Sant’Anastasia, Mario Gifuni: «Indignati per l’amministrazione della triade commissariale»

0

L’ex presidente del consiglio comunale, candidato sindaco alle ultime amministrative con la Lega e consigliere uscente, si dice indignato per la gestione dell’emergenza coronavirus a Sant’Anastasia e spara a zero contro il commissario prefettizio e i due subcommissari.

 

«Il paese è abbandonato, ripiegato su se stesso – dice Gifuni – i commissari non comunicano nulla, non c’è disinfezione delle strade, la raccolta dei rifiuti procede a rilento, non si vede un quadro generale di comunicazione per esercizi commerciali e attività produttive. Sant’Anastasia è totalmente senza guida».

Una presa di posizione simile a quella che ieri avevano esternato sia l’ex assessore all’ambiente Alfonso D Fraia sia portavoce e segretario di SìAmo Anastasiani, Ciro Pavone e Ciro Terracciano. «Ed è incredibile che con l’emergenza e le raccomandazioni giornaliere che ci arrivano, per fortuna, dalla tv e dagli organi sovracomunali, a Sant’Anastasia oggi si tenga il mercatino settimanale».

«Siamo stati sfortunati – prosegue Gifuni – un commissario prefettizio ha rinunciato all’incarico, un’altra è arrivata ma non riesce a comunicare alla città ciò che sta accadendo. Non possiamo che augurarci che tutto ciò finisca presto ma anche che la triade commissariale vada via da questo comune e che, infine, i cittadini possano eleggere un governo che tenga alla nostra Sant’Anastasia».

 

 

 

 

 

Sant’Anastasia, sì del commissario prefettizio al mercato rionale. De Simone (Fi): “Una follia”

0
Annarita De Simone, coordinatrice Forza Italia

La voce è univoca, dall’ex maggioranza all’ex opposizione fino ai cittadini comuni che stanno facendo di tutto per rispettare le regole imposte dalle ordinanze contro il contagio da Coronavirus. E da Palazzo Siano, per tutta risposta, dopo mesi in cui nemmeno una sola informazione è arrivata ai cittadini, dopo giorni in cui (a differenza dei paesi limitrofi o di quelli più lontani dove un sindaco, fosse anche il peggiore, fa di tutto per rassicurare e limitare i danni) il commissario prefettizio Stefania Rodà (la seconda in carica dopo lo scioglimento dell’amministrazione Abete) con i due subcommissari cosa fa? Autorizza il mercatino rionale.

In un Paese dove la mamma dei cretini è sempre incinta e dove due secondi due dopo l’annuncio del presidente Conte che l’Italia sarebbe divenuta tutta zona rossa c’erano file di paranoici in fila ai supermercati, ammassati a tiro di starnuto, per far scorte di cibo e portarle a casa (nel loro rifugio antiatomico, magari). Non si può che confidare nel buon senso degli anastasiani e in quello dei concessionari del mercatino: ai primi è consigliabile non uscire di casa, ai secondi quello di rinunciare almeno per un paio di settimane alle vendite. Sulle bacheche social, in verità, l’unica piazza al momento frequentabile, il coro di voci è univoco: è una sciocchezza. Non si può non essere d’accordo.

“Una follia unica”, afferma sul suo profilo Facebook  Anna Rita De Simone, coordinatrice locale di  Forza Italia –  “non si possono vanificare i sacrifici che stanno facendo i cittadini e gli esercizi commerciali colpiti dalle restrizioni. Spero vivamente che i cittadini disertino il mercatino. Restate a casa”.

Effettivamente è difficile capire quali siano le ragioni che hanno indotto il commissario prefettizio a prendere questa decisione,del tutto in controtendenza rispetto al decreto governativo e al parere delle autorità sanitarie. A dire il vero c’è anche chi non perde l’occasione per fare di queste circostanze polemica politica ora del tutto fuori luogo. Ricordiamocelo tutti, se c’è il commissario non lo hanno deciso i cittadini. Sarebbe auspicabile andare presto al voto, ma intanto che vi è tal stato di necessità, tutti i partiti politici, le civiche, chiunque sia votato al bene comune (?) manifestassero al Prefetto l’attuale situazione. Per favore, non con assembramenti, né riunioni, né cortei.

