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Nel 1859 il sindaco di Ottajano, Biagio di Prisco, comprò i ritratti litografati del Re e della Regina di Napoli

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Le litografie con i ritratti di Francesco II e di Maria Sofia di Baviera erano opera di Franz Wenzel. Le autorità napoletane hanno consegnato al dott. Ferdinando Federico, sindaco di Ottaviano, due lettere dell’Intendenza di Napoli ai sindaci della nostra città, una del febbraio 1858, l’altra del giugno 1859. Esse danno significato definitivo a documenti custoditi nel deposito ottavianese delle “carte” storiche: un confuso deposito che il dott. Federico ha promesso di trasformare in archivio. Sarebbe un archivio assai prezioso non solo per Ottaviano, ma per l’intero territorio vesuviano. Correda l’articolo il ritratto “litografico” di Ferdinando II eseguito da F. Wenzel.

 

Nella lettera del 27 febbraio 1858 l’Intendente della Provincia di Napoli, Carlo Cianciulli, chiese  al sindaco di Ottajano Camillo D’Ambrosio di acquistare, per la modica cifra di duc. 2,40, “un’opera importantissima per la Civile Amministrazione”, “due volume in ottavo”, che contengono tutte le disposizioni legislative riguardanti il reclutamento e l’ascrizione marittima “, tutte le norme che regolano l’organizzazione delle forze armate e anche le “soluzioni date ai molteplici dubbi sorti sulle fisiche imperfezioni, sui diritti e doveri dei requisiti, le controvisite, le disposizioni relative alla riserva, ai congedati, ai cambi…”.

 

E l’Intendente si fermò qui, per non “offendere la dottrina e l’intelliggenza (scrive proprio così)”, del sindaco, che certamente comprendeva “l’utilità che tornar deve dalla lettura di siffatta opera tanto ai privati che alle singole amministrazioni comunali”. Il  sindaco di Ottajano comprò l’opera, anche perché il Cianciulli chiarì che la lettera l’aveva scritta su sollecitazione del “Signor Direttore del Ministero dell’Interno”, quel Leopoldo Bianchini, che già nel 1856 aveva pubblicato la prima parte della sua monumentale opera sulle finanze del Regno delle Due Sicilie: e una copia di quest’opera dovrebbe “giacere” nel tesoro di documenti storici che nei sotterranei di un palazzo ottavianese aspettano da tempo di essere ordinati, schedati e messi a disposizione del pubblico. Nella lettera del 9 giugno 1859 il Segretario Generale dell’Intendenza della Provincia di Napoli comunicò al sindaco di Ottajano che il sig. Wenzel, “rinomato litografo ha prodotto in gran formato le venerate effigie delle SS.MM: il Re e la Regina.

 

Questo litografico lavoro è stato eseguito con accuratezza e precisione artistica”, ma subito aggiunse, il Segretario, che a tali pregi si aggiungeva anche il “vantaggio dell’economia”, del prezzo ridotto. Il Direttore del Real Ministero dell’Interno aveva sollecitato gli uffici dell’Intendenza a dare notizia ai sindaci del lavoro di Wenzel non solo per aiutare l’artista nello “smercio di tali Auguste Effigie”, ma anche per far capire alle amministrazioni locali che era una saggia decisione quella di esporre i ritratti litografati del Re e della Regina nelle Case Comunali, nei “Posti di Guardia Urbana” e in altri “Uffici dipendenti”. Il sindaco di Ottajano comprese immediatamente il messaggio nascosto nella missiva scritta con una grafia veramente augusta e dispose che venissero comprati quattro ritratti, due per la Casa Comunale e due per la sede della Guardia Urbana: il documento, conservato nell’archivio di Napoli, in un fascio della Sottoprefettura di Castellammare, non indica il costo delle quattro litografie. Che vennero rimosse subito dopo l’Unità d’Italia, e non si sa che fine abbiano fatto.

 

Queste due lettere confermano che tra il 1858 e il 1859 il re Borbone, avendo “sentito” che si stava aprendo una crisi epocale, decise di ricordare ai sudditi i meriti della dinastia e di proporre ad essi la rasserenante immagine del Re e della Regina, perché tutti vedessero, grazie all’arte di Wenzel, che essi non avevano paura, che erano ancora in grado di dominare il corso degli eventi. In un altro articolo parlerò della tecnica litografica di Wenzel e di come il successo delle sue “litografie” sia stato favorito non solo dalla qualità della sua arte, ma anche dal fiorente mercato di “immagini di Napoli” richieste dalla folla di visitatori forestieri. Mi auguro veramente che sia possibile ordinare i fasci di documenti conservati alla rinfusa nei sotterranei di un palazzo ottavianese: potranno rivelarci “tesori” sorprendenti.

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