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il centro di casalnuovo di napoli
il centro di casalnuovo di napoli

“Ti prenderei a schiaffi”, “Ti bruceremo vivo”. Sono solo alcune delle minacce che sta ricevendo sulla sua pagina Facebook Raffaele Mazzuoccolo, il primo abitante di Casalnuovo, 50mila persone a nordest di Napoli, ad essere risultato contagiato dal Coronavirus. Ora però la gente si sta sfogando sulla sua pagina social a suon d’insulti, minacce e improperi. Un odio da vera e propria caccia all’untore. A ogni modo Raffaele, 38 anni, elettricista, un lavoratore pendolare che da settimane sta facendo la spola tra Casalnuovo e Firenze, sposato e con un bimbo di 3 anni, per fortuna ora sta bene e non ha sintomi. Si trova sempre ricoverato nell’ospedale Cotugno, ma solo per precauzione. Ha voluto concedere quest’intervista mettendoci faccia e nome proprio per tentare di combattere la caccia alle streghe che si è scatenata contro di lui e contro tutta la sua famiglia, che adesso vive barricata in casa.

Raffaele, a giudicare dalla sua voce io sento che lei sta bene, molto bene…

A Casalnuovo mi danno per morto, per intubato, per uno che sta più di là che di qua. Ringraziando il Signore non m’è capitato nulla di tutto questo”

E quindi lei è uno dei classici contagiati con grande aspettativa di guarigione…

Eppure i miei concittadini stanno solo offendendo e umiliando me e la mia famiglia invece di restare uniti. Perché è nelle difficoltà che si vede una nazione, no ? Sanno solo sputarmi addosso, sanno solo insultarmi dicendomi che io non sarei dovuto scendere da una zona rossa. Ma io dico: usate prima l’intelligenza. Firenze non è una zona rossa ! E poi io ho un bambino di 3 anni. Secondo voi al minimo dubbio avrei mai preso il treno per tornare a Casalnuovo ? Avrei mai potuto mettere a rischio la vita di mio figlio ? Tante persone quest’interrogativo non se lo sono proprio posto. Sanno solo offendere. Mi hanno detto che io e la mia famiglia dobbiamo bruciare”

Ma la gente come ha fatto a identificarla ?

Non lo so, non so da dove sia partita la fuga di notizie sulla mia identità. L’unico ente che sapeva della mia situazione è l’Asl. Mi hanno chiamato quelli dell’Asl, lunedi mattina, alle 7, per dirmi che ero positivo al test. Non è stato l’ospedale a dirmelo. E’ stata l’Asl ad avvisarmi”

Lei che lavoro fa ?

“Lavoro per una ditta di Bergamo di impianti elettrici specializzata in installazioni negli atelier di alta moda: Guess, Gucci, Versace, Dolce & Gabbana”

Si trovava a Firenze per il suo lavoro ?

“Si, mi trovavo a Firenze già da un mese: il mio primo cantiere in Italia. Fino ad allora avevo lavorato sempre all’estero, in Germania e in Francia, dove c’è maggiore disponibilità economica”

Da chi pensa di essere stato contagiato ?

“Nel mio cantiere venivano persone che scendevano da Milano, da Bergamo. Tutti operai, tecnici, elettricisti, cartongessisti, fabbri. Stiamo realizzando un negozio nel centro di Firenze”

Ha amici lombardi ?

“Si, ma nessuno vive in comuni in cui sono stati registrati casi di contagio. Questo è stato uno dei motivi che in un primo momento aveva spinto i medici dell’Asl Napoli 2 nord  a non venire da me. Nessuno dei miei amici e colleghi ha avuto casi di contagio, né in famiglia né tra i conoscenti. Per ironia della sorte l’unico contagiato della mia azienda di Bergamo è un napoletano, il sottoscritto”

Quando è salito sul treno, a Firenze, da dove proveniva il convoglio ?

“Da Milano. Sono partito da Firenze Santa Maria Novella alle 13 e 42 e giunto ad Afragola alle 16 e 25. Sono sceso alla stazione porta di Afragola, ero sereno. Nel frattempo ho avuto come un presentimento e allora per scrupolo sono andato a farmi un’ecografia in un centro diagnostico di Casalnuovo. Avevo la tosse e siccome sono un fumatore ho pensato che fosse dovuta a quello. Subito dopo sono andato a casa. Ma alle 19 e 30 avevo la febbre oltre i 38 gradi. In vita mia ho preso la febbre solo due volte. Mi sono impressionato. Comunque ho preso la tachipirina e subito è scesa. Dopo ho chiamato il 118: mi hanno detto che io parlavo e respiravo per cui non c’era bisogno di nessun intervento. Io  però gli ho risposto con una domanda: “allora devo prima morire ?”. Loro mi hanno aggiunto che non provenivo da una zona rossa per cui era “tutto a posto”. Non contento ho chiamato il mio medico curante. Sono stato a litigare fino a tutto sabato, ho insistito continuamente affinché venissero da me, mi facessero il tampone. A un certo punto mi è venuta una crisi di tosse. Mi è sembrato di rischiare una crisi respiratoria.Finalmente, sabato sera, dopo continue insistenze da parte mia e della mia famiglia, sono venuti a prendermi con l’ambulanza e mi hanno portato al Cotugno. In ospedale mi hanno dato un po’ di antibiotico. Ora mi è passato tutto. Sono convinto che ci siano tante persone che hanno il Coronavirus ma non se ne sono accorte nemmeno un po’ ”

Quante persone ha incontrato dopo essere sceso dal treno ?

“Nessuna. Sono stato a stretto contatto solo con mia moglie

Come ha giudicato l’intervento delle autorità sanitarie alla sua richiesta di aiuto ?

“A un certo punto ho dovuto minacciare che sarei andato dai carabinieri se non fossero venuti. Solo così sono riuscito a persuaderli, dopo quasi un giorno e mezzo di continue richieste di intervento. Il tampone comunque non me lo volevano fare. A ogni modo per fortuna dopo il ricovero mi sono sentito quasi subito bene. Poi però è iniziato lo sciacallaggio della gente. La mia famiglia si è dovuta barricare in casa”

Dopo questa storia cosa pensa delle persone ?

“Per me è la fine del mondo. Ho ricevuto molta più solidarietà dalla gente del nord. Gli abitanti del nord che mi conoscono mi hanno telefonato, mi hanno incoraggiato”

Ha mai avuto il sospetto di essere stato contagiato nel treno ?

“In due ore è impossibile contagiarsi per poi avere subito febbre e tosse. Inoltre qui il virologo mi ha detto che probabilmente ho contratto il virus intorno a martedi, quando ero al lavoro”

Cosa pensa di tutte quelle persone che sabato sera sono scappate dalla Lombardia e hanno preso d’assalto i treni per fare ritorno al sud ?

“Che sono stupide. Le avrei bloccate. Perché se io so che lo Stato mi deve chiudere dentro un territorio vuol dire che c’è un pericolo in quel territorio. Per cui non posso portare il pericolo a casa mia, non lo posso dare ai miei figli, ai miei genitori, ai miei nonni. Vede, io non sono uno di quelli che vanno alla movida in questo periodo. Che si vanno a fare l’aperitivo con gli amici. Qui a Napoli non c’è senso di responsabilità”

Non pensa che il contagio possa essere alimentato anche dal fatto che si continua a dover lavorare ?

“Lo ha pensato anche il mio titolare. Me lo ha detto al telefono, si sente quasi in colpa, poveretto. Lui si sente male perché non può chiudere improvvisamente un’azienda con 50 dipendenti: lo Stato non lo aiuterebbe”