Sabato scorso, in piazza San Giovanni, è stata celebrata la festa della “Candelora”: tutto il quartiere ha contribuito all’organizzazione dell’evento, alla costruzione del “fucarone”, a preparare e a distribuire i panini, che sono un vanto del luogo. Don Salvatore Mungiello e Vincenzo Caldarelli hanno promesso che il rito si ripeterà. Era presente anche il sindaco prof. Simonetti. Il dio Februo in Macrobio.
La “Candelora”, come si sa, è la versione cristiana di un rito assai antico. La Chiesa celebra la presentazione di Gesù al Tempio, i Romani festeggiavano Giunone “februaria” (o “februata”), “purificata”, in un tempo in cui febbraio era ancora l’ultimo mese dell’anno. Secondo Macrobio, fu Numa ad allungare la durata dell’anno con due nuovi mesi: “chiamò l’uno gennaio e ne fece il primo mese dell’anno, in quanto dedicato a Giano, il dio bifronte, che guarda indietro e avanti, alla fine dell’anno trascorso e all’inizio del prossimo. Dedicò il secondo mese al dio Februo “- un dio venerato dagli Etruschi – “che si ritiene presieda ai riti purificatori. Durante questo mese bisognava purificare la città, e Numa stabilì che si celebrassero i riti funebri agli dei Mani”. Da qui la presenza del fuoco, rispettata anche dai cristiani: il fuoco purifica, allontana, in ogni senso le tenebre, il fuoco è luce e calore, e quindi è simbolo intenso del passaggio dal solstizio d’inverno all’equinozio di primavera.
E’, quella di sabato, la prima celebrazione della Candelora in piazza San Giovanni. Così mi dice la memoria, e così mi dicono tutti. Ma gli atti del Comune di Ottaviano relativi al febbraio del 1949 ci “parlano” dei lavori di ripavimentazione della Chiesa di San Giovanni, voluti da don Pietro Capolongo, che si fece consigliare, in ogni fase dell’intervento, dai suoi amici Ugo Mannato e Nicola Causa. Ci dicono anche, quegli atti, che il parroco venne autorizzato a bruciare in piazza, a metà febbraio, durante una manifestazione, un “cumulo di fascine”. Forse era la festa della Candelora, destinata ad alimentare, con le preghiere dei fedeli, la speranza che la Madonna “proteggesse” i lavori avviati nella Chiesa. Sabato sera ho notato ancora una volta la compattezza della comunità di San Giovanni nel realizzare l’evento e nella capacità dei “parrocchiani” di renderlo “vitale”. Non è solo una questione religiosa: Ottaviano ha bisogno di queste manifestazioni capaci di difendere e di consolidare i valori dell’identità civica, che sono in un momento di manifesta sofferenza. I riti religiosi e le manifestazioni “laiche” hanno oggi anche il compito di esortare gli Ottavianesi a non accontentarsi di far da spettatori a ciò che gli altri fanno.




