Gli Angeli della sanità napoletana: alcuni esempi di buona sanità

Angeli e Demoni ci sono sempre stati, ma mentre i secondi ottengono le prime pagine dei giornali, non sempre accade lo stesso per chi lavora, spesso in silenzio, senza sosta in una sanità che procede con il freno tirato. Le notizie dell’assalto alle autoambulanze e della devastazione del pronto soccorso dell’ospedale Pellegrini sono state diffuse ovunque, quelle dei casi di buona sanità molto meno.

La recente notizia di Paolo Ascierto, direttore all’istituto partenopeo Pascale del dipartimento Oncologia Clinica Sperimentale Melanoma Immunoterapia e Terapie Innovative, relativa all’utilizzo di un farmaco utilizzato contro l’artrite reumatoide per evitare il ricovero dei  pazienti affetti dal coronavirus in terapia intensiva, è uno splendido risultato ottenuto dalla sanità campana. In genere si pensa alla sanità del Mezzogiorno come a qualcosa di inefficiente e disorganizzato. In parte c’è del vero, ma non sempre è così. I centri di eccellenza esistono e funzionano molto bene come possono testimoniare moltissimi degenti curati e guariti.  Solo per soffermarci a Napoli, queste alcune eccellenze: la chirurgia toracica dell’ospedale Monaldi  per i trapianti di cuore, introdotti in Italia da Maurizio Cotrufo; la cura dei tumori con i protocolli più avanzati dell’istituto Pascale; Giulio Tarro, virologo di fama internazionale del  Cotugno; Roberto Cerio, che per oltre quaranta anni si è occupato degli anziani e ha diretto e portato a termine il Centro Colonia Geremicca dell’Asl 1; all’ospedale Cardarelli la soluzione delle emergenze nel padiglione di Pronto Soccorso, che porta il suo nome di Pasquale Buondonno, presidente emerito degli Ospedali Riuniti. Nel momento in cui tutta la sanità pubblica è impegnata per fronteggiare l’emergenza coronavirus, questo un esempio di buona sanità: la Divisione di Medicina DEA del Cardarelli (dipartimento d’emergenza e accettazione), dove in operosa attività una équipe di medici, infermieri ed ausiliari che ad uno sguardo d’insieme di un non addetto ai lavori, hanno dato l’idea di “api in un alveare”. Ciascuno con il suo compito, in un via vai di pazienti afflitti da mali molto seri. Il primario, Mariano Carafa, dirige un reparto di eccellenza, dove si salvano vite umane con fermezza, decisione e rapidità. Il personale medico è altamente specializzato e di vasta esperienza, orientato ed organizzato dalla Direzione Strategica. Il dottor Carafa, con la sua attività ultra trentennale, è specialista in cardiologia, medicina interna e medicina del lavoro. Tutti i suoi colleghi vantano curriculum di livello. Il reparto interviene su un ampio spettro di malanni, tutti in grado di mettere in pericolo la vita dei pazienti: insufficienza respiratoria, renale e cardiaca; sepsi; polmonite semplice; embolia polmonare; malattie cerebrovascolari acute, ischemiche ed emorragiche. L’unità operativa di medicina DEA è il centro di riferimento per le malattie tromboemboliche, con un elevato numero di pazienti ricoverati con tale patologia ed un ambulatorio dedicato a pazienti dimessi, o inviati dal pronto soccorso, che necessitano di valutazione clinica, strumentale e terapeutica. Vengono assistiti, in particolare, pazienti in trattamento con i nuovi anticoagulanti (NAO). Dopo questa attenta considerazione, non si può, però, sottacere l’atteggiamento di alcuni visitatori del reparto, parenti ed amici di pazienti ricoverati. C’è chi, forse per partito preso, ha sempre da ridire e da criticare: «questo non va, quest’altro andrebbe fatto in altro modo, il personale è distratto e se la prende con comodo !…». Parliamo di un vezzo italico: quello della critica facile e senza fondamento. Ma si rendono conto costoro delle immani difficoltà che dirigenti e collaboratori di un reparto così complesso devono affrontare? Certamente non ne hanno la minima idea. Magari perché sono concentrati soltanto sul loro interesse personale e familiare, una reazione scomposta è umanamente comprensibile ma non plausibile. Costoro con difficoltà accettano l’esigenza di limitare  gli  accessi alla struttura e alle visite ad amici e parenti in tempi molto difficili e pericolosi per il contagio del coronavirus. Per fortuna la capacità e l’azione prevalgono su ogni meschina critica, come testimoniano le migliaia di pazienti guariti e dimessi ogni anno. Gli operatori della sanità non si definiscono eroi ma delle persone normali che lottano in prima linea. Non è il coronavirus che fa paura ma la mancanza di posti in terapia intensiva, specialmente nei nosocomi del Sud del nostro Paese. L’Italia bella è l’Italia che ce la farà contro questo virus, ma per uscire dall’emergenza  tutti devono rispettare le regole imposte dal governo. Si assiste oggi ad una gara di solidarietà: alcune pizzerie hanno offerto la pizza a chi lavora negli ospedali senza sosta e alcuni studenti della facoltà di medicina hanno raccolto fondi.

