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Ottaviano: due chiese, il Carmine e San Giovanni, due storie, un solo intreccio. Da sempre

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Lo ricordi, signor Sindaco, alle autorità religiose che, secondo voci e indizi, si accingerebbero a ridisegnare i confini territoriali delle chiese ottavianesi. I problemi della “politica “religiosa sono certamente complessi: ma la soluzione deve tener conto dei “cardini” della storia sociale e culturale di una comunità. Ricordiamo qualche capitolo di questo “intreccio”: gli “abitini”, l’attività di don Pietro Capolongo, la Madonna del Carmine compatrona di Ottaviano, l’opera di don Antonio Fasulo, parroco di San Giovanni nel 2009.

 

Nessuno vuole violare “spazi” che non gli appartengono, e men che mai lo posso fare io, che non sono un frequentatore delle chiese: ma conosco, un poco, la storia delle chiese di Ottaviano e ho scritto qualche pagina sulla storia dei culti a cui la nostra comunità ha riservato nei secoli i segni della venerazione. Nel 1809 Gioacchino Murat, re di Napoli, dispose la “soppressione” dei Monasteri e i Carmelitani vennero costretti ad andar via, per sempre, da Ottajano, ma – lo dicono i documenti – gli abitanti dei rioni San Giovanni e Carmine, spinti dai “propri bisogni spirituali”, pretesero a voce alta che la Chiesa del Carmine restasse aperta: guidavano la protesta i membri delle famiglie più potenti del rione San Giovanni, i Ranieri, i Del Giudice, i Guastaferro. Per tutto l’Ottocento le signore di queste tre famiglie – non poche erano le monache – si occuparono della preparazione degli “abitini”, che da sempre fanno parte del culto della Madonna, e si impegnarono a convincere “i signori” che gli “abitini” di seta e di merletto, con l’immagine incisa sui frammenti di metallo prezioso, non erano graditi alla Vergine del Carmelo, anzi ne offendevano il culto. Nel libro stampato tre anni fa mi sono limitato a scrivere che ancora tra le due guerre mondiali percorrevano le campagne vesuviane e nolane dei truffatori che vendevano ai contadini “abitini” raccontando che erano stati benedetti da Carmelitani “santi” o morti “in odore di santità”: avrei potuto indicare qualche nome, ricavato dai verbali di polizia, ma ho preferito di no. Intorno ai tesori in oro e in argento e al patrimonio d’arte delle chiese e dei luoghi sacri di Ottajano è stata scritta, da delinquenti di ogni classe sociale e di ogni “abito”, una storia “nera”, che è meglio non raccontare. Per ora. Almeno fino al 1870 il giorno della processione della Vergine del Carmelo arrivavano a Ottajano, da ogni parte del territorio, i malati gravi: alcuni venivano stesi a terra, sui giacigli, lungo la strada che dalla Chiesa del Carmine scende a piazza San Giovanni; altri trovavano posto sui balconi: tutti, i malati, i parenti, gli ottajanesi, pregavano chiedendo che la Madonna “vedesse” i malati e li salvasse. Il parroco di San Giovanni aveva il compito di organizzare il rito.  Don Pietro Capolongo, che fu per 40 anni parroco di San Giovanni e protagonista della storia di Ottaviano, subito dopo la  seconda guerra mondiale fece sistemare il “corredo” della statua della Madonna, mise ordine nel disegno e nella tessitura degli “abitini” e ricordò, nelle sue “memorie”, che il manto offerto dagli Ottavianesi aveva – ed ha – un profondo valore simbolico: il panno ricamato avvolge la statua come in un abbraccio, e la Madonna del Carmelo “sente” la devozione del popolo. E gli Ottavianesi chiesero a don Pietro Capolongo che la processione “uscisse” anche il 18 luglio 1943 e percorresse le strade della città, tra le rovine delle case distrutte dagli aerei inglesi e americani nella notte tra il 16 e il 17.  Scrisse don Pietro nel suo diario: “un gruppo di devoti insistette per avere la processione”: “avere la processione”: una storia riassunta in un verbo, la processione come dono, come grazia. Gli Ottavianesi dopo la protezione che la Madonna aveva accordato alla città durante l’eruzione del 1701 dimostrarono ripetutamente di considerare la Vergine del Carmelo “compatrona” di Ottaviano. Nel 2009 don Antonio Fasulo, parroco della Chiesa di San Giovanni, realizzò il sogno secolare della comunità ottavianese. Il giorno 11 luglio il card. Angelo Comastri, Arciprete della Basilica di San Pietro in Vaticano, con una fascinosa cerimonia incoronò la Madonna del Carmine “Madre e Regina di Ottaviano”. Nel 2022 il parroco di San Giovanni, don Salvatore Mungiello, dopo aver benedetto il nuovo manto che la comunità dei fedeli aveva donato alla Madonna, parlò ai fedeli del significato di quel manto: e furono, le sue, parole di grande intensità.

 

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