Una storia di fede e amore quella della meravigliosa statua della Madonna del Carmelo che in questi giorni, dopo ben 119 anni, è ritornata alla comunità parrocchiale.
Silvio Cola nel suo libro dal titolo San Giuseppe Vesuviano nella storia, Ed. STEM, Napoli 1958, scrive a pagina 126: La navata principale della antica chiesa parrocchiale che sorgeva nella piazza Garibaldi là dove oggi sorge il santuario aveva sul lato sinistro quattro cappelle, l’ultima delle quali serviva d’ingresso da via Roma e le altre tre, con singoli altari, erano dedicate rispettivamente, alla Madonna del Carmine, alla Madonna della Cintura ed ai sacratissimi Cuori di Gesù e Maria. Il culto, quindi, della Madonna del Carmelo era attestato all’epoca nella cittadina vesuviana, come documentato anche da una foto pubblicata sul libro del prof. Luigi Iroso dal titolo 1906 Un anno di fuoco, Ed. Quaderni Vesuviani, San Giuseppe Ves. 2006, pag. 26. La devozione popolare era molto sentita, fino a quando il manufatto trovò ospitalità nel 1904, insieme ad altre statue, nell’Oratorio della Confraternita dello Spirito Santo, dal momento ché la vecchia chiesa fu del tutto abbattuta. Con la tremenda eruzione del 1906, San Giuseppe diventò il palcoscenico vivente di una immane tragedia; infatti, spiega il prof. Iroso, sotto il peso dell’enorme mole di materiale vulcanico, molte abitazioni private, soprattutto quelle più fatiscenti e precarie, cedettero di schianto. La popolazione cercò disperatamente un rifugio sicuro e l’8 aprile, domenica delle Palme, don Giuseppe Ambrosio, sollecitato forse dai parrocchiani, si recò a celebrare la messa nella chiesetta dell’oratorio confraternale.

La tragedia stava per arrivare: le connessure strutturali del tetto cedettero di schianto sul capo dei fedeli, seppellendone la maggior parte sotto un cumulo di macerie. La statua della Madonna del Carmine riuscì a salvarsi: fu affidata e custodita dal signor Innocenzo Ambrosio (n.24 marzo 1887 – + 25 maggio 1979) nella sua abitazione del Rione Mastanielli, salvandola dal rischio di deperimento e trafugamento come riporta l’atto di riconsegna. Con amore e zelo, anche grazie alla devozione della figlia Francesca (1925 – 2017), fu protetta in una vetrinetta in legno a mò di scarabattolo e mantenuta in grande considerazione. La donna, insieme al fratello Luigi (1932 – 2021), ha sempre tenuto vivo il culto per diversi anni, organizzando numerosi incontri di preghiera e una processione che si svolgeva annualmente nel giorno della sua memoria liturgica. Con l’estinzione di questa tradizione si era anche perso, addirittura, il ricordo collettivo dell’esistenza della statua. Grazie all’immenso progetto di restauro della memoria, condotto dal parroco emerito p. Rosario Avino, si sono riuscite a ricostruire le vicende della statua e a pianificare il ritorno nello splendido Santuario di San Giuseppe.

L’opera si è avvalsa dello studio minuzioso dell’esperto di scultura napoletana Egidio Valcaccia, che non solo ha accertato l’importanza storico-artistica e le peculiarità che permettono di identificare la Madonna del Carmelo come opera autografa del celebre maestro Arcangelo Testa (1786-1859), uno degli indiscussi protagonisti della scultura napoletana dell’Ottocento, ma ha anche sottolineato che si tratta di una delle poche opere a pupo del maestro che ci giungono praticamente integre, completa dell’originale statuetta di Gesù Bambino, delle corone e di abiti antichi. Le stoffe, in particolare, in seta con decorazioni in ricami dorati, presentano un particolare pregio. La statua, comunque, ha bisogno di un urgente restauro, che preveda almeno il trattamento di disinfestazione dagli insetti xilofagi e di consolidamento. Pertanto, il neo parroco, padre Giampietro Brizi, si affida alla generosità dei fedeli per salvare un’opera d’arte che rappresenta un segno concreto dell’amore profondo e della fede di coloro che ci hanno preceduti. L’intento è quello di restituire il simulacro al culto il prossimo 8 aprile 2026 in occasione del 120° anniversario della tragedia.




