Ottaviano: intitolata a Carmine Ciniglio una sala del Palazzo Medici

0
761

Veramente degna di lode la decisione del sindaco avv. Luca Capasso di intitolare a Carmine Ciniglio, giornalista, promotore culturale, politico, la sala del Palazzo Medici, affrescata dal Mozzillo, che fu prima “studio” di Luigi de’ Medici e poi sala di “rappresentanza”. Il Palazzo fu per Carmine Ciniglio un vero “luogo dell’anima”, come si legge sulla targa di intitolazione, che è stata “scoperta” venerdì 22 luglio. L’abilità di Carmine nel “ leggere”  i gesti e il suo amore per il teatro napoletano.

 

C’è, nonostante l’ora e il caldo opprimente, un pubblico folto (vedi immagine in appendice), di amici che non vedevo da tempo, di “compagni di viaggio” di Carmine. E i gesti, i saluti, gli sguardi, i ricordi, il luogo stesso e le “pompeianate” del Mozzillo (la foto che apre l’articolo) creano la suggestione del tempo che si ferma: e contribuisce a rafforzarla, questa suggestione, la splendida “lettera a Carmine” che alla fine della manifestazione viene letta da Rossella Cammisa. Dopo aver scoperto la targa ( foto in appendice), il sindaco di Ottaviano, avv. Luca Capasso, parla dell’intensità dell’affetto che nutriva fin da ragazzo per la figura di Carmine Ciniglio, e ne ricorda, con note di commozione, la sensibilità, la disponibilità, l’attenzione profonda per i valori della cultura, in particolare di quella napoletana e di quella legata al Vesuvio e al nostro territorio. Quando mi dà la parola Genny Galantuomo, che con la Salvati è stato il regista della serata, non mi alzo in piedi, perché la mia non è una commemorazione solenne – all’amico Carmine non sarebbe piaciuta – ma un tentativo di rischiarare, attraverso i ricordi, alcuni aspetti di una figura complessa, sicura di sé, ma sempre pronta a confrontarsi e a sperimentare. Dopo aver ringraziato, anche a nome di amici assenti, il sindaco avv. Capasso per l’idea della intitolazione e per la targa, parlo della capacità di Carmine di arricchire i discorsi e gli articoli con lampi improvvisi di ironia paradossale, che egli sapeva accendere al momento giusto, senza eccessi e sbavature. Carmine Ciniglio fu tra i primi a dire, chiaramente, – me lo ricordavano ieri due suoi amici di sempre, Franco Cammisa e Mario Iervolino – che il turismo ambientale era, per Ottaviano,una risorsa preziosa e che, per sfruttarla, erano necessarie una via delle Ginestre, una rete di sentieri che “aprisse” la Montagna e svelasse a tutti i suoi incantesimi, e una capillare campagna di pubblicità e di informazione costruita su video e su fotografie adatti a spiegare, con immediatezza, perché certi luoghi del Somma – Vesuvio diventano, fatalmente, “luoghi dell’anima” .Inoltre. Carmine Ciniglio riteneva che il turismo culturale avesse bisogno di un Evento che, ripetendosi ogni anno, annodasse in una sola trama il patrimonio artistico della città, il Palazzo e le memorie dei Medici, l’esperienza dell’Istituto Alberghiero, le manifestazioni e le eccellenze dell’enogastronomia.. Il Palazzo era, per lui, il centro del progetto: Carmine ricevette in dono dai Lancellotti immagini suggestive di alcune sale ancora splendidamente arredate  e preziosi volumi di documenti del sec. XIX, che sono esposti, davanti alla sala, all’attenzione del pubblico e che aspettano di essere studiati. Ma il sogno di Carmine Ciniglio era il Festival del Teatro Napoletano, riservato alle compagnie dei giovani. Nel gennaio del 1985, in un articolo pubblicato sulla “Ginestra”, di cui egli era direttore, e intitolato “Riuscirà mai Ottaviano ad avere un teatro?” Carmine Ciniglio scrisse che “Il Mosaico”, un gruppo teatrale ottavianese, portando in scena, nel salone del 1° Circolo Didattico, “L’albergo del silenzio” di Eduardo Scarpetta,  aveva riaperto “un solco” e riattivato “ un discorso sociale di grande importanza per i giovani e per le famiglie ottavianesi “. Nell’articolo Carmine elogiò la “mirabile” interpretazione di Enrico Iervolino, nel ruolo di Felice Sciosciammocca e di Nicola Prisco in quello di Michele Galletti. “Celestino ( Carlo Alliegro) e la cameriera Luisella (Lucietta Pirone) in certi momenti sono diventati protagonisti riuscendo ad elevare due personaggi che nel copione sono solo comprimari.. Un protagonista assoluto si è rivelato ancora una volta Agostino Auricchio (Edù per gli amici) nei panni dell’avv. Antonio Raspa: un’interpretazione eccezionalmente bella di una delle macchiette classiche del teatro partenopeo: il “cacaglio”. Dal teatro napoletano Carmine aveva appreso l’importanza dei gesti, delle espressioni del volto e dei vari tipi di silenzio, che svelano sempre la verità, rendendo vano ogni tentativo di nasconderla. Dopo gli incontri imposti dalla politica locale – quanti ce ne siamo “sciroppati” – andavamo a prendere un caffè (o un tonico), e Carmine tirava fuori da ciò che era stato detto ufficialmente, e a voce alta, nell’incontro quella verità che qualcuno si era illuso di nascondere sotto le chiacchiere. Ma un gesto lo aveva tradito: o il guardare in alto, o l’accarezzarsi il mento, o agitare l’indice in aria, come un predicatore…..