Il progetto prevede che il tempio sia costruito su un terreno che viene valutato euro 520.000. I revisori ritengono che il terreno “agricolo in fascia di rispetto cimiteriale” sia “ampiamente sovrastimato”. Il complicato cammino di un piano che in ogni caso verrà realizzato. Dall’ ufficio comunale scompare il plico con la proposta della società che ha ideato il progetto del tempio. Il cimitero di Ottajano e le polemiche dell’Ottocento.
Il cimitero di Ottaviano, che venne progettato e aperto, in parte, durante il regno di Murat, fu, dal primo momento, causa di aspri contrasti tra le famiglie dei “galantuomini” che amministravano la città. Ricordiamo che per più di un secolo il cimitero ottavianese ha fornito l’ultima dimora ai defunti di Ottaviano, di San Giuseppe e di Terzigno, e che oggi solo Terzigno non fa più parte del consorzio. Quando i contrasti tra i “potenti” divennero da aspri anche violenti e quando fu noto che gli affari connessi con il cimitero venivano gestiti da un’ostessa, amante del Giudice Regio, e non solo del Giudice Regio, si capì che bisognava risolvere in via definitiva la questione. Si decise, perciò, tra il1848 e il1850, che la gestione del cimitero venisse affidata nella sua interezza al sindaco in carica. Nel dicembre del 1878 il sindaco Giuseppe Bifulco costituì un ufficio comunale per l’amministrazione degli affari cimiteriali” e ne affidò la direzione al fratello ingegnere, già responsabile di quello che oggi chiameremmo Ufficio Tecnico del Comune. Del sacerdote Giuseppe Bifulco- dei Bifulco di Terzigno- si diceva che gli piacessero le donne, che bazzicasse la moglie di un suo cugino, che avesse protetto il brigante Pilone, che portasse sempre addosso una pistola carica e che fosse una specie di “Grande Vecchio” della camorra vesuviana: quest’ultima cosa la dicevano non solo i calunniatori, ma anche, con qualche cauteloso “forse”, le forze dell’ordine. In ogni caso, egli è stato uno dei più grandi sindaci di Ottaviano, “diplomato” con elogi ufficiali e con onorificenze anche dal Re: le vicende del suo lungo sindacato sono, nello stesso tempo, e nel bene e nel male, didattica sintesi della storia passata della città e prefigurazione di aspetti significativi della storia futura.
E veniamo ad oggi. Dunque, nel 2015 viene presentato un primo progetto per la costruzione di un tempio crematorio a Ottaviano. E’ una iniziativa lodevole, da molti punti di vista: ho sempre pensato che uno degli errori “sociali” più gravi della Chiesa Cattolica sia stata la millenaria opposizione al rito della cremazione: un errore pagato dalle comunità con danni devastanti alla salute e alla corretta amministrazione della cosa pubblica. Ma per un anno e mezzo “a tale proposta non fu dato alcun seguito da parte dell’Amministrazione Comunale…solamente in data 17/11/ 2016, a seguito di nuovo impulso dato all’iniziativa, veniva presentata” ai Carabinieri di Ottaviano “denunzia di scomparsa dall’ Ufficio del Settore Servizio Opere Pubbliche del plico contenente la proposta presentata dall’ ATI”. L’ ATI è composta da due società, il cui nome viene indicato dal verbale n.59/ 2017 del Collegio dei Revisori dei Conti (prot.n. 0026223 del 23/11/2017). Il 24/01/ 2017 un funzionario del Comune chiede a una delle due società che compongono l’ATI di “ritrasmettere la documentazione smarrita”, e già il giorno dopo la “costituenda” (??) “ATI ritrasmetteva la proposta con riferimento alla nuova normativa”.. Alla fine del complesso percorso previsto dalla legge, il Collegio dei Revisori è chiamato a esprimersi sulla proposta di “realizzazione in project financing di un “tempio crematorio” in adiacenza del Cimitero Consortile di Ottaviano- San Giusepppe.”
Notano i Revisori che “il progetto a base dell’iniziativa risulta datato e superato” e rilevano “un’incongruenza tra la bozza di convenzione, che prevede il pagamento di un canone di concessione, e il piano finanziario, ove non viene previsto tale onere”. Il piano finanziario prevede “in maniera innovativa, l’autorizzazione da parte del Consiglio Comunale all’acquisto da parte dell’Ente, con oneri in capo al vincitore della gara, del terreno sul quale lo stesso vincitore dovrà realizzare l’opera.”. Scrivono i Revisori: l’importo “previsto per l’acquisto, a titolo di esproprio, è di euro 520.000”: il terreno, “per le sue caratteristiche (agricolo in fascia di rispetto cimiteriale), per la sua estensione (mq.6700), risulta essere ampiamente sovrastimato, tenuto conto anche di quanto appreso nelle varie riunioni, tenute sull’argomento con il segretario comunale”. “L’eccessivo valore attribuito al terreno rende poco appetibile l’eventuale futura partecipazione alla gara da parte dei terzi interessati, atteso che costoro si troverebbero a cospetto di un quadro economico poco interessante, dovendo garantire un esborso iniziale difficilmente recuperabile nell’arco temporale previsto dallo stesso piano; il che potrebbe favorire, in qualche modo, il promotore dell’iniziativa.”. Dunque, il parere dei revisori non è favorevole.
Sperando di aver capito – se non ho capito, è solo colpa mia-, riassumo: la società che promuove “l’iniziativa” del tempio crematorio ha nella sua disponibilità il terreno su cui il tempio dovrà essere costruito : se questa società vince la gara, ogni problema è risolto a monte; ma se la gara la vince un altro concorrente, il vincitore dovrà acquisire la disponibilità del terreno versando mezzo milione di euro: e abbiamo letto qual è il giudizio dei revisori. Se non fossi frenato dalla mia accertata incompetenza circa le cose della politica, oserei chiedere agli amministratori e ai funzionari quali ragionamenti li hanno indotti a giudicare logico e rispondente ai parametri del mercato reale il valore di euro 520.000 attribuito a quel terreno. Sarebbe interessante sapere anche chi è il proprietario: ma credo che le ragioni della privacy impediscano, giustamente, di rendere pubblico il nome. Tornerò sull’argomento, perché il tempio crematorio si farà: ne sono certo.
La storia è solo al primo capitolo……