 

Somma Vesuviana, emergenza coronavirus, il sindaco comunica i contenuti del Decreto telefonando ai cittadini 

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal Comune di Somma Vesuviana.

 

Di Sarno: “Abbiamo attivato Alert System, servizio di informazione telefonica. Ho pensato agli anziani. C’è la tv ma li ho avvisati per telefono. La mia voce pre-registrata arriva così anche agli anziani a casa. Li sto informando su cosa non si può fare e su cosa si può fare. Questa mattina abbiamo attivato, alle ore 6, un lavaggio straordinario delle strade cittadine con prodotto igienizzante che comunque avevamo già fatto il 28 Febbraio”.

“Al momento ben 4000 telefonate a 4000 famiglie. Dopo lo squillo la mia voce. Ho comunicato così ai singoli cittadini i contenuti del Decreto ultimo firmato dal Presidente del Consiglio. Abbiamo attivato Alert System, servizio di informazione telefonica con il quale a Somma Vesuviana comunichiamo notizie riguardanti eventuali rischi di allerta meteo, sospensione di servizi, interruzioni strade, chiusure scuole, ed in questo caso di notizie in merito ai comportamenti da adottare per limitare il coronavirus. Per telefono uno per uno sto spiegando a tutti i miei cittadini come devono comportarsi. Con la mia voce pre-registrata abbiamo inviato il messaggio direttamente al numero telefonico indicato: i numeri fissi presenti in elenchi pubblici sono stati già acquisiti. E’ un servizio essenziale per raggiungere gli anziani”. Lo ha annunciato Salvatore Di Sarno, sindaco di Somma Vesuviana nel napoletano. Pronto? E’ il sindaco che ti chiama per informare te cittadino sul Coronavirus.

“Dobbiamo stare tutti a casa – ha proseguito il sindaco – ed è possibile uscire con autocertificazione solo per recarsi a lavoro o per necessità. Si può uscire per la spesa? Si.

Per le messe anche le Parrocchie di Somma Vesuviana si stanno attrezzando con dirette via Social. Questa mattina abbiamo attivato, alle ore 6, un lavaggio straordinario delle strade cittadine con prodotto igienizzante”.

Cosa fare fino al 3 Aprile?

