La vicenda Capasso lascia ancora degli strascichi e con l’avvicinarsi della scadenza elettorale non poteva che acuirsi la tensione tra chi lo sostiene e chi si è visto tradito dai suoi molti sotterfugi per la scalata alla Regione. Ascoltiamo la voce di Giorgio Gallo.
Siamo stati contattati Giorgio Gallo, eletto ininterrottamente dal 1988 al 2011, per ben cinque legislature, come amministratore al comune di San Sebastiano al Vesuvio. L’ex assessore ci è parso subito molto agguerrito e indignato nei confronti della “questione Capasso” e ha deciso di parlarci della sua storia politica e della sua visione dei fatti.
«Ruppi con Pino Capasso per le tante incompatibilità nella risoluzione dei problemi presentatisi negli anni. Problemi che recentemente sono stati evidenziati anche dall’opposizione e che io già misi in evidenza ma senza ottenere grossi risultati, nonostante il mio forte impegno sul territorio e avendo deleghe assessoriali molto impegnative.»
Quali erano questi problemi?
«Problemi di vario genere, problemi legati alle infrastrutture pubbliche, le strade, i marciapiedi ma anche le scuole e la loro sicurezza, inoltre, alcuni problemi territoriali di carattere strutturale, pur essendo stati inseriti nelle opere programmatiche, venivano successivamente tolti, ma non per problemi di bilancio, poiché la copertura finanziaria c’era, ma si andava ad intervenire su opere meno importanti, vedi ad esempio i lavori inutili e mal progettati di piazzale della Meridiana, preferiti a quelli più urgenti di via Macedonio Melloni, strada dissestata e pericolosa anche per la viabilità pedonale. Tale strada che andrebbe addirittura chiusa, è rimasta in tali condizioni, come tante realtà del paese, sin dalle mie prime segnalazioni, inspiegabilmente abbandonata a se stessa. A questo aggiungerei anche la questione legata al mancato intervento per un nuovo adeguamento e ristrutturazione dei locali del comando della polizia municipale, questo nonostante le molteplici segnalazioni per iscritto, mie, in qualità di assessore al ramo e del comandante Alberto Baldissara, segnalazioni inviate al sindaco e al responsabile dell’ufficio tecnico e con tutto ciò ancora niente è stato fatto lasciando gli operatori del settore alla loro sorte. Dopo tutto ciò aggiungerei anche un’altra criticità ovvero quella della poca sensibilità verso i cittadini da parte dell’amministrazione.»
In che senso?
«Un mancato ascolto del cittadino e delle sue istanze, un’assenza da parte delle istituzioni per soddisfare le esigenze del territorio. Durante le mie esperienze nell’amministrazione locale, ero invece presente e parlavo con gli elettori ascoltando i problemi veri della gente.»
Ma andiamo al dunque, qual è la sua posizione rispetto ai vari escamotage utilizzati da Capasso per andare alla Regione?
«È un escamotage che ha fortificato lo scollamento tra cittadini e amministrazione e questo per un interesse non collettivo e per un solo personale scopo, quello della carriera politica di Pino Capasso. Tutti gli organi di maggioranza hanno abbassato la testa, non essendo padroni delle proprie azioni, accecati hanno abbandonato i cittadini alla loro sorte, sottovalutando le conseguenze future del commissariamento prefettizio che porterà avanti solo l’ordinaria amministrazione e sicuramente, nell’anno che ci separa dalle elezioni amministrative, il territorio e i cittadini ne pagheranno le conseguenze.»
Ma come pensa che reagiranno i sansebastianesi davanti agli evidenti sotterfugi della giunta Capasso?
«Sondando il territorio, leggo tanta delusione, ascolto tante lamentele che riguardano anche gli ultimi cinque anni di amministrazione; e quest’ultima delle dimissioni è solo la ciliegina sulla torta e proprio per questo i risultati non saranno quelli in cui Capasso spera.»
Capisco, ma Capasso e soci sostengono che con la scalata alla Regione si potrà meglio fare per il paese …
«Io a questa cosa rispondo dicendo che non bisogna prendere in giro i cittadini, Capasso ha già ricoperto la carica di consigliere e assessore provinciale nel passato, portando ben poco riguardo alle aspettative dei suoi concittadini. Come si può quindi promettere, andando casa per casa, che il comune ne beneficerà? La gente è ferita dal loro comportamento irresponsabile e antidemocratico che è andato contro anche le procedure del partito che imponevano un certo atteggiamento per quel che concerneva la candidatura. Poteva agire diversamente, dimettendosi prima, facendo coincidere le elezioni comunali con quelle regionali e dando la possibilità agli elettori di votare per una nuova amministrazione.»
Sì ma il PD regionale …
«Capasso non ha fatto una bella figura, andando in forte contrasto con le iniziative da lui prese e non condivise dal suo stesso apparato politico.»
Ho capito ma il PD gli ha comunque dato la possibilità di candidarsi, e questo dopo la questione del Consorzio Cimiteriale, la famosa multa e le definitive dimissioni che di certo non hanno fatto fare una bella figura al già disastrato PD campano.
«Gli ha dato la possibilità di candidarsi, lo ha fatto perché è rientrato nei canoni stabiliti dal partito ma sicuramente non è stata una scelta omogenea dell’intero esecutivo regionale ma solo un’imposizione di qualche esponente di rango al quale Pino Capasso è legato.»
Comunque ha fatto quel che voleva …
«È evidente che Capasso voleva, grazie a quegli espedienti, mantenere sempre la sua leadership a San Sebastiano, manovrando, attraverso la sua giunta di fedelissimi e il suo sindaco facente funzioni, il paese e allo stesso tempo traghettarlo fino al termine della legislatura dalla poltrona del Consiglio Regionale, candidando poi una sua testa di legno facilmente manovrabile.»
Ma lei come si pone di fronte a questa situazione?
«La mia posizione non è nuova, è quella dell’attenzione verso il cittadino, con anni di ascolto delle sue istanze, è quella di aver sondato, in questi ultimi anni, l’umore della gente di San Sebastiano al Vesuvio, quelli che mi chiedono un mio ulteriore impegno e la creazione di un coordinamento che porti alla costituzione di un nuovo percorso elettorale e che possa dare nuova linfa all’ormai stantia politica locale. Ed io, venendo da una cultura socialista ho appreso che la politica amministrativa si deve fare con lealtà e con il rispetto di chi col voto ha voluto credere in te. Questi sono i miei principi che ho appreso, in tanti anni di militanza, dai miei padri politici.»



