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Prima linea contro Omicron, parla la dott.ssa De Sarno: così abbiamo arginato l’ultima ondata

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Kairòs riflette sul proprio tempo storico. Viviamo l’epoca dell’onlife e, talvolta, l’immersione nell’esistenza digitale ci distacca totalmente dal senso concreto della realtà. Alla luce dell’eccesso mediatico di informazioni legate alla pandemia, che ha risollevato il terrore sociale ed economico, ho voluto fortemente intercettare una testimonianza diretta che potesse aiutarci a comprendere cosa succede sul nostro territorio.

Di seguito è riportata l’intervista alla dott.ssa Sara De Sarno, medico impegnato nelle USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) di Caivano. 

1. Partiamo dalla domanda di fondo. La variante Omicron è realmente molto contagiosa ma poco pericolosa rispetto a quelle precedenti?

 

Il coronavirus, è un virus a RNA, a singolo filamento, le cui diverse varianti si caratterizzano da cambiamenti della regione spike che influenzano l’affinità del legame ai recettori ACE2, ossia i veri bersagli che consentono al virus l’entrata nel nostro organismo.

La variante Omicron scoperta nel novembre 2021 in Sudafrica si è rapidamente diffusa grazie alla mutazione di ben 43 residui amminoacidici nella regione spike che l’hanno resa due volte più contagiosa della variante Delta. Quindi circa la contagiosità tanti studi confermano che effettivamente questa sia aumentata, mentre per la pericolosità in realtà ci troviamo dinanzi diversi bias di valutazione, in quanto la variante Omicron è subentrata in un periodo dove la copertura vaccinale è più vasta, colpendo una fascia d’età molto più giovane e quindi con un sistema immunitario più forte. Sicuramente la percentuale di pazienti positivi costretta ad andare in terapia intensiva e sub-intensiva è notevolmente ridotta rispetto alle pregresse ondate, e tale percentuale riguarda quasi esclusivamente i non vaccinati o pochi vaccinati ma con patologie neoplastiche o immunodepressi. Quindi la vaccinazione si è dimostrata utile nel proteggere i pazienti da evoluzioni cliniche severe.

2. Vi aspettavate un’impennata drastica dei contagi e le sue conseguenti ospedalizzazioni?

 

Ci aspettavamo un’altra ondata la quale, però, non è stata seguita da un’impennata drastica di ospedalizzazioni grazie alla copertura vaccinale che in Italia ha coinvolto (con due dosi) il 74,3% della popolazione, superando anche la media europea che invece si ferma al 68,6%.

 

3. Quanto credi sia reale la comunicazione mediatica imbastita da Governo, Ministero della salute e istituzioni addette all’emergenza? Ritieni sia stata fallimentare?

 

Ritengo che noi medici ci siamo sicuramente ritrovati improvvisamente in un mare magnum fatto di caos e disagi nella gestione soprattutto burocratica dei pazienti, ma non ho le competenze politiche per poter giudicare l’operato del Governo.

4. Tu lavori nelle USCA. Cosa significa, in questo momento storico, essere un medico in prima linea?

Lavorare nelle USCA mi ha consentito di apprezzare il mio lavoro, di sentirmi gratificata per aver aiutato tante famiglie abbandonate dai propri medici di base e piene di paura, lasciate a casa senza assistenza. Mi ha permesso di conoscere giovani medici volenterosi e con voglia di mettere in pratica le proprie conoscenze per aiutare il prossimo, così come mi ha fatto aprire gli occhi su realtà degradanti come il Parco Verde di Caivano, realtà ghettizzate e prive di fiducia nelle istituzioni, realtà nelle quali ci siamo dovuti ancora più impegnare per dare un aiuto concreto. 

5. Cosa ti dicono i non vaccinati?

I non vaccinati rappresentano quella piccola fetta di pazienti capace di far uscire il peggio di me. Non è possibile instaurare dialogo alcuno, perché si elevano su un piedistallo fatto di arroganza, presunzione e ignoranza, ostile verso qualsiasi consiglio medico o anche solo umano. 

6. Perché è importante il vaccino?

 

Il vaccino, o meglio il completamento del ciclo vaccinale, è importante soprattutto per la variante Omicron, perché quest’ultima elude i vaccini meglio della variante Delta. In un recente studio pubblicato da ricercatori dell’Università di Oxford (Wilfredo F Garcia-Beltran et al. Cell. 2022.) si è comparata la quantità di anticorpi neutralizzanti verso Omicron (quindi efficaci a combattere il virus) tra 4 gruppi di pazienti: un gruppo vaccinato con terza dose da meno di tre mesi, un gruppo con seconda dose effettuata da meno di 3 mesi, un gruppo con seconda dose effettuata da 6 a 12 mesi prima, un ultimo gruppo con seconda dose effettuata dai 6 ai 12 mesi precedenti ma con recente infezione naturale. Da tale analisi si è evinto chiaramente che la percentuale maggiore di soggetti con anticorpi protettivi apparteneva al gruppo di pazienti con dose booster, mentre il gruppo peggio protetto da Omicron era quello con pazienti dotati di due sole dosi effettuate dai 6 ai 12 mesi prima. Quindi grazie ai dati concreti che si presentano quotidianamente dinanzi ai nostri occhi, e grazie allo studio delle continue ricerche posso asserire che il vaccino è importante e necessario per riprendere in mano la nostra vita.

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