“Ho letto per telefono e spiegato tutte le informazioni – ha concluso Di Sarno – e dunque la distanza da tenere dalle altre persone è almeno di un metro. Se si ha la febbre? Sopra i 37.5 gradi chiamare il medico di base, stando in casa e NON andare al pronto soccorso. Non si può andare in altri comuni, salvo situazioni di necessità. Ci si può muovere per motivi sanitari, per lavoro. Negli spostamenti per lavoro bisogna avere con sé l’autocertificazione. Non si deve mai dichiarare il falso. Anziani ed immunodepressi o persone con patologie DEVONO stare in casa. Bar, gelaterie, ristoranti possono rimanere aperti dalle 6 alle ore 18 nel rispetto della distanza di un metro fra clienti. Centri Commerciali e Supermercati chiusi nei festivi e pre- festivi, invece gli alimentari possono rimanere aperti. Farmacie e parafarmacie aperte normalmente. Asili, scuole, Università chiuse fino al 3 di Aprile. Riunioni, convegni, eventi, manifestazioni sono tutte vietate. Pub, cinema, palestra, piscine, discoteche, musei, biblioteca? Chiusi. Quasi tutti i servizi comunali sono fruibili online. Sono garantiti i servizi essenziali e urgenti. Ci si può recare a fare la spesa, solo una persona per famiglia. Non possiamo andare a mangiare dai parenti, non è uno spostamento necessario. Si può uscire a fare una passeggiata con bambini ma in posti dove non c’è assembramento e mantenendo sempre le distanze. Occorre sempre evitare assembramenti e dunque non relazionarsi con persone diverse da quelle del  proprio nucleo familiare. Possiamo andare ad assistere i familiari anziani non autosufficienti ma garantendo sempre loro protezione dal contagio. Nei negozi c’è obbligo di far rispettare la distanza di sicurezza e scaglionare i gruppi d’ingresso. Le merci possono tranquillamente circolare.

In questa fase è necessario che stiamo tutti a casa e si esca solo quando c’è veramente necessità”.

Mariglianella, Il Comune consegna a domicilio i beni alimentari agli anziani.

L’Amministrazione Comunale guidata dal Sindaco, Felice Di Maiolo, in ordine alle misure di contenimento messe in atto, in piena sintonia istituzionale con tutti gli Enti, le Autorità, centrali e territoriali, e degli organismi dello Stato, sta assicurando il suo pieno apporto per bloccare il contagio e per addivenire al finale soluzione dell’emergenza sanitaria nazionale Coronavirus Covid-19.

Fra gli altri provvedimenti di propria competenza l’Amministrazione Comunale di Mariglianella, in considerazione delle sopraggiunte difficoltà nella vita quotidiana degli ultra sessantaciquenni che sono i più colpiti dall’emergenza Coronavirus, ha inteso assicurare loro il servizio a domicilio della popolazione anziana dei beni alimentari.

Chiamando al numero di telefono 081/18331264 si troverà pronta risposta del Segretariato Sociale il quale segnalerà la specifica richiesta all’addetto comunale che provvederà con solerzia alla consegna a domicilio

Pollena Trocchia, attivato il servizio di spesa e commissioni a domicilio

Riceviamo e pubblichiamo un comunicato stampa dal Comune di Pollena Trocchia
Spesa e commissioni a domicilio per anziani non autosufficienti e disabili gravi privi di assistenza familiare residenti sul territorio comunale. Il servizio è stato attivato dal comune di Pollena Trocchia nell’ambito delle misure di contrasto alla diffusione del nuovo coronavirus e di sostegno per la gestione della fase emergenziale. «Nell’ambito dei servizi sociali e al fine di rafforzare le misure di contenimento relative all’emergenza legata al covid-19 abbiamo attivato un servizio di spesa e commissioni a domicilio per gli anziani non autosufficienti e i disabili gravi senza assistenza familiare del nostro territorio, per fornire loro un valido aiuto in un momento difficile per tutti e ancor più per le fasce di popolazione con età più avanzata o patologie pregresse, perché desideriamo che sia chiaro un messaggio: non vogliamo lasciare nessuno indietro, soprattutto nelle fasi più delicate» ha detto l’assessore alle politiche sociali e vicesindaco di Pollena Trocchia Pasquale Fiorillo. Il servizio, svolto con la collaborazione del Nucleo locale di Protezione Civile “FireFox” e della locale sede di Croce Rossa Italiana, partirà dal pomeriggio odierno e sarà attivo di mattina dalle ore 9:00 alle ore 11:00 e di pomeriggio dalle ore 15:00 alle ore 16:30. Il numero della Croce Rossa locale, a disposizione per servizi e commissioni legate alle farmacie e ai medici di base, è 08118495300, mentre quello della Protezione Civile “FireFox”, per spese ai supermercati e di generi alimentari, è 0815311808. «Grazie alla collaborazione con la Croce Rossa e la Protezione Civile garantiamo un servizio importantissimo per i nostri concittadini più deboli. Invito tutta la cittadinanza a fare la propria parte, attenendosi sempre alle disposizioni dei DPCM che si stanno susseguendo, alle ordinanze regionali e comunali. Al fine di evitare inutili allarmismi, infine, chiedo a tutti di attenersi alle informazioni che provengono esclusivamente da fonti ufficiali. A questo proposito, informo che l’amministrazione comunale si è premurata di dedicare una sezione ad hoc sul sito internet istituzionale http://www.comune.pollenatrocchia.na.it» ha aggiunto il sindaco di Pollena Trocchia, Carlo Esposito.

