educazione».

Il sindaco Abete ha poi sbottato: «Non posso accettare certi atteggiamenti, sappiano tutti che nessuno dei simboli che ci ha sostenuto può essere usato per attaccare sindaco o assessori».

«Il sindaco ha divagato – ha poi aggiunto la consigliera Zucconi –  ma tutto ciò che è avvenuto in questo consesso stasera è la palese dimostrazione di una spaccatura avviata già da tempo, questo è sotto gli occhi di tutti».

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