A Madonna dell’Arco, vista Santuario, il palco di Esposito si è trasformato, dopo i 47 minuti in cui il candidato sindaco ha letto, con incursioni a braccio, il suo intervento politico di chiusura della campagna elettorale, in momento di festa con tutti i candidati fino a tarda sera. Ma prima, introdotto da Elena Cenusa (cittadina di origine rumena candidata nella lista Cuore Anastasiano) e da un breve endorsement di Luigi De Simone, il già sindaco si è liberato della cravatta e ha iniziato l’ultimo discorso di questa tornata (ballottaggio probabile a parte), facendo gli auguri di guarigione a padre Giacomo Verrengia, parroco della chiesa francescana di Sant’Antonio.
«Siamo in una piazza impegnativa e solenne che rappresenta la storia sacra della nostra comunità – ha detto Esposito – uno dei più antichi monumenti di religiosità popolare e cristiana del Sud al quale noi siamo indissolubilmente legati, ma anche un luogo sostanzialmente abbandonato cui è stata data poca attenzione, un luogo che deve rappresentare la nostra tradizione e le nostre opportunità». Riflettori puntati sulla cittadella mariana dunque: «Lavoreremo alla rinascita di questo luogo e abbiamo il dovere di intervenire qui con una progettualità importante, vera, che dia agli operatori, ai turisti, ai cittadini, un’accoglienza decorosa e decente. Questa piazza non sarà più un luogo dove scorrazzano liberamente moto e bici a tutta velocità ma un’area in cui possano passeggiare bambini, adulti, anziani».
Viabilità alternativa e, leitmotiv di più di una campagna elettorale, il recupero del sito ex Fag. «Conosco bene i proprietari, conosco le difficoltà, ma con un progetto che coinvolga loro, il Comune e gli enti sovracomunali, quell’area può trasformarsi in un piccolo centro direzionale con siti di accoglienza, parcheggi, verde, a corredo del nostro importante polo religioso e turistico».
Non ha mancato, nemmeno stavolta, Esposito, di far riferimenti alla vicenda giudiziaria che lo vide coinvolto nel 2013 quasi nello stesso istante in cui l’avversario Iervolino la stigmatizzava da piazza IV Novembre e mentre Pone, da piazza Cattaneo, definiva entrambi «facce della stessa medaglia». Chi, non anastasiano, avesse fatto tappa ai tre comizi in scena ieri sera, non ci avrebbe capito granché, diciamolo. Stavolta però il già sindaco – definizione che non ha mai smesso di attribuirsi anche dai suoi profili social – proprio mentre Iervolino parlava di «nemesi» ha dichiarato dal suo palco di «non essere in cerca di vendette o riscatto ma solo spinto dalla volontà di costruire una nuova classe dirigente». «Il tempo è stato giustiziere e grande galantuomo». E ha parlato di «avversari che spesso diventano nemici per conquistare consensi mettendo in campo la denigrazione». «Ma sarete stanchi di ascoltare queste cose e la mia storia la conoscete tutti e gli avversari la conoscono talmente bene, così tanto da raccontarne un’altra perché mi temono».
Chi si aspettava attacchi a scena aperta, non sarà rimasto deluso: «Questo non è più il tempo delle liti né dei falò della vanità, dei perdigiorno, del malgoverno di una cricca di usurpatori ignoranti, dei cialtroni e dei finti rivoluzionari, delle parole al vento e delle promesse che non si mantengono, della distribuzione di poltrone, è il tempo in cui la competenza deve imporsi, di scrivere insieme una nuova pagina. In questi tempi in cui l’emergenza pandemia evidenzia l’arretratezza dei nostri territori, non possiamo permetterci guide di affaristi, incompetenti, inetti, campioni del clientelismo che lavorano esclusivamente per imporre immobilismo, distruggere l’idea di sviluppo». E la perla, novità dell’era Covid: «Siamo contro gli assembramenti di asini, non permetteremo più, come negli ultimi sei o sette anni, l’imposizione della ciucciaggine».
Poi, i punti cardine del programma elettorale. «La nostra carta dei valori, la nostra arma pacifica, solo come comunità possiamo attuarlo perché se non lo facciamo noi, insieme, nessuno verrà a salvarci, siamo gli unici ad avere un programma autorevole e completo che va oltre i confini territoriali, che si apre al mondo: un piano di detassazione per chi fa impresa, il recupero di aree abbandonate, una rivoluzione verde e digitale, l’era della responsabilità che rifugge dalla cultura clientelare del “piacere”».
All’attacco degli avversari, almeno dei due competitor «favoriti» per eventuale ballottaggio. Per Iervolino: «Non abbiamo un ricordo piacevole dei dieci anni in cui lui e la sinistra composita al suo fianco hanno amministrato questo paese». Per Pone: «La continuità di Abete». Per sé stesso e la squadra: «Siamo noi i veri riformisti, i nemici della demagogia, i sognatori che non temono nulla, andiamo a vincere».