Napoli, vendeva mascherine inadeguate nella stazione centrale, fermato dalla Polfer

Vendeva mascherine, inadeguate ad evitare il contagio da coronavirus, nella stazione centrale di Napoli dove e’ stato fermato dagli agenti della Polfer impegnati ai controlli dei varchi di accesso come indicato dal nuovo dispositivo del governo che ha allargato la ‘Zona rossa’ a tutto il territorio nazionale. Il ‘business della paura’ e’ la nuova frontiera degli abusivi che, da oggi, accanto ai soliti calzini e fazzoletti hanno aggiunto le improbabili mascherine, poco più che una garza, assolutamente inefficaci allo scopo venduti ad ignari passeggeri. Gli agenti hanno controllato l’accesso ai binari di centinaia di persone ed aiutato chi ne aveva bisogno a compilare l’autocertificazione con le motivazioni del viaggio.

Somma Vesuviana, Somma Futura e FI: “si cerca di svilire e mortificare il nostro ruolo, il sindaco accolga le nostre proposte”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa da il gruppo Somma Futura e FI

 

Avevamo offerto collaborazione piena ed indiscussa alla maggioranza e, di contro, l’Amministrazione di Sarno ci risponde che non sappiamo presentare le proposte.

L’attivazione di alcune iniziative, del tutto  straordinarie,  miranti a salvaguardare le attività economiche e produttive locali. E’ questo l’oggetto della proposta che abbiamo presentato ieri al Sindaco, come capo dell’Amministrazione Comunale, partecipandola anche ai componenti della Giunta e a tutti i Consiglieri Comunali. Lo abbiamo fatto con lo spirito giusto, con l’umiltà e il senso del dovere che ci ha sempre contraddistinto e, soprattutto adesso,  in questo momento di particolare emergenza, ritenendo opportuno e doveroso promuovere una collaborazione con la maggioranza affinché venissero attuati alcuni atti, azioni e provvedimenti amministrativi con la responsabilità di TUTTI, visto che alcuni di tali provvedimenti potrebbero apparire impopolari, non volendo far passare il Sindaco quale unico responsabile.

Prendono atto che la emergenza che siamo costretti a vivere, anche nella nostra Città, Somma Vesuviana, sta mettendo in ginocchio, in modo diretto, l’ economia delle attività produttive e commerciali del nostro territorio, con la totale o parziale sospensione delle attività di piccole e medie imprese, esercizi commerciali, negozi, bar, pizzerie, pub ed altre attività in genere, avevamo proposto di sospendere il pagamento della I^ rata della TARI, in scadenza proprio in questo periodo di tensione e preoccupazione, per palesare la vicinanza non solo dello stato centrale (che sta attuando provvedimenti equipollenti a livello nazionale)  ma anche della amministrazione locale che, seppur nel suo piccolo, potrebbe contribuire ad alleviare tale tensione.

Ebbene, ancora una volta, si palese l’intenzione di qualcuno che (presume di sapere tutto e si atteggia a tale, ostentando, in ogni dove, una sapienza superiore a quella realmente posseduta, sintomo di impreparazione e paura) vorrebbe svilire e mortificare il nostro ruolo, di rappresentanti dei cittadini (di migliaia di cittadini), così come avviene sistematicamente in Consiglio Comunale, adducendo, ora, che non sappiamo presentare le proposte.

Avete capito bene: la nostra proposta a favore dei Cittadini di Somma Vesuviana, la parte economica e produttiva di essi,  la si vorrebbe liquidare in quattro e quattr’otto, poiché non è stata presentata in modo istituzionale ed inoltre la si ritiene non significativa visto che sono, secondo costoro, ben altre le scadenze che preoccupano gli imprenditori e gli esercenti, ovvero il pagamento degli stipendi, contributi, pagamenti IVA, ecc, e per di più eventuale causa di “buchi” di bilancio.

