« Operai già infortunati costretti lo stesso a lavori pesanti, operai a ridotte capacità che a causa di rischiose imposizioni aziendali si rompono le ossa e finiscono in ospedale ». E’ il sostanziale contenuto di un esposto denuncia consegnato ieri all’ufficio prevenzione e sicurezza dell’Asl Napoli 3 sud dal responsabile sicurezza della Fiom Cgil all’interno della Fiat di Pomigliano, l’operaio Mario Di Costanzo. Nell’esposto il militante sindacale cita il caso di G.Z., un lavoratore sofferente di tunnel carpale a un polso e per questo motivo dirottato su consiglio del medico aziendale a una postazione meno faticosa, l’accensione e lo spostamento delle vetture dalla catena di montaggio. Ma durante questa nuova attività G.Z. resta vittima di un incidente mentre si trova alla guida di una Panda appena prodotta. A quel punto la vicenda si complica. Dopo alcuni giorni di riposo in malattia l’operaio non torna allo spostamento vetture ma viene riassegnato alla catena di montaggio, con tanto di certificato di idoneità del medico della Fiat e nonostante le rimostranze del lavoratore. Qui però, durante una delle operazioni di assemblaggio delle macchine, l’operaio accusa un forte dolore a un braccio. E durante il ricovero nell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli i medici gli diagnosticano la frattura dell’ulna. A G.Z. viene quindi ingessato il braccio fratturato. Il lavoratore ne avrà per almeno un mese. « Ovviamente – spiega Di Costanzo – chiediamo che l’Asl intervenga per far rispettare la legge 81 del 2008. Purtroppo siamo venuti a sapere di altri casi del genere per cui è necessario che chi controlla ripristini la legalità sul fronte della sicurezza nello stabilimento ».



