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San Sebastiano, W Santoriello!

Con lo spettro di Pino Capasso che ha aleggiato su questa campagna elettorale sansebastianese e che incombe ancora sulle sorti di questa nuova amministrazione, prevale il nulla dei programmi, gli stessi che da anni si reiterano senza riscontro alcuno di attuazione; tanto da far preferire i 12 mesi di normalità amministrativa del Commissario Prefettizio alla politica degli anni precedenti.

Facciamo un passo indietro, un flashback come accade talvolta nei film. Eravamo arrivati alla soglia delle primarie del PD, qualche mese fa, con la notevole cifra di ben nove candidati a sindaco in un paese di poco più di novemila abitanti. Più o meno uno ogni mille. Infatti, oltre agli statutari Salvatore Sannino e Gennaro Manzo, si vociferava, a torto o a ragione, di Giorgio Gallo, Michele D’Avino, Leonardo Montanaro, Vincenzo Sannino, Andrea Addeo, Armando Madeo e per giunta l’uscente sindaco di Massa, Antonio Zeno, e questo al netto degli altri contendenti delle primarie, Giuseppe Panico, Gianluca Sannino e Domenico Ramondino. In verità di nomi potrebbero essercene ancora altri ma limitiamo il novero a quelli che hanno avuto solo un minimo di pratico realismo.

Dicevamo nove e più candidati, tutti pronti a cambiare il mondo, chi con scopa e ramazza e chi con le sue amicizie altolocate e chi con le sue presunte competenze professionali e chi ancora in sordina. Nove personaggi in cerca d’autore ma che al momento opportuno hanno ceduto il passo a chi già sapevamo dovesse concorrere allo scranno più alto. Ora però ci si chiede che fine abbiano fatto tutti questi candidati, reali o presunti che fossero. Qualcuno di loro avrà puntato in alto, per avere garantito un seggio o un assessorato, se non qualcosa in più, avrà mostrato le sue truppe e avrà garantito una potenza di fuoco che forse era meglio assoldare più che combattere. Altri invece, forti più della loro presunzione che per effettivi voti e capacità, diciamo che, c’hanno provato, e lo hanno fatto finché non hanno cozzato contro la loro dura realtà e sono stati assorbiti, con più o meno buona sorte, tra le maglie larghe della convenienza, altri ancora gridano allo scandalo e incominciano una nuova e quinquennale campagna elettorale per gli scopi di cui sopra.

Dopo il 6 marzo, dopo le scontate e sopravvalutate primarie, si apre un varco tra i buoni, ipocriti e talvolta ingenui intenti e la politica reale, ovvero quella degli accordi e delle convenienze. Ognuno avrà avuto la sua convenienza, ognuno avrà avuto le sue rassicurazioni ma ancora una volta nulla è cambiato all’ombra del nostro Vulcano. È prevalso il porta a porta, è prevalsa la politica delle promesse e degli abbracci, quella dei saluti e dei baci di Giuda e dei sorrisi forzati, quella dei ricattucci e quella dei diritti negati e centellinati come se fossero favori e che tali non sono e che son causa del nostro servilismo e del nostro male maggiore, il nostro atroce e folle individualismo.

Anche quest’anno però, a questa politica stantia, rappresentata da Sannino e dai capassiani, si è opposta una relativamente recente novità, ovvero quella di Gennaro Manzo e il suo gruppo di esimi sconosciuti; con tutto il rispetto per carità, e non è che dall’altra parte non mancassero le comparse ma qui il contrasto è ancor maggiore per l’impeto e l’ostinazione del capolista. A lui va del resto dato atto di aver fatto un’opposizione degna di questo nome negli ultimi cinque anni a San Sebastiano, di aver finalmente fatto un’opposizione strenua e senza quartiere là dove una maggioranza, fin troppo convinta della sua forza, della sua correttezza se non addirittura della sua impunità, faceva quel che voleva. Detto ciò non possiamo fare a meno di notare un suo isolamento, il suo essere un uomo solo al comando e che quest’atteggiamento, probabilmente, non gli arriso per una vittoria finale.

Che dire di più? Che dire se non parole di scoramento e disillusione? I tanto esaltati e lungimiranti programmi lasciano il tempo che trovano perché simili gli uni agli altri; la forza di un programma infatti non sta solo nella sua eventuale concretezza ma nella reale convinzione dell’amministrazione nel volerlo portare a compimento, e non solo in maniera parziale e fittizia, come sempre accade; la sua forza sta nella conoscenza del territorio, ma non quello dei salotti e degli amici, o quello che appare su facebook ma quello della quotidianità, quello dei problemi di tutti i giorni, quello del paese respirato e non quello dell’immagine stereotipata e reiterata di quella stramaledettissima piccola Svizzera che tutti decantano ma che mai è esistita, perché siamo sempre stati vesuviani e non alpini e questo con tutte le velleità e l’orgoglio del caso.

Che dire di più quindi? Viva Santoriello!

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