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Manifestazione contro la camorra a Brusciano: popolo assente

A Brusciano si marcia contro la camorra ma il popolo ancora una volta è il grande assente.

A creare il fiume umano che ha attraversato la città c’erano gli alunni delle scuole medie di Brusciano accompagnati dai loro insegnanti e dalla dirigente scolastica Fortuna Parma. C’erano le autorità militari. C’erano Libera e alcune delle associazioni del territorio. I rappresentanti di tutte le fazioni politiche erano presenti, come anche l’amministrazione comunale e alcuni consiglieri comunali. A mancare erano i cittadini. A parte i familiari di qualche studente e i pochi convinti sostenitori della manifestazione, gli abitanti di Brusciano erano assenti alla marcia anticamorra che sabato scorso ha invaso le strade cittadine, da via Falcone fino a piazza XI Settembre.

Il corteo è stato anticipato da un convegno che si è tenuto presso la scuola “De Filippo”, al quale sono intervenuti il procuratore aggiunto presso il tribunale di Avellino, Vincenzo D’Onofrio, il comandante compagnia dei carabinieri di Castello di Cisterna, Tommaso Angelone, il coordinatore provinciale di Libera contro le mafie, Antonio D’Amore, e il rapper Mimmo Taki. Il sindaco di Brusciano, Giuseppe Romano, li ha preceduti con un saluto istituzionale e ha abbandonato l’aula.  La manifestazione ha concluso un progetto più ampio organizzato dalla giornalista Monica Cito, in collaborazione con l’istituto comprensivo “De Filippo-De Ruggiero”.

Durante il convegno è stato attribuito un premio per la redazione del miglior articolo (vedi i lavori sotto) a Mariagrazia e Michele, due degli studenti delle classi terze che hanno avuto la possibilità di partecipare a un percorso, con le giornaliste Monica Cito e Agata Marianna Giannino, fatto di incontri diretti ad insegnare ai ragazzi a scrivere un articolo di giornale, ma soprattutto a sensibilizzarli su tematiche come la camorra e l’omertà, a educarli alla legalità e alle regole da osservare per una convivenza civile. I ragazzi hanno poi realizzato un video-reportage in cui hanno mostrato il degrado in cui versano gli spazi pubblici a loro riservati in città. Hanno poi scritto una lettera a “nonno Raffaele”: così hanno voluto chiamare l’83enne che il 20 dicembre scorso è stato colpito per errore durante una sparatoria avvenuta per strada, tra la folla.  “Noi vogliamo chiederti perdono. Perdonaci se non abbiamo saputo evitarti tutte queste sofferenze. Perdonaci, perché se anche a sparare sono stati i malviventi, gli affiliati ai clan di camorra, quel grilletto è un po’ come se lo avessimo premuto anche noi, ogni volta che ci siamo voltati dall’altra parte”, è quanto hanno detto, in sintesi, all’anziano, nel messaggio letto pubblicamente e consegnato al figlio Thomas, presente in sala e fino alla fine della manifestazione. Nella missiva hanno fatto anche una promessa: “Noi ci batteremo per cercare di costruire un mondo migliore e un futuro diverso”. All’esterno della sala era stato allestito un piccolo spazio dove erano esposti i dipinti realizzati dagli alunni delle prime classi che hanno partecipato al laboratorio di arte tenuto dall’artista Pietro Mingione. A rendere possibile concretamente il progetto sono stati degli imprenditori che hanno voluto donare il materiale senza il quale i ragazzi non avrebbero potuto lavorare: Dima, il punto vendita locale della Mondadori e Del Duca.

Singolare la protesta messa in piedi nel corso del convegno dalle due giornaliste che hanno lavorato con gli studenti: a un certo punto si sono imbavagliate. Lo hanno fatto per esprimere “le difficoltà incontrate nella realizzazione di un progetto in cui di punto in bianco – hanno raccontato – una settimana prima della manifestazione, hanno prima rischiato che l’evento venisse annullato, poi che venisse spostato a data da definire, senza capirne le reali motivazioni, poi gli è stato imposto che la scuola dovesse fare i manifesti quando di comune accordo già era stato deciso cosa scrivere e si sapeva che un imprenditore li avrebbe offerti, in più gli è stato imposto che dovesse essere la dirigente scolastica a moderare il dibattito pubblico e, invece, sin dall’inizio era stato deciso che lo avrebbe fatto Monica Cito”. Un clima non proprio sereno, per il quale – le giornaliste promettono – non resteranno in silenzio.