Coronavirus, stop alla Fiat di Pomigliano. Vulcano Buono chiuso nei weekend. Ma non l’Auchan

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Coronavirus: mentre la Fiat di Pomigliano decide di chiudere i battenti da oggi e fino a domenica, riduce drasticamente le attività uno dei centri commerciali più grandi d’Italia, il Vulcano Buono di Nola. Centro commerciale che, a causa del contagio, per la prima volta nella sua breve storia di circa tredici anni chiuderà in tutti i fine settimana sino al 31 marzo. Nei giorni feriali invece, sino a venerdi 3 aprile, i negozi saranno aperti dalle 12 alle 19 del lunedi e dalle 10 alle 19 dal martedi al venerdi. Bar e ristoranti saranno aperti dalle 12 alle 18 del lunedi e dalle 10 alle 18 dal martedi al venerdi. L’unica struttura che all’interno del centro commerciale continuerà a restare aperta ogni giorno sarà l’ipermercato Auchan. Che però ridurrà gli orari di apertura: lunedi, domenica e festivi dalle 10 alle 20 e dal martedi al sabato dalle 9 alle 20. I 140 lavoratori dell’impianto della grande distribuzione dovranno dunque  ancora una volta sacrificarsi per gli altri, allo scopo di garantire la vendita degli alimenti. L’Auchan di Nola è stato venduto l’anno scorso alla bolognese Conad dalla nota multinazionale francese, che nel frattempo aveva tagliato posti di lavoro e salari. Poi però Conad ha dichiarato a sorpresa che l’ipermercato di Nola e i suoi lavoratori non rientrano più nei suoi piani industriali futuri.  Intanto si chiede a questi 140 giovani e meno giovani, raggirati e vilipesi, dimenticati dalla politica e dalla gente, un grande sacrificio: restare al lavoro tutti i giorni a costo della propria salute e di quella dei propri cari, peraltro privi di mascherine. Non è finita. L’altro ieri l’antitrust ha anche confermato che l’acquisizione degli Auchan di Nola, Giugliano e Pompei contrasta con l’attuale assetto del mercato locale. In pratica lo Stato ha detto che Conad o vende i suoi supermercati già esistenti in zona da tempo oppure vende questi tre ipermercati che ha appena acquisito. Ma gli schiaffi che tutti i giorni stanno subendo i lavoratori di Auchan non hanno intenso subirli gli operai della vicina Fiat di Pomigliano. Ieri le tute blu dello stabilimento che produce la Panda hanno scioperato. Hanno chiesto all’azienda che la grande fabbrica venga temporaneamente chiusa in attesa che il contagio si attenui in Campania. E in nottata la Fiat ha dato loro la sua risposta: la catena di montaggio si è fermata. Fino a domenica. Lunedi dovrebbe riaprire. Ma il condizionale è d’obbligo visto che in Campania il picco del contagio si dovrebbe raggiungere proprio alla fine della prossima settimana. Ma le fibrillazioni nel mondo del lavoro napoletano non sono terminate. Sempre ieri buona parte dei netturbini di Acerra si sono rifiutati di andare al lavoro: non hanno le protezioni contro il virus che sta terrorizzando tutti.

