Nella tarda mattinata di 17 anni fa l’uccisione di tre giovanissimi operai dell’impianto di via nazionale. Tutti ammazzati per errore.
Gli operai del pastificio Russo di Pomigliano Alberto Vallefuoco e Rosario Flaminio, 24 anni, e Salvatore De Falco, di 21, (da sinistra nella foto) vengono falciati il 20 luglio del 1998 dalle armi di un clan della vicinissima Casalnuovo.
Quella mattina avevano appena preso un caffè nel bar Manila, durante una pausa, tutti e tre, insieme, amici come sempre. Ma in quel momento un commando formato da un gruppo di killer incappucciati si presenta davanti a loro: qualche secondo di terrore e poi la scarica dei kalaschnikov.
I ragazzi non hanno il tempo di dire una parola. Finiscono in un’enorme pozza di sangue.
Quindi la ridda di voci, di insinuazioni maligne. Alla fine ci sono voluti parecchi anni per ristabilire la verità . Grazie a un pentito la magistratura ha condannato mandanti ed esecutori facendo emergere un terribile quanto tragico errore: chi aveva ucciso credeva, a torto, che i tre giovani operai fossero gli emissari delle estorsioni al pastificio, gli emissari di un clan rivale.  Ma i casalnuovesi stavano già taglieggiando l’azienda e non volevano rivali in “affari”. Da qui la spedizione di morte. Nel frattempo il pastificio Russo è fallito, chiuso, i macchinari venduti all’asta giudiziaria. E il ricordo di quelle giovani vittime di camorra rischia di perdersi nell’oblio del tempo che passa.



