Un opificio abusivo di circa 700 metri quadrati è stato sequestrato dalla Polizia Metropolitana di Napoli nel comune di San Giorgio a Cremano. L’attività, situata in via Cupa Mannini, operava nel settore della fusione e della lavorazione di materiali metallici e non metallici senza le necessarie autorizzazioni ambientali e amministrative.
Il controllo rientra nell’ambito delle operazioni mirate al contrasto delle attività produttive irregolari e potenzialmente inquinanti sul territorio metropolitano. Durante l’ispezione gli agenti hanno accertato che l’impianto era utilizzato per diverse lavorazioni industriali, tra cui trasformazione, verniciatura e trattamento di componenti metallici.
Secondo quanto emerso dalle verifiche, il titolare dell’attività non era in possesso delle autorizzazioni obbligatorie per la gestione degli scarichi industriali. Nel laboratorio venivano utilizzati prodotti chimici, tra cui acidi sgrassanti e vernici, i cui residui – stando agli accertamenti – venivano convogliati direttamente nella rete fognaria pubblica senza alcun trattamento preventivo.
Ulteriori irregolarità riguardano le emissioni in atmosfera. Gli investigatori hanno rilevato l’assenza delle autorizzazioni previste dalla normativa ambientale per le lavorazioni che producono fumi e vapori. Inoltre, l’attività non disponeva della documentazione necessaria per la tracciabilità dei rifiuti prodotti, elemento fondamentale per il controllo dello smaltimento dei materiali potenzialmente pericolosi.
Nel corso dell’intervento è stato accertato anche l’impiego di cinque lavoratori privi di regolare contratto. Per questo motivo il proprietario dell’opificio è stato denunciato all’autorità giudiziaria.
L’intera area è stata sottoposta a sequestro preventivo.
Le operazioni di controllo, spiegano fonti investigative, continueranno nei prossimi giorni su tutto il territorio della Città Metropolitana di Napoli. Le attività rientrano nelle linee operative stabilite dal Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, presieduto dal prefetto di Napoli Michele di Bari, anche alla luce delle indicazioni emerse dopo la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sul tema della Terra dei Fuochi.