 

Ospedale Cotugno, sputa sui sanitari, un medico e un infermiere in quarantena

Un medico e un infermiere sono stati aggrediti ieri sera nell’ospedale Cotugno di Napoli da una persona con sintomi febbrili che era in attesa di fare il tampone: spazientito dall’attesa l’uomo è andato in escandescenza e, dopo essersi tolto la mascherina ha sputato addosso a una dottoressa e a un infermiere che stavano cercando di riportarlo alla calma. I due sanitari sono stati messi in quarantena e il locale dove è avvenuto l’episodio è stato evacuato e sottoposto a sanificazione. Dell’uomo si sono perse le tracce.
“Ho perso un medico e un infermiere validissimi – il direttore generale dell’ospedale Cotugno di Napoli Maurizio Di Mauro – che adesso devono state in isolamento e non possono dare, come hanno fatto finora il loro prezioso contributo”. “Sputare addosso a una persona quando si hanno, in un momento come questo, quelle sintomatologie e febbre, equivale a sparare, non c’è differenza”, ha concluso.

Scisciano: impianto per la produzione di detersivi e sanificante per le mani sequestrato dai Carabinieri – video

Scisciano – Cisterne stracolme di detersivi e 5000 flaconi di liquido per sanificare le mani, pronti per la rivendita. Questi gli esiti di un ingente sequestro di materiale prodotto e stoccato in un laboratorio abusivo, individuato dai Carabinieri della Stazione di San Vitaliano (NA) e dai Forestali della Stazione di Marigliano (NA).

https://we.tl/t-HUF0o3AZBV

I militari, in procinto di controllare un soggetto sottoposto agli arresti domiciliari, hanno notato il movimento sospetto di due uomini che, alla loro vista, si sono rifugiati in un un capannone. Insospettiti dal loro comportamento, i Carabinieri li hanno seguiti e – una volta all’interno dello stabile – hanno scoperto un impianto illegale di produzione di detersivi di circa 400 mq. Oltre ai flaconi di liquido per la sanificazione delle mani anche decine di cisterne impilate lungo il perimetro del locale: al loro interno – in preparazione – prodotti destinati con ogni probabilità al mercato parallelo dei detergenti per la casa ed il bucato.

Il titolare, un 53enne originario della provincia di Avellino, è stato denunciato per frode in commercio, smaltimento illecito di rifiuti e scarico in fogna di rifiuti pericolosi: i liquidi di scarto della produzione erano infatti scaricati indiscriminatamente nella fogna pubblica. L’attività e tutti i materiali in essa rinvenuti sono stati sequestrati.

Continuano le indagini per verificare dove i prodotti siano stati commercializzati e per valutare la pericolosità delle sostanze illecitamente miscelate.

Credit foto: web.

 

Acerra, sospesa festa di compleanno e denunciato il titolare di un locale

Nonostante i divieti e le restrizioni, hanno pensato bene di non annullare i festeggiamenti di compleanno per il proprio caro. Ma i vigili urbani hanno sospeso i festeggiamenti e denunciato il titolare del locale per il mancato rispetto delle normative in vigore per il contenimento del contagio da Coronavirus. E’ accaduto ad Acerra, nel Napoletano, dove i caschi bianchi hanno effettuato un controllo in una tenuta situata nella periferia cittadina, scoprendo che era in corso una festa per i 50 anni di un cittadino, senza il rispetto delle normative messe in atto dal Governo. I vigili hanno quindi sospeso la festa e denunciato il titolare del locale. Nei giorni scorsi gli stessi caschi bianchi avevano sospeso i festeggiamenti per il compleanno di un bambino in una ludoteca, e denunciato il titolare della stessa.

La lingua napoletana ai tempi del virus: “’o scemanfù”, “statt’a casa”, “’o strummolo scacato”, “’o tabbaccaro s’’a scioscia”

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L’egoismo vanitoso, “’o scemanfù” (“ ‘o scemo” c’entra e non c’entra) di tutti quelli che non rispettano le regole dettate per combattere il virus. Il complesso significato del napoletano “Statt’a casa”, e il chiasso di certi giornalisti che cercano solo di mettersi in mostra soprattutto provocando i lettori: ma forse sono già “strummoli scacati”.  I problemi economici sono già gravi, e i proprietari e i lavoratori di ristoranti, bar, ritrovi, botteghe “s’a sciosciano”. “San Gennaro, pienzace tu”, altrimenti diventiamo tutti pazzi: ci portano dalla “monaca ‘e lignamme”.

