Home Questioni di classe Neet Napoletani

Neet Napoletani

409
0
CONDIVIDI

Le caratteristiche “napoletane” di una categoria presente in tutto il mondo, quella dei giovani che non studiano, non lavorano e non frequentano corsi di formazione professionale: i neet.

Un mio amico, ormai ex precario della scuola, si prende un’altra laurea con una tesi sui Neet, i giovani che non studiano, né lavorano. Per una sorta di affinità elettiva con questa categoria, dice lui. Per la verità la cosa più importante che ha scoperto con il suo studio è che non si tratta di una categoria di giovani ma di un universo sociale composito e in perenne trasformazione.

Non è per niente facile tentare di far rientrare in una categoria statistica un universo che vede le presenze più disparate. Ci sono quelli che aspettano pazienti il tipo di lavoro che sognano, magari parcheggiati nelle famiglie d’origine. Alcuni intervallano periodi di lavoro, di formazione professionale, di cura per la famiglia, maternità, volontariato. Ma soprattutto tanti che vivono la condizione di non studiare e non lavorare, stanno fuori dal canale dell’istruzione e dal mercato del lavoro. Si intristiscono e si incupiscono senza prospettive; vivono insieme un disagio economico, sociale e, soprattutto, psicologico.

Nella sua ricerca il mio amico è rimasto colpito da tre cose. Il termine Status Zer0 con il quale nel Galles alla fine degli anni ’90, indicarono la categoria di giovani, tra i 15 e i 18 anni, che non studiavano (Status 1), non si formavano (Status 2), né lavoravano (Status 3). Quello zero indica efficacemente una condizione più che una categoria. Poi, il fatto che negli Stati Uniti per definire i giovani che non studiano e non lavorano usano la parola disconnected. Un termine che indica assenza di legami, di network social, quale motivo per cui tanti giovani non riescono ad affrontare la transizione verso l’età adulta.

Infine, da alcune ricerche tutte italiane, pubblicate negli ultimi anni, la conferma che quasi un terzo degli studenti abbandona gli studi e va a incrementare il gruppo dei Neet. Ma, soprattutto, che la maggioranza di questi ultimi hanno nel loro percorso d’istruzione e formazione delle storie accidentate di dispersione scolastica. Allora ha capito finalmente che i Neet che andava cercando per il mondo erano e sono tanti dei ragazzi che incontra tutte le mattine da oltre dieci anni negli istituti professionali di San Giovanni a Teduccio, dove insegna.

Precari sin dalla scuola e poi nel limbo dei Neet per una vita. La dispersione scolastica nella zona orientale di Napoli! Per oltre trent’anni ho lavorato in questa zona e poi nel sindacato spesso a contatto con i Maestri di strada, come Marco Rossi Doria, il maestro per antonomasia. Ma anche il mio amico, negli anni del suo precariato, fra Ponticelli e San Giovanni ha incrociato più volte Cesare Moreno con ai piedi i mitici sandali. Dei tanti ragazzi difficili ne abbiamo “salvati” un po’, ma tanti si sono “dispersi”. E li incontriamo tutti i giorni, da anni, nullafacenti o peggio, per le strade della città.

Il mio amico precario scrive l’ultimo capitolo della tesi su di loro e fornisce il suo contributo alla conoscenza del fenomeno dei Neet. Propone una definizione che, in modo più articolato rispetto a quella tradizionale, rispecchia la realtà napoletana, e non solo. Non basta dire che sono giovani che non studiano, occorre indicare se sono stati autori e vittime di evasione scolastica, di una frequenza discontinua o di dispersione ancora nell’età dell’obbligo. Ancora, non ci si può fermare ai Neet compresi tra i 15 e i 24 o i 29 anni. In tal modo se ne considera solo una parte: c’è chi esce da questa categoria molto più tardi. Facciamo 15-35!

Occorre, inoltre, sottrarre dal numero degli impegnati nella formazione professionale, quanti frequentano corsi di formazione per ottenere improbabili qualifiche che mai serviranno per lavorare veramente. Lo fanno solo per il contributo economico collegato, magari grazie al movimento di lotta dei disoccupati organizzati. Infine bisogna stare attenti a non considerare Neet che non lavorano, tanti giovani che invece lavorano al nero, in attività sommerse. E forse neanche quelli che sono stati assoldati dalla malavita organizzata

Ecco, mi sembra che dalla sua tesi esca fuori un buon profilo del Neet napoletano.