Ma proprio per questo il Comune, nel suo piccolo, potrebbe contribuire ad alleviare le maggiori preoccupazioni !!!!!

Ora, essendo convinti che tutti gli operatori del settore produttivo e commerciale apprezzerebbero tale, seppur minima,  iniziativa e non volendo entrare nell’aspetto puramente tecnico (visto che nessun buco o fosso si provocherebbe senza poter rimediare), ci  sarebbero da porre alcune semplici domande:

  • ma allora lo stato centrale, gli altri enti locali, i comuni limitrofi, che stanno valutando di promuovere le stesse o analoghe misure, non capiscono una emerita mazza di finanze ne sono buoni amministratori ed esperti in materia fiscale?
  • le casse del comune non sono mai state in emergenza tanto da richiedere anticipazioni di cassa?
  • se nel caso si dovesse verificare uno stato di emergenza (temporaneo) per le casse comunali, di poche centinaia di migliaia di euro, dovute ad una nobile causa, non sarebbe ampiamente giustificato un intervento di anticipazione di cassa, includendo anche il pagamento degli interessi (se dovessero maturare) ?
  • spostando il pagamento della I^ rata TARI di qualche mese, ad esempio dopo l’estate, quale “buco” cosi profondo si provocherebbe al bilancio annuale?

Ed allora, per una volta, TUTTI INSIEME, ripieghiamo le bandiere, dimostriamo concretamente la vicinanza della nostra istituzione ai cittadini, svestendoci dei panni dei semplici contabili ed assumendoci la responsabilità “del buon amministratore”, quando sono, soprattutto, le emergenze a richiederlo !!!!

P.S.: siamo sicuri che il Sindaco, diversamente da qualche suo consigliere,  accolga la nostra  proposta, facendo predisporre dagli uffici competenti gli atti amministrativi consequenziali.

I consiglieri Comunali

Alloca C. , Di Pilato,  Parisi, Piscitelli

 

 

 

 

Emergenza coronavirus, chiudono 150 brand della ristorazione napoletana

#Napolisiferma. “Ci fermiamo. È la decisione volontaria di oltre 150 brand di Napoli davanti all’aggravarsi della situazione nazionale e in risposta al DPCM dell’8 marzo 2020 per contrastare e contenere il diffondersi del COVID 19”. A spiegarlo è Dario Moxedano, socio dei tre ristoranti partenopei di Muu Muzzarella e tra i fondatori dell’iniziativa. Riunitisi spontaneamente, i ristoratori hanno deliberato la chiusura volontaria dei propri esercizi a partire da mercoledì 11 marzo a data da destinarsi in attesa di indicazioni chiare e decise da parte delle istituzioni regionali e nazionali.

“Una decisione sofferta ma necessaria presa per il bene della collettività e per dare una risposta ferma e chiara in questo momento di grande confusione e preoccupazione. Abbiamo rispettato fino ad oggi il decreto legge della Regione Campania osservando con scrupolosità e impegno tutte le normative indicate. L’unica strada per rallentare il contagio e scongiurare il peggio è ridurre, se non evitare, i contatti sociali. E noi vogliamo fare la nostra parte! Abbiamo il dovere di anteporre la salute di tutti, dei nostri collaboratori e dei clienti, alle logiche del profitto. Vogliamo essere d’esempio per altri colleghi e di sostegno al difficile lavoro che stanno facendo le istituzioni. Siamo chiamati tutti a comportamenti di responsabilità e coscienza civica. Solo uniti si potrà vincerà questa battaglia ci auguriamo che tanti altri colleghi si uniscano a noi”, racconta Moxedano.

La stessa iniziativa verrà proposta da Milano per l’Unione dei Brand della Ristorazione Italiana.

Terzigno: chiedono soldi a imprenditore e con una latta di benzina gli incendiano scaffali del negozio. Due arresti

I carabinieri della stazione di Boscoreale hanno arrestato due coniugi – un 36enne già noto alle forze dell’otdine e un’incensurata 34enne, entrambi del posto – per tentata estorsione ai danni di un commerciante di Terzigno.

