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Attese sotto il sole e zero trasporti: la Farmacia ASL di Cercola è un percorso a ostacoli

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CERCOLA – C’è chi affronta una chemioterapia, chi convive con il diabete, chi è costretto a letto da una grave patologia. Persone che, periodicamente, devono ritirare farmaci salvavita o medicinali ad alto costo distribuiti esclusivamente dalla Farmacia dell’ASL. Un servizio essenziale che, però, per migliaia di cittadini dell’area vesuviana si trasforma troppo spesso in un percorso a ostacoli.

 

 

Per i residenti di Somma Vesuviana, Sant’Anastasia, Volla, Pollena Trocchia, Massa di Somma e Cercola esiste infatti un solo punto di distribuzione: la Farmacia ASL di Cercola di via Cupa Travi.

Una struttura collocata in una zona periferica, lontana dal centro cittadino e praticamente irraggiungibile con i mezzi pubblici. Chi non dispone di un’automobile è costretto a chiedere un passaggio a parenti o amici, oppure a sostenere il costo di un taxi. Una difficoltà che pesa soprattutto su anziani, persone con disabilità e pazienti già debilitati dalla malattia.

Una volta arrivati, il disagio non finisce. La sala d’attesa è insufficiente rispetto all’elevato numero di utenti e molti sono costretti ad attendere all’esterno, in un’area poco curata, con l’erba alta e senza una tettoia che protegga dal sole estivo o dalla pioggia. Nelle giornate più calde, le temperature diventano insopportabili e chi aspetta il proprio turno non ha alcun riparo se non un piccolo tendone . Anche il sistema di gestione delle attese appare inadeguato rispetto all’afflusso quotidiano, regolato alla meno peggio da vecchi bottoni con un numero scritto a penna.

In tutto questo, è doveroso sottolineare un aspetto importante: il personale della farmacia e le guardie giurate non sono il problema. Al contrario. Chi frequenta il presidio ne riconosce la professionalità, la disponibilità e la cortesia. Ogni giorno cercano di assistere i pazienti con umanità, pur operando in una struttura che mostra evidenti limiti logistici e organizzativi.

Il vero interrogativo riguarda le scelte dell’azienda sanitaria. Possibile che un territorio tanto vasto e popoloso debba dipendere da un’unica farmacia ASL? Possibile che, nel 2026, non si riesca a garantire almeno un punto di distribuzione per ogni comune o, quantomeno, per aree territoriali più ristrette? O, ancora, non si riesca ad organizzare una sede degna di questo nome?

Non si tratta di una richiesta di comodo, ma di una questione di equità. I farmaci distribuiti dalla Farmacia ASL non sono prodotti qualsiasi: sono medicinali indispensabili, spesso salvavita, destinati a pazienti che stanno già combattendo la battaglia più difficile.

La sanità pubblica non può limitarsi a garantire la disponibilità delle cure. Deve renderle accessibili. Costringere cittadini fragili a lunghi spostamenti, attese sotto il sole e disagi evitabili significa mortificare quel principio di assistenza che dovrebbe essere il fondamento del Servizio sanitario nazionale.

Forse è arrivato il momento che l’ASL Napoli 3 Sud apra una riflessione seria sull’organizzazione del servizio. Perché la dignità di un paziente passa anche da qui: dalla possibilità di ritirare un farmaco essenziale senza trasformare ogni volta quel diritto in un’odissea.

E poi, c’è la politica, ci sono le istituzioni. I sindaci dei territori, i consiglieri comunali, coloro che fanno politica, hanno mai provato a capire questi disagi? Eppure, basterebbe veramente poco per dare concretezza al diritto alla felicità o quantomeno alla tranquillità. In questo senso, i sindaci dei comuni coinvolti, in una sorta di accordo intercomunale, forti della loro preziosa fascia tricolore devono rappresentare al direttore generale dell’Asl Napoli 3 Sud, il dolore, i disagi, i malesseri, la rabbia di coloro che soffrono e combattono ogni giorno, che si recano in quella landa desolata e abbandonata chiamata “Farmacia dell’Asl” dove subiscono attese e disagi e dove vivono male anche il ritiro del loro prezioso farmaco o dei presidi necessari.

Gli eletti dei Comuni, quelli rinnovati e no, devono sforzarsi di capire che i problemi non sono solo “gli altri problemi”, ma sono soprattutto quelli che riguardano la salute, sia nel momento della prevenzione che della cura. È necessario dare corpo e forma al rispetto degli articoli della Costituzione che si occupano del diritto alla salute, di quelli che riconoscono la dignità intrinseca di ogni essere umano, prima ancora che come cittadino, e di quelli che richiamano la pari dignità dei cittadini e il dovere delle istituzioni di eliminare le disuguaglianze e i disagi logistici che colpiscono i più deboli. È necessario dare seguito alle denunce che raccolgono le voci dei malati e delle persone indifese. Altrimenti, che senso ha la politica?

   

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