Un viaggio nel “dietro le quinte” della tutela archeologica promosso dal Parco
Dal 5 marzo al 23 luglio 2026 i cantieri attivi negli Scavi di Pompei apriranno ufficialmente al pubblico. Un’iniziativa che consentirà ai visitatori di entrare nei luoghi dove quotidianamente si lavora per restaurare, consolidare e valorizzare uno dei siti archeologici più importanti al mondo.
Il progetto, promosso dal Parco Archeologico di Pompei, punta a raccontare in maniera diretta e trasparente il lavoro che normalmente resta invisibile agli occhi dei turisti. Non soltanto visite guidate, ma un vero percorso all’interno dei cantieri, dove archeologi, restauratori, ingegneri e tecnici illustreranno interventi e metodologie adottate per la conservazione del patrimonio.
Durante il periodo dell’iniziativa saranno coinvolti numerosi interventi distribuiti tra l’area degli Scavi e i siti collegati. Dalle domus oggetto di restauro agli scavi in corso, fino alle opere di messa in sicurezza e consolidamento strutturale, il pubblico potrà comprendere la complessità delle operazioni necessarie per preservare ambienti antichi, affreschi, mosaici e strutture esposte da secoli agli agenti atmosferici.
L’apertura dei cantieri rappresenta anche un momento di educazione alla tutela. Pompei non è soltanto un luogo da visitare, ma un patrimonio fragile che richiede manutenzione costante, studio scientifico e investimenti continui. Mostrare il “dietro le quinte” significa rendere partecipi i cittadini e i turisti di un processo delicato, fatto di competenze specialistiche e interventi mirati.
Negli ultimi anni il sito ha conosciuto una stagione di grande rilancio, con nuove scoperte, riaperture di ambienti storici e importanti opere di messa in sicurezza. L’iniziativa in programma fino al 23 luglio si inserisce proprio in questo percorso di valorizzazione, offrendo un’esperienza diversa rispetto alla tradizionale visita tra le strade dell’antica città romana.
Un’occasione preziosa, dunque, per osservare Pompei non solo come testimonianza cristallizzata dell’eruzione del 79 d.C., ma come laboratorio permanente di ricerca, conservazione e innovazione.