L’imprenditore ha chiesto l’intervento dei militari allorquando uno dei due arrestati  – utilizzando una tanica di benzina – ha cosparso alcuni scaffali di liquido infiammabile dandogli poi fuoco. La 34enne, anch’ella presente, intimidiva la vittima con insulti e minacce di morte.

Secondo quanto accertato dai carabinieri, i due arrestati avevano imposto all’imprenditore – senza alcun motivo apparente –  il pagamento di una somma di oltre 10mila euro. Se non avesse ceduto alle richieste estorsive, l’intero negozio sarebbe stato incendiato.

Arrestati in flagranza durante l’atto intimidatorio, i due sono stati sottoposti ai domiciliari e sono ora in attesa di giudizio.

Contributo foto: web

Somma Vesuviana, il consigliere Rianna:”“È il momento di essere una comunità, non solo a parole”

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal consigliere Rianna.

Il mio è un appello a tutte le forze politiche di Somma Vesuviana, anche a quelle non rappresentate in Consiglio Comunale. Credo sia giunto il momento di mettere da parte personalismi e protagonismi, di dare spazio al “Noi”, non più all’Io. L’emergenza e il rischio generato dalla diffusione del Coronavirus e la circostanza del primo contagio sul nostro territorio è una chiamata precisa alla Responsabilità, una doverosa opportunità di mettere in pausa le fazioni, per il momento. Le Istituzioni, i rappresentanti del Popolo, devono essere da oggi un unico “corpo” compatto. Questo è l’unico modo per ingenerare fiducia nei cittadini ed è oggi, in questo preciso momento, un nostro DOVERE. La Politica è il perseguimento del Bene Comune, questo basta e ben sappiamo che amministrare è difficile ma in momenti come questo lo è ancor di più. Naturalmente, passata l’emergenza, ciascuno tornerà nelle proprie posizioni naturali, laddove il popolo ci ha collocato, con la dialettica politica e le contrapposizioni di sempre. Ora no, ora Somma Vesuviana ci chiede Unità. Quanto alle azioni concrete, mettiamoci tutti al servizio della Città, di chi chiede risposte, coinvolgendo le associazioni di volontariato per portare, con tutti gli accorgimenti del caso, il necessario aiuto alle persone sole, agli anziani, a coloro che non hanno materialmente qualcuno che se ne prenda cura.

EAV, l’emergenza Coronavirus accelera la sperimentazione dello smart working

Con la legge n. 81 del 22 maggio 2017, entrata in vigore il 14 giugno dello stesso anno, si stabilivano le misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e le misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato.

Il provvedimento, globalmente diffuso con il nome di “smart working”, rappresenta già da anni un fenomeno affermato nel mondo del lavoro, soprattutto fuori dal nostro Paese, contribuendo a sviluppare una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Anche in Italia, però, l’attenzione verso modalità di lavoro “smart” sta crescendo: secondo i risultati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano il 58% delle grandi imprese ha già introdotto iniziative concrete. Lo scorso 3 marzo 2020 il presidente del consiglio di amministrazione di EAV – Ente Autonomo Volturno, Umberto De Gregorio, ha comunicato che anche l’azienda ex Circumvesuviana intende sperimentare l’utilizzo del lavoro agile in favore di determinate categorie di dipendenti (forse è la prima volta per una società partecipata in Campania). L’iniziativa si rende necessaria in considerazione dell’emergenza sanitaria causata dall’epidemia di COVID-19, ossia il Coronavirus.

“EAV – scrive De Gregorio – intende utilizzare le opportunità offerte dall’uso delle tecnologie per individuare soluzioni di flessibilità organizzativa che consentano ad alcuni dipendenti (particolarmente esposti alle conseguenze del contagio) e che svolgano determinate funzioni, di lavorare in piena sicurezza per la propria salute. In questo modo si potrà evitare il rischio di contagio, fermo restando l’assolvimento delle mansioni e dei compiti assegnati”.