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Di seguito riportiamo gli articoli (pubblicati sul roma.net) scritti da Mariagrazia e Michele, i due alunni che si sono aggiudicati il premio per il miglior lavoro:

*Articolo di Mariagrazia

Brusciano. Un piccolo paese ostaggio della criminalità

“Ci hanno tolto la libertà” Queste sono le parole degli studenti dell’istituto comprensivo De Filippo-De Ruggiero, di Brusciano. La realtà, che ormai affligge l’intera comunità, sta diventando sempre più grave. I giovani non sono liberi di uscire per il proprio paese, di passeggiare per le strade cittadine senza aver paura, semplicemente perchè la criminalità la fa da padrone. “Vogliamo poter uscire per strada senza aver paura-gridano gli alunni in protesta- poter prendere un gelato senza alcuna preoccupazione e sedere sulle nostre panchine, le poche in buone condizioni, con la spensieratezza a cui abbiamo diritto. Rivogliamo le nostre piazze, i nostri spazi dove poterci incontrare, divertire e crescere. Rivogliamo la nostra libertà. Vorremo poter avere anche una scuola superiore al posto del degrado, ed un cinema, una biblioteca. E occasioni per prepararci al futuro che ci stanno rubando”.  Questo quanto richiesto in coro dai giovani di Brusciano, che provano ad immaginare un paese diverso, lontano dai colpi di pistola, dalle bombe e dalla malavita che in questo ultimo anno ha terrorizzato l’intero popolo, tra stese e sparatorie per strada. Nell’ultima sparatoria avvenuta poco prima di Natale, è rimasto ferito un innocente, un anziano signore di 80anni, colpito al gluteo in una tabaccheria del centro storico del paese da alcuni uomini in moto, affiliati alla camorra, intenti a colpire un componente del clan rivale, rimasto ferito anch’egli. Sul posto sono accorsi i carabinieri della compagnia di Castello di Cisterna per le indagini del caso. L’intera area è stata interdetta al traffico. I cittadini che affollavano la strada,intanto, hanno preso a scappare impauriti. L’anziano è stato trasportato in ospedale. Questo è stato però solo l’ultimo di una lunga serie di agguati e sparatorie, in una delle quali un ragazzo appena 22enne, ritenuto dagli inquirenti implicato nello spaccio di droga, è stato gambizzato. Insomma una lunga scia di sangue e di paura che tiene Brusciano sotto assedio da troppo tempo. La cosa più grave però , è che benchè i cittadini si dicano stanchi di tutto ciò, la coltre di omertà che soffoca il paese non si dissipi. Nessuno parla. I ragazzi però non ci stanno e sabato 27 gennaio, si uniranno in una marcia di protesta per gridare no alla camorra , no all’omertà.

*Articolo di Michele

BRUSCIANO. Guerra di camorra: l’omertà e il silenzio fanno più rumore delle bombe. Gli alunni dell’istituto comprensivo De Filippo De Ruggiero e i ragazzi del paese, ormai stanchi, scendono in strada per manifestare contro la camorra.  Brusciano è diventato ormai un paese invivibile, tra sparatorie tra la folla ed esplosioni di bombe. I ragazzi rivendicano il loro diritto ad una vita serena e libera e si ribellano partecipando alla manifestazione Il Silenzio…Non Ripaga. Uno degli studenti racconta il suo disagio che è lo stesso dei tanti giovani del paese: ”Siamo stanchi di vivere nella paura, per questo abbiamo deciso di manifestare, per riprenderci il nostro futuro. Molte volte mi capita di pensare al mio futuro in questo posto, a come sarà a cosa potrà accadere. Ma penso anche a tutti coloro che un futuro non lo hanno avuto, strappatogli via dalla camorra. A volte provo anche ad avere empatia per i malviventi, immaginando cosa provino, cosa pensino e se sentono il peso “dò fierr”. Mi chiedo se provino mai compassione per le loro vittime, se hanno mai rimorsi. Chissà- conclude lo studente-se hanno provato pietà o dispiacere per aver colpito, durante l’ultima sparatoria, un povero innocente di 80 anni”. L’anziano di cui parla lo studente, è il povero Rafffaele D’Amore,da tutti conosciuto come zii Rafael ò mericano, vittima innocente della faida di camorra in atto a Brusciano, colpito per errore durante l’ultima sparatoria avvenuta lo scorso 20 dicembre, in un sali e tabacchi nel cuore del paese. Un agguato  che ha sconvolto la comunità per le modalità e l’ora in cui si è verificato, quando in quel tratto di strada, cuore del paese, vi erano decine di bambini diretti alla recita di Natale e  una folla di persone intenta negli acquisti. Tante altre sparatorie erano avvenute prima di questa, e tutte in orari e luoghi in cui si registrava la presenza di tante persone tra cui bambini. La faida di camorra tra i clan rivali è  scoppiata per il controllo dello spaccio di stupefacenti. Una delle piazze di spaccio  principale si trova nel quartiere della 219, a ridosso della suola dell’infanzia, primaria e secondaria, De Filippo. Qui lo spaccio si consuma a tutte le ore sotto lo sguardo rassegnato dei residente e degli alunni. Ma il popolo dei ragazzi stanco di dover rinunciare alla propria libertà, questa mattina è sceso in strada e ha protestato, unito in un unico coro: “contro camorra e corruzione, basta silenzio e rassegnazione”.

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