 

Cumme si nun parlasse nisciuno. Il Presidente del Consiglio decreta che sono “zone rosse” prima alcune regioni, poi l’Italia tutta, ordina, consiglia e prega che tutti i cittadini restino a casa, e i cittadini che fanno? Danno l’assalto ai treni, se ne vanno a spasso per lo Stivale seminando il virus a destra e a sinistra, svuotano  con incursioni notturne i supermercati, e i giovani continuano a celebrare la “movida” comme si stessemo pazzianno. Il “Corriere della Sera” li ha chiamati “gli adolescenti invincibili” (9 marzo), perché non accettano la clausura: “stare in casa? Ma dai…”. Forse è superficialità, forse è ignoranza, forse è quell’individualismo egoista di cui parlava Bauman: forse è la boria di chi si crede più forte del virus e del caso. La boria è un modo di “sentire” e di comportarsi, è un modo di muoversi e di gesticolare: la lingua nostra napoletana dipinge questa boria con una parola perfetta “scemanfù”, che viene dal francese, “je m’en fous”, “me ne frego, me ne fotto”: ma, a ben vedere, essa è diventata tutta nostra grazie alla prima parte, “scem’”, che, nella casualità della rozza traduzione, aggiunge, splendidamente, significato a significato. Ha ragione Sergio Zazzera: la lingua nostra è “un modo di essere”. A ogni portatore di “scemanfù” Massimo Troisi avrebbe detto “statt’ a casa”, espressione complicata dal fatto che il suo vero senso viene indicato dal tono della voce e dal gesto della mano. “Statt’ a casa” non corrisponde al gentile “resta a casa” con cui in questo momento personaggi famosi ci invitano a chiuderci nelle nostre stanze per spegnere la furia infettiva del virus. L’intraducibile “statt’ a casa” è uno sprezzante invito a non comparire in pubblico, a non frequentare la gente – fai solo ridere, “ si’ ‘no muccuso”- a restare attaccato, in casa, alla “vunnella ‘e mammà”, alla gonna di mammà. Nell’agosto del 1860 un giovanotto sfidò a duello con “la sferra” il camorrista Pasquale Legittimo, detto “Mozzone”: il quale capì che nessuna gloria gli sarebbe venuta dall’ammazzare un ragazzo che tremava tutto, e “cacagliava” perfino, e perciò gli disse solo, guardandolo fisso, “statt’ a casa”.  Peggio di una coltellata, per l’imprudente giovanotto.

Soffrono di una variante dello “scemanfù” anche quei giornalisti che sparano titoli solo per far rumore, perché vogliono apparire spiritosi, perché godono nell’andar controcorrente, come quel giornalista che, prima che il virus arrivasse a Napoli, scriveva di invidiare i Napoletani perché avevano “provato” solo il colera, o come quella giornalista, che credo sia napoletana, la quale sostiene che con la guerra al virus il governo sta distruggendo l’Italia e i giovani di oggi e di domani solo per salvare i settantenni. La Olbrechts – Tyteca ha dedicato un saggio all’arte di scuotere, con le parole, i lettori, di stupirli, di “èpater le bourgeois”, ma ormai “i borghesi” hanno capito il gioco, non abboccano più come prima, e lor signori stanno per fare la fine degli “strummoli scacati”. L’abilità del giocatore di “strummoli” consisteva nel far sì il che il movimento della trottola di legno durasse il più a lungo possibile e che fosse una “ruota certa”, lieve come una “seta”: insomma che la trottola non sbandasse subito, non “scacasse”‘o strummolo “scacava” quando, per difetto di costruzione o per errore del lanciatore, incominciava da subito a roteare lentamente  inclinandosi su un lato per poi spegnersi adagiandosi a terra. Tuttavia i “borghesi” che stanno inondando “fb” con l’elogio “del restare a casa”, con l’elenco dei libri che leggono e leggeranno – e, dunque, si prevede un’alluvione “virtuale” di citazioni e recensioni – dimenticano che molti perderanno il lavoro e il guadagno, e dovranno chiudere i negozi e le attività: mentre i fortunati stanno stesi sul divano, “’o tabbaccaro s’’ a scioscia”, come la “signorina” che, non trovando clienti e non avendo un compagno, per spegnere gli ardori “s’a scioscia”, rinfresca una certa parte del corpo agitandovi sopra il ventaglio. Ma bisogna  dire che il ventaglio era anche simbolo di nobile pudicizia, come nel ritratto meraviglioso che Vincenzo Migliaro fece della sorella, e la cui immagine correda l’articolo.