Di conseguenza, fino al prossimo 30 giugno verrà avviato un periodo di sperimentazione, con l’introduzione del lavoro agile che coinvolgerà, su base volontaria, i lavoratori inquadrati nella prima area professionale e nell’area operativa amministrazione e servizi, per i quali l’azienda riterrà sussistente la piena compatibilità delle attività svolte con l’esecuzione della prestazione lavorativa in modalità smart working. È necessario, dunque, che lo svolgimento della prestazione non sia vincolato alle sedi aziendali e che il lavoro agile non contrasti con il livello di riservatezza che caratterizza le mansioni e i compiti assegnati. In questa prima fase di sperimentazione la possibilità di smart working verrà concessa esclusivamente ai dipendenti di età pari o superiore a 65 anni, alle dipendenti durante il periodo di gravidanza certificato da strutture sanitarie pubbliche e, infine, ai dipendenti affetti da particolari patologie (tra cui malattie croniche dell’apparato respiratorio e malattie dell’apparato cardio-circolatorio).

“Il lavoro agile – spiega ancora il presidente De Gregorio – potrà essere richiesto solo da chi ha con l’azienda un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, anche nella forma del part-time orizzontale […] e l’adesione avverrà a seguito di richiesta del lavoratore”. L’accordo si baserà sul presupposto necessario che il dipendente sia connesso e collabori con il resto dell’azienda, svolgendo la prestazione in modalità di lavoro agile soltanto durante l’orario diurno e nei giorni feriali. Escluso anche il ricorso al lavoro supplementare e al lavoro straordinario. Una volta terminato questo periodo di prova, della durata di circa quattro mesi, EAV valuterà l’andamento e l’impatto del lavoro agile e valuterà la possibilità di estendere la modalità ad altre categorie di dipendenti, a prescindere – e forse è questa la vera notizia – dall’emergenza sanitaria in corso.
In fondo non tutti i mali vengono per nuocere.

Casalnuovo, parla Raffaele, pendolare affetto da Coronavirus: “Per me solo insulti e minacce”

“Ti prenderei a schiaffi”, “Ti bruceremo vivo”. Sono solo alcune delle minacce che sta ricevendo sulla sua pagina Facebook Raffaele Mazzuoccolo, il primo abitante di Casalnuovo, 50mila persone a nordest di Napoli, ad essere risultato contagiato dal Coronavirus. Ora però la gente si sta sfogando sulla sua pagina social a suon d’insulti, minacce e improperi. Un odio da vera e propria caccia all’untore. A ogni modo Raffaele, 38 anni, elettricista, un lavoratore pendolare che da settimane sta facendo la spola tra Casalnuovo e Firenze, sposato e con un bimbo di 3 anni, per fortuna ora sta bene e non ha sintomi. Si trova sempre ricoverato nell’ospedale Cotugno, ma solo per precauzione. Ha voluto concedere quest’intervista mettendoci faccia e nome proprio per tentare di combattere la caccia alle streghe che si è scatenata contro di lui e contro tutta la sua famiglia, che adesso vive barricata in casa.

Raffaele, a giudicare dalla sua voce io sento che lei sta bene, molto bene…

A Casalnuovo mi danno per morto, per intubato, per uno che sta più di là che di qua. Ringraziando il Signore non m’è capitato nulla di tutto questo”

E quindi lei è uno dei classici contagiati con grande aspettativa di guarigione…

Eppure i miei concittadini stanno solo offendendo e umiliando me e la mia famiglia invece di restare uniti. Perché è nelle difficoltà che si vede una nazione, no ? Sanno solo sputarmi addosso, sanno solo insultarmi dicendomi che io non sarei dovuto scendere da una zona rossa. Ma io dico: usate prima l’intelligenza. Firenze non è una zona rossa ! E poi io ho un bambino di 3 anni. Secondo voi al minimo dubbio avrei mai preso il treno per tornare a Casalnuovo ? Avrei mai potuto mettere a rischio la vita di mio figlio ? Tante persone quest’interrogativo non se lo sono proprio posto. Sanno solo offendere. Mi hanno detto che io e la mia famiglia dobbiamo bruciare”

Ma la gente come ha fatto a identificarla ?

