La vicenda giudiziaria sul traffico di rifiuti più imponente scoperto nel Napoletano si trascina dal 2006.
Il 29 luglio scorso gli atti del processo “Carosello Ultimo Atto” sono stati consegnati alla Corte di Cassazione, dopo essere rimasti parcheggiati per 18 mesi nelle stanze del tribunale di Napoli. Uno stallo che ha fatto temere da parte degli ambientalisti l’ennesimo rischio di una prescrizione che potrebbe insabbiare il processo sul più grande traffico di rifiuti tossici mai scoperto nel Napoletano. Per questo motivo gli ecologisti la settimana scorsa hanno fatto pressing allo scopo di far trasmettere al più presto gli atti in Cassazione. Obiettivo centrato. Ora si attende il pronunciamento di terzo grado. Il 29 gennaio dell’anno scorso il processo Carosello ha portato all’aumento delle condanne per i principali imputati e al riconoscimento del disastro ambientale nel territorio in cui sono stati rinvenuti gli sversamenti illeciti. Assolti due carabinieri e la stragrande maggioranza degli imputati. La Corte d’Appello di Napoli ha aumentato le condanne inflitte in primo grado, nel 2013, ai danni dei tre fratelli Cuono, Giovanni e Salvatore Pellini, quest’ultimo maresciallo dei carabinieri temporaneamente sospeso dal servizio. Per loro sette anni di reclusione, cioè tra uno e due anni e mezzo in più rispetto al primo grado. Assolti, invece, per non aver commesso il fatto e perché il fatto non sussiste, il maresciallo dei carabinieri Giuseppe Curcio e l’appuntato Vincenzo Addonisio, accusati in un primo momento di aver depistato le indagini sul traffico di rifiuti tossici più grande scoperto nel Napoletano: milioni di tonnellate di veleni sversati tra Acerra, Bacoli e Qualiano. Ma la notizia più importante è stata che la Corte d’Appello ha riconosciuto che questo traffico di rifiuti ha creato un disastro ambientale nel territorio della provincia di Napoli e, in particolare, ad Acerra, dove erano dislocate la maggior parte delle attività di smaltimento dei fratelli Pellini. Assolti nel frattempo, oltre a Curcio e ad Addonisio, tutti gli altri 15 imputati, imprenditori del Napoletano, i loro tecnici e i funzionari del comune di Acerra, vale a dire alcuni ex responsabili dell’ufficio tecnico. E’ stato un processo durato nove anni. La prima udienza risale infatti al 6 giugno del 2006 mentre le indagini scattarono il 20 ottobre del 2002. Determinanti ai fini dell’esito di questo appello sono state le dichiarazioni dei pastori Cannavacciuolo e, in particolare, del pastore-ambientalista Alessandro Cannavacciuolo, allevatori che undici anni fa subirono l’abbattimento delle loro greggi ( circa 3mila capi ) a causa dell’elevata presenza di diossina rilevata nel sangue degli animali. ”A sorpresa è stato accolto l’appello del pm sul disastro ambientale, per il quale c’è stata assoluzione in primo grado – ha spiegato al momento della sentenza di secondo grado l’avvocato Marco Bassetta, legale difensore dei fratelli Pellini – leggeremo le motivazioni della sentenza per capire come ha fatto la Corte d’Appello a ritenere raggiunta la prova di questo reato e, ovviamente, faremo a quel punto ricorso per Cassazione”. La sensazione dei condannati è che sia stata commessa una palese ingiustizia anche a causa del fatto che tutti gli altri imputati sono stati assolti, compresi i produttori dei rifiuti del Nord che avrebbero procurato il disastro ambientale. Nel frattempo, però, in particolare chi si è sentito danneggiato dai condannati ha premuto affinché si evitasse la prescrizione attraverso il pronunciamento della Cassazione. Una pressione che quindi è stata premiata dall’invio degli atti nell’organo di terzo e ultimo grado di giudizio.