Questo dramma finirà: bisogna avere pazienza. “C’’ o tiempo e c’’a paglia s’ammaturano ‘e nespole”: le nespole “comuni” non maturano sulla pianta, ma, colte ancora acerbe, si conservano sulla paglia in un ambiente asciutto e ventilato, e qui giungono a maturazione. Questo dramma speriamo che finisca presto. I Napoletani, credenti e miscredenti, si rivolgono a San Gennaro, “San Gennà’, piensace tu”: perché se la Madonna e San Gennaro non tengono accesi i lumi nostri e di chi ci amministra, “qui s’arriva tutti quanti alla monaca ‘e lignamme”. Cioè, si diventa pazzi.  La statua in legno di una monaca che tendeva la mano per chiedere l’elemosina era collocata all’ingresso del Monastero delle Pentite, presso l’Ospedale degli Incurabili, dove già nel sec.XVI, si curavano le malattie mentali.

Agrimonda: l’impegno di un singolo cittadino per raccontare un problema collettivo

Il 18 luglio del 1995, nel cuore della notte, un incendio devastò la ditta Agrimonda, una società addetta alla commercializzazione di prodotti per l’agricoltura, inclusi quelli chimici quali pesticidi, fitofarmaci e concimi fertilizzanti.

Da allora sono trascorsi quasi venticinque anni e la vicenda non ha trovato ancora una soluzione definitiva, nonostante l’impegno di Ciro Tufano e della sua famiglia, che vivono proprio accanto al sito coinvolto dal rogo. Ma Agrimonda non è solo un problema di Ciro Tufano, perché riguarda tutta la comunità: anzi, ben due comunità, quella di Mariglianella, dove territorialmente il luogo insiste, e quella di Marigliano, comune dirimpettaio separato solo da una carreggiata di via Pasubio.

Abbiamo incontrato il signor Tufano, presidente del Comitato Ambiente e Territorio, per delineare il quadro della situazione a quasi un anno dall’avvenuta messa in sicurezza del sito.

“La situazione è sempre più drammatica. Dopo la fine dei lavori di rimozione del cumulo, a gennaio 2019, abbiamo atteso altri cinque mesi per l’esito delle analisi validate da ARPAC. I risultati sono allarmanti e quella che io definisco la pseudo messa in sicurezza operata dagli enti regionali ha peggiorato la situazione. È stata coperta la superficie del sito da bonificare con un telo HDPE (geomembrane in polietilene, ndr) che però ha dato vita a un acquitrino, una fogna a cielo aperto che danneggia ulteriormente la salute di chi vive nei dintorni del sito. In seguito alla installazione del telo, avvenuta a giugno 2019, nessun tecnico o esponente delle autorità è venuto ad aggiornarci sullo stato dell’arte e qui non si vede mai nessuno, a parte la Polizia Municipale di Mariglianella che passa ogni tanto per constatare il livello dei miasmi maleodoranti, perché qui l’aria continua a essere irrespirabile”.

Ciro Tufano, presidente del Comitato Ambiente e Territorio

Come riportato proprio nella relazione effettuata nel corso degli anni da Tufano e De Riggi, sulla base dei dati forniti dalla proprietà, al momento dell’incendio nell’area di 2.700 m² della ditta Agrimonda erano presenti circa 235 tonnellate di antiparassitari, 750 t. di concimi, 6 t. di plastica e 40.000 litri di pesticidi liquidi: tra i prodotti a maggiore tossicità e presenti in grandi quantità, vi erano Antracol Fort Blue/Bianco (fungicida), Basamid (insetticida), Galben Blu/Bianco (fungicida), Linuron (diserbante), Pirimor (insetticida), Tairel M 8-65 Bianco/Blue (fungicida) Tiosol (insetticida), Vapam (fungicida), Seccattutto (erbicida).