Non lo so, non so da dove sia partita la fuga di notizie sulla mia identità. L’unico ente che sapeva della mia situazione è l’Asl. Mi hanno chiamato quelli dell’Asl, lunedi mattina, alle 7, per dirmi che ero positivo al test. Non è stato l’ospedale a dirmelo. E’ stata l’Asl ad avvisarmi”

Lei che lavoro fa ?

“Lavoro per una ditta di Bergamo di impianti elettrici specializzata in installazioni negli atelier di alta moda: Guess, Gucci, Versace, Dolce & Gabbana”

Si trovava a Firenze per il suo lavoro ?

“Si, mi trovavo a Firenze già da un mese: il mio primo cantiere in Italia. Fino ad allora avevo lavorato sempre all’estero, in Germania e in Francia, dove c’è maggiore disponibilità economica”

Da chi pensa di essere stato contagiato ?

“Nel mio cantiere venivano persone che scendevano da Milano, da Bergamo. Tutti operai, tecnici, elettricisti, cartongessisti, fabbri. Stiamo realizzando un negozio nel centro di Firenze”

Ha amici lombardi ?

“Si, ma nessuno vive in comuni in cui sono stati registrati casi di contagio. Questo è stato uno dei motivi che in un primo momento aveva spinto i medici dell’Asl Napoli 2 nord  a non venire da me. Nessuno dei miei amici e colleghi ha avuto casi di contagio, né in famiglia né tra i conoscenti. Per ironia della sorte l’unico contagiato della mia azienda di Bergamo è un napoletano, il sottoscritto”

Quando è salito sul treno, a Firenze, da dove proveniva il convoglio ?

“Da Milano. Sono partito da Firenze Santa Maria Novella alle 13 e 42 e giunto ad Afragola alle 16 e 25. Sono sceso alla stazione porta di Afragola, ero sereno. Nel frattempo ho avuto come un presentimento e allora per scrupolo sono andato a farmi un’ecografia in un centro diagnostico di Casalnuovo. Avevo la tosse e siccome sono un fumatore ho pensato che fosse dovuta a quello. Subito dopo sono andato a casa. Ma alle 19 e 30 avevo la febbre oltre i 38 gradi. In vita mia ho preso la febbre solo due volte. Mi sono impressionato. Comunque ho preso la tachipirina e subito è scesa. Dopo ho chiamato il 118: mi hanno detto che io parlavo e respiravo per cui non c’era bisogno di nessun intervento. Io  però gli ho risposto con una domanda: “allora devo prima morire ?”. Loro mi hanno aggiunto che non provenivo da una zona rossa per cui era “tutto a posto”. Non contento ho chiamato il mio medico curante. Sono stato a litigare fino a tutto sabato, ho insistito continuamente affinché venissero da me, mi facessero il tampone. A un certo punto mi è venuta una crisi di tosse. Mi è sembrato di rischiare una crisi respiratoria.Finalmente, sabato sera, dopo continue insistenze da parte mia e della mia famiglia, sono venuti a prendermi con l’ambulanza e mi hanno portato al Cotugno. In ospedale mi hanno dato un po’ di antibiotico. Ora mi è passato tutto. Sono convinto che ci siano tante persone che hanno il Coronavirus ma non se ne sono accorte nemmeno un po’ ”

Quante persone ha incontrato dopo essere sceso dal treno ?

“Nessuna. Sono stato a stretto contatto solo con mia moglie

Come ha giudicato l’intervento delle autorità sanitarie alla sua richiesta di aiuto ?

