Rischio strage per la tortora selvatica, una specie in netto declino, che sarà cacciabile con tre settimane di anticipo.
Riapre la caccia, con tre settimane di anticipo. Il 1° settembre in 16 regioni italiane – Campania compresa – si torna con i fucili in braccio. E nel mirino dei cacciatori, insieme a gazze e ghiandaie, ci sarà anche la tortora selvatica (Streptopelia turtur). Una specie che risulta già in netto declino a causa della pressione venatoria e della distruzione del suo habitat. Non a caso il suo stato di conservazione in Italia è stato definito “inadeguato” dallo stesso Ministero dell’Ambiente ed è classificata come specie “vulnerabile” nella Lista rossa delle specie a rischio di estinzione in Europa.
Si rischia una strage, quindi, secondo la Lipu, che denuncia anche la mancanza e le gravi carenze dei piani faunistici venatori in molte regioni italiane: vecchi, prorogati o addirittura inesistenti. In barba all’articolo 18 della legge 157/92 – che regola i termini di apertura della stagione venatoria – la caccia si aprirà, anche se non tutti i piani faunistici sono in regola. Ad esempio, in Abruzzo il piano è scaduto, nel Lazio risale al 1998, in Calabria, Lombardia e Molise l’iter di approvazione non è ancora concluso, nella Marche manca. Insomma, mancano le condizioni di base perché la caccia sia quantomeno sostenibile e a norma di legge in tutt’Italia.
«C’è una situazione di illegalità generale, di caos gestionale e gravi ritardi – denuncia Fulvio Mamone Capria, presidente della Lipu – che provoca danni al patrimonio faunistico e ambientale italiano ancora non del tutto calcolabili. Una situazione non più tollerabile, sulla quale potrebbero esserci conseguenze per il nostro Paese, sottoposto a indagine da parte della Commissione europea».
Intanto anche in Campania, come si legge sul calendario venatorio regionale, alle specie cacciabili in preapertura si aggiunge la tortora selvatica. «Temiamo vere e proprie stragi di tortora selvatica, specialmente in Toscana, Lazio, Campania, Basilicata e Calabria – prosegue il presidente Lipu – e siamo preoccupati anche per la mancanza di controlli sui carnieri, che porterà all’uccisione di un numero di capi ben superiore ai limiti stabiliti dai calendari venatori, già di per sé eccessivi nei confronti di questa specie in declino».
A partire dalla terza domenica di settembre si andranno ad aggiungere via via tutte le altre specie cacciabili, dalle anatre alle lepri, dai cinghiali ai fagiani, fino anche alle bellissime volpi. Ma a preoccupare nuovamente la Lipu, è anche un’altra specie che sarà cacciabile dal 1° ottobre fino al 31 dicembre: l’allodola (Alauda arvensis). Una specie migratrice che rischia di scomparire: le allodole in Europa sono diminuite del 50% e ogni anno in Italia ne vengono uccise quasi 2 milioni, secondo le stime. Una mattanza che aggrava ancor di più la situazione demografica in cui versa la specie, a causa dell’agricoltura intensiva e del consumo di suolo, che la sta privando degli ambienti riproduttivi e delle aree in cui trascorrere l’inverno.
Proprio per lei – la “messaggera del mattino” come l’ha definita Shakespeare – la Lipu ha lanciato una specifica campagna per chiedere di escluderla immediatamente dalla lista delle specie venatorie.








