Le amiche della “Fidapa” e l’assessore “alla cultura”, prof.ssa Fiorella Saviano, mi hanno fornito l’occasione per tornare, dopo qualche anno, nella Chiesa di San Gennaro in San Gennarello. Tra significative opere d’arte conservate nella chiesa vi sono anche due dipinti attribuiti a Santolo Cirillo, “Gesù tra i dottori” (cm.182 x cm.130) e la “Resurrezione di Lazzaro”. Anche questi due quadri sono stati restaurati dal dott. Umberto Maggio, e l’accurato intervento dell’illuminato restauratore mette in rilievo l’influenza esercitata sul Cirillo da Solimena, un’influenza visibile soprattutto nell’impaginazione dell’opera e nel gioco delle mani dei personaggi.
Con l’assessore prof.ssa Fiorella Saviano e con le amiche della sezione ottavianese della “Fidapa”, di cui è Presidente la prof.ssa Vittoria Panarese (foto in appendice), ho trascorso una mattinata ricca di luce. Abbiamo parlato di don Francesco Montella, fondatore della chiesa, dell’importanza strategica del luogo, dove si incrociano la strada Nola -Pompei- Torre e la via che dalla Montagna va a Palma e a Sarno: abbiamo ricordato brevemente le battaglie che gli abitanti di San Gennarello dovettero combattere per ottenere il decreto che conferiva il titolo di parrocchia alla chiesa, abbiamo visitato la cripta, ci è stata concessa l’opportunità di conoscere nei dettagli il prezioso lavoro che don Raffaele Rianna sta svolgendo. Il quadro “Gesù tra i dottori” ha destato la mia ammirazione, e quando don Raffaele mi ha detto che recentemente due studiosi l’hanno attribuito, insieme alla “Resurrezione di Lazzaro”, a Santolo Cirillo, mi sono soffermato a osservare con attenzione l’opera per capire su quali elementi quegli studiosi hanno fondato l’attribuzione. Anche il quadro con Gesù è stato restaurato da Umberto Maggio, che dopo aver misurato “la sensibilità della tela e degli strati pittorici all’umidità e alla temperatura”, ha effettuato “una velinatura con carta giapponese 500 e colletta proteica”, ha eseguito una lunga serie di interventi sulla tela e sui colori, e infine “ha realizzato i collegamenti pittorici delle lacune con acquerelli. Il dipinto è stato di nuovo verniciato a pennello con vernice mastice. Con i colori a vernice si sono raggiunti i toni definitivi. Il dipinto è stato, poi, definitivamente verniciato con vernice finale a spruzzo.”
E il quadro restaurato con grande sapienza – la Fidapa ha finanziato il restauro- “vive e parla”, direbbe Tomaso Montanari. In una stanza oscura Gesù parla ad anziani dottori che cercano di capire ciò che il giovane, il cui volto illumina la scena, sta dicendo. Gesù indossa un mantello color blu intenso, un blu che è simbolo della certezza e della verità, mentre i mantelli dei due “dottori” in primo piano si contorcono in pieghe vistose, simbolo chiaro dei loro dubbi. Il “dottore” alle spalle di Cristo indossa un manto che il pittore ha colorato di rosso per far risaltare, attraverso il contrasto, la particolare intensità del blu steso a pennellate ampie e sovrapposte sul manto di Gesù. Il foglio bianco che sta sul tavolo in uno strano equilibrio ci dice che il quadro va “letto” a partire dall’angolo di sinistra in basso, seguendo la diagonale che congiunge da sinistra a destra la testa del dottore che a sinistra si tocca la barba, la testa di Cristo e la testa del dottore dal manto rosso. Il dottore che siede nell’angolo a destra in basso “apre” una diagonale che da destra sale a sinistra, fino alle teste delle persone che guardano da fuori, attraverso la piccola finestra, e la cui funzione è proprio quella di suggerire la profondità dello spazio. Dunque, il quadro è costruito sull’incrocio delle due diagonali, e il punto in cui si incrociano, il centro tecnico e metaforico dell’opera è il dito di Cristo sollevato verso l’alto, verso la Verità di cui Egli è testimone e Messia. Tutto questo ci induce a considerare evidente l’influenza esercitata dal Solimena su Santolo Cirillo: e da Solimena egli ha certamente appreso un altro elemento significativo dell’opera, la “loquacità” delle mani. I “dottori” esprimono dubbi e incertezze, sorpresa e meraviglia con il moto delle dita, mentre ferme sulla certezza della verità sono le mani di Cristo, una chiusa a sorreggere il dito levato verso l’alto, l’altra salda sul libro. Santolo Cirillo (1689 – 1755) nacque a Grumo Nevano, appartenne a una importante famiglia di medici e di botanici, e anche lui si interessò di botanica. Franco Pezzella che ha dedicato al pittore una preziosa biografia sottolinea il fatto che il pittore meritò la protezione di un altro insigne cittadino di Grumo Nevano, lo scrittore Nicola Capasso, alla cui poesia satirica dedicheremo un articolo. Ringrazio ancora le amiche della “Fidapa” e don Raffaele Rianna.



