Ci sono romanzi che non solo raccontano una storia, ma preservano la memoria, esaltando in particolar modo la storia locale.
E’ il caso del nuovo libro di Nicola Manna che sarà presentato sabato 28 febbraio alle ore 19:30 nell’antico Convento anastasiano di Sant’Antonio. Ad accogliere i partecipanti ci sarà p. Roberto Sdino OFM Conv., mentre a moderare l’incontro ci sarà il dott. Luigi De Simone, regista teatrale e scrittore. Dialogheranno con l’autore il prof. Giovanni Russo e la prof.ssa Giusy Montanino. Presente l’Assessore alla cultura di Sant’Anastasia, dott.ssa Veria Giordano.
Un confronto storico – letterario che, oltre ad unire le istituzioni, la scuola e la memoria civile, vedrà “il tempo” come assoluto protagonista della serata. L’autore, Nicola Manna, ha dedicato la propria vita all’ascolto delle storie umane, lavorando per circa cinquanta anni nel Presidio Ospedaliero della SS. Annunziata di Napoli. Un luogo dove dolore e speranza convivono ogni giorno e dove lo scrittore ha potuto comprendere profondamente la vera storia, assorbendo notizie non solo dagli archivi, ma anche dagli sguardi, dai gesti e dai racconti tramandati sottovoce. Saggista e storico locale, Manna ha fatto della memoria napoletana una missione culturale. A riguardo, nel 2017 ha ricevuto il Premio alla Cultura Città di Napoli – Per Sempre Scugnizzo: un riconoscimento per l’impegno nella valorizzazione storica e sociale della città. Sappiamo bene che il Risorgimento napoletano è fatto di date, battaglie e proclami: i libri scolastici così ci hanno raccontato. Nel romanzo di Manna, invece, l’epoca è fatta di respiri, delle cucine illuminate all’alba, delle donne che impastano pane, mentre fuori cambia il destino di un Regno. Eventi storici visti, stavolta, non dai palazzi del potere, ma dalle soglie delle case più popolari, dalla confusione dei mercati, dalle campagne coltivate e abbandonate, dove la storia arriva sempre con un po’ di ritardo, ma arriva profondamente. Lucia vive proprio lì, nel punto in cui la grande storia incontra la vita quotidiana. Non è un’eroina da monumento, non è un capo di un esercito, non pronuncia discorsi destinati ai libri.

E’ un’umile donna che resiste ai mutamenti politici, alle illusioni del progresso, alle ferite personali che accompagnano ogni trasformazione collettiva. La sua forza è silenziosa, quasi invisibile, e, proprio per questo motivo, universale. Una donna fragile e nello stesso momento invincibile: fragile come la ceramica appena modellata e forte come le radici degli ulivi del Sud. Attraversando un’epoca inquieta, impara ciò che milioni di persone hanno imparato prima e dopo di lei: che la storia non cambia solo le nazioni, cambia i cuori. Attorno a lei scorrono paesaggi vivi fatti di masserie sospese nel tempo, strade polverose, canti e ritmi popolari che custodiscono verità più profonde dei libri ufficiali. Manna riesce in questo modo a costruire un romanzo dove il passato non è nostalgia, ma presenza. Un libro, certamente, ricco d’orgoglio popolare, dove la scrittura non cerca l’effetto, ma la verità emotiva.
.