“A un certo punto ho dovuto minacciare che sarei andato dai carabinieri se non fossero venuti. Solo così sono riuscito a persuaderli, dopo quasi un giorno e mezzo di continue richieste di intervento. Il tampone comunque non me lo volevano fare. A ogni modo per fortuna dopo il ricovero mi sono sentito quasi subito bene. Poi però è iniziato lo sciacallaggio della gente. La mia famiglia si è dovuta barricare in casa”

Dopo questa storia cosa pensa delle persone ?

“Per me è la fine del mondo. Ho ricevuto molta più solidarietà dalla gente del nord. Gli abitanti del nord che mi conoscono mi hanno telefonato, mi hanno incoraggiato”

Ha mai avuto il sospetto di essere stato contagiato nel treno ?

“In due ore è impossibile contagiarsi per poi avere subito febbre e tosse. Inoltre qui il virologo mi ha detto che probabilmente ho contratto il virus intorno a martedi, quando ero al lavoro”

Cosa pensa di tutte quelle persone che sabato sera sono scappate dalla Lombardia e hanno preso d’assalto i treni per fare ritorno al sud ?

“Che sono stupide. Le avrei bloccate. Perché se io so che lo Stato mi deve chiudere dentro un territorio vuol dire che c’è un pericolo in quel territorio. Per cui non posso portare il pericolo a casa mia, non lo posso dare ai miei figli, ai miei genitori, ai miei nonni. Vede, io non sono uno di quelli che vanno alla movida in questo periodo. Che si vanno a fare l’aperitivo con gli amici. Qui a Napoli non c’è senso di responsabilità”

Non pensa che il contagio possa essere alimentato anche dal fatto che si continua a dover lavorare ?

“Lo ha pensato anche il mio titolare. Me lo ha detto al telefono, si sente quasi in colpa, poveretto. Lui si sente male perché non può chiudere improvvisamente un’azienda con 50 dipendenti: lo Stato non lo aiuterebbe”

           

Ottaviano, quattro dipendenti comunali in autoisolamento, tra loro un parente della 84enne deceduta ieri

É di Ottaviano la donna, deceduta all’ospedale di Nola nella giornata di ieri, alla quale è stata riscontrata l’infezione da coronavirus. Aveva 84 anni e pregresse patologie. A darne notizia è stato il sindaco di Ottaviano, Luca Capasso, con una diretta dal suo profilo Facebook.

Il sindaco ha provveduto a disporre la quarantena per due condomini di Ottaviano, quello in cui abitava la donna e quello attiguo, ma anche per altre persone che hanno avuto contatti con la 84enne. «Occorre mantenere la calma e attenersi alle disposizioni che da tempo vi stiamo indicando: restare a casa, seguire le regole sull’igiene e mantenere la distanza di almeno un metro nei contatti personali» – dice Capasso che tiene poi a smentire fake news dilaganti: «Non è assolutamente vero che uno dei figli della donna deceduta sia stato di recente a Milano o al Nord Italia. Chiedo ai cittadini di attenersi alle informazioni diffuse tramite i canali ufficiali». Intanto in autoisolamento ci sono anche quattro dipendenti comunali. Tra loro c’è una parente dell’anziana donna deceduta ieri e i suoi tre colleghi. Tutti sono asintomatici e si sta compiendo ogni verifica per controllare ciascuna frequentazione o ulteriore contatto. La stanza del municipio dove i quattro lavorano è frattanto in sicurezza.

Dal municipio si fa sapere che in caso di necessità, i cittadini possono rivolgersi al comando di polizia municipale (081 827 8304) e, tramite whatsapp, all’assessore alla protezione civile Giorgio Marigliano (3356749909) o al sindaco (3383733970).

Resta, inoltre, l’obbligo di segnalare la propria presenza per coloro che hanno fatto o faranno ingresso in regione Campania, con decorrenza dalla data del 7/03/2020 e fino al 3 aprile 2020, provenienti dalla Regione Lombardia e dalle province di Modena. Parma. Piacenza. Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia, Novara.   Tali individui sono invitati a scaricare e compilare una scheda presente sul sito del Comune di Ottaviano (qui) da presentare al Comando di polizia municipale.