Ieri mattina nella Chiesa Parrocchiale di San Gennarello di Ottaviano alle ore 10:30 si è tenuta la celebrazione di una Santa Messa in onore di San Giuseppe Moscati, il medico dei poveri.
Una celebrazione eucaristica per i medici, gli operatori sanitari, i malati e alla presenza della Associazione Medici Cattolici Italiani della Diocesi di Nola. E’ stata anche l’occasione per solennizzare l’arrivo nella Parrocchia, guidata dal Rev. Raffaele Rianna, di una reliquia ex corpore del Santo, donata alla Comunità Ottavianese dal responsabile del Culto del Medico Santo il Reverendo Padre Gesuita Giuseppe Gambino. Giuseppe Moscati (Benevento, 25 luglio 1880 – Napoli, 12 aprile 1927), medico, é commemorato come Santo dalla Chiesa cattolica, tra i più popolari del XX secolo. Nacque da un magistrato, Francesco, e da una nobildonna, Rosa De Luca dei Marchesi di Roseto, settimo di nove figli. Il pontefice Paolo VI lo proclamò Beato il 16 novembre 1975. Fu innalzato alla gloria degli altari il 25 ottobre 1987 da Giovanni Paolo II dinanzi a una platea di circa 100.000 persone. Alla messa di canonizzazione a Roma, tra le numerose personalità presenti, c’era un umile giovane di Somma Vesuviana di nome Giuseppe Montefusco, che offrì a Sua Santità un volto di Cristo di ferro battuto, da lui stesso realizzato nella sua officina di Somma. Quale era, però, il motivo della sua presenza? Giuseppe Montefusco, nacque a Somma Vesuviana il 15 febbraio 1958, agli inizi del 1978 cominciò ad accusare stanchezza, pallore, vertigini e inappetenza. Fu ricoverato, immediatamente, il 13 aprile 1978 all’ospedale Cardarelli di Napoli, dove gli fu diagnosticata la leucemia acuta mieloblastica, che allora era mortale. Un giorno la madre, Rosaria, gli donò un piccolo ritratto del beato Moscati, che aveva acquistato su una delle tante bancarelle napoletane per solo duemila lire. La donna lo pose accanto al cuscino del figlio. Durante la notte il malato nel sonno udì queste parole: Vedrai, Giuseppe, presto guarirai… Svegliatosi e scosso dall’incredibile sogno pensò che a parlare fosse stato il vicino di letto, che invece dormiva tranquillamente. In un mese sotto gli occhi allibiti dei medici avvenne l’incredibile: Giuseppe, infatti, fu perfettamente guarito e riprese il pesante lavoro di fabbro. Dopo la guarigione fu istruito subito un processo presso il Tribunale Ecclesiastico Campano di Napoli: gli atti raccolti furono inviati alla Congregazione per le Cause dei Santi. Il Consiglio Medico si pronunciò il 3 dicembre 1986, confermando che la guarigione non era spiegabile secondo le conoscenze mediche. Il 27 marzo 1987 il congresso dei Teologi riconobbe la validità delle prove giuridiche e teologiche, mentre i Cardinali della Congregazione per le Cause dei Santi espressero parere favorevole. Il Santo Padre decise la Canonizzazione. Oggi Giuseppe Montefusco, sposato e padre di due figli, vive in via Spirito Santo a Somma e si reca puntualmente a pregare sulle spoglie del Santo custodite nella Chiesa del Gesù Nuovo a Napoli.