Le indagini eseguite sulle matrici ambientali (suolo, acque sotterranee e aria) non hanno evidenziato criticità, ma la superficialità e lo scarso rigore tecnico-scientifico con cui sono state svolte ne hanno ridotto drasticamente la significatività. Tuttavia, dato che vari enti e professionisti incaricati di redigere indagini hanno sempre riconosciuto l’elevata tossicità e pericolosità del cumulo generato dal rogo (rimosso insieme alle scorie combuste a partire dal 26 giugno del 2017), nel 2006 il sito Agrimonda è stato finalmente inserito tra i cosiddetti S.I.N., i siti di interesse nazionale. Solo nel 2013 però, ben sette anni dopo, il sito è stato incluso nel Piano Regionale di Bonifica dei Siti Inquinati della Regione Campania, e solo nel mese di giugno 2017, a ventidue anni dall’incendio, sono iniziati i lavori per la rimozione delle ceneri tossiche combuste, con un quadro economico del progetto esecutivo per un importo complessivo di €. 1.424.364,05. Purtroppo le emissioni odorigene verificatesi durante l’esecuzione dei lavori hanno comportato la necessità di disporre l’allontanamento temporaneo di alcuni nuclei familiari, che sono ospitati presso alcune strutture alberghiere, in aderenza alle indicazioni dell’ASL NA 3. Infine, il 3 maggio del 2019, una volta completata la rimozione dei rifiuti, l’ARPAC ha consegnato le indagini preliminari e la redazione del piano di caratterizzazione, approvato dalla conferenza di servizi il 6 novembre dello scorso anno.

“Siamo fermi alla messa in sicurezza di emergenza con la posa del telo impermeabile, per evitare ulteriore inquinamento delle falde. Il provvedimento in teoria sarebbe provvisorio ma siamo in queste condizioni già da un anno e questo nonostante il dott. Vincenzo Parrella, responsabile UOPC del Distretto 48 dell’ASL Napoli 3, prescriveva già nel settembre 2019 l’adozione di sistema idoneo alla eliminazione dell’inconveniente, a tutela della salute e al fine di evitare con il tempo la proliferazione di microrganismi e insetti e fenomeni putrefattivi maleodoranti. Tra l’altro siamo certi che il telo preservi dalle acque meteoriche? In più parti purtroppo risulta sollevato al momento. Inoltre non è detto che questo coperchio ci protegga dai gas che, muovendosi nel sottosuolo, posso raggiungere anche le abitazioni presenti nell’area intorno al sito, che tante volte abbiamo chiesto di monitorare. Non c’è certezza sui tempi e di conseguenza si prevede un’altra estate di emergenza”, dichiara Salvatore De Riggi, geologo di professione e consulente tecnico in questa battaglia di civiltà.

Oggi Ciro e Salvatore si mostrano particolarmente amareggiati dalla scarsa (o per meglio dire nulla) partecipazione della comunità a questa situazione che chiama in causa molti altri cittadini, anche considerando il problema della volatilità delle esalazioni nocive, ampiamente certificate. Già nel lontano 2007, infatti, le determinazioni ambientali frutto del monitoraggio del C.R.I.A. (Centro Regionale Inquinamento Atmosferico) evidenziava, per il solo benzene, valori che possono essere ritenuti d’attenzione. Al momento vige, come da ordinanza, il divieto assoluto di emungimento e utilizzo dei pozzi nelle zone limitrofe il sito ex Agrimonda: questo perché si ipotizza che le esalazioni maleodoranti possano essere collegate all’attività di irrigazione dei campi con acqua proveniente dalla falda inquinata. Tuttavia, non ha ancora avuto luogo l’annunciato screening gratuito della popolazione messo in campo dalle istituzioni, ossia ASL e comuni interessati.

“A questo punto, e non da oggi, esigiamo una certezza dei tempi tecnici necessari per la caratterizzazione e la bonifica, l’installazione di una centralina in grado di monitorare le emissioni inquinanti che possono pervenire dal sito e, dulcis in fundo, un po’ di vicinanza perché ci sentiamo abbandonati dalle istituzioni e anche dai cittadini che sottovalutano la portata collettiva del problema”, aggiunge Ciro Tufano, capitano coraggioso alla ricerca di una rete civica che non riesce a trovare.