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Ponza, il culto di San Silverio tra musica e memoria

Il culto di San Silverio (Frosinone, 480 circa – Ponza, 2 dicembre 537), patrono dell’isola di Ponza dal 1772, è una profonda tradizione liturgica che viene celebrata il 20 giugno di ogni anno attraverso musiche, inni e memorie.

 

Papa Silverio, 58º vescovo di Roma, fu esiliato sull’isola pontina di Palmarola nel 537 a causa di intrighi politici orditi dall’imperatrice bizantina Teodora, moglie dell’imperatore d’Oriente Giustiniano e seguace dei monofisiti. Tale dottrina teologica negava la natura divina di Cristo, che a suo dire si era persa in seguito all’Incarnazione. Teodora combatté una sua battaglia personale contro Silverio cercando di ammorbidirne le posizioni in favore del monofisismo, ma non riuscendovi ordì un complotto: con una falsa lettera fece credere che il Papa avrebbe consentito l’ingresso dei Goti a Roma per liberarla dai Bizantini. Non riuscendo a discolparsi, Silverio fu spogliato degli abiti pontificali, vestito da monaco. Portato, dapprima, a Costantinopoli, fu spedito successivamente in esilio a Patara in Licia. Dichiarato innocente, Silverio fu liberato e rimandato a Roma. Catturato nuovamente dal generale Belisario fu condotto nell’isola pontina di Palmarola. Sarà proprio qui che Silverio, nel tentativo di porre fine allo scisma tra le chiese, decise di abdicare ufficialmente in favore di Papa Vigilio (Roma, 500 circa – Siracusa, 7 giugno 555), non estraneo alle vicende politico – religiose precedenti. Dopo circa un mese, il 2 dicembre del 537, giorno in cui è ricordato dalla Chiesa universale, Papa Silverio morì di stenti. Il suo corpo, contrariamente a quanto si usava fare per i papi, resterà a Palmarola, dove è venerato il 20 giugno, giorno del suo arrivo sull’isola. Nonostante le circostanze politiche della sua rimozione, la Chiesa comunque lo venera come martire per aver difeso la fede e per le sofferenze patite. Palmarola e Ponza sono sempre state isole separate, ma sempre accomunate nelle vicende storiche.

Il 20 giugno l’isola si veste a festa con una suggestiva processione in mare, dove il busto del santo viene portato su una barca adornata di garofani rossi.  È il giorno principale, caratterizzato da una solenne messa e dalla caratteristica processione, che coinvolge la comunità locale e numerosi turisti. I garofani rossi sono il fiore tipico associato al culto e al martirio del santo; al termine della processione, questi vengono benedetti e lanciati, con i fedeli che cercano di prenderne uno a volo. Oltre al 20 giugno, i festeggiamenti coinvolgono l’intera isola, con eventi che anticipano la celebrazione principale.  Il culto di San Silverio è un pilastro dell’identità ponzese, unendo fede e tradizioni marinare, creando un legame indissolubile tra l’isola, il santo e i suoi abitanti. L’inno di San Silverio rimane uno dei pezzi musicali e devozionali più significativi della tradizione pontina. Tramandato anche con versioni cantate a carattere popolare, l’inno trovò la massima espressione nell’esecuzione con la pianola del compianto maestro Nino Picicco. Sicuramente l’origine melodica è campana perché è la stessa musica dell’inno di Sant’Anna di Bacoli, come spiega il musicista Giuliano Vitiello di Ponza. A riguardo, bisogna sottolineare che la colonizzazione dell’isola ebbe inizio nel 1734 per opera di Carlo III di Borbone con l’arrivo di numerose famiglie di Ischia e, successivamente, di famiglie provenienti da Torre del Greco.

Inno a San Silverio

Banda musicale Isola di Ponza

dirige il M° Antonio Cafolla

https://youtu.be/njXJ9BbuaeY?si=oXb1bdtHkXMIMGWm

E’ facile, molto probabilmente, che qualche sacerdote napoletano che proveniva da Napoli abbia portato con se a Ponza quella musica dell’inno di Sant’Anna, sulla quale è stato scritto un nuovo testo totalmente dedicato al santo locale. Tanti ponzesi emigrati in America hanno portato con loro la venerazione di questo santo papa, tantoché – aggiunge Vitiello –  fu un ponzese di New York a scrivere un’altra canzone dedicata a San Silverio. Esistono registrazioni dell’inno che vedono la partecipazione di musicisti locali come dicevamo di Nino Picicco e Vittorio Spignesi per accompagnare il canto devozionale. Il testo evocato si concentra sulla figura del santo, esaltando la sua vita e la sua protezione verso i pescatori e la comunità isolana, includendo numerose invocazioni per la salvezza durante le tempeste. La versione alta della composizione è quella che invece trova certamente espressione nel suono della banda cittadina di Ponza, che ingloba bravissimi professionisti. Viene eseguita anche una versione popolare dell’inno, che viene cantata all’interno delle devozioni della novena, come spiega lo storico locale Francesco De Luca. L’anonima melodia popolare ha un andamento più fluido, semplice ed orecchiabile. All’ascolto comunque dell’inno, il tutto si presenta mirabile nell’accordo fra parole e musica, con una giusta e complessa costruzione del motivo e bello nell’insieme.

